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Luis Sepúlveda, Carlo Petrini

Editore: Guanda
Collana: Le Fenici
Anno edizione: 2015
Pagine: 156 p. , Brossura
  • EAN: 9788823511552
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Recensioni dei clienti

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    Michele Lucivero

    11/03/2017 05.39.27

    Un maestro della letteratura mondiale e un maestro della gastronomia responsabile s’incontrano per riflettere ed esternare alcune considerazioni non solo sulla felicità, ma anche sulla responsabilità, sulla solidarietà, sullo sviluppo, insomma su tutto ciò che potrebbe contribuire a costruire un futuro migliore nel segno del rispetto per i diritti umani, degli animali e della Terra intera. Tuttavia, il testo è anche l’occasione per guardare al passato e valorizzare quelle esperienze significative senza quella incartapecorita patina nostalgica tipica di chi vive in una storia antiquata o monumentale stucchevole e poco edificante per le future generazioni. La riconsiderazione del passato è funzionale alla ripresa di alcuni valori, come quello della semplicità, della lentezza, della solidarietà, ma anche quello del gusto autentico che passa attraverso la bellezza del mangiare insieme un pasto frugale e autoprodotto, valori che, nonostante l’adesione entusiastica al presente, possono e devono essere praticati affinché si possa allontanare la becera assimilazione di tutto il nostro tempo ad una umanamente scadente idea di turbocapitalismo globalizzante preda dell’egoismo e dell’individualismo.

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    Elena

    15/03/2015 19.00.08

    Voto 5 a Sepulveda che dimostra di essere un grande narratore. Voto 1 a Petrini: i suoi capitoli sono lenti e scritti senza la volonta di attirare il lettore. Lo consiglio per il filone che ne sta alla base

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    francesca

    11/09/2014 13.05.23

    Un testo affascinate - un dialogo improntato su ricordi importanti e personaggi famosi - volto a presentare l'arte gastronomica come forma di cultura, di apertura (condivisione e convivialità) e di crescita interiore. Nonchè come ultimo atto nella lotta alla distruzione dell'uomo e del pianeta. Da leggere.

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    Andrea Fava

    26/08/2014 11.22.04

    Gli autori illustrano in modo semplice ed efficace come la lentezza, interpretata come antitesi della frenesia, e il cibo, inteso come scienza gastronomica ma anche come cultura della condivisione e della convivialità, oltre che come ovvio mezzo di sussistenza, costituiscano un percorso obbligatorio verso la felicità e la sopravvivenza del genere umano.

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