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Introduzione a il nichilismo
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Introduzione a il nichilismo Federico Vercellone
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Descrizione

Il volume offre gli strumenti critici essenziali per intendere l'opera di questa corrente di pensiero alla luce delle più recenti prospettive storiografiche.
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8
2009
1 gennaio 1996
VI-216 p., Brossura
9788842040767

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vitaliano bacchi
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Un saggio scritto da un filosofo non solo colto e munito nella materia ma soprattutto con una inconfondibile aristocrazia di trattazione che introduce non tanto al nichilismo quanto al razionalismo di cui appunto il primo costituisce la premessa epistemica di accesso. Ne abbiamo letti vari di saggi sulla più importante filosofia antimetafisica della modernità, quale resta pur sempre la filosofia del nulla, ma questo saggio ha una tale predicabilità di sussunzione che colpisce per la sua colta sintesi sistematica del fenomeno. Nella teoria cognitiva della intelligenza il nihilismo ha avuto una rivalutazione enorme, tratto quindi dal quel carattere sempre letterario e impopolare cui l'aveva ridotto una critica scettica circa il possibie contributo di testi letterari russi alla scepsi radicale antimetafisica che costituisce l'essenza di questa filosofia. Gli manca la trattazione sul tao dicono gli orientalisti di questo saggio censurandolo per aver trascurato la più importante delle teorie nihiliste, ma è una critica superabile perchè la grecità che ne costituisce il fondamento nella analisi dell'autore finisce per costituirne anche ratio inibitoria della voluta estensione al tao. La magistrale sintesi predicativa che vi si legge si riscontra ad esempio nella congiunta analisi di un testo nihilista secolarizzato come quello di Bonhoffer con la con la scepsi immanentista di Heidegger indubbiamente solo esegetica del radicale "pensiero divino" in quanto nihilista col quale Nietzsche ha scoronato la metafisica. Se vi domandate per quale ragione nessun filosofo odierno prescinda mai dallo sviluppo nichilista della scepsi di Nietzsche e cioè da Heidegger e nemmeno ne prescinda Ratzinger nella sua teologia secolarizzata e se vi chiedete perchè il secolo del cognitivismo e cioè della teoria della intelligenza razionale abbia dovuto presupporre la gnoseologia nihilista quale assioma indeclinabile per la sua teorizzazione, lo studio di questo testo è la lettura necessaria

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recensione di Carchia, G., L'Indice 1993, n. 6
(recensione pubblicata per l'edizione del 1992)

Tranne che per brevi momenti, soprattutto nella cultura russa, il nichilismo non costituisce tanto un movimento filosofico, quanto piuttosto un fenomeno della realtà ovvero un tema del pensiero.
Tuttavia, sebbene il termine non possa stare sullo stesso piano di quelli che legittimamente designano in senso stretto una scuola filosofica, non c'è dubbio che, specialmente nell'ambito della discussione storico-culturale, sia una costante lo slittamento del suo significato da una valenza oggettivo-tematica a una soggettiva e valutativa. Detto altrimenti, sembra caratteristica del concetto di nichilismo proprio un'oscillazione fra una sua accezione in termini di fatto e una sua accezione in termini di valore. Merito principale del saggio di Vercellone è il tentativo di sciogliere ordinatamente questo groviglio. Compito non facile, anche per l'assenza pressoché totale di un canone precedente, capace di fornire un primo orientamento alla ricerca storiografica. Tanto copiosa e vasta è la bibliografia degli scritti sul tema, altrettanto incerti e approssimativi sono i criteri con i quali esso è stato trattato. Questa introduzione articola i primi indispensabili punti di riferimento per fare chiarezza in proposito. La via scelta è quella di un coraggioso nominalismo che giustamente sacrifica la precaria unità del concetto alla puntualità dei riscontri storico-critici.
L'analisi, da un lato, individua come unico dato omogeneo del fenomeno i suoi confini storici, cioè le discussioni che hanno accompagnato la nascita e l'affermazione della modernità. Dall'altro, essa articola tre momenti storicamente essenziali della genesi del concetto, relativamente indipendenti fra di loro: a) il dibattito in seno al romanticismo, a partire dalla polemica di Jacobi contro Fichte; b) la cultura russa dell'Ottocento e il populismo; c) l'opera di Nietzsche nelle sue diverse fasi.
Nella seconda parte del libro, altri tre capitoli analizzano rispettivamente il rapporto fra nichilismo e filosofia contemporanea (con particolare riguardo all'esistenzialismo e a Heidegger), nichilismo e teologia (con particolare riguardo al tema della secolarizzazione), nichilismo ed estetica (con particolare riguardo al fenomeno delle avanguardie artistiche). Fra i risultati essenziali di questo sforzo di contestualizzazione , che introduce sfumature e sistema accenti in un ambito critico dominato finora troppo spesso da genericità e luoghi comuni, va alla fine registrata la consapevolezza che il nichilismo non è tanto la teoria di una invariante antropologica, dunque un dato ultrastorico, quanto invece un epifenomeno della modernità, un momento di quella patologia intrinseca al suo manifestarsi. È questo carattere patologico a spiegare, forse, la natura ipertrofica del concetto di nichilismo, la sua onnipervasività, che ha condotto alla soppressione della stessa linea di demarcazione fra oggetto e critica, risucchiando dentro di sé anche coloro che ne hanno tentato il disincanto e sono rimasti invece incatenati al suo destino, come Nietzsche e Heidegger appunto.

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