Recensioni Gli inconsolabili

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    19/09/2019 09:58:21

    Nell'atmosfera sospesa, a tratti onirica, di una cittadina non identificata, gli abitanti si affannano a cercare il musicista che li rappresenti. Un pianista famoso vi si reca per un concerto e si ritrova affetto da una misteriosa amnesia. Immagini confuse gli consegnano frammenti del passato, di cui pare facciano parte una donna e un figlio, uno strano rapporto mai risolto, fatto di incomprensioni e assenze. Intorno a lui altre vite e altre storie, quasi tutte caratterizzate da aspirazioni irrealizzate, dalla ricerca di una felicità mai raggiunta, se non a volte nell'ultimo sogno del mattino, prima del risveglio. Ognuno ha una ferita che lo affligge da tempo e che cresce con gli anni. Un romanzo insolito e affascinante, che ruota intorno al passato e alla memoria, che non bastano per dare una risposta a tutte le domande.

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    10/08/2019 10:45:42

    Un uomo illustre a cui tutti chiedono favori e lui, illudendosi di poterli consolare, non sa opporre un rifiuto. In realtà, per quanto si sforzi, le cose vanno come devono andare, è impotente, ininfluente, chi lo circonda continuerà a essere infelice nonostante i suoi sforzi, col rischio ulteriore di adombrare totalmente i propri bisogni e cadere lui stesso vittima dell'inconsolabilità. Storia surreale dai contorni evanescenti, non lesina sui proverbi e i luoghi comuni. Non l'opera meglio riuscita di Ishiguro, poco significativa.

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    19/02/2019 10:33:52

    Un Ishiguro diverso, più prolisso; una storia che scorre lentamente e confusamente. La scrittura risulta piacevole, ma non al livello di capolavori come "Il gigante sepolto".

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    26/01/2018 11:38:48

    Libro straordinario, surreale, a tratti comico. La trama scorre anche se gli eventi vengono continuamente interrotti e sviati, in un complicato labirinto di luoghi e situazioni improbabili, senza spazio nè tempo. I personaggi sono disperati, irrisolti, in cerca del raggiungimento di aspirazioni e desideri sospesi e disattesi, in cerca di consolazione: inconsolabili, appunto.

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    23/12/2017 14:42:45

    All'inizio di ogni capitolo ci si aspetta sempre che il protagonista si svegli, tanto è surreale ciò che accade, ma non è così, si continua a leggere lasciandosi dietro dubbi e perplessità in attesa di un chiarimento che non arriva; poi quando, finalmente, appare evidente che tutto il racconto è avvolto da una atmosfera rarefatta, si apprezza appieno la grande capacità dell'Autore che con una scrittura fluente e tante invenzioni, rende veramente godibile l'avventura (poiché di ciò si tratta) del Sig. Ryder che, nella sua estraneità, è misteriosamente chiamato a risolvere le angosce di tanti. Un romanzo molto particolare ma pienamente soddisfacente.

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    08/06/2015 22:28:54

    Delusione. Dopo aver letto gli eccellenti 'Non lasciarmi' e 'Quel che resta del giorno', con grande fiducia ho approcciato quest'altro romanzo di Ishiguro, che purtroppo si è rivelato estremamente - e, almeno per la parte letta - unicamente logorroico. Peccato, all'inizio il clima sospeso e surreale pareva favorire un altro romanzo di grande impatto; poi direi che l'autore si è fatto trasportare dalla corrente e la noia ha preso nettamente il sopravvento. Abbandonato poco prima della metà.

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    01/08/2014 11:31:28

    Stupendo! Un'apoteosi dell'assurdo! Era da Quenau che non leggevo un libro simile... Povero Signor Ryder! Un pò faticoso seguire tutte le sue peripezie, ma ne vale proprio la pena! Me lo sono proprio goduto. Martina

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    19/09/2013 16:37:45

    Una brutta trama scritta così bene che finisce per avvincere Il termine più ovvio per definire questo libro è "onirico". Lo svolgimento della vicenda presenta tutte le "logiche incoerenze" di un sogno. Proprio come nei sogni, è il sognante, in questo caso il protagonista, che conosce tutte le relazioni fra gli eventi, cui reagisce con inaspettata naturalezza. Diverso è il caso del lettore, costretto a compiere grandi sforzi per districarsi, dubbioso se leggere gli eventi narrati come rappresentazioni di situazioni universali o se abbandonarsi al flusso della narrazione al solo fine di scoprire "come va a finire". Questo secondo esercizio però risulta assai faticoso, perché non è una vicenda a cui ci si possa appassionare. In realtà il finale è intuibile fin dall'inizio. Così alla conclusione di ogni capitolo la tentazione di lasciar perdere è forte, perché anche dopo 450 pagine proprio non si capisce cosa stia succedendo e neppure vien voglia di capirlo. Perché allora il libro finisce per avvincere? Per un solo motivo: perché è scritto bene. Ishiguro descrive con tanta arte e compiutezza singole situazioni, stati d'animo, dialoghi, paesaggi, ambienti, che non solo ogni sezione, ma perfino ogni mutare di prospettiva risulta alla fine una vicenda a sé stante di cui si vuole a tutti i costi conoscere la (provvisoria) fine. E così, tassello dopo tassello, non solo sono si arriva a pagina 554 ma anche si torna indietro per godere di alcuni passaggi bellissimi (le descrizioni dei paesaggi pieni di luce e di vento che squarciano all'improvviso gli scenari teatrali un po' squallidi della città sono le parti migliori). Cosa lascia questo libro? Dubbi, spunti di riflessione, sapore di ricordi e sensazioni dimenticate, il senso di una ricchezza di vita che non si è colta pienamente ma di cui si è certi, esattamente come accade con i sogni che al mattino cerchiamo di decifrare fino a che le incombenze del giorno non ci fanno scuotere la testa.

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