Il governo della lettura. Chiesa e libri nell'Italia del Settecento

Patrizia Delpiano

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 21 febbraio 2008
Pagine: 321 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788815121530
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Descrizione
Quali strategie adottarono le gerarchie ecclesiastiche cattoliche per sorvegliare stampa e cultura nel secolo dell'Illuminismo? Come reagirono di fronte alla circolazione dei libri dei "philosophes" nella penisola italiana? Quale fu il ruolo delle istituzioni sorte nell'età della riconquista cattolica, ossia l'Inquisizione e l'Indice, in un contesto in cui a livello sociale erano in corso fenomeni di secolarizzazione e in vari Stati italiani si stavano organizzando censure laiche? Sono questi alcuni degli interrogativi al centro del volume, che affronta il problema del governo ecclesiastico della lettura nell'Italia del Settecento. Se non rinunciava al tentativo di interrompere il flusso dei testi proibiti, il progetto mirava soprattutto a orientare un pubblico di lettori sempre più ampio grazie a un abile uso dei mezzi di comunicazione. Spostando il baricentro dalle tecniche repressive a quelle persuasive, la Chiesa romana combatté i suoi nemici ad armi pari sullo stesso terreno della parola scritta e accettò il confronto con essi nello spazio pubblico: un passaggio significativo, nel quale è possibile cogliere le origini di meccanismi di controllo dell'opinione pubblica destinati a segnare profondamente la via italiana alla modernità.

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Il de bello librario del Settecento: ecco il tema di questo bel lavoro. Patrizia Del Piano, nel descrivere le forme con cui la chiesa cercò allora di produrre cultura, ne ha infatti individuato l'aspetto preminente nella lotta all'Illuminismo. Attraverso un'attenta e originale esplorazione dell'archivio del Sant'Offizio, nella narrazione di questa guerra emergono le immagini che lì ci si fece della nuova ideologia e delle ragioni della sua pericolosità, ma pure, come in ogni guerra, le strutture interne e le strategie accampate dai vertici vaticani.
La ricerca storiografica aveva finora chiarito soprattutto la genesi e il funzionamento cinquecentesco delle congregazioni dell'Indice e dell'Inquisizione. La loro attività nel XVIII secolo riceve adesso un'adeguata illustrazione, che del conflitto tra chiesa e Illuminismo fa l'aspetto cruciale della lunga arcata della storia moderna. La chiesa nel Settecento condusse dunque una guerra essenzialmente difensiva. Questa tesi spiega in primo luogo la scelta di considerare il Settecento come il secolo dei Lumi, dunque un secolo breve, nonostante l'argomento si sarebbe prestato a un'altra periodizzazione. La vicenda che viene qui ricostruita ha perciò la sua origine con il pontificato di Benedetto XIV, nel 1740: il papa che, pur contraddittoriamente, capì l'importanza della nuova cultura e impose un cambiamento alle norme della congregazione dell'Indice. La chiesa da tempo ormai rivendicava a sé la funzione non di espulsione dell'eresia, ma di controllo morale e normativo dei comportamenti collettivi non soltanto religiosi delle comunità cattoliche. Il pontificato di Benedetto XIV ha rilievo, perché all'Indice si riconobbe il compito non soltanto di censurare, ma di spingere all'autocensura gli autori, in modo da spostare la presa del potere spirituale all'interno dell'individuo. Ne viene la presentazione della chiesa come in sostanza omogenea. I conflitti interni, ad esempio quelli sulle missioni e sui riti orientali, sulla Compagnia di Gesù, sui nuovi culti, come quello del Sacro cuore, impallidiscono di fronte al conflitto maggiore, che vide tutta la chiesa impegnata nella lotta, giudicata decisiva, contro i Lumi.
Del Piano sostiene in modo convincente che questa svolta si ebbe negli anni sessanta. Così, sia detto non troppo di sfuggita perché il problema è importante, si confutano alcune interpretazioni dell'Illuminismo, che ne fanno un fenomeno riformatore sì, ma compatibile con le monarchie d'antico regime e quindi contrapposto alla Rivoluzione francese. Al contrario, riconoscendo che la stessa chiesa alla metà degli anni sessanta avesse individuato i caratteri della nuova "eresia", si presenta una ricostruzione dei Lumi storicamente pertinente. Era un'eresia che si opponeva all'idea di religione rivelata e dunque all'unicità della vera religione; rivendicava il principio della tolleranza e della libertà di coscienza; traduceva tali teorie in una visione della giustizia incompatibile con quella cattolica. Fu chiaro, cioè, alla chiesa che l'Illuminismo era volontà di rigenerazione laica, del mondo morale e sociale. Della cultura illuminista si combatté perciò non soltanto la produzione politica e filosofica: pari attenzione fu data al romanzo. Il romanzo condensava tutti i pericoli del libro: evocava l'autonomia della lettura, lo scatenamento delle passioni, conduceva a immaginare forme alternative di vita morale e sociale.
Ma fu chiaro pure che non bastava combattere l'Illuminismo con i divieti o con il controllo censorio; anche l'altra diga tradizionale, la predicazione, parve insufficiente, se non anzi rischiosa, perché di fatto si prestava a diffondere le idee condannate. Per combattere i libri empi occorreva produrne di pii. Nacque così una duplice simmetrica risposta ai lumi: ai testi philosophiques si rispose con la nuova apologetica, di cui fu campione il Bergier; ai romanzi filosofici con i romanzi antiphilosophiques. L'obiettivo comune era combattere la libertà di coscienza e di tolleranza e di riconoscere alla chiesa il monopolio del principio di autorità. Si puntava a riconquistare l'opinione pubblica in nome del principio opposto a quello che la sosteneva, la libertà di coscienza. La sconfitta fu inevitabile: la separazione tra religione istituzionale e libera religiosità individuale si affermò con nettezza.
La storia di tale de bello librario è dunque la storia di una sconfitta, e del modo con cui la chiesa, tuttavia, cercò e riuscì a contenerla. Una storia attuale. A conferma che l'effetto di una sconfitta è la nevrotica coazione a ripetere, anche adesso al momento di affrontare il mondo laico la chiesa si affida non al mondo dell'opinione pubblica, ma alla sua istituzione censoria: come si vede nell'attuale papa Benedetto XVI, che è stato a capo della congregazione vaticana erede di quella dell'Indice. Girolamo Imbruglia