H. P. Lovecraft. Contro il mondo, contro la vita

Michel Houellebecq

Traduttore: S. C. Perroni
Editore: Bompiani
Collana: PasSaggi
Edizione: 2
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 26 ottobre 2005
Pagine: 171 p., Brossura
  • EAN: 9788845255601

86° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Narrativa, romanzieri e scrittori di prosa

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Descrizione
Howard Phillips Lovecratt, il più grande autore di letteratura fantastica del Novecento, è l'oggetto e insieme il soggetto di questo testo scritto da Michel Houellebecq "come se si trattasse del mio primo romanzo". Fondendo in un sapiente collage elementi biografici e analisi del testo, apparati critici e aneddotica, saggio e racconto, l'autore più trasgressivo del panorama letterario francese ha saputo offrire un tributo viscerale e appassionato all'autore che più ama, e soprattutto alla creatura più amata, quella "letteratura del sogno" di cui H.P. Lovecraft fu esponente a tutt'oggi insuperato.

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    CyberDracula

    10/11/2018 21:32:42

    Una delle poche e rare istantanee biografiche su Lovecraft,il solitario di Providence,in quanto l'autore noto scrittore francese famoso anche per le accese polemiche derivanti dai suoi scritti,riesce in questa piccola imprese. Consigliato.

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    Giusy

    13/02/2017 11:14:27

    C'è un problema quando un grande scrittore come Houellebeck parla di Lovecraft come parla di se stesso. Non ne può uscire niente di buono.

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    paolo

    29/10/2016 16:46:37

    La parte migliore di questo breve saggio e' quella iniziale, nella quale la forte empatia avvertita dal francese per l'americano emerge con forza. Questo strano Lovecraft, solo, pieno di complessi, stra-inibito, terrorizzato dalla vita, e quindi dagli uomini, desta in Houellebeq una chiara attrazione. Poi il saggio si dedica alla letteratura lovecraftiana (che chi scrive ha incontrato parecchi anni fa con scarso entusiasmo: ricordo lunghi racconti goticissimi piuttosto noiosi) e la lettura diviene meno interessante. Assai migliore la descrizione del percorso umano di H.P., in cui la diffidenza per i propri simili si trasforma in un virulento razzismo trasposto, secondo l'epigono con grandi risultati, nei racconti e romanzi.

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    Brugges

    15/07/2008 09:21:26

    I miei due autori preferiti! Houellebecq capisce a fondo Lovecraft perchè un filo rosso lega le loro riflessioni: il mostro più orrendo è l'uomo e la realtà più inaccettabile è quella quotidiana. Interessante tema comune - la xenofobia (che raggiunge il livello del razzismo).

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    Luca Cesare Foffano

    02/03/2006 09:33:00

    Il gelido, sconfinato e nichilistico furore di Houellebecq tende a sovrapporre la sua visione del mondo a quella di Lovecraft: cui non toccarono in sorte, mi pare, né lo stesso furore né lo stesso gelo. La realtà e l'umanità ai tempi di Lovecraft valevano ancora qualcosa, si viveva in un mondo fatto di cose e persone, non in una caotica virtualità percepita tramite infiniti media, dove c'è ogni cosa e il suo contrario e in cui, alla fin fine, tutto si equivale. Il suo disinteresse per l'umanità non mi pare derivi dalla oggi più che legittima disperazione nichilistica di Houellebecq, ma da un distaccato razionalismo che ha una lunga tradizione (dallo stoicismo al libertinismo erudito al materialismo settecentesco), tutte maniere di pensare che l'umanità di oggi non si può più permettere. L'irrilevanza dell'uomo era compensata dall'immensità del cosmo. Oggi e solo oggi il bilancio è del tutto in passivo, l'universo umano ha fatto bancarotta e non c'è mondo, vita o significato cui dare il proprio consenso. Oggi e solo oggi, credo, il NO di Houellebecq ha senso, se così si può dire; al tempo di Lovecraft una simile posizione era troppo estrema e io personalmente non la ricavo, nella radicalità indicata nel saggio, né dai racconti, né dalla produzione epistolare o saggistica dello scrittore di Providence. Il suo stesso rifarsi alla tradizione, il suo conservatorismo come criterio di etica e correttezza sociale ed estetica (sia pure svuotato da riferimenti religiosi o metafisici, e molto giustamente) riesce impensabile oggi. Insomma Houellebecq, nel delineare lo sfondo, ci mette molto del suo; ma questo ritratto di Lovecraft improntato alla più nera delle visioni è, paradossalmente, oltremodo illuminante e si avvale di notevoli osservazioni sul testo dei racconti. Ne emerge la figura di un genio, quale Lovecraft in effetti fu, anche se non proprio nei termini di "pensiero radicale" che il suo saggista cerca di esporre, a mio modesto parere. Sfugge inoltre a Houellebecq l'ironia, che invece abbonda nel suo idolo.

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    QHLT

    10/01/2006 22:53:04

    Ammetto: non conosco l'autore come scrittore, a parte per un richiamo fin troppo esplicito in questo stesso volume. Detto questo, occorre distinguere nel libro l'amore (molto) che l'autore indubbiamente prova per Lovecraft, dalla analisi che ne fa (generica). A parte qualche inesattezza sparsa qua e là per il libro (mi riferisco, prevalentemente, a quelle biografiche), e qualche conclusione forse un po' affrettata, lo scritto presenta analisi sostanzialmente basate sulla suggestione: mostra, suggestivamente, quanto suggestivo sa essere Lovecraft (perdono per il gioco di parole). In sostanza, però, Houellebecq è forse più uno scrittore che un critico e, pur riconoscendogli il merito di aver dedicato uno scritto (una tentata analisi) ad un autore spesso denigrato, il saggio non va al di là del generico e occasionale. Per chi ha interessi su Lovecraft, e qualche euro da spendere, comunque, è ormai una sorta di "classico", utilizzato anche per i quasi nulli corsi universitari (mi riferisco principalmente a Siena); ma forse più che altro il motivo di questa scelta è che certo gli scritti su Lovecraft (italiani o importati) non sono sicuramente molti. **1/2

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