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Patrick McGrath

Traduttore: C. V. Letizia
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 213 p.
  • EAN: 9788845917653
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"Perdonatemi se a volte sembro contraddirmi o violare in altro modo l'ordine naturale degli eventi che sto narrando; questa di scegliere e organizzare i propri ricordi in maniera tale da descrivere con precisione cosa accadde è un'impresa delicata e rischiosa e comincio a chiedermi se, in effetti, non vada oltre le mie capacità."

Una paralisi lo inchioda a una sedia a rotelle, è da tutti considerato un vegetale senza coscienza (solo la figlia sa che non è così), eppure da quell'immobilità forzata e crudele Hugo Coal ricostruisce nella mente, con logica spietata e con lucidità assoluta, tutti gli eventi che hanno determinato la sua attuale infermità, osserva ciò che lo circonda e anche quando, con raffinata crudeltà, la sua poltrona a rotelle è rivolta al muro e può vedere la sola spoglia parete, intuisce ciò che avviene alle sue spalle, anzi interpreta i minimi rumori della stanza così da poter decifrare la trama malefica che continua a svilupparsi intorno a lui.

Coal, protagonista e narratore, non fa mai dimenticare al lettore che quanto viene da lui descritto fa parte della memoria o nasce da una sua interpretazione del presente: tutto ciò fa sì che si rimanga sempre sospesi tra l'accettare pienamente le tesi esposte dal vecchio paralizzato o considerarle, almeno in parte, un prodotto della sua fantasia e delle sue angosce. Lo stesso Coal, in alcune occasioni, dichiara di aver male interpretato rumori o gesti e tutto ciò accresce l'ambiguità della narrazione, il senso di soggettività di tutto il romanzo.

Ma qual è la mente perversa che ha elaborato un piano spregiudicato e delittuoso pur di raggiungere il proprio scopo? È quella di Fledge, entrato nella casa di Coal in qualità di maggiordomo, non certo per scelta del proprietario, ma di Harriet, la moglie, che si dimostrerà ben presto facile preda dell'astuto cameriere. Sir Hugo aveva, quando era un uomo sano, una sola passione e a quella dedicava tutto il suo tempo e le sue energie: ricostruire un enorme scheletro di sauro che aveva fatto trasportare nella sua tenuta dal lontano luogo del ritrovamento. Così aveva anche interrotto da tempo i rapporti intimi con la moglie, aveva trascurato la figlia adolescente e delegato a Harriet ogni incombenza pratica. Questa situazione aveva offerto al malefico Fledge la possibilità di assumere un ruolo sempre più forte nella realtà di quella casa, di fascinare la padrona risuscitando in lei passioni ormai sopite. La figlia Clo, una sensibile diciottenne, annuncia il suo fidanzamento con un giovane ospite, ben poco apprezzato dal padre, che però sarà (suo malgrado) l'elemento scatenante la tragedia. Un giorno Sir Hugo scopre, non visto, il futuro genero in atteggiamento intimo con Fledge, non rivela la sua scoperta alla moglie e alla figlia per non sconvolgerla, ma dopo pochi giorni il neofidanzato sparisce. Ricostruendo, dall'immobilità a cui è costretto, gli eventi Coal crea una vera e propria vicenda gialla alla cui suspence il lettore non può sottrarsi e che porterà, dopo innumerevoli colpi di scena, alla più amara conclusione verso la quale tutta la trama tendeva: Fledge si sostituisce ogni giorno di più al padrone, prende il suo posto nel letto di Harriet e il suo ruolo nell'elegante salotto di casa, e man mano che il maggiordomo sale di ruolo e di potere, parallelamente il padrone cade negli abissi della disperazione. Ma padrone e servo non sono due aspetti diversi di uno stesso individuo? In fondo dentro ogni essere non c'è anche abiezione? Così il sesso che è fonte di vita, in questa dimensione ambigua e contraddittoria, diventa causa di morte e la pazzia si può confondere con la disperazione. McGrath è maestro nel descrivere i lati oscuri della mente umana e della vita e già da questa prova, tradotta ora in Italia ma scritta nel 1989, ne ha dato ampia dimostrazione.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

Ho avuto molto tempo libero, negli ultimi mesi, per riflettere sul mio primo incontro con Fledge e sul perché egli abbia sviluppato nei miei confronti un'antipatia così immediata e intensa. Maggiordomo, a mio parere, si nasce, non si diventa; le doti di un bravo maggiordomo - deferenza, capacità, un certo servilismo dignitoso - sono qualità caratteriali che si manifestano nelle culture in cui da secoli esiste, sostanzialmente indisturbata, una gerarchia sociale stabile. È raro, ad esempio, trovare un bravo maggiordomo in Francia, e un bravo maggiordomo americano è una contraddizione in termini. Fledge non è un maggiordomo nato: non è deferente per natura, né gli è naturale servire. Nel suo intimo, anzi, credo che nutra un furibondo risentimento per il fatto di dover svolgere questo lavoro. Non che la sua condotta lasci trapelare qualcosa; eppure, quel qualcosa c'è, eccome. Con il tempo mi è apparso chiaro non solo che egli si sentiva umiliato dalle sue mansioni, ma che verso di me covava un antagonismo feroce proprio perché ne ero io lo strumento. D'altro canto, io non mi sono mai dimostrato particolarmente cordiale: se quest'uomo entra in casa mia da maggiordomo, ho pensato, da maggiordomo lo tratterò. Come potevo indovinare fino a che punto lo avrebbe spinto l'ambizione?
Ho ricostruito tutto ciò da quando mi trovo costretto su una sedia a rotelle. Allora avevo unicamente la sensazione che quell'uomo emanasse qualcosa e ricordo di aver pensato che, quand'anche fosse stato un po' indocile, un po' bolscevico, se rendeva felice Harriet potevo senz'altro sopportare un'ombra di pacato rancore, fintanto che, naturalmente, fosse rimasto pacato. Dopotutto, mi dicevo, che rapporti ho con lui? La maggior parte del tempo la passavo nel fienile insieme alle mie ossa e, quando ero in casa, ricorrevo a lui soltanto perché mi mettesse sotto il naso un piatto con qualcosa da mangiare e un bicchiere con qualcosa da bere. Che resti pure bolscevico, mi dicevo (senza peraltro il minimo altruismo), se fa felice Harriet. Da esperto di ironie della vita quale sono, non posso non riconoscere adesso quanto gustosa sia quella che ho appena rievocata. Dall'inizio della paralisi ho perso molto peso e i miei completi di tweed cadono flosci e informi su questo mio fisico ormai scheletrico. Anche la mia faccia è cambiata, come ho potuto accertare da quelle visioni fugaci che riesco a afferrare quando per avventura mi si fa passare davanti a uno specchio. Sono ingobbito e cadaverico; le mie mani poggiano inerti sui braccioli della carrozzella come due artigli e i miei occhi guardano spenti nel vuoto dalle orbite di un volto ossuto, scavato, la mascella del quale riposa ormai perennemente su una clavicola. Nel periodo di cui parlo, tuttavia, avevo la testa ben eretta e dai miei occhi grigi come l'acciaio balenavano scintille di un'intelligenza acuta, non meno acuta, aggiungerei, delle frecciate che scoccavano incessanti dalle mie labbra sottili e beffarde.

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    lela

    22/10/2014 16.48.54

    che dire? meravigliosamente grottesco! ho letto praticamente quasi tutti i libri di mcgrath e posso dire che questo è decisamente il mio preferito insieme a follia. questo libro ha una carica intensiva fenomenale: claustrofobico e volutamente confusionario in certi punti tanto da chiedersi "ma il maggiordomo esiste davvero o è la proiezione di ciò che il protagonista vorrebbe fare?". questo non lo sapremo mai e alla fine è solo libera interpretazione. il libro visionario che ti prende fin dalla prima pagina con un finale che lascia sorprendere, come sempre riesce a fare. davvero anche complimenti alla traduttrice che ha saputo magistralmente rendere questa atmosfera cupa e inquietanti che a tratti ci permette di respirare. davvero bellissimo. se qualcuno fosse interessato a commentare il libro può pure mandarmi una mail :)

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    Lina

    05/08/2013 02.09.12

    a mio parere il miglior McGrath!

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    pietro c

    15/06/2013 12.28.09

    Una trama che scorre, ma un autore che non c'è.

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    ferruccio

    23/04/2013 17.24.49

    Un tentativo di viaggio nel profondo della psiche umana che lascia intravvedere alcuni barlumi di luce nell'immensa oscurità e imperscrutabilità dell'animo e delle sue miserie. La trama avvolge ed è intrigante, in quanto non si è mai sicuri di quale potrebbe essere la realtà; ci si trova quasi sempre ai confini tra reale e fantastico e tale confine è nel contempo mobile e sottile. La narrazione è alquanto elaborata e, spesso, sono usati termini forbiti e di ricca erudizione. Da leggere e valutare.

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    Moreno

    06/03/2008 08.40.54

    Bellissimo!!!!!!!! Il + bello di Mc Grath... E' lo specchio dell'anima del protagonista.. e di una attualità impressionante!!

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    gianluca

    04/02/2008 16.39.48

    "Follia" mi è parso un capolavoro. Ho terminto di leggere "Grottesco". Non credo possa essere paragonato a Follia. "Grottesco" è decisamente la cosa migliore che io abbia letto da parte di McGrath. Ha tracciato dei personaggi perfetti, intrecciato una trama con un meccanismo altrettanto perfetto. Si rimane sospesi da quella tristezza e ambiguità che solo un grande scrittore riesce a procurare al suo lettore. Avvicinarsi a McGrath è un'esperienza di rara bellezza. Alla fine che ne è del comportamento umano? Non credo si possa rispondere o che ci sia una risposta.

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    strippy

    17/01/2008 18.21.45

    il libro mi piaciuto ! si legge bene scorre i personaggi sono veramente ben descritti da sentirli vicini lo consiglio sopratutto a chi a voglia di leggere una storia e di venirne catturato! la sua scrittura è semplice ma allo stesso tempo molto elaborata sulle descrizioni dei suoi personaggi !

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    Giuseppe Rao

    24/01/2007 10.24.57

    Autore molto sopravvalutato. Piacevole lettura, nulla di più. Comunque un esperimento più interessante del "Morbo di Haggard", in cui si leggono pagine talmente scadenti (vd. le considerazioni sull'amore) da risultare imbarazzanti. Parere, ovviamente, molto soggettivo.

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    Fabio

    19/01/2007 22.41.12

    Un libro molto bello, in cui il lettore viene circondato da atmosfere sinistre ed eleganti allo stesso tempo. La storia procede attraverso un filo talmente sottile da essere confusa con l'immaginazione del narratore, ma proprio per questo il lettore viene catturato in ogni pagina e coinvolto pienamente nella vicenda. Forse ci si poteva aspettare qualcosa di più nel finale, ma non era certamente facile concludere un racconto in cui la disfatta avviene lentamente e quasi inesorabilmente.

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    Fede

    18/04/2006 12.20.35

    L'aspetto che più colpisce è il limite impercettibile tra realtà e pazzia. La stessa situazione si ripete in Spider : credi di aver capito la vicenda, ti schieri dalla parte del protagonista che ritieni essere la vittima, ma, in realtà, non sai se egli sia realmente vittima oppure carnefice.L'abilità di McGrath sta appunto nell'irretirti, nell'intrappolarti in quei fitti nodi di follia che caratterizzano i suoi personaggi. Alla fine ti domandi chi sia veramente il colpevole,e se possiamo garantire questa sua colpevolezza. Dove sta la verità?

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    iva

    28/04/2005 20.03.11

    E' un romanzo esaltante,in cui si dipana, con lucidità e grande scavo psicologico,una trama avvincente, sostenuta dalcontinuo alternarsi dei tempi in cui l'io narrante espone i fatti reali o presunti tali.E' impossibile non farsi trascinare dal racconto che, nel procedere della narrazione, appassiona grazie alla "grottesca" costruzione della vicenda. Magnifica la descrizione degli ambienti ma, non assolutamente inferiore,e perfettamente integrata, la psicologia sottile e così abilmente scandagliata dei personaggi.

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    elisa

    16/02/2005 19.27.21

    Romanzo eccellente nel suo genere! Solo dalla splendida mente del grande McGrath poteva venir fuori qualcosa di tanto sublime... Grazie Patrick!

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    Lidia

    30/01/2005 14.31.14

    Mc Grath è un autore di cui ho letto molto bene, perciò ho acquistato "Grottesco", la cui trama sembrava molto attraente, perlomeno sul risvolto di copertina. In realtà non mi sembra che i contenuti siano particolarmente elevati, ed addirittura forse un po' artificiosi e "tirati per i capelli". A dirla tutta, oltre il fatto che sia scritto davvero bene, non mi pare che si possa dire che ci sia tutto questo che. Tuttavia il prezzo dell'edizione Adelphi è piuttosto contenuto, e comunque è una lettura assai piacevole e val la pena di acquistarlo.

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    Eddie v.

    29/12/2004 23.44.16

    Nessuno come questo autore riesce a generare curiosità ed aspettativa nel lettore. Da notare anche la caratterizzazione unica dei personaggi. Splendido è un eufemismo.

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    elisabetta m

    19/10/2004 12.27.59

    è un romanzo eccezionale, scritto magistralmente (e comunque altrettanto magistralmente tradotto) .Il protagonista riesce quasi, pur nel suo vagheggiante e allucinato cinismo, a far affezionare il lettore ed a provare per lui quasi un sentimento di solidarietà....ma sarà poi vero quello che racconta, o è il frutto della sua ancor vivida mente, rinchiusa a forza in un bozzolo inerte? Lo consiglio caldamente

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    Emiliano Ranzani

    16/03/2004 14.05.41

    Ottimo romanzo nero dall'autore di FOLLIA. L'atmosfera tetra è palpabile e su tutto aleggia un'alone di orrore che però rimane sempre sottopelle, impalpabile. Magistrale.

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    Alessandro

    18/09/2003 13.00.58

    Crook è una splendida villa cinquecentesca situata nella verde campagna inglese ed è qui che vi abita la famiglia Coal. Sir Hugo, il capofamiglia, oltre ad essere un pessimo marito, è anche un uomo burbero, antipatico e intrattabile, il suo unico interesse è lo studio della paleontologia. L'arrivo di Fledge, il sinistro maggiordomo di Crook, condurrà la famiglia Coal, ed in particolare Sir Hugo, ad imprevedibili risvolti drammatici. "Grottesco" è un romanzo non facilmente etichettabile in nessun genere letterario, la raffinata narrazione di McGrath passa in modo disinvolto dalla commedia nera al thriller, dalle tetre atmosfere gotiche al dramma vero e proprio. "Grottesco" è senza dubbio un'opera originale e da leggere assolutamente.

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    Donatella

    20/05/2003 13.41.41

    Interssante la trama, ma il contenuto è alquanto lento e noioso! In questo romanzo McGrrath è solo l'ombra lontana dell'autore del mirabile "Follia"!

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    lettore accanito

    18/09/2002 17.29.05

    Se non avessi letto "Le memorie del sottosuolo" di Dostoevskij (ottimo scandaglio di una mente nevrotica alle prese con stati maniaco-depressivi), "Perturbamento" di Bernahard (macabro e percorso da deliri che hanno fatto vacillare le roccaforti delle mie certezze), "A ritroso" di Huysmans (il tentativo di arginare tramite la ragione e la ripetizione ossessiva di gesti e pensieri il dilagare della follia), "La nausea" di Sartre (diario delle riflessioni sull'esistenza di un filosofo debilitato da una psiche che non dà continuità alcuna ai suoi pensieri), probabilmente avrei votato 4/5 questo "Grottesco". Così non è stato, I'm sorry, McGrath.

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    Eli

    04/04/2002 14.30.00

    Veramente grottesco. Molto bella e avvincente la prima parte e soprattutto la descrizione dei personaggi principali. Un po' meno coinvolgente l'altra metà. Comunque un bel libro. Consiglio di leggere anche Martha Peake dello stesso autore.

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