Io sono vivo, voi siete morti

Emmanuel Carrère

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 26 maggio 2016
Pagine: 351 p., Brossura
  • EAN: 9788845930874

19° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Narrativa, romanzieri e scrittori di prosa

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Descrizione

A trentacinque anni, spinto da questa inesausta passione, Carrère decise di raccontare la vita, vissuta e sognata, di Philip K. Dick. Il risultato fu questo libro, in cui emerge un'attenzione chirurgica per il dettaglio e una lucidità mai ottenebrata dalla devozione.

"Sono certo che non mi credete davvero, e forse non credete davvero che ci creda io stesso. Eppure è la verità. Siete liberi di credermi o meno, ma vi giuro che non sto scherzando: è una cosa molto seria, una questione importante. Certo, capirete che anche per me una simile affermazione è di per sé sconcertante. Molti sostengono di ricordare una vita passata, ma io sostengo di ricordare un'altra, diversissima, vita presente. Che io sappia, nessuno ha mai affermato una cosa del genere, ma ho il sospetto di non essere l'unico ad aver fatto questa esperienza. Ciò che è unico è la mia disponibilità a parlarne." - Discorso pronunciato da Philip K. Dick a Metz, il 24 settembre 1977

«Da adolescente» scrive Emmanuel Carrère nel Regno «sono stato un lettore appassionato di Dick e, a differenza della maggior parte delle passioni adolescenziali, questa non si è mai affievolita. Ho riletto a intervalli regolari Ubik, Le tre stimmate di Palmer Eldritch, Un oscuro scrutare, Noi marziani, La svastica sul sole. Consideravo – e considero tuttora – il loro autore una specie di Dostoevskij della nostra epoca». A trentacinque anni, spinto da questa inesausta passione, Carrère decise di raccontare la vita, vissuta e sognata, di Philip K. Dick. Il risultato fu questo libro, in cui, con un'attenzione chirurgica per il dettaglio e una lucidità mai ottenebrata dalla devozione, Carrère ripercorre le tappe di un'esistenza che è stata un'ininterrotta, sfrenata, deragliante indagine sulla realtà, condotta sotto l'influsso di esperienze trascendentali, abuso di farmaci e di droghe, deliri paranoici, ricoveri in ospedali psichiatrici, crisi mistiche e seduzioni compulsive – e riversata in un corpus di quarantaquattro romanzi e oltre un centinaio di racconti (che hanno a loro volta ispirato, più o meno direttamente, una quarantina di film). Con la sua scrittura al tempo stesso semplice e ipnotica, Carrère costruisce una biografia – intricata e avvincente quanto lo sarà, vent'anni dopo, quella di Eduard Limonov – che è insieme un romanzo di avventure e un nitido affresco delle pericolose visioni di cui Dick fu artefice e vittima.

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    n.d.

    05/12/2018 09:57:26

    Indubbiamente uno dei migliori Carrère. Imprescindibile per gli amanti dell'opera di Philip Dick.

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    n.d.

    18/09/2018 23:08:13

    Impossibile comprendere a pieno l'opera di Dick senza leggere almeno una (ma sarebbe meglio tutte) delle sue biografie. Personaggio troppo fuori dagli schemi e troppo sopra le righe per poterlo comprendere e apprezzare solo attraverso i suoi romanzi. Libro molto biografico e in alcuni punti un pelo noioso, sicuramente lo potranno apprezzare e amare a pieno solo i grandi fan di PKD.

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    n.d.

    23/05/2017 09:28:29

    Il racconto della vita di Dick è la storia di un uomo ossessionato da una schiera infinita di demoni. Fantasmi che assumono aspetti multiformi: la follia, le droghe, il talento, una lucidità visionaria, la ricerca ossessiva della verità. Infine, l’ossessione di tutte le ossessioni dell’uomo: Dio. È un grave errore ritenere le opere di Dick frutto della fantasia di un uomo delirante. Per converso, si tratta di veri e propri squarci narrativi. Uno stato di grazia, quasi profetico, in cui l’autore immagina e vede cose che gli altri non riescono a vedere.Al di là dei generi e delle categorie, nei quali spesse volte costringiamo le opere letterarie, Dick si è spinto oltre. Ha indagato gli sviluppi di una società sempre più dominata dalle intelligenze artificiali (siamo negli ’70, agli albori della civiltà robotica), la dissimulazione del vero e il grande, inquietante, inganno universale imposto dal Potere alle persone comuni. Quello che stupisce di questa biografia è l’emergere di un sentimento che inevitabilmente matura nel cuore di ogni lettore. Dick non avrebbe fatto meglio a godersi i suoi romanzi di fantascienza? Perché, da maledetto Icaro qual è stato, si è spinto fino al punto in cui le sue ali hanno preso fuoco?

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    n.d.

    26/04/2017 15:09:58

    Vita e opere si fondono nella biografia di Dick. Per gli appassionati di fs, i suoi romanzi (a dir il vero non esaltanti sul versante dello stile) contengono idee di estrema modernità. Il concetto di realtà è quanto mai labile, soggetto a manipolazioni e spesso indistinguibile da sogni e allucinazioni; il confine tra umano e artificiale si ridefinisce sulla base della capacità empatica; la memoria è alterabile su scala individuale e collettiva, offrendosi così come formidabile strumento di controllo sociale. Il buon Dick, a quanto si può leggere, ha avuto parecchio materiale cui attingere: psicoanalisi, trip da cocktail di farmaci, droghe più o meno leggere, dissertazioni teologiche, Bibbia e I-Ching. Carrère intreccia efficacemente il dato biografico con il racconto dei principali lavori, da ‘La svastica sul sole’ alla trilogia di Valis, passando per Ubik (dal quale proviene la citazione del titolo). Gli spoiler abbondano, ma probabilmente chi sceglie questo testo ha già incrociato lo scrittore ed è interessato all’uomo, alla sua visione del mondo e dell’esistenza.

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    n.d.

    12/02/2017 09:46:21

    Traumatizzato a tre anni da una maschera antigas: basta questo per spiegare la vita e il pensiero divergente di un uomo? Probabilmente no, ma se a questo aggiungiamo una gemella morta di fame appena nata, padre assente, madre piuttosto sgallettata, attacchi d'asma, panico, tachicardia, vertigini e agorafobia, nonché precoci e continuative sedute di psicoanalisi manipolate con destrezza, forse il quadro si completa e soddisfa le condizioni che fanno di un essere, un essere speciale, dalla straordinaria capacità di trasformare la sua realtà in fantascienza e viceversa, e le sue allucinazioni e deliri in incubi esistenziali. A dodici anni pubblica il suo primo abbozzo di romanzo e a tredici considera una serie di avventure intergalattiche un'intransigente verità. Ed è questo il punto cruciale e centrale: il concetto di 'vero', di Realtà oggettiva e i suoi incerti, sottili e liquidi confini con l'illusione e la follia, perenne riflessione, cruccio e stimolo, perno attorno al quale ruoterà tutta la sua esistenza e paradossale creatività: "Non aveva mai avuto immaginazione. I suoi erano semplici resoconti." Era pienamente consapevole della sua "anormale normalità", fonte di tormento, ossessione, ispirazione e, alla fine, pure di guadagno, più che in termini economici, in termini di colui dai cui germogli si generò gran parte delle pietre miliari nella narrazione fantascientica e distopica del secolo scorso. Dick, perfetto funambolo del 'E se...?'; visionario e sognatore ad occhi aperti e chiusi, abile sofista e conversatore dal cervello inquieto, prolifico (ipersollecitato dalla chimica), e sempre pronto a captare e decodificare i segnali dall'universo, ha trovato in Carrère un magnifico interprete e traduttore di vita e di pensiero desunti dalla produzione letteraria stessa, il quale, confermando la sua eccellenza in qualità di scrittore auto/etero biografico, sa mettere la penna esattamente lì dove serve.

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    n.d.

    27/09/2016 09:13:57

    Biografia densa di aneddoti, costruita su un'analisi organica e completa di tutta la sua produzione letteraria dickiana. Nel raccontare la vita degli altri, Carrere è di una bravura mostruosa. Ricorda Limonov nell'impianto narrativo.

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DICK LO FA COL TUO CERVELLO

Adelphi ripubblica la straordinaria biografia di Philip K. Dick scritta da Emmanuel Carrère nel 1993. Più che un libro, un moltiplicatore di libri.

Philip K. Dick aveva ragione. Non credo che siamo in molti a pensarlo, quasi tutti infatti ritengono che fosse un uomo di genio (o il più grande autore di un genere letterario considerato di serie B come la fantascienza) irrimediabilmente pazzo e paranoico, e chiudono lì la questione, rubricando la sua trionfale rivelazione metafisica a una provincia patetica della psichiatria. Poveretti. Alla fine sono riusciti a digerire le estasi di Plotino e i furori bruniani, le speculazioni di Meister Eckhart e le uscite dal mondo di Simone Weil solo perché il tempo, l’accademia, il conformismo culturale – date voi il nome a questa forza mortale – ha normalizzato e ucciso la potenza di quelle visioni. Un ragazzo di Gorizia, agli inizi del Novecento, a causa del potere necrofilo di questa banalizzazione, da lui individuata e analizzata nella sua tesi in filosofia, si sparò un colpo di rivoltella la notte prima di laurearsi e buonanotte ai suonatori; questo ragazzo si chiamava Carlo Michelstaedter e sono sicuro che Carlo Michelstaedter sarebbe stato un lettore pieno di amore per Philip K. Dick. Emmanuel Carrère non si spinge fino a questo punto. E’ un autore, per fare un esempio, che come prima cosa, cioè quando sta per inoltrarsi per centinaia di pagine de “Il Regno” nel racconto della nascita del Cristianesimo e della teologia politica di San Paolo, la prima cosa che sente il bisogno di fare è di lamentarsi per quando si licenziò da una fortunata produzione televisiva per colpa di giovani sceneggiatori presuntuosi e ignorantelli.

Emmanuel Carrère non è un viaggiatore infero, ma è il più grande estensore contemporaneo di un genere antico: le vite dei Santi.

Lo ha fatto abbastanza recentemente con Limonov, lo ha fatto come suo primissimo lavoro con Werner Herzog (speriamo che Adelphi lo stampi e lo traduca; ormai è introvabile), lo ha fatto più di vent’anni fa con Philip K. Dick in questa biografia “Io sono vivo, voi siete morti” ritradotta ora da Federica e Lorenza Di Lella (Adelphi) dopo la vecchia edizione Hobby & Work (Hobby & Work!!!) del 2006.

Tra i compiti di ogni vita dei Santi il più importante è di conquistare l’entusiasmo di nuovi adepti. Il libro deve dunque agire come sortilegio e mutare la sorte dei lettori. Carrère ci riesce quasi sempre. Dopo aver letto la sua biografia su Limonov, mi sono precipitato su un personaggio secondario di quel racconto (Jean-Edern Hallier, il direttore di una funambolica rivista, L’Idiot International, dove iniziò a scrivere oltre a Limonov anche Houellebecq, Matzneff, Arrabal, e molti altri irregolari); la stessa cosa succede con questo libro su Dick: mi sto documentando abbastanza febbrilmente sul vescovo episcopale della diocesi della California, James A. Pike: star televisiva amico tanto di Dick (lo introdusse alla Gnosi) quanto dei Kennedy, di Martin Luther King e del rock in Chiesa; Pike rimase sconvolto quando scoprì l’utilizzo di sostanze psichedeliche tra i primi cristiani, poi suo figlio si sparò con un colpo di fucile da caccia e da quel momento in poi iniziò a parlargli tramite sedute spiritiche a cui Dick partecipava.

Nei libri di Carrère, ogni pagina è così una biblioteca in potenza, ogni libro è un moltiplicatore di libri, una macchina bibliografica. E questo è l’aspetto che forse unisce maggiormente la sua figura, altrimenti enormemente diversa, a quella di Philip K. Dick. Il punto di contatto occulto tra i due. Solo che quello che Carrère fa coi libri, Dick lo fa con la realtà. Lo fa col tuo cervello. Bellissimo e pericolosissimo.

Recensione di Edoardo Camurri

 


Indice

I. Berkeley
II. Gli omini verdi
III. George Smith e George Scruggs
IV. Cosa faceva in realtà
V. Il Ratto in famiglia
VI. Chung Fu, la Verità interiore
VII. L'idiozia
VIII. Follia a due
IX. Presenza reale
X. Ko, il Sovvertimento, la Muta
XI. Definire l'umano
XII. Ritratto dell'artista come eresiarca
XIII. Dove vivono i morti
XIV. I freak
XV. Scorrete lacrime
XVI. L'inverno dell'anima
XVII. L'impero non è mai cessato
XVIII. La caduta del tiranno
XIX. Ciò che il grasso amico dei cavalli aveva incontrato
XX. Capolinea
XXI. Massa critica
XXII. Quella che stava aspettando
XXIII. Verità penultime
XXIV. L'indecidibile

Nota