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Jean-Christophe Grangé

Traduttore: D. Comerlati
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2010
Pagine: 510 p. , Rilegato
  • EAN: 9788811670339
Usato su Libraccio.it € 10,58

Recensioni dei clienti

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    raffaella

    24/10/2016 11.52.54

    Primo libro che leggo di questo autore a me sconosciuto...che dire...un inizio molto accattivante...con scene al quanto crude (per i miei gusti)..e poi la storia si inabissa...diventa contorta ..con troppi personaggi..troppi luoghi..e un finale che...lascia perplessi...

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    Persefone78

    08/09/2012 11.07.46

    Nonostante io ami questo autore il libro non mi è piaciuto, la prima parte è intrigante e accattivante ma quando la protagonista parte per il sudamerica è come se fosse un libro diverso che poco ha a che fare con la prima parte, il legame tra la parte francese e la parte sudamericana è davvero labile..Inoltre c'è davvero troppo nella seconda parte del libro, troppi luoghi troppi personaggi, troppe nozioni storico/politico/sociali dei luoghi visitati ma poca azione, il finale poi meglio no comment, oltre che di per se molto brutto è troppo veloce e inconcludente tanto che girando l'ultima pagina mi sono detta "ah, è finito?"

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    tapparella 71

    19/06/2012 20.58.59

    Comincerei facendo una premessa, l'autore è uno dei miei preferiti praticamente ho letto tutti i suoi scritti, tra l'altro fremevo dalla voglia d'iniziare questo;sin dall'inizio ho trovato delle difficoltà nel seguire la trama, l'ho trovata pesante,ripetitiva e priva di quella calamita che di solito delinea i racconti di Grangè.Capitoli a mio modestissimo parere privi di mordente ed un pochino flosci. In alcuni tratti il racconto è anche piacevole,però sono stato abituato a ben altro dallo scrittore,un libro tra i meno interessanti della serie.

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    marcostraz

    23/04/2012 11.23.51

    Non sono d'accordo con molte delle ultime recensioni...io l'ho trovato un ottimo libro, e trovo che l'autore sia molto bravo nel non fare scendere mai la tensione e lasciare il lettore attaccato al libro e voglioso di arrivare fino in fondo alla storia...almeno a me è successo così...

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    GiovanniD

    29/03/2012 14.33.59

    Mi rendo conto che quando un autore scrive un libro come "Il volo delle cicogne" dopo può solo scendere, ma si poteva scendere anche un bel pò meno. Troppa roba, che pasticcio, troppa violenza (mi ricorda un pò quella schifezza di Scarpetta), troppo commerciale (mi ricorda Ken Follet soprattutto quando l'eroina diventa vigile del fuoco, antropologa, Indiana Jones, etc.)troppa sorpresa non sorpresa (stile King, con finali prevedibili). Peccato, davvero, per quella che secondo me è una delle penne più belle in circolazione scrivere una storia così deludente.

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    Francesco

    11/03/2012 17.43.26

    Assolutamente dopo al giuramento uno deimigliori dell autore...colpo si scena un pò troppo surreale ma fighissimo...bellissimo libro su tutti i fronti. Grangè non sbaglia un colpo amici miei

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    Ely

    06/03/2012 19.50.56

    Di questo autore anni fa lessi "I fiumi di porpora". Mi era piaciuto quindi ho affrontato questo romanzo ben disposta, Ma poi ho sfogliato 520 pagine in circa 10 minuti, il tempo impiegato a decidere che questo libro, almeno per me, faceva schifo. Ho letto le prime 4 pagine, poi la narrativa non mi ha preso, la protagonista men che meno. Se un libro non mi entusiasma dalle prime righe non mi riesce proprio di leggerlo. Non lo consiglio proprio a chi ama i thriller e quindi angoscia e mistero fin dalle prime righe.....

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    dany

    14/10/2011 12.02.21

    Che pasticcio, questo libro. Senza contare che, con tutto il materiale che ci ha infilato dentro, ne sarebbero venuti fuori due probabilmente più godibili. Troppa carne al fuoco, Messieur Grangé. Il cannibale, il proto-cro magnon, il prete, il sudamerica e via elencando. Inoltre personaggi molto scialbi, passaggi poco coerenti. Mi mancano un'ottantina di pagine ma mi sono inchiodata e non riesco ad andare aavanti. Se dopo più di 400 pag. l'autore non riesce nemmeno a motivare il lettore per "vedere come va a finire" vuol dire proprio che non ha centrato il suo obiettivo.

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    Umberto75

    31/07/2011 09.17.12

    Peccato per la parte ambientata in argentina perchè fino a li il libro è veramente intrigante!

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    gabriele23

    05/01/2011 11.09.41

    Continuando sulla stessa strada di miserere, il proff grangè, fà impallidire la scuola italiana, insegnandoci il marciume della storia contemporanea sud-centro americana. Ennesimo capolavoro, grazie professore.

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    Zenzero

    28/10/2010 08.17.03

    Non si può dire che sia un romanzo riuscito né tanto meno all'altezza dell'autore. L'idea di fondo è veramente intrigante ma purtroppo è sviluppata male e il finale una delusione. Peccato per il mio autore preferito.

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    Antonio F.

    21/09/2010 17.06.38

    Una retrospettiva dell'orrore partorita da una mente non comune

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    Luca 76

    01/09/2010 17.52.03

    Premessa d'obbligo: ho letto tutti i lavori di Grangè e posso dire che questo libro non delude affatto chi conosce il suo modo di scrivere, anzi in molti passaggi riesce a rievocare le sensazioni e le dinamiche di indagini particolarmente riuscite come quelle alla base de "I fiumi di porpora" e "il Giuramento", che dal punto di vista del thriller sono certamente i migliori (a mio giudizio) dell'autore. Personalemnte ho letto tanti autori di genere, e posso dire che la capacità narrativa, la fantasia, ma anche il gusto di costruire una storia con una tensione narrativa come quella di Grangè è certamente fuori dal comune. E' chiaro poi che per costruire una storia di questo tipo è necessario forzare alcuni passaggi (tipo i tempi dell'indagine fin troppo serrati) ma il risultato è garantito. Come sempre, consiglio di approcciare Grangè solo a chi non storce il naso di fronte ad efferatezze a volte davvero sconcertanti (qui si mettono in scena cerimonie di morte davvero agghiaccianti, per tecnica e complessità simili a quelle già assai macabre de "Il Giuramento"), ma in ogni cao (e come sempre per questo autore) assolutamente funzionale al vero obiettivo dell'autore: scovare l'origine del male e sviscerare le motivazioni che ne sono alla base. In ogni caso, un gran trhiller a cui non dò il massimo solo perchè l'inizio è un pò lento (caratteristica, tra l'altro dell'autore, che poi però pigia il piede sull'acceleratore e non lo lascia fino alla fine) e per il finale, ricco di un buon "colpo di scena", ma un pò povero dal punto di vista della "dinamica degli eventi". Buona lettura e scusate la lungaggine

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    luigi

    01/09/2010 15.22.26

    il 2 solo per rispetto verso uno scrittore che fin qui ci ha regalato dei libri impeccabili se non eccezzionali. stavolta ha proprio toppato di brutto!

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    Andrea

    30/08/2010 12.34.23

    Bel thriller, Grangè si conferma grandissimo scrittore. Forse non ai livelli del "Giuramento" o "Miserere", ma è comunque davvero molto inquitante. Il finale è un pò semplicistico ma la storia merita di essere letta.

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    Guido

    26/07/2010 09.59.47

    Indubbiamente scritto bene, la lettura prende molto, ma le ultime 50/60 pagine ed il finale secondo me lasciano un po' a desiderare. In ogni caso un libro piacevole, scorrevole. Personalmente ho scoperto uno scrittore nuovo e penso leggerò ancora i suoi libri.

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    Mauro

    20/06/2010 12.29.55

    Da quando ho letto "I fiumi di porpora" (ormai mio libro preferito in assoluto), ho deciso di leggere tutte le opere di Grangé (mio autore preferito quindi). Oltre a quel primo romanzo, ho letto "Il giuramento","La linea nera","Miserere" e appunto "L'istinto del sangue". Me ne mancano ancora 3. Devo dire che leggendo un libro di questo autore è raro restare realmente delusi (a me non è minimamente piaciuto "La linea nera"): con quest'ultima fatica, il francese si supera nuovamente. Premetto che per me è inferiore leggermente alla sua mia opera preferita (son gusti), tuttavia ha questo libro ho dato 5/5: si merita infatti il massimo. E' un indagine appassionante e, soprattutto nel finale, inquietante. Mi è piaciuto l'ultimo colpo di scena che non avrei mai previsto (eppure leggo tanti thriller...). Un ultima cosa, il finale: Grangé ha quest'abitudine di "lasciare il finale a metà" (cioè non aperto dove ognuno può dire la sua, ma un finale che si intuisce come termina, senza però che sia direttamente l'autore a dirlo); perciò non mi sorprendo in tal senso. Naturalmente trattare di cose quasi impossibili è la volontà di Grangé, questi fatti incredibili sono ovunque nei suoi romanzi (vedi "Il Giuramento" e "Miserere"). Infine consiglio assolutamente il libro, anche perchè ripeto l'indagine è entusiasmante e ti porta a non staccarti dal libro, per capire il meccanismo dell'omicida. Pian piano tutti i pezzi del puzzle vanno gradualmente (la protagonista accompagna il lettore) al loro posto, fino alla paurosa verità.

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    Arkadin70

    14/06/2010 17.15.41

    Magistrale prova letteraria grondante sangue e follia da un genio del romanzo contemporaneo. In questa ennesima disamina delle varie facce del male,l'autore pescando tra citazioni letterarie e cinefile alte ci fa assistere ad una discesa negli inferi della follia che tiene con il fiato sospeso fino all'ultima sconcertante (ma non troppo) verità. Non saremo ai livelli di Miserere ma il pathos e la tensione emotiva sono così alti da meritare per me il massimo dei voti. Di nuovo Bravo Grangè

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    Oscura

    10/06/2010 09.50.47

    Magnifico per quanto riguarda lo stato di tensione che riesce ad indurre nel lettore, una sorta di fascinazione che lo spinge a non riuscire ad interrompere la lettura fino alla fine. Originale come storia ed intreccio. ...ma... C'è un ma, anzi più di uno. Prima di tutto, la conclusione, un po' buttata là, ma questo è un vizio che ha questo ottimo scrittore. I personaggi però, contrariamente al solito, sono poco tratteggiati ed abbastanza superficiali, soprattutto la protagonista (si pensi invece agli splendidi comprimari della "Linea nera"), una scaldatrice di sedie da scrivania che di colpo si trasforma in Indiana Jones. Purtroppo quando scrittori maschi parlano dell'universo femminile, per quanto siano bravi, mancano comunque di empatia ed immedesimazione. Tipico di questo è la comune credenza che ogni individuo di sesso femminile dall'età di 35 anni cominci a sentire "il ticchettio dell'orologio biologico" ed inevitabilmente vada incontro al bisogno irresistibile di riprodursi, altrimenti si squalifica e diventa una donna di serie B o peggio anormale perché non può esistere ed essere completamente realizzata nella sua persona senza dividere la sua vita con un uomo e/o figli. Scusate lo sfogo pseudofemminista, ma mi sembra antidiluviano questo atteggiamento, lo potrebbe tenere uno degli uomini della Foresta dei Mani!!! Infine le descrizioni dei vari paesaggi sudamericani, troppo dettagliate, troppo ripetitive, troppo soffocanti. Il giudizio sul romanzo è comunque pienamente positivo, un'altra superba prova di Grangè.

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    Dan

    05/06/2010 10.01.31

    Grangè ha il potere di provocarmi ogni volta una sorta di bulimia tale da non concedermi che soste fisiologiche durante la lettura. E non importa davvero se il finale non è all'altezza dello sviluppo del racconto (situazione peraltro comune ad altri suoi romanzi). La forza di Grangè sta nel conquistarti e sbatacchiarti qua e là al seguito dei suoi protagonisti. Ti fa salire sulla sua giostra granguignolesca (ma stavolta meno gore del solito) e ti fa scendere solo all'ultima riga dell'ultima pagina. Nel suo genere è, a mio avviso, il migliore, superiore anche ai più acclamati americani o agli svedesi alla moda (a parte il pioniere Mankell). Fermo restando che si sta parlando di letteratura "di genere" lo promuovo a pieni voti. Buona lettura.

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