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Yan Mo

Traduttore: G. Trentin
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Formato: Tascabile
Pagine: 899 p. , Brossura
  • EAN: 9788806182984

Attraverso l'epopea famigliare narrata in queste pagine, rileggiamo la storia di un periodo cruciale per la Cina, devastata da conflitti fortissimi sia al proprio interno che nel suo fronteggiare esternamente l'imperialismo giapponese; uno dei momenti più delicati e importanti della storia di un paese che ha visto in pochissimi anni tramutare radicalmente una concezione plurimillenaria di vita, ma anche costituirsi una nuova identità e dignità nazionale per molto tempo sconosciuta. La famiglia Shangguan, al centro di questa complessa storia, vive in un povero villaggio della zona di Gaomi. Gli uomini svolgono la professione di fabbri ormai da parecchie generazioni. È dunque necessario, per proseguire nella tradizione familiare, avere figli maschi. Shangguan Lu riesce, dopo sette figlie femmine, a concepire il tanto desiderato maschietto, ma nel frattempo la situazione degenera a causa della invasione violenta dei militari giapponesi (che la storia ci ricorda come particolarmente crudeli e spietati) che massacrano gli uomini della famiglia. La donna si ritrova così da sola a crescere le figlie e il piccolo Jintong (il Bambino d'oro), personaggio centrale del romanzo e figlio in realtà di un prete occidentale. Cresciuto in una famiglia di donne, il ragazzo viene privilegiato e accudito da una madre che lo allatta per molti anni e che con questo atteggiamento lo rende visceralmente attaccato alla rassicurante presenza di un "grande seno". Il romanzo prosegue narrando le vite delle sorelle, molto differenti tra loro ma sempre collegate all'evoluzione socio-politica del paese. Peculiarità dell'opera è la visione della natura delle cose e del suo evolversi da una prospettiva che mette al centro la figura della donna, quasi una riproposizione della Dea Madre di antichissima concezione. In questi decenni difficili e spesso drammatici emergono figure femminili forti e determinate, mentre il giovane uomo si rifiuta di crescere dimostrando un'immaturità che forse è metafora della difficoltà della cultura cinese di trovare una nuova strada post-imperialista e post-maoista.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    barbara

    23/04/2014 10.52.06

    Lettura lenta e impegnativa: molti personaggi che si affiancano, prosa a tratti asciutta ma che rende benissimo l'idea della miseria, della lotta alla sopravvivenza in una Cina rurale e povera, dove la gente è vittima comunque, da qualsiasi angolo la si voglia riprendere. Indimenticabile la figura di Shangguan Lu, vittima "carnale" del suo tempo, della sua terra,dell'invasione Giapponese, della suocera, degli uomini, dei figli. Vittima che sopravvive a tutte le avversità e alla morte: i suoi seni sono il simbolo della fertilità nell'aridità che la circonda, la sovrasta ma non l'abbatte. 4 e non 5 solo per la difficoltà di lettura.

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    simona

    13/06/2011 10.55.49

    Dopo aver letto Sorgo Rosso, mi sono approcciata a questo libro con grandissime aspettative e non ne sono delusa, anzi, è più bello di quanto pensassi ( sono a metà libro). La difficoltà, come già detto da altri lettori, è ricordarsi i nomi di tutta la famiglia protagonista, ma basta prestare un minimo di attenzione e non è impossibile seguire e ricordarsi tutte le vicessitudini legate ai vari personaggi. Mo Yan a tratti è troppo descrittivo, ma mai noioso e, nonostante le 900 pagine la scrittura è molto scorrevole. La storia della Cina dagli anni 30 a Mao fornisce, inoltre, uno sfondo storico interessante ad un romanzo già piacevole. Consigliatissimo.

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    Gozer

    12/10/2010 14.49.07

    La miserabile vita della povera famiglia Shangguan nel ciclone della storia cinese del 900, tra momenti di relativa pace, cicliche disgrazie e persecuzioni assurde ed incomprensibili per gente tanto semplice, che quando tenta di avere un ruolo nella Storia, ne viene inesorabilmente schiacciata. Osservando le vicende narrate si ha il ritratto di un paese in preda alla follia, in balia di continui sconvolgimenti dovuti all'insieme di ideologia, ignoranza ed estrema miseria. Credo sia un mio limite: forse ho un gusto troppo "occidentale" per apprezzare completamente questa monumentale opera. Il romanzo è talmente lungo ed i personaggi sono così tanti da non ricordarli, con l'effetto di far fatica a seguire tutte le vicende. Inoltre passaggi drammatici e commoventi di pura poesia sono spessissimo affiancati o interrotti da incisi o momenti grotteschi da "torte in faccia" che ho trovato stridenti al limite della sgradevolezza.

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    bruno

    29/01/2007 09.13.18

    lingua asciutta, a tratti arida ed aspra. ha molto da insegnare agli imbratta carte nostrani

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    Claudio

    22/11/2006 15.08.00

    4 su 5 perchè non è il più bello di Mo yan, ma resta comunque un libro bellissimo, come tutti gli altri libri di questo genio cinese. Ancora una storia che copre più generazioni in un mondo a noi straniero e che cambia nel tempo, fino ad un oggi completamente diverso dal mondo di ieri. Mo yan riesce a descrivere il passaggio della Cina rurale dal medioevo direttamente all'era moderna in maniera mille volte migliore di qualsiasi saggio o articolo di sociologia o di economia. Non si può non commuoversi leggendo la scena iniziale del parto podalico senza taglio cesareo fatto su un letto di pietra, o le mille altre storie che fanno parte di questo romanzo. Altra cosa rispetto a "Il supplizio del legno di sandalo", che è il mio favorito ed è ambientato 50 anni prima di questo, ma comunque sempre un gran libro...se penso che Faletti vende 1000 volte di più di Mo Yan mi viene da piangere....

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