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Recensioni dei clienti

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    antonio

    08/12/2008 14:21:56

    Non si può dire di conoscere Celine senza aver letto Guignol's Band I e II.Pezzi memorabili e lo stile inconfondibile di questo maestro insuperato del '900.Anche io lo leggo ancora perchè non riesco a leggere altro senza rischiare di addomentarmi.Il ritmo della prosa celiana lascia senza fiato,immagini che appaiono come lampi,sussulti emotivi senza sosta.L'edizione delle Pleiade estremamamente curata anche nella rilegatura,qualità della carta utilizzata,copertina in pelle vale la cifra che si spende.Questo solo libro da solo vale decine di altri libri acquistati in un anno.

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    totò

    21/09/2008 19:47:57

    lascia stare la morale e i denari, questi sono i soldi spesi meglio per un libro che in tutta la letteratura di tutti i tempi non ce n'è eguale senti a me, che anch'io Celine l'ho iniziato a poppare che avevo solo diciassette anni e lo leggo ancora

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    Max

    28/07/2007 14:34:06

    purtroppo NON l'ho ancora letto...e vi dico perchè: ho vent'anni, sto leggendo tutto quello che riesco a trovare di questo autore; ma come faccio a permettermi un romanzo che, per quanto lungo esso sia, mi viene a costare sui 55 euro? dico io: pure 48 euro sono tanti per me. e non parliamo della "Trilogia del Nord"...tre romanzi messi assieme che mi verrebbero a costare 70 euro. ma siamo impazziti?! un vero peccato per un'Italia che tanto si scaglia contro la deriva morale e letteraria dei giovani e poi va a proporre prezzi del tutto INACCESSIBILI. peccato. spero conunque che, come accaduto con Rigodon (che ho acquistato appena visto sugli scaffali nonostante 17 euro per un romanzo piuttosto corto), vengano pubblicati SEPARATAMENTE i romanzi della famosa Trilogia del Nord e che venga altresì pubblicato Guignol's Band ad un prezzo molto ma MOLTO Più ACCESSIBILE.

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recensione di Minsenti, P., L'Indice 1996, n. 7

"Ogni uomo con un cuore che batte - scriveva Céline nel 1941 - possiede la sua canzone, la sua piccola musica personale, il suo ritmo incantatore".In quegli anni di fragori bellici Céline affinava la sua personalissima concezione dello stile come una "piccola musica" che, orchestrando i rumori e le voci del mondo in un flusso verbale scandito più secondo le esigenze del ritmo che del senso, riuscisse a trasfigurare anche la realtà più desolata in una sorta di fantasmagoria.Il segreto di questo stile non era stato carpito al jazz, come solitamente si pensa, bensì - se dobbiamo credere a "Guignol's band", il romanzo che componeva in quel periodo - a ispirarlo era stato il ricordo dei motivetti popolari ascoltati per strada o nei pub molti anni prima nella Londra del 1915-16.
Il risultato di questa evoluzione erano stati due romanzi che per quanto incompiuti rappresentano due prodigiosi esercizi stilistici: Casse-pipe e Guignol's band, riproposti ora nella Biblioteca della Pléiade nelle traduzioni di Ernesto Ferrero e Gianni Celati, già apparse presso Einaudi ma ampiamente rivedute, insieme all'apparato critico predisposto per l'edizione francese da Henri Godard. È l'occasione per rileggere come un tutto unico un romanzo straordinario come Guignol's band, finora penalizzato da un'edizione in due volumi che, sulla falsariga di quella francese curata nel 1964 da Robert Poulet, aveva adottato per la seconda parte il titolo spurio di Il ponte di Londra, e per confrontare due diversi modi di tradurre la "piccola musica" di Céline.
"Casse-pipe" e "Guignol's band" erano stati progettati nel 1934 come due pannelli di un trittico autobiografico centrato sulle peripezie di Ferdinand: dall'infanzia ("Morte a credito"), alla guerra ("Casse-pipe"), al soggiorno a Londra ("Guignol's band"). Ma nel corso della redazione la predisposizione a trasporre in una dimensione fantastica e comica l'esperienza autobiografica modificò profondamente il progetto iniziale. Di "Casse-pipe", che in argot indica il tiro a segno, ovvero la guerra, dove i soldati sono esposti come bersagli al fuoco nemico, rimane solo la sequenza iniziale in cui i vagabondaggi notturni di una pattuglia di guardia, ritmati dal gioco puramente sonoro delle ingiurie, delle imprecazioni e delle urla, si trasformano in una sorta di grandioso sabba onirico.Per rendere la qualità polifonica di questo stile Ferrero, come spiega nella nota introduttiva, ricorre largamente a termini bassi e scherzosi di area padana, che, grazie alla loro ricchezza espressiva (sei modi per indicare la recluta), gli consentono di supplire alla povertà del gergo di caserma italiano, mentre gioca sui registri "alti" per tradurre quelle immagini dotate di suggestiva bellezza plastica che sembrano fungere quasi da punti di equilibrio attorno a cui si snoda questo frenetico balletto.
"Guignol's band", che al suo primo apparire nel1944 un critico salutò, forse non a torto, come "il capolavoro surrealista tanto atteso", stretto tra i grandi romanzi autobiografici degli esordi e la trilogia tedesca, è stato spesso ingiustamente trascurato da una critica distratta, insensibile alla verve comica e all'atmosfera quasi surreale che danno alla narrazione una leggerezza aerea sconosciuta agli altri romanzi di Céline.Con il loro ritmo indiavolato, le scene farsesche ed esilaranti popolate di personaggi clowneschi, le avventure di Ferdinand, che a Londra frequenta la "mala" francese, ricordano i film diRidolini e le gag comiche di Stanlio e Ollio.La prosa di Celati si rivela straordinariamente congeniale alla comicità strampalata dell'originale e rivela la stessa felicità narrativa.
Un maggior lavoro di ripulitura lo avrebbero forse richiesto le note di Godard, inutili per il lettore italiano quando si riferiscono a termini dell'argot francese, e soprattutto quando contraddicono la traduzione, come quando ci spiegano che chantilly (usato per descrivere l'abito di trine sbuffanti indossato da una vecchia prostituta spagnola, la Joconde), tradotto da Celati con "panna montata", designa invece una qualità di pizzo.Ma in questi casi correggere sarebbe forse inopportuno: fraintendimenti di questo tipo non fanno che accrescere, ricreandoli, quei corto circuiti fra parole su cui si basa la comicità céliniana.Un'ulteriore riprova che per "doppiare" la canzone di Céline il traduttore deve innanzitutto arrischiarsi sulla corda tesa dei suoi funambolismi stilistici.