L' incantesimo di Silverthorn. La saga di Riftwar. Vol. 2

Raymond E. Feist

Traduttore: A. Guarnieri
Editore: TEA
Collana: Teadue
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
In commercio dal: 26 aprile 2007
Pagine: 336 p., Brossura
  • EAN: 9788850213115
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Descrizione
La guerra tra i mondi di Midkemia e Kelewan si è conclusa: il Regno delle Isole si prepara a vivere un periodo di pace e a festeggiare il matrimonio tra il principe Arutha di Krondor e la principessa Anita. Ma la tragedia è in agguato: nel giorno delle nozze, la principessa e colpita da una freccia imbevuta di un'erba velenosa nota come Silverthorn, così rara e misteriosa che tutti i rimedi conosciuti per contrastare i suoi effetti risultano inutili. E mentre la vita della giovane si spegne lentamente, Arutha si convince che l'unica speranza per salvarla sia spingersi fino nella lontana Sarth, dove sorge un'antica abbazia che custodisce più conoscenze di qualsiasi altro luogo del Regno. Così, in compagnia di un mercenario. di un menestrello e di un giovane ladro, il principe si mette in cammino...

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    boromirvive

    02/05/2014 12:46:11

    Nel primo romanzo vengono presentati i personaggi, spalancate le porte verso kelewan, gli Tsurani, le specie aliene, la maturazione di molti personaggi ( Tomas e Pug su tutti), senza ovviamente dimenticare le caratteristiche principali che devono essere obbligatoriamente inserite in un genere come questo. In "l'incantesimo di Silverthorn" finalmente viene dato spazio a personaggi che erano un pò eclissati nel primo episodio. Interessante il rispolvero di Jimmy la mano, Aruta,Gardan, Laurie; inserendo intelligentemente anche alcuni personaggi funzionali alla storia (vedi Roald, che prende le veci di Amos Trask, oppure Gamina e Rogen che spalancano le porte al terzo capitolo). Forse potevano dare un ruolo di maggior rilievo a Tomas, che fino alla fine non ha ruoli di spessore nella storia. Nel complesso la storia assume un tratto differente: in alcuni frangenti molto cupa, supportata anche dalla presenza di elementi di negromanzia ed esorcismi, senza mai scadere nel ridicolo involontario. Interessante e inaspettata la rivelazione sugli elfi, e l'identità degli osservatori nel Nord di Kelewan. E finalmente viene dato, seppur brevemente, uno spazio ai nemici dei protagonisti, per cercare di capire le loro ragioni, la loro prospettiva, il perchè di alcune azioni. Unica nota stonata per me rimane il mistero di alcune situazioni che non vengono adeguatamente spiegate. Mi riferisco alla vicenda di Macros il nero, all'edificio "strano" che affaccia sul lago nero, alla presenza di chi sta dietro a Mormandamus ed il sacerdote pantathiano. Feist scrive molto bene, riesce ad intrattenere il lettore con un'abilità che non ho riscontrato in molti autori. Per me sarebbe da 4.5, ma valutando il fatto che è passato in sordina in Italia, e che meritava maggior successo, invito a chi leggerà la mia recensione di buttarsi a capofitto nella lettura della trilogia di riftwar.

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    ales

    23/10/2013 10:27:56

    Molto più avvincente del primo tanto da coinvolgere maggiormente il lettore con la ripresa di alcuni personaggi minori posti in primo piano con personalità interessanti, vedi Jimmy per esempio. Il mistero si infittisce e la lettura del terzo ed ultimo romanzo è d'obbligo!

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    Francesco

    12/01/2010 20:47:55

    Sicuramene il libro che dei tre ho apprezzato maggiormente...forse perchè più vicino alla mia concezione di libro fantasy (vedi "Il signore degli anelli"), e soprattutto perchè in questo "episodio" i fatti si svolgono quasi esclusivamente su Midkemia (e sono più avvincenti del primo capitolo) e non sul mondo alieno di Kelewan che non mi ha entusiasmato granchè (anche se come idea è indubbiamente originale).

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    Zeno

    18/09/2009 20:10:17

    Feist mi piace. Ha il dono del racconto, ti prende e non ti lascia più. Questo secondo capitolo è forse un po' troppo intercolutorio in attesa del gran finale, ma vale sempre la pena leggerlo.

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    Paolo Sardi

    13/09/2009 01:48:01

    Molto bello. Si fa fatica a smettere di leggere. Il fatto poi di fare di un ladro il protagonista principale della storia costituisce sicuramente un punto di originalità rispetto ai soliti libri alla Tolkien o alla Brooks in cui gli eroi sono tutti retti e onesti. Per questo motivo ho trovato nel libro anche elementi di richiamo alle avventure di Dungeon & Dragons.

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