Traduttore: L. Grimaldi
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2001
Formato: Tascabile
  • EAN: 9788804486893
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Recensioni dei clienti

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    Bookworm

    23/10/2017 16:01:24

    Anche in questo caso ho visto il film prima di leggere il libro, e contrariamente al romanzo precedente, ho trovato "Hannibal" decisamente più coinvolgente: qui l'autore commenta personalmente la narrazione, e film e libro differiscono in più punti, soprattutto nella seconda parte. Ho apprezzato maggiormente la fine del film piuttosto che del libro. Consiglio di leggere la recensione de L'indice che c'è su questo sito, ma attenzione agli spoiler.

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    Giuly

    30/05/2016 18:07:29

    Uno dei pochi libri che ho letto più di una volta. Anche se vi sono scene di inaudita violenza non mi hanno disturbata; quello che mi ha tenuta incollata alle pagine è il rapporto psicologico che si instaura tra Clarice e Lecter. Diabolico!

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    zombie49

    29/04/2015 13:03:57

    Clarice Sterling è la brillante agente del FBI che ha interrogato in un manicomio criminale Hannibal Lecter, lo psichiatra pazzo e cannibale, e grazie ai suoi suggerimenti ha risolto il caso del sadico serial killer Jame Gumb. Lecter è evaso ormai da sette anni, e Clarice deve cercare di rintracciarlo. Non solo i federali sono interessati alla sua cattura: anche Mason Verger, il perverso milionario paralizzato e sfigurato dal dottore, gli dà la caccia x vendicarsi. Le tracce portano dapprima ai palazzi d'arte di Firenze, poi negli Stati Uniti, e ovunque Lecter lascia una scia di sangue. Il finale a sorpresa è anticipato nel film, ed è la degna conclusione di questo concentrato di pulp. Il libro non è neppure un romanzo: è una raccolta di episodi splatter e horror, legati da un tenue filo conduttore, pensati x una trasposizione cinematografica. Non è mai noioso, però, grazie allo stile stringato e al susseguirsi di sanguinosi colpi di scena. Harris vuole disgustare, colpire, turbare il lettore, far emergere il sadismo che si nasconde in ognuno di noi, il primitivo cavernicolo che si eccita alla vista del sangue, si ferma a guardare gli incidenti stradali, è avido di particolari dei più efferati delitti. Infastidiscono gli improbabili paladini della verità e della giustizia con l'inevitabile trionfo del Bene, ma personaggi totalmente negativi sono altrettanto inattendibili. Tutti i protagonisti sono odiosi, malvagi, complessati, vendicativi, sadici, dal miliardario pedofilo ai poliziotti corrotti, vittime e carnefici accomunati da crudeltà e meschinità d'animo. Anche la dura, algida, incorruttibile Clarice è attratta dal groviglio di raffinatezza, cultura e sadismo di Lecter, sorta di superuomo onnisciente. Hannibal è l'avatar di Harris, che studia e giudica gli altri con la freddezza, l'alterigia e il distacco dello scienziato. A una prima lettura, avevo abbandonato questo libro, ora l'ho in parte rivalutato pur nell'eccessivo compiacimento del macabro.

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    Psycho Circus

    29/09/2012 22:11:09

    "Hannibal" è uno dei più bei libri che abbia mai letto. Dentro, infatti, vi ho trovato tutto ciò di cui secondo me, necessita un libro: suspence, mistero, amore, psicologia, personaggi ben delineati e verosimili. In particolare mi ha colpito come, affianco al classico interccio da thriller, l'autore si sia soffermato ad analizzare in profondità la psicologia di certi personaggi, Hannibal Lecter in primis, del quale, in questo libro, scopriamo pure le origini cannibali. Infine, vera ciliegina sulla torta, si è rivelato lo sconvolgente finale, inaspettato e spiazzante, che, purtroppo, non è stato minimamente preso in considerazione nella trasposizione cinematografica curata da Ridley Scott. Concludo dicendo che ho trovato talmente avvincente questo secondo capitolo della saga di Lecter da riuscire a surclassare in qualità, secondo i miei gusti, il già ottimo e ormai classico "Il Silenzio Degli Innocenti" e che consiglio la lettura di quest'opera non solo ad ogni amante del thriller ma a chiunque ami la letteratura in generale. Stupendo.

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    mirko

    30/08/2011 23:10:02

    Buon libro, ma comunque non all'altezza dei primi due volumi; ha guadagnato un voto in più grazie al finale a sorpresa!

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    ezio

    23/07/2011 13:31:58

    il peggior libro che abbia letto, di solito conservo i libri che leggo ma questo l'ho messo con la carta da riciclare, e pensare che ai tempi dell'uscita il corriere della sera aveva pubblicati il primo capitolo!una storia insulsa, un razzismo strisciante verso gli italiani e i sardi in particolari che sembra siano in grado solo di allevare supermaiali,un libro scritto solo per poter farci poi il film che fortunatamente non ho visto, capisco perchè la Foster dopo aver letto il libro si era rifiutata di fare il film, da non comprare

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    Ignazio D'Alia

    30/04/2011 16:20:24

    Appena finito di leggere.... a parte la scrittura ipnotica che non ti permette di posare il volume fino a che non ci siano più pagine da sfogliare mi chiedo: che fine ha fatto la Clarice del silenzio degli innocenti? passi pure la definitiva caduta di J.Crawford ma Starling dovrebbe essere al suo culmine dopo 7 anni di carriera, cercare il definitivo riscatto dal tentativo di distruzione operato nei suoi confronti da P.Krendler (divenuto qui il nuovo dott. Chilton della situazione talmente è insulso) e invece no... via via cade nel baratro degli eventi fino al risultato finale... che ho letto più di una volta... tanto non ci credevo. Harris in vero dvenuto discepolo della sua creatura lo trasforma in idolo immortale a cui nessuno arriva... sembra sia stata operata una fusione con Walker texas ranger.... Ottime le circa 100 pagine su Firenze e la scoperta delle variazioni Goldberg che mi deliziavo di ascoltare nel mentre della lettura. Mostruoso!

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    marzio

    26/09/2008 13:11:38

    lontano anni luce dal precedente................alcune scene davvero brutte....il finale bello o brutto che sia sorprende veramente.

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    summer81

    02/05/2007 11:50:56

    dei tre libri questo è quello che mi è piaciuto meno...però il finale mi ha lasciato letteralmente sconvolta!!

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    elena

    05/03/2007 14:56:09

    Libro di una bruttezza imbarazzante.

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    Nereo Trabacchi

    23/10/2006 16:35:23

    Ho letto tanti libri simili a questo, ma la capicita' di Harris nel descrivere le percezioni del Dott Lecter, quali l'olfatto ed il gusto, credo che sia unica nella letteratura contemporanea. Conoscendo i vini ed i cibi che sono descritti nel libro sono rimasto impressionato dalle azzeccatissime parole usate dall'autore per descriverne le libidinose caratterisctiche. Se oltre a questo si ha anche la fortuna di conoscere i luoghi Fiorentini dove si svolge gran parte della vicenda, allora sara' possibile tuffarsi mente e corpo in questa lettura che consiglio vivamente a tutti gli amanti del genere. Cordialita'. Nereo.

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    devel81

    26/07/2006 10:46:26

    non sara' come il silenzio degli innocenti,ma questo libro ti regala piacevoli ore di divertimento.

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    dario

    03/10/2005 14:53:04

    Thomas Harris è il mio scrittore di thriller preferito e chi come me ha aspettato quasi dieci anni per vedersi pubblicare questo romanzo, ne è sicuramente rimasto deluso. Se posso dire la mia, non sembra neanche scritto dalla mano di Harris, Thomas almeno... MEDIOCRE

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    Alessandro

    22/09/2005 17:14:07

    Dopo il picco avuto con il "Silenzio degli innocenti" questo terzo capitolo è veramente un flop, scritto forzatamente per dare continuità alla storia e basta. Una delusione.

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    Hannibal Lecter Girl

    15/05/2005 11:42:17

    Questo libro è veramente fantastico... Il mio preferito della trilogia; degno di un grande autore come Thomas Harris. Il film mi è piaciuto tanto quanto il libro, peccato per il finale.

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    vale

    25/03/2005 16:23:05

    libro meraviglioso..film deludente!!! thomas harris è un ottimo scrittore...ha il potere di avvolgerti, coinvolgerti, farti innamorare dei suoi libri!

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    Fabio

    24/06/2004 12:41:16

    Perchè non lasciare la figura di Lecter avvolta nel mistero, visto che gran parte del suo fascino stava proprio in questo? Deludente, peggio che deludente. In compenso in film di Scott riesce ad evitare tutti gli errori di Harris. Un bel film tratto da un brutto libro.

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    Alex

    26/05/2004 19:59:31

    Non riesco a dare 1 a questo libro solo perchè come gli altri due è scritto in maniera tecnicamente sublime, ma per quanto riguarda la storia forse darlgi 1 è anche troppo. Deludente al massimo dopo il Drago Rosso (il migliore) e Il Silenzio degli Innocenti. Il cannibale diventa il personaggio di un fumetto, un supereroe inarrivabile che non batte ciglio qualunque cosa gli si faccia, geniale in qualunque campo si cimenti, dalla matematica alla pittura. Troppo poco "umano" rispetto agli altri due. Pessimo

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    Antonio

    24/03/2004 11:45:43

    Non mi era mai capitato di dare via un libro perchè la sua presenza in mezzo agli altri libri mi infastidiva...davvero il peggior libro abbia mai letto

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    vanni

    05/03/2003 16:12:21

    Impresentabile.

Vedi tutte le 32 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione


recensioni di Deb, S. L'Indice del 2000, n. 02

(recensione pubblicata per l'edizione dell'anno 1999) In Hannibal - il terzo libro di Thomas Harris in cui appare lo psichiatra antropofago più famoso del mondo -, il dottor Hannibal Lecter è un anonimo visitatore di una mostra popolare intitolata "Atroci strumenti di tortura", ma non si trova lì per ammirare la ruota o il cavalletto. "L'essenza del peggio," scrive Harris, "il vero fetidume dello spirito dell'uomo, non è nella Vergine di Norimberga o nel palo; l'essenza della Bruttura si trova sulla faccia della gente."
Thomas Harris sta ai romanzi di suspense come Fabergé sta alle omelettes. I suoi libri cupi e profondi riescono a ipnotizzare milioni di persone con la loro allure maligna, ma offrono anche, a un lettore attento, ampie meditazioni sulla morale, la metafisica e il significato della vita. Non sono semplicemente storie di detective a caccia di serial killer; Harris ci sussurra che la malvagità esibita dal suo ripugnante villain si annida nel cuore di ogni essere umano: "Nel pavimento della mente esistono buchi, simili a quelli che si aprivano nei pavimenti delle segrete medioevali, le luride oubliettes, il cui nome deriva da oublier, 'dimenticare', celle di solida pietra, a forma di bottiglia, con la botola in alto. ... Una scossa, qualche falla del nostro sistema di autocontrollo e lampi di memoria appiccano il fuoco ai gas nocivi... grovigli intrappolati per anni prorompono liberi, pronti a esplodere dolorosamente e a sospingerci a comportamenti pericolosi..." Harris scoperchia queste botole offrendoci lo spettacolo dei nostri lati oscuri; Il silenzio degli innocenti (Mondadori, 1989) lascia in bocca un sapore amaro: come è possibile che si finisca per ammirare un cannibale? Nel primo libro della trilogia, Il delitto della terza luna (Mondadori, 1984; in precedenza pubblicato con il titolo Drago Rosso), Will Graham è il migliore cacciatore di serial killer dell'Fbi proprio perché ragiona come uno di loro; è sempre consapevole che avrebbe potuto essere uno dei mostri che insegue, e ciò aggiunge un'inquietante corrente sotterranea a quello che altrimenti non sarebbe che un romanzo poliziesco come tanti altri.
A un altro livello di lettura, i romanzi di Harris sono cronache spietate di un mondo che Dio ha abbandonato, o che, nell'ipotesi peggiore, visita soltanto quando si sente particolarmente perverso. "Avrai notato sul giornale di ieri," scrive Lecter a Graham, "che mercoledì notte, in Texas, Dio ha fatto crollare le volte di una chiesa su trentaquattro dei Suoi fedeli. Proprio mentre stavano intonando un inno. Non credi che dopo si sia sentito meglio?" È Dio, afferma Lecter sogghignando, il suo modello ispiratore.
I libri di Harris raccontano storie irrequiete e ben scritte, ma che a Dostoevskij sarebbero venute in mente mentre si curava i postumi di una sbornia presa insieme a Mr Hide.
Sono passati sette anni da quando Hannibal the Cannibal è scappato dall'Istituto statale di Baltimora per criminali con infermità mentali. Clarice Starling è bloccata all'Fbi con una carriera stroncata, mentre Mason Verger, il peggior mostro che Harris abbia mai creato, sta per soddisfare le sue più sinistre ambizioni. Il miliardario Verger, l'unica vittima del dott. Lecter riuscita a sopravvivere, è un industriale che produce carne in scatola, divenuto paraplegico dopo il trattamento subito dal suo carnefice: non ha pelle sulla faccia, niente naso (che è stato costretto a ingoiare) né labbra; ha un occhio solo ma privo di palpebra. Ama trastullarsi facendo piangere bambini orfani di cui poi beve le lacrime. Verger ha dedicato anni alla ricerca di Lecter e alla selezione di una varietà di maiali cannibali: "Il primo giorno Mason voleva che il dottor Lecter li guardasse mangiargli i piedi. Poi, durante la notte, Lecter sarebbe stato sostenuto da una flebo di sali minerali, in attesa della portata successiva... Come secondo piatto, i maiali potevano svuotargli il corpo di tutto quello che aveva dentro e nel giro di un'ora mangiargli la carne del ventre e della faccia; poi, mentre la prima ondata degli animali più grossi e della scrofa incinta si ritirava, sazia, sarebbe arrivata la seconda. Ma, a questo punto, il divertimento sarebbe ormai finito." E per far uscire Lecter dal suo nascondiglio, Verger usa come esca un'inconsapevole Starling.
Dire qualcosa di più sulla storia sarebbe da pazzi criminali, posso però aggiungere che il climax culinario che coinvolge Lecter, Starling e un burocrate del ministero di Grazia e Giustizia degli Stati Uniti è la cosa più nauseante che sia mai stata scritta dai tempi di American Psycho. Ma questa è Harrisland, coi dovuti riferimenti a Blake, Dante e Dürer, dove persino le descrizioni dei prati illuminati dal sole invernale risultano claustrofobiche. È un mondo in cui il lettore entra a suo rischio e pericolo, e una volta dentro, ci si ferma, inerme e asservito dall'equivalente linguistico e narrativo degli occhi di un serpente. O degli occhi di Hannibal Lecter, che hanno pupille infuocate in mezzo all'iride.
Harris mantiene il lettore in uno stato di costante fascinazione morbosa, sospingendolo di stanza in stanza, di orrore in orrore, nel suo ripugnante palazzo, grazie alla sua prosa austera, di una spoglia poeticità. Le frasi sono sferzanti e le secche similitudini sono spietatamente evocative: "Provò un po' di paura, era come sentire un penny sotto la lingua." Per tutto il romanzo Harris tiene il lettore per la collottola, trascinandolo inesorabilmente nel più profondo orrore.
Dobbiamo ad Harris la creazione di due personaggi importan-
ti: Lecter, il mostro più ipnoti-
co della letteratura inglese, e Starling, una guerriera perdente capace di una fiera integrità morale che si conquista l'affetto e la stima del lettore. Ma Hannibal merita uno sguardo più attento soprattutto perché Harris ha messo da parte il suo solito stile asettico, e interviene spesso nella narrazione per confrontarsi faccia a faccia con il lettore sulla Grande Domanda: qual è il senso dell'esistenza?
Certo però Harris avrebbe potuto fare di meglio. Nei diciassette anni trascorsi con Lecter, il suo atteggiamento verso questo personaggio è cambiato: in Il delitto della terza luna, è una presenza maligna di secondo piano, il cui ruolo principale è di scatenare proditoriamente un maniaco contro Graham e la sua famiglia; nel secondo libro, il tono è neutro, l'attenzione passa dalla sua malvagità alla sua amoralità; in Hannibal infine si insinua molto spesso tra le pagine una nota di ammirazione; sono costanti i riferimenti al suo fascino, alla sua eleganza, alla sua cultura, alla sua forza, alla sua grazia, alla sua imperiale sottigliezza, e soprattutto al suo gusto ricercato per la musica, l'arte, i profumi, il vino e tutto ciò che è cibo. Harris arriva persino a inventare un trauma infantile per spiegare il cannibalismo di Lecter. Questo è quantomeno sleale nei suoi confronti: un uomo che "quando era possibile, preferiva mangiare gente incolta" non ha bisogno di una giustificazione freudiana per spassarsela. "Non mi è accaduto nulla, agente Starling," diceva
in Il silenzio degli innocenti, "io sono accaduto. Non puoi ridurmi ad una serie di influenze."
E adesso Harris ci viene a raccontare che il Cannibale urla nel sonno.
La triste verità è che Hannibal Lecter non si è limitato a sconvolgere e ammaliare, anche grazie ad Anthony Hopkins, noi lettori, ma è riuscito a influenzare lo stesso Harris. Gli uomini che in Hannibal vengono schierati contro Lecter sono trattati come inferiori: deformi, maleodoranti, meschini e soprattutto privi di buon gusto per la musica, l'arte, i profumi, il vino e il cibo. Harris utilizza dei neanderthaliani maligni e dissoluti per mettere pienamente in risalto la condizione di superuomo di Lecter. Dei due personaggi che avrebbero potuto tenergli testa, Jack Crawford è una forza ormai esaurita, mentre Starling viene spogliata di tutte le qualità che la caratterizzavano, lasciando così il lettore in compagnia di una creatura completamen-
te diversa. Alle prese con questo finale insoddisfacente, Harris
si concede anche qualche altra rozzezza psicoanalitica: Starling come sorella morta di Lecter, Starling come oggetto sessuale di Lecter, Lecter come San Francesco che nutre uno storno (starling in inglese) con una falena. Si prodiga in goffi simbolismi, identificando per tutto il libro Lecter con l'angelo caduto - tra l'altro lo pseudonimo che usa a Firenze è dott. Fell -, ma poi, nel momento in cui viene dato in pasto ai maiali, lo mostra legato nella postura della crocifissione. Aggiungete a tutto ciò gli infiniti osanna alla cultura europea antica, da Fidia a Giotto, e alla fine questo mostro, finora straordinariamente affascinante, comincia a somigliare a un incrocio tra Oscar Wilde e Zorro.
Il risultato è involontariamente ironico.
Quando Harris scriveva romanzi di suspense che ci immergevano la faccia nelle fogne della mente, finiva per creare della letteratura, mentre adesso che è pressato dal trionfo hollywoodiano ed è asservito dall'anticipo di milioni di dollari, si sforza di crearla. In Hannibal dà una risposta a quelle tremende domande invece di porle, finendo per scrivere un romanzo notevole, e straordinariamente coinvolgente, ma del genere che non si legge più di una volta; a differenza degli ambigui e inquietanti Il delitto della terza luna e Il silenzio degli innocenti, nei quali la presenza continua e indicibile del male poneva delle domande sul significato dell'esistenza. Hannibal afferma aspramente che l'universo non ha uno scopo e che l'arte e il cibo raffinato possono rimpiazzare Dio, trasformando così le domande in una sentenza perentoria.
Abbiamo letto Il silenzio degli innocenti con animo inquieto: perché arriviamo ad amare un maniaco come Lecter? Col suo ultimo romanzo, Harris ci rivela perché lo ama lui. Sfortunatamente, le ragioni non sono abbastanza buone.

(© Biblio, trad. dall'inglese di Monica Di Biagio)