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Incertezza, moneta, aspettative, equilibrio. Saggi per Fausto Vicarelli

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Curatore: C. Gnesutta
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 30 gennaio 1997
Pagine: 380 p.
  • EAN: 9788815057228

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recensione di Farina, F., L'Indice 1998, n. 2

Quanto sia fecondo il reciproco alimentarsi fra teoria economica e realtà, per l'analisi e la politica economica, è al contempo uno degli insegnamenti di Keynes e l'approccio metodologico cui aderiva Fausto Vicarelli, l'economista prematuramente scomparso più di dieci anni fa. Questo volume commemorativo, che raccoglie saggi appositamente scritti da economisti che si ispirano alla stessa impostazione keynesiana di cui Vicarelli fu autorevole esponente, si apre con l'introduzione del curatore Claudio Gnesutta, che gli fu vicino negli anni più produttivi della sua attività di ricerca. Le tesi argomentate in ciascun contributo del volume vengono ricondotte da Gnesutta, con puntualità e precisione, ai caratteri di fondo dell'elaborazione teorica di Vicarelli, tesa a una considerazione endogena sia del contesto istituzionale in cui i processi economici sono calati che dei fondamenti storici e sociali delle categorie economiche.
I tre saggi che compongono la prima parte del volume ricercano i presupposti microeconomici di una prospettiva d'analisi postkeynesiana. Rampa e Lunghini presentano la creazione di "convenzioni" come il risultato dell'emissione di segnali e dell'apprendimento da parte di agenti operanti in condizioni di "razionalità limitata"; Parrinello illustra un modello ispirato al concetto di equilibrio statistico di Duncan Foley, mettendone fra l'altro in luce le potenzialità ai fini della fondazione microeconomica del nesso tra domanda effettiva e disoccupazione involontaria; Vercelli, infine, rilegge la teoria della "preferenza per la liquidità", in sintonia con il "Treatise on Probability", come una teoria del comportamento in condizioni di incertezza "forte", dove conta innanzitutto il grado di fiducia nei valori prospettici delle attività.
Il secondo nucleo tematico si compone di quattro saggi, tra loro coordinati, nei quali gli autori si interrogano sui caratteri distintivi della macroeconomia keynesiana: dopo l'impostazione teorica generale di Kregel e Nardozzi, della posizione neokeynesiana sul mercato del lavoro, dei beni e finanziario si occupano, rispettivamente, Piazza, Terzi e M. Rossi. Questi lavori si connotano per un'interpretazione critica della "New Keynesian Economics" (d'ora in avanti, NKE). Nel mettere in ombra il principio della domanda effettiva e nel dare enfasi alle rigidità presenti nei diversi mercati, tale approccio finirebbe implicitamente per accettare l'approccio walrasiano. Ci si allontana dunque dall'originario progetto scientifico di Keynes, il cui contributo teorico appare così circoscritto all'individuazione dello scostamento dall'equilibrio di piena occupazione, inteso come semplice conseguenza macroeconomica di una serie di "fallimenti" microeconomici del mercato. Nella visione di Keynes, invece, una situazione di disoccupazione strutturale si può generare anche se le aspettative di breve periodo sono realizzate, in quanto la domanda effettiva può stabilmente collocarsi a un livello inferiore a quello che garantisce la piena occupazione. Come viene opportunamente ricordato da Kregel e Nardozzi nella loro attenta ricostruzione categoriale, l'idea di Keynes è che la disoccupazione involontaria non vada attribuita a specifiche rigidità, che vincolerebbero le decisioni di produzione e di investimento, ma ai caratteri di fondo di quella che egli definì l'"economia monetaria di produzione".
Molti dei rilievi mossi alla NKE non possono che essere condivisi. Sarebbe tuttavia ingiustificato un radicale rifiuto dell'intero "corpo teorico" della NKE, a causa di una sua radicale alterità rispetto alla concezione del sistema economico propugnata da Keynes. Infatti, gli schemi attraverso i quali la NKE ha ricostruito la teoria di Keynes non hanno rappresentato sempre un mero ritorno alla "sintesi neoclassica" ma hanno spesso apportato innovazioni metodologiche e arricchimenti analitici. Definire oggi in modo rigoroso qual è il discrimine fra un'intelligente rielaborazione analitica della teoria economica di Keynes e la sua mera riconduzione a "caso speciale" della versione macroeconomica dell'equilibrio generale intertemporale neo-walrasiano, significherebbe aver risolto tutte le questioni teoriche che l'economista cantabrigense ha sollevato. È probabile che la strada da seguire sia quella di interpretare l'equilibrio di disoccupazione non come una "sospensione" dei meccanismi omeostatici walrasiani dovuto a cause esogene, ma come un "fallimento macroeconomico" causato dall'intreccio fra le "convenzioni" monetarie (tasso di interesse, salario monetario, ecc.) e i fallimenti del coordinamento microeconomico causati dall'interdipendenza strategica fra gli agenti. È in questa ottica che sembra muoversi Terzi, quando afferma che in Keynes "istituzioni 'imperfette' come la concorrenza monopolistica, i contratti a lungo termine, la rigidità dei prezzi sono le modalità con cui l'economia riduce il grado di incertezza stabilizzando la funzione degli investimenti e la preferenza per la liquidità".
Il terzo gruppo di lavori affronta delicate tematiche riassunte sotto il titolo di "Istituzioni e politica economica". I rivolgimenti politici, economici e sociali avvenuti a Est nell'ultimo decennio, e le crescenti difficoltà del "welfare state" a Ovest, hanno creato un clima ideologico poco favorevole a una serena analisi scientifica sul ruolo dello stato in economia. Vicarelli aveva piena consapevolezza del fatto che l'intervento pubblico deve essenzialmente consistere in un'attenta regolazione del mercato, affidata a istituzioni che operino sia nella sfera legislativa che in quella della politica economica. Nei primi due saggi di questa terza parte vengono trattati i principali compiti di "regulation* dei mercati monetari e finanziari da affidare all'operatore pubblico. La rilevanza centrale di questi temi è evidente: una Banca centrale che non si limiti a preservare il valore della moneta da tensioni inflazionistiche, ma si ponga il problema degli assetti monetari e finanziari più adatti a sostenere l'utilizzo efficiente delle risorse del paese e la sua crescita equilibrata, deve innanzitutto preoccuparsi della coerenza tra politica monetaria e caratteri del sistema finanziario. La recente tendenza verso un modello italiano di "banca mista" e, al contempo, verso l'estensione dei mercati, appare come una strategia schizofrenica dove l'esigenza di raggiungere più elevati livelli di efficienza operativa potrebbe venire frustrata dal determinarsi di condizioni di instabilità sistemica.
Le proposte di intervento strutturale di de Cecco e di Bonaiuti e Tonveronachi sono accomunate dall'obiettivo di mettere in guardia contro i discutibili fondamenti teorici e la scarsa sensibilità storica che caratterizza le visioni taumaturgiche del mercato. Il primo delinea una riorganizzazione del sistema finanziario più coerentemente orientata allo sviluppo del sistema produttivo (alla scelta del modello basato sulla relazione diretta del finanziamento creditizio, rispetto al modello anglosassone basato sulle relazioni anonime del mercato di borsa, hanno fatto finora seguito le inefficienze della collusione invece che le esternalità positive della cooperazione tra banchieri e imprese). I secondi suggeriscono una regolamentazione del sistema bancario che coniughi l'esigenza di una maggiore concorrenzialità con la difesa della stabilità. Dalla visione di capitalismo "organizzato" che traspare da entrambi i saggi scaturisce il suggerimento che l'economia italiana potrebbe trarre maggiore giovamento da un radicale rinnovamento delle istituzioni di controllo sul sistema finanziario e sull'attività creditizia che non dall'indiscriminata deregolamentazione indotta dall'allargamento dell'area del mercato e dall'eventuale passaggio a un modello puramente "prudenziale" di vigilanza.
Nel suo lucido saggio, de Cecco rileva come la precaria gestione del rischio tipica dei mercati fortemente "liberalizzati" tenda ad autoalimentarsi, nell'aspettativa che in caso di insolvenze o di situazioni di illiquidità la Banca centrale esplichi la propria funzione di "prestatrice di ultima istanza". Nella stessa prospettiva, Bonaiuti e Tonveronachi sottopongono a una critica molto argomentata sul piano tecnico l'attuale orientamento verso schemi di valutazione dei rischi di credito e di mercato riferiti al singolo operatore: non solo tali schemi finiscono con il perdere di vista il carattere macroeconomico delle crisi finanziarie individuato da Minsky nell'endogeno accrescersi delle posizioni speculative, ma un'eccessiva concorrenza potrebbe a sua volta innescare condizioni di instabilità a livello di sistema, in quanto stimola a ricercare la redditività sottovalutando l'accrescimento del rischio.
Nell'ambito delle politiche pubbliche, Vicarelli diede giustamente molta importanza al problema della "qualità" dell'accumulazione, e cioè alla necessità di indirizzare le scelte del mercato verso una crescita economica capace di garantire nel tempo la "competitività di sistema" di un paese. Nel saggio che chiude il volume, con l'ausilio di un modello che consente di analizzare le molteplici interdipendenze dell'innovazione tecnologica, Padoan riesce a indicare con chiarezza quali sono i punti deboli del sistema produttivo italiano, per quanto concerne i nessi fra tasso interno di accumulazione tecnologica, vincolo della bilancia commerciale e tasso di crescita del reddito. L'auspicio è che in un'atmosfera culturale come quella italiana, dove ogni posizione teorica di successo si trasforma rapidamente in dogma che bandisce ogni visione eterodossa, i molteplici inviti alla riflessione contenuti in questo volume non vengano a disperdersi. Non sono più rimandabili né un'elaborazione più sottile degli strumenti di analisi macroeconomica né la costruzione di istituzioni che si affianchino al mercato nella regolazione dei problemi inerenti al lungo periodo. Spesso si tende a dimenticare che il lungo periodo non riguarda l'economia ma la società stessa.
Note legali