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Paul Auster

Traduttore: M. Bocchiola
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2009
Pagine: 223 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806199708

Quando parla di Andy, il fratellino scomparso in un laghetto del New Jersey il 10 agosto 1957, Adam Walker annota, nel suo racconto in seconda persona: "Sono ormai dieci anni che lui vive questa esistenza vicaria dentro di voi, un fantasma cresciuto in un'altra dimensione, che è invisibile ma respira, respira e pensa, pensa e sente". Adam e sua sorella Gwyn sono a New York, in un appartamento in affitto tra Broadway e Amsterdam Avenue, una sera afosissima d'estate, e rievocano come ogni anno la perdita di quel "nanetto furbacchione coi pannolini bagnati" che sembrava essere entrato nella famiglia per farli divertire: una tragedia che si stratifica di strazianti lacerazioni, ma che crea paradossalmente un'anomala, rinnovata intimità tra i due ragazzi rimasti a condividerne il ricordo. E mentre il personaggio invisibile aleggia nella memoria, quell'intimità di Adam e Gwyn prende una piega imprevista, ripercorrendo il primo "grande esperimento" di iniziazione sessuale che li aveva visti insieme già adolescenti. Ma questa volta l'incontro perde ogni innocenza per diventare incesto a tutti gli effetti, un incesto senza più regole, gustato per oltre un mese e raccontato nei minimi particolari come se fosse il perfetto compimento di un amore assoluto, nella piena ed esaltante condivisione di fisicità e parola. Amore così perfetto e struggente perché non dato, non concesso e non credibile pur nella sua evidenza.
E forse neanche reale, all'interno della narrazione che leggiamo, perché se questa storia sia realmente avvenuta, o se sia frutto dell'immaginazione di un aspirante scrittore in punto di morte, non è possibile saperlo. Ogni evidenza, infatti, ogni effetto di reale si frantuma continuamente nel corso della moltiplicazione dei piani narrativi e dei palinsesti che compongono quest'ultimo romanzo di Paul Auster, non a caso intitolato Invisibile, che in italiano leggiamo nella versione di Massimo Bocchiola (traduttore di Bukowski, Amis, Pynchon, DeLillo e altri), finissimo nel cogliere e trasmettere i ritmi variabili e i bruschi cambiamenti di registro e stile che compongono il testo. Un romanzo in cui tutto ciò che continuamente si scrive, si cita e si legge finisce per sopravvivere come il ricordo di Andy nei cuori dei suoi fratelli, e come la descrizione concitata di questo incesto narrato da Adam e poi cancellato dalla memoria di Gwyn: negato, o forse mai esistito, appunto, ma proprio per questo cocciutamente tenace, incisivo e vivido alla lettura.
Nel 2007 Adam Walker, sessantenne e malato di leucemia, consegna un manoscritto a James Freeman, suo compagno di università alla Columbia nel 1965 e ora scrittore affermato. Lo prega di leggerlo, specificando che "non è un'opera di fantasia". Freeman vi ritrova tre parti: l'una narrata in prima persona dall'amico, ambientata a New York nella primavera del 1967 e incentrata sull'incontro di Walker, ventenne, con Rudolf Born, ambiguo professore francese, e con la sua compagna Margot, sulla seduzione di quest'ultima e sugli inganni e l'ipocrisia assassina del primo; la parte successiva è in seconda persona, dedicata all'estate di quello stesso anno, alla convivenza di Adam con la sorella Gwyn e all'incesto che li unisce; l'ultima, in terza persona, racconta delle vicende dell'autunno che segue, quando a Parigi si ricongiungono le vite di Walker, Margot e Born che nel frattempo ha un'altra compagna, Hélène, con una figlia liceale, Cécile.
A dispetto dell'intreccio denso e frenetico, il lettore è ogni volta interrotto dagli stacchi in cui Freeman lo riporta al presente e alle proprie impressioni: "Fascino, divertimento, seguiti da un crescente turbamento e infine dall'orrore". Ma il presente diventa narrativo a sua volta, nel racconto dove riemerge e si commenta il testo, e nella parte finale in cui, dopo la morte di Walker, Freeman torna a Parigi e si mette sulle tracce del passato dell'amico scomparso: ritrova Cécile e lascia che siano le parole del suo diario a testimoniare gli ultimi ricordi su Born e su tutti quei personaggi che, ormai morti, restano come spettri, "non hanno più sostanza che i fantasmi".
Certo, la rottura della linearità, il citazionismo, la moltiplicazione di piani e dei fuochi e la continua riscrittura dei testi non sono fenomeni nuovi nella letteratura contemporanea. Ma a dare forza all'espressione – che riesce sempre convincente e viva, nonostante qualche picco di eccessivo, labirintico, intellettualismo – è qui piuttosto il paradossale incontro tra l'energia dell'immagine e il presupposto dell'invisibilità, tra ogni presunta verità e la sua cancellazione. In questo senso l'indagine letteraria si fa inevitabilmente thriller, come suggeriscono le parole di Cécile e di Born nelle ultime pagine di diario, un thriller instancabile e infinito (come infinito è il testo letterario stesso, scriveva Roland Barthes, un presupposto qui molto evidente) che nulla concede al sensazionale, ma somiglia piuttosto alla vertiginosa indagine di Edipo in se stesso e nel proprio tragico errore. Lo testimoniano i due fulcri della narrazione intorno a cui ruota Adam Walker: il personaggio di Rudolf Born, seduttore e presunto assassino, e l'episodio dell'incesto, che funzionano come un buco nero in cui tutta la narrazione converge e precipita.
Non è un caso che la prima immagine di Rudolf Born ("una faccia, per così dire, generica, una faccia che in mezzo a qualsiasi folla sarebbe diventata invisibile"), ovvero la figura "paterna" che segna la crescita di Walker e gli sviluppi di tutta la sua vita reale e letteraria, evochi quella del Bertran de Born non solo ricordato come poeta provenzale ma come personaggio dantesco, nel canto XXVIII dell'Inferno: il poeta che tiene per i capelli la propria testa recisa che ondeggia avanti e indietro come una lucerna, punito per avere diviso il re Enrico II da suo figlio, e ora diviso da se stesso, e di sé nemico. Una raccapricciante mise en abîme della vicenda raccontata da Adam e della letteratura stessa così come emerge dal romanzo, con le sue cancellazioni e spaventose illuminazioni.
Chiara Lombardi

Non è facile capire Paul Auster. Uno dei più promettenti scrittori americani, nato a Newark qualche anno dopo il suo illustre concittadino Philip Roth e autore, tra l'altro, della Trilogia di New York e di Follie di Brooklyn, lascia ad ogni lettura la netta sensazione di aver dissimulato, piuttosto che simulato, qualcosa di determinante per la comprensione del racconto.
Una narrazione spesso ellittica, in cui i piani narrativi si intersecano e si confondono attraverso la commistione di varie voci narranti e l'uso di diversi tempi verbali e punti di vista. Una complessità che sembrerebbe architettata ad arte per disorientare il lettore distratto, mentre necessiterebbe di un coinvolgimento totale e rapito. Solo in rari casi è la narrazione stessa ad assolvere a questo compito, molto più spesso l'autore deve ricorrere a una serie di artifici per carpire l'attenzione del lettore, ma questo non è il caso di Paul Auster: questa è una vicenda che, nonostante il raccapriccio, la brutalità e l'orrore, ha un'incredibile forza magnetica.
Siamo nel 1967 e New York è una metropoli in fermento che sta per essere percorsa da un irresistibile vento di cambiamento. Adam Walker è uno studente di letteratura e un aspirante poeta bellissimo, robusto e con un'intelligenza fuori dal comune. Durante un noioso party universitario incontra una coppia "diabolica" di francesi giunti da poco in America. Lui, Rudolf, è un professore in visita alla Columbia University esperto di politica internazionale. Lei, Margot, è una donna bellissima, imbronciata e altera. La coppia finirà per coinvolgere il giovane studente nelle sue contorte dinamiche, stuzzicando i suoi istinti più infimi e i suoi pensieri più sordidi. Ma quello che potrebbe sembrare un romanzo di formazione e di progressiva corruzione, come nella migliore tradizione del romanzo contemporaneo, si trasforma progressivamente in un pastiche di riferimenti e citazioni letterarie, dove autori come Conrad, Fitzgerald, Dostoevskij e personaggi indimenticabili come Barney Panofsky convivono.
Di fronte all'orrenda scoperta di un delitto insensato e incomprensibile, Adam si ritrova improvvisamente a fare i conti con la moralità e la responsabilità, con l'atroce ricordo della morte di suo fratello e con il bruciante desiderio di possedere sua sorella. Una vicenda che assume i contorni della tragedia greca, ma che nulla ha a che vedere con il folle vaticinio tipico del corifeo. L'uomo che racconta l'incredibile anno 1967 in tutta la sua portata eversiva è un uomo lucido e freddo di fronte alla morte. Prima di ultimare la sua autobiografia, consumato dalla leucemia, Adam Walker contatterà il suo vecchio amico Jim, diventato uno scrittore famoso, che si farà carico di ultimare e pubblicare il manoscritto. Prima però ci sarà da comprendere fino in fondo l'animo di un uomo invisibile, di colui che si cela nelle pieghe del romanzo, che anela e lotta contro se stesso e i suoi istinti e che affermando se stesso di fatto nega la possibilità del reale.

Recensioni dei clienti

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    maurizio

    07/12/2014 14.12.36

    Ho appena finito di leggere Invisibile,non conoscevo Auster,un capolavoro....

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    Raffaele

    26/08/2013 22.21.48

    Senza dubbio il miglior Auster che abbia letto.

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    Luigi

    08/05/2013 15.50.22

    Manca solo una punta di cattiveria in più.

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    Gianfranco

    13/09/2012 13.54.11

    Difficilmente un libro di Paul Auster delude il lettore. Ed è sempre un piacere leggerlo.

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    Akuarium Komik

    04/09/2012 11.49.35

    E' il romanzo con il quale ho scoperto, amato e alla fine capito Auster. Una scrittura semplice ed intelligente. Una storia, tutto sommato, povera, dalla quale però Auster riesce a tirare fuori un mondo. Fattevi un favore, leggetelo.

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    ilaria

    28/07/2012 10.47.39

    Auster non delude mai la sua potenzialita' e la sua scrittura energica incantano. I personaggi da lui ideati hanno sempre queste tinte forti e una volta chiuso il libro e' difficile liberarsene. Per i miei canoni, il capitolo Estate e' stato fin troppo morboso e mi ha infastidito ce n'era cosi' bisogno? Tanto che l'autore con il disconoscimento di Gyn la sorella sembra quasi volerlo rinnegare lui stesso. Il romanzo una volta concluso lascia tante strade ancora percorribili per la mente del lettore e cio' in genere mi disturba stavolta l'ho trovato pertinente. Bel libro insomma non il migliore

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    valentina

    12/07/2012 10.29.01

    lo consiglio! era da tempo che non leggevo un libro così bello!

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    Adriana

    27/07/2011 08.53.31

    Trama intrigante, morboso quanto basta, architettura ben congeniata e bella scrittura. Gli ingredienti ci sono tutti anche se il finale mi ha lasciata un po' perplessa. I film da lui sceneggiati (Lulù on the Bridge, etcc...) mi sono piaciuti.

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    silvana

    23/01/2011 16.32.43

    Uno dei migliori romanzi di Auster, anche se non griderei al miracolo. E'scritto con consumata abilità e riesce benissimo a costruire un caleidoscopio di verità,dentro cui il lettore si perde e si ritrova continuamente. Da Auster mi aspetto sempre il massimo, ma in questo caso mi sembra che 4 sia un equo riconoscimento.

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    maurizio

    25/10/2010 16.21.44

    Troppo bello per lasciarselo scappare! Era da tempo che non leggevo un libro con questa ingordigia!

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    sordello

    12/10/2010 10.24.52

    Primo Auster che leggo. Molto divertente, ottima scrittura, uno di quei romanzi che ti prendono per mano e ti portano dove vogliono loro, fino alla conclusione... Anch'io do un punto in più per equilibrare le braci del caminetto.

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    Standbyme

    24/04/2010 17.28.45

    Quattro stili contraddistinguono questo pregevole romanzo. La prima parte “Primavera” è narrata in prima persona dal giovane protagonista Adam Walker. Nella seconda parte “Estate” un narratore esterno continua la storia rivolgendosi direttamente ai protagonisti: “Sei anni dopo sei seduta nella cucina…”, “Viste da fuori le vostre vite continuano come prima…”. Abbiamo poi la terza parte dove, un vecchio amico di Adam, trovati i suoi appunti li sviluppa dando vita al capitolo dell’ “Autunno”. Non abbiamo un “Inverno”: la quarta parte sarà scritta in forma di diario da un’amica di gioventù di Adam. Quattro stili, non quattro punti di vista della stessa storia, che rendono questo romanzo efficace sul piano dell' intrattenimento. Una storia appassionante triste, profonda, piena di rimpianti, con pochi personaggi, ognuno dei quali potrà incidere profondamente nell’animo dei lettori più sensibili.

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    giovanni

    22/04/2010 21.02.43

    sono proprio le ultime pagine che fanno diventare il resto un bellissimo racconto.

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    Giancarlo Tramutoli

    01/04/2010 10.09.36

    Dopo le discesa ardita dei "Viaggi attorno allo scriptorium", questa grande risalita. Un Paul Auster in stato di grazia. Colto in... fragranza. Un Paul Auster croccante come un Pollo Arrosto.

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    *ciobin*

    08/03/2010 18.07.49

    Un ottimo Auster, un ottimo libro. Intrigante, delicato, morboso, orribile, appassionante..tutto in un solo libro, non è da tutti. La tecnica di utilizzare diversi narratori con i rispettivi punti di vista permette all'autore di complicare la narrazione, così da renderla più vivace, anche se mai difficile da seguire. Le conclusioni del romanzo sono poi diverse, a seconda del narratore cui vogliamo dar fiducia.Assolutamente consigliato. PS:Avrei dato 4 su 5, metto i pieni voti per bilanciare chi ha finito la legna per il fuoco e pensa di bruciare un'opera come questa.

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    Loris

    23/02/2010 10.49.48

    Lette le ultime pagine, confesso di essere rimasto perplesso di fronte a questo lavoro di Auster. Probabilmente mi aspettavo qualche rivelazione ‘forte’, uno snodo narrativo che desse unita’ e compiutezza a tutta la vicenda. Ripensandoci pero’ mi sono accorto di aver sottovalutato il punto focale del romanzo. Ovviamente ci sono tutti gli elementi del racconto di formazione: l’esuberanza e l’idealismo giovanile, la seduzione e il potere dell’eros, l’esperienza del male e la consapevolezza dei propri limiti. Auster si produce nei consueti virtuosismi stilistici, giocando con piu’ voci e modulandone con abilita’ i toni. Puro esercizio metaletterario? Mi sono chiesto il perche’ di questo titolo (‘invisibile’) e l’ho ritrovato associato alla figura di Andy, il fratello morto che viene evocato nel giorno del suo compleanno, rivestito di una vita immaginata per lui dai fratelli che gli sono sopravvisssuti. Il confine tra reale e fittizio e’ ambiguo in tutte le vicende del romanzo. Gli eventi narrati da un personaggio sono modificati o negati dalle rivelazioni di un altro, senza che si possa stabillire una verita’ assoluta. Ecco, il cuore del libro mi pare essere qui. Ciascuno rimodella la propria esistenza mescolando esperienze reali e desideri, alterando i ricordi fino a convincersi della propria versione. Cio’ che e’ invisibile (pulsioni e ossessioni in primis) penetra nella materia quotidiana, conpone quel particolare romanzo che ognuno di noi scrive con la propria vita.

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    jacopo

    22/02/2010 17.45.53

    primo romanzo di Auster che leggo, molto morboso ma anche delicato, impostazione narrativa particolare e abbastanza scorrevole, storia intrigante e molto psicologica.. lo consiglio!!

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    AnnaM.

    15/02/2010 11.38.11

    Accattivante e imbarazzante quanto basta per farmi spegnere la lampada del comodino alle 4 del mattino. Non mi succede spesso. Grazie Auster!

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    Attilio Alessandro

    07/02/2010 07.41.00

    Confesso di essermi trovato imbarazzato e negativo dopo aver letto il secondo capitolo e alcune parti del terzo, ma ora che ho finito e chiuso il libro devo dire che è un racconto bellissimo, scritto con grande maestria e che avvince fino alla conclusione. Merito anche della bellissima traduzione. Lo consiglio vivamente

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    Mario

    26/01/2010 20.02.57

    Finalmente Paul Auster, dopo un paio di libri per niente all'altezza del suo stile, è tornato con questo bellissimo romanzo. Un libro da leggere centellinandolo per paura di finirlo troppo in fretta!

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