Categorie

Eva Cantarella, Ettore Miraglia

Editore: Feltrinelli
Collana: Varia
Anno edizione: 2016
Pagine: 156 p. , Brossura

2 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Sport - Eventi sportivi - Giochi olimpici

  • EAN: 9788807492006


Lei è una profonda conoscitrice del mondo antico, lui un brillante giornalista sportivo. Insieme, hanno scritto la più insolita, colta, informata e divertente guida alle Olimpiadi di Rio 2016

Il lavoro della professoressa Cantarella è una saggia, e vivaddio divertita, demistificazione della retorica sportiva profusa dal carrozzone mediatico che accompagna regolarmente ogni manifestazione olimpica.
Innanzitutto il titolo. L’importante è vincere, contrapposto, per provocazione, a L’importante è partecipare, il papà del politicamente corretto, quel motto ostentato da quando siamo piccoli a sdrammatizzare, ahimé, le manifeste incapacità fisiche di chi vorrebbe ma non può. La massima fu coniata all’alba della prima Olimpiade moderna del 1896 dal barone de Coubertin. Al francese dobbiamo attribuire tanti meriti, tra cui l’organizzazione dei primi giochi e la creazione del Comitato Olimpico, ma non si può tacere delle incomprensioni della reale natura dei giochi antichi a cui provò ad ispirarsi per la sua creatura, dopo anni di ricerche archeologiche, ingannato dall’idealizzazione del ruolo dello sport nella paideia. A dispetto della formazione da storico sorboniano doc, imbevuto di positivismo un tanto al chilo, non poté fare a meno di commettere il più grave degli errori imputabile a uno studioso di storia: interpretare il passato con gli occhi del moderno. Infatti, come la professoressa Cantarella fa notare sin dalle prime pagine del saggio, un discobolo ateniese del VI° secolo a.C. avrebbe accolto una sconfitta come un’onta indelebile, un marchio di infamia, poiché la manifestazione sportiva era complementare alla cerimonia religiosa che dava il via e giustificava l'agone. Offrire una performance di scarso valore equivaleva a offendere gli dei e la città rappresentata. Il valore paideutico dello sport era innegabile, ma paradossalmente, il livello di competizione era tale da far invidia al professionismo odierno. Quindi qualunque rimpianto a un’età aurea dello sport sarebbe fuori luogo. L’importante è sempre stato vincere.

Il saggio è di estremo interesse per la capacità con cui Eva Cantarella riesce a ridimensionare i miti legati alle Olimpiadi, non attraverso il semplice raffronto con le ricerche archeologiche degli ultimi anni, ma costruendo una cronistoria degli strafalcioni, in buona fede sia chiaro, fatti sull’agonismo nell’antica civiltà ellenica.
La seconda parte del testo, curata da Miraglia, penna della Gazzetta, è un utile resoconto sulle edizioni delle Olimpiadi moderne, da quelle di Atene 1896 fino a Rio 2016, ricco di curiosità e statistiche.
Il testo è chiaramente pensato come appendice culturale da leggere durante la visione, magari a notte fonda, delle Olimpiadi di Rio 2016, ma riesce a trascendere la natura di instant book, offrendoci uno spaccato storico di grande valore e non una semplice guida giornalistica.


Le prime frasi del libro

Le sorprese di un greco a Rio

Immaginiamo un greco antico che entra nella macchina del tempo e ne esce in Brasile, a Rio, in questo agosto 2016. Certamente, le Olimpiadi che vi si svolgono quest’anno gli riserverebbero non poche sorprese.
Tanto per cominciare, si chiederebbe il perché della data. In Grecia non c’era una data fissa per le gare olimpiche: però iniziavano sempre in modo che il terzo giorno coincidesse con la seconda o terza luna piena dopo il solstizio d’estate. A Rio, invece (essendo il giorno d’inizio il 5 agosto, due dopo il novilunio), il secondo plenilunio dopo il solstizio cadrà tre giorni prima della fine dei Giochi.
Ma questa sarebbe solo la prima e la più piccola delle sorprese. A lasciarlo davvero sbalordito sarebbe la totale assenza – per lui incomprensibile – dei simboli e delle cerimonie religiose, onnipresenti e fondamentali ai Giochi di Olimpia. Come spiegargliela? Le sue Olimpiadi erano una festa istituita, come diceva il mito, in onore di Zeus e tali erano rimaste nel corso della loro lunga storia.
Certamente, si potrebbe cominciare col dirgli che oggi i Giochi non sono riservati a un solo popolo (non parliamo di nazioni, perché la Grecia antica non fu mai tale: ma su questo torneremo): vi partecipano atleti provenienti da ogni parte del mondo e di ogni religione. Ma non sarebbe affatto facile spiegargli che oggi (tranne per i seguaci della religione islamica e di quella hindu) la religione appartiene a una sfera separata rispetto a quella dello Stato: nel mondo greco questa distinzione non esisteva.
E anche al di là di questo, al nostro antico greco rimarrebbero altre perplessità. Ad esempio: perché è scomparsa la gara di tromba? E che fine ha fatto quella degli araldi? A Olimpia, il giorno dell’inaugurazione si decideva chi avrebbe annunciato le gare e i vincitori: l’onore sarebbe spettato al trombettiere che aveva più fiato e all’araldo che aveva più voce. Niente a che vedere con una gara musicale, beninteso, ma la competizione era comunque molto attesa.

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Tiktaalik

    07/08/2016 14.22.57

    Un bel libro tra passato e presente delle Olimpiadi, che chiarisce tra l'altro alcune cose, ad esempo il termine non riguarda la manifestazione, ma il periodo dei quattro anni tra un evento e il successivo, pertanto oggi viene usato impropriamente. L'ossessione odierna della vittoria, che porta al doping moderno, c'era anche nell'antichità, anzi per i Greci si facevano le cose per vincere, in ogni campo sociale non solo nello sport.Intatto l'entusiasmo, quello attuale c'era anche nel passato, anzi allora le condizioni per gli spettatori erano più scomode, qualcuno addirittura moriva, per le malattie aggravate dalle condizioni climatiche. Ovviamente il libro non è esaustivo, va integrato con altri testi, ma ciò rende leggera la lettura. Viene anche fatto un confronto tra atleti del passato e moderni, io cito quelli per me più simpatici:il famosissimo lottatore del passato, Milone di Crotone, e il grande pugile cubano Teofilo Stevenson.Una curiosità personale, è ricordata la scelta di un corridore, Astilo, di gareggiare non per la natia Crotone, ma per la nemica Siracusa,per cui fu bollato dai concittadini come traditore, cosa che a me ha evocato un tradimento calcistico della cronaca dei nostri giorni.

Scrivi una recensione