L' Italia e la questione adriatica. Dibattiti parlamentari e panorama internazionale (1918-1926)

Marina Cattaruzza

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 12 giugno 2014
Pagine: 592 p., Brossura
  • EAN: 9788815247087
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Descrizione
Marina Cattaruzza ricostruisce per la prima volta in maniera approfondita la politica estera italiana rispetto all'assetto del confine adriatico e il ruolo che tale questione ebbe nella crisi postbellica delle istituzioni liberali. La studiosa svolge un'analisi circostanziata dei dibattiti parlamentari relativi a tre grossi nodi della storia italiana del primo dopoguerra: il rientro da Parigi della delegazione italiana alla Conferenza della pace come reazione di protesta al "manifesto" di Woodrow Wilson, nettamente contrario alle aspirazioni italiane sull'Adriatico orientale; la "marcia su Fiume" di Gabriele D'Annunzio e dei suoi legionari e l'atteggiamento delle élite politiche italiane rispetto all'"impresa fiumana"; le trattative di pace, prima nell'ambito del "Consiglio dei Quattro" e poi, direttamente, tra Italia e Jugoslavia, e la stipula del Trattato di Rapallo. Nell'ultimo capitolo è trattata la politica estera nei primi anni del regime fascista, in cui si ebbe un temporaneo avvicinamento tra Italia e Jugoslavia, in una linea di sostanziale continuità con la politica impostata dal Governo Giolitti-Sforza. I dibattiti parlamentari sono collocati costantemente nel più ampio panorama europeo, caratterizzato dalla fissazione di nuovi assetti confinari e dall'affermarsi di nuove realtà istituzionali sui territori degli imperi plurinazionali, dissonisi nel corso del conflitto mondiale.

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  Gli ultimi dibattiti svoltisi in parlamento prima che la democrazia crollasse ruotarono significativamente intorno alle ambiguità politiche e alle debolezze di un paese uscito a pezzi dalla guerra. Ebbero fra i principali temi quello della questione adriatica, da un lato per la sistemazione dei confini sul versante orientale, con il corollario del Trattato di Rapallo, qui sottoposto dalla curatrice a fine critica; dall'altro, più nello specifico, per il comportamento da tenersi nei riguardi di Gabriele d'Annunzio, nemico di quell'ordine istituzionale e deciso a promuovere, dal laboratorio fiumano, una visione diametralmente opposta a quella di Nitti e Giolitti - il primo dei quali ne strumentalizzò l'impresa a vantaggio dell'Italia come spauracchio per le potenze occidentali. In riferimento a tale dialettica, dagli sviluppi decisivi, il volume curato da Marina Cattaruzza, docente a Berna e corrispondente dell'Accademia austriaca delle scienze, colma una lacuna: fino a oggi non si era posto a sufficienza l'accento sul ruolo dello scontro politico intorno al nuovo assetto dell'Adriatico in rapporto all'indebolimento dei governi nel primo dopoguerra come pure al coevo panorama europeo e ai limiti stessi dell'interventismo democratico. Fra i protagonisti della selezione qui proposta - e introdotta da un approfondito studio - incontriamo nomi noti, fra cui quelli di Turati, Nitti, Salvemini e Federzoni. Ma ciò che più colpisce è come ben tre governi (Orlando, Nitti e Giolitti) cadessero su tale questione, di cui si può pertanto ben dire che contribuisse all'instabilità all'origine dell'avvento del fascismo.   Daniele Rocca