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Henri Alain-Fournier

Curatore: G. Gramigna
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: XXVI-210 p. , Brossura
  • EAN: 9788811362616

Recensioni dei clienti

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    rosella

    22/10/2013 13.30.00

    Ma chi ha messo il voto più basso a questo romanzo, si è reso conto di che razza di libro aveva per le mani e di che autore stiamo parlando? C'è addirittura una persona che dice, ma chi è? Boh. Beh, problemi suoi che non sa chi è, ma questo "ragazzo, era giustamente una delle grandi promesse della letteratura francese. Un libro magistrale, tra la realtà e il sogno, una grande rincorsa tra questi due elementi, cioè, tra realtà e letteratura. Con una scrittura semplice e nobile. Insomma, lo difendo con tutto il cuore e mi spiace che certi libri capitino nelle mani sbagliate. Ma questo ormai succede spesso. Il livello del lettore si è abbassato e quindi può succedere di leggere un piccolo capolavoro come se fosse pura insignificanza...

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    Mari Grace

    03/11/2012 20.51.41

    Cercare il più profondo dei significati dove non c'è. A furia di saltare varie pagine, dopo la metà del libro, per cercare un qualche punto concreto, sono giunta quasi alla fine, ma non ce l'ho fatta comunque e l'ho messo via. Un romanzetto inconsistente di un ragazzo (chi è? boh) che racconta la presunta "grande avventura" del suo amico che si è accidentalmente perso e ritrovato in un anonimo castello durante un'ipotetica festa. Che succede nel castello? a quanto pare niente; chi c'è alla festa? a quanto pare nessuno per cui valga la pena spendere due parole. Deludente, mi dispiace.

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    guglielmo aprile

    24/01/2012 10.28.22

    Stile affettato e debole, dal polso molle, nel suo continuo intento di liricizzare le situazioni. Rimane ancorato al canone ottocentesco, ignaro delle innovazioni narrative a lui coeve. Lezioso nella ricercatezza linguistica, rallenta mortalmente il ritmo del racconto, dilungandosi in particolari inutili, e finisce col togliere vigore e capacità di coinvolgere ai fatti narrati. Si compiace di descrizioni interminabili di locali e attività di una magione di campagna dell'altro secolo, dandoci sì il quadro della provincia francese d'altri tempi, coi suoi gesti semplici e antichi,ma alla lunga stancando, proprio per la precisione scrupolosa su cui insiste. Nella sua ansia di dire tutto, non concede al lettore il piacere di immaginare nulla, non essendoci nulla di accennato o di lasciato in sospeso. Bravo nel rinviare la spiegazione dei motivi nascosti sottesi alle azioni dei protagnisti alle pagine successive, creando un effetto di attesa; peccato le ragioni dei loro comportamenti, che si chiariscono alla voce narrante quanto al lettore nel progressivo definirsi della vicenda, e lo stesso grande segreto di Meualnes, si svelino, nel finale, una mezza delusione. Resta però la suggestione di un dolore inconfessato che trascina l'eroe all'avventura, e che blandisce il lettore a seguirlo: nel suo andar via di casa, per lasciarsi andare agli eventi, aperto a qualnque cosa il destino gli serberà, come fa il suo amico zingaro, uscendo fuori dai confini del mondo noto, verso sentieri magici e anche pericolosi, non ponendo barriera alcuna fra sè e l'inaspettato, e magari il miracolo; e il miracolo gli si fa incontro, in un viso di donna, anche se lui poi butta via tutto non si capisce per quale ragione, a tirare le somme... guglielmo aprile

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    guglielmo aprile

    23/01/2012 13.16.04

    Storia in sè semplice, quasi banale, ma l'anima del protagonista la vive a una intensità tale da sublimarle il suo significato a risonanza universale. La vicenda prende contorni da fiaba: uno che si perde in un bosco e si trova, per caso o per destino, in una villa di campagna dove, durante una festa, s'imbnatte in un angelo... Un colpo di fulmine, per una bellezza eterea, delicata, con un'ombra di malinconia: un tipo di donna che la passione teme quasi di sfiorare, per non sciuparla o involgarirla. Come nei romanzi cavallereschi, Meaulnes vive una grande avventura per ritrovare una donna, l'incontro con la quale basta, per quanto effimero, a riempire di luce e di senso tutta ua vita. E dopo quel giorno, l'amante non vive che per rivedere lei, nulla ha più valore se non è rivolto all'unico fine di eternare l'attimo in cui i loro sguardi si sono incrociati. Una simile Beatrice, che veleggia sul mondo senza esserne toccata, l'occhio della concupiscenza non osa guardarla: si ha quasi paura, nel desiderarla, di offendere quell'immagine di purezza, di degradarla. Così bella che va oltre la voglia di farne un oggetto sessuale. Ma gli angeli esistono solo nella fantasia di chi li vede, e quando Meaulnes scopre che la realtà è sempre più povera di come se l'era dipinta, l'amore finisce. Una donna che proviene da un castello misterioso, fuori dal villaggio, da un regno straniero, magico: felicità appena intravista, e subito strappata. La mediocrità della vita vanifica il nostro anelito di assoluto, che si riconosce nella donna, sostituendo essa a Dio (Dio si è fatto chimera, ci restano i suoi surrogati...)

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    maria chiara

    19/07/2006 20.49.32

    Il grande Meaulnes è la storia di un adolescente che insegue a tutti i costi quella che crede essere la sua felicità.C'è uno strano Dominio, una festa e soprattutto lei, Yvonne de Galais, fanciulla incantevole di cui il nostro piccolo-grande eroe si è innamorato perdutamente. Meaulnes è dunque l'adolescente forte e coraggioso che sa, o almeno crede di sapere, cosa vuole dalla vita, e il piccolo François rappresenta invece il bambino timido che si affaccia alla vita con tutti i suoi sogni e le sue speranze e che presto inizia ad assaporare anche i risvolti meno piacevoli dell' esistenza. Alain Fournier é allora ben consapevole che la felicità,quella vera, non è altro che un qualcosa di assoluto e per questo all' uomo,essere finito e limitato, è concesso di vivere solo nell' ombra di essa.E' questo un libro sincero e spassionato, come del resto sicero e spassionato è il protagonista Meaulnes, figura emblematica dell'adolescente che diventa uomo ed entra inevitabilmente nel mondo degli adulti, in quel mondo così strano, così diverso da lui e così lontano dalla sua purezza e dalla sua sincerità. Sorgono spontanei degli interrrogativi:chi è veramente l'uomo? La felicità è solo un'utopia? Magari le risposte sono celate tra le parole dello scrittore francese che con semplicità descrive la vita avventurosa di questo giovane uomo che volge costantemente lo sguardo oltre l'orizzonte con la speranza di poter afferrare almeno per un istante il meraviglioso mistero dell'esistenza.

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    stefano pelagatti

    05/01/2006 21.26.12

    La seconda parte del romanzo è, probabilmente, un'opera ingenua: ma, nella prima, improvvisamente e del tutto inaspettato, irrompe il " Dominio senza nome", e non è un'iperbole affermare che tutto ciò che è racchiuso tra "Il parco misterioso e la " Fine della strana festa" sia una delle cose più ammirevoli che possa offrirci la letteratura. Si tratta, invero, di una salita vorticosa verso l'estasi, in un crescendo di tensione che raggiunge un'intensità tale da poter ben essere paragonato alla tempesta psichica che precede il definitivo affermarsi della follia; ed è solo grazie ad un preciso sforzo della volontà che Alain Fournier controlla lo stile a tal punto da rappresentarci questa tempesta in forme esteriormente piane, come durante un temporale in montagna lo scatenarsi degli elementi solo a causa della lontananza ci appare avvolto e come addolcito da una nebbia leggera. E' come se, per un brevissimo istante, uno squarcio misterioso si aprisse tra una fitta coltre di nubi, e di lì filtrasse un raggio di luce intensissima che trasforma i fanciulli travestiti e sussurranti in giovani dei.

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