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Helga Schneider

Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 4
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
Pagine: 130 p.
  • EAN: 9788845918438

Recensioni dei clienti

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    Nikita

    28/04/2013 09.15.15

    In questo romanzo, nuovamente autobiografico, Helga incontra la mamma dopo trent'anni. Il primo incontro non va come sperato, mentre il secondo, avvenuto alla fine degli anni '90, vede la protagonista tornare in Germania al capezzale della madre, che sta in in un istituto per anziani. Una premessa: Nei primi anni '40 la madre aveva abbandonato la piccola Helga e il suo fratellino Peter per andare a fare l'SS. Era diventata una guardina di un campo di concentramento. Helga ovviamente all'epoca non lo sapeva, ma poi ne viene a conoscenza e constata con orrore che in tutti questi anni la madre ormai anziana non ha cambiato ideata neanche un po'...Vittima del fanatismo nonostante gli anni di prigione, rimane delle sue idee e la figlia si trova come sospesa, se perdonare la madre o no, ormai novantenne anziana, nonostante il suo passato e la colpa di averla abbandonata in un periodo criticissimo.

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    M.C.

    18/04/2013 13.17.20

    Per quanto possa capire il lacerante sdoppiamento di Helga Schneider, che non riesce ad odiare pienamente la madre, non posso accettare invece l'atteggiamento di persone come Frau Freihorst, che è amica di questa lurida ex SS. Quante persone come Frau Freihorst esistono nell'ex Terzo Reich, che come lei vivono in base al motto internazionale "scurdammcj u passat"? Per non parlare degli autentici nazisti che vivono tranquillamente e indisturbati. Do un voto basso al libro perché volevo che la figlia urlasse tutto il suo disprezzo alla madre, non solo per il suo ruolo nelle SS ma per tutte le sofferenze che le ha causato. Invece è stata lì con pazienza, a chiamarla Mutti a comando e a darle baci - sempre a comando, vincendo un'istintiva repulsa -quando si sarebbe meritata solo uno sputo in faccia. E' un'opinione poco letteraria e decisamente insensibile, di pancia e non di testa, ma è quello che avrei voluto che facesse.

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    monica

    01/08/2012 13.57.35

    Proverei tenerezza per questa signora attempata malatticcia a causa della tarda eta', proverei tenerezza per questa madre prossima alla morte, ma se penso a quello che lei fu un tempo non riesco a non provare disprezzo. Una donna molto anziana puo' solo intenerire e non trasmettere disgusto, ma una madre che butta via i figli piccoli sparendo per tutta la vita per rincorrere il sogno di uccidere puo' solo essere disapprovata. Giovane madre invasata dalla follia nazista amante dell'ideale della superiorita' razziale, era decisamente convinta che l'annientamente di milioni di esseri umani nel modo piu' brutale possibile fosse l'unica certezza nella vita, obbedire agli ordini lo definisce lo sterminio di massa, invece era cio' in cui credeva, ed ora, nonostante la tarda eta', ne va ancora fiera, era una vera e propria assassina e non si e' mai pentita di aver uccisio bambini donne uomini, no, lei difende ancora gli ideali di Hitler Himmler, far parte delle Waffen-SS, cosa di cui ne va ancora orgogliosa e' stata tutta la sua vita, i figli li ha rimossi dalla mente inventandosi la scusa della loro morte. Una madre che spinge allegramente con rigore bambini nelle camere a gas, una madre che ruba gli averi degli assassinati per farne orgoglioso sfoggio alla figlia che non vedeva da trenta anni, questa donna mi fa pena. Pena perche' ancora ammalata di follia nazista, per il male che ha fatto alla figlia, l'autrice ha subito due lutti per la stessa persona, il primo quando e' stata abbandonata il secondo il motivo per cui lo fece: lo sterminio programmato di milioni di persone. Tornare a trovarla? Si lo farei e maschererei il mio disgusto nell'affrontarla, lo farei perche' non vorrei rimpianti per quella madre morente anche se di madre e donna non ha proprio nulla, ha solo la divisa femminile di Waffen-SS che conserva con amore nei suoi abiti da convalescente morente.

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    Federica

    09/02/2012 10.20.41

    Quando si avvicina il giorno della memoria ho bisogno di avvicinarmi a libri che trattano l'argomento perchè NON VOGLIO DIMENTICARE....quest'anno ho scelto questo libro ed è stata per me l'ennesima testimonianza dell'orrore e della follia che si è conusumata impietosamente in quei luoghi...il libro è davvero toccante e la madre è spietata nei suoi racconti ancora così lucidi...

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    tommaso

    22/09/2011 10.42.35

    Una testimonianza lucida, a tratti impietosa e a tratti incredibilmente serena, che fa comprendere molte cose su come una persona possa essersi trovata ad aderire al progetto di orrore più malvagio della storia dell'umanità. Sulle conseguenze di quella scelta, per la persona stessa e per la sua famiglia. Un testo illuminante, scritto con grande coraggio e probabilmente con grande sofferenza.

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    Sabrina

    04/02/2008 08.53.36

    Incredibile testimonianza vista con gli occhi di chi ha odiato e ucciso senza rimorso. Da leggere!

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    Emanuele

    26/03/2007 17.35.44

    Semplicemente reale. E quasi psicoanalitico, direi. Una madre che si allontana in breve tempo dalla figlia e che non tornerà più; una figlia che non riuscirà più a sentirla Madre. E' stato il regime a separarle? Comunque sia Helga torna da lei per un'ultima volta. Vien voglia di conoscere personalmente l'autrice. L'ho "conosciuta" ad una conferenza e ho visto in lei tutti gli effetti di una figlia senza madre.

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    PIA

    16/09/2006 15.57.00

    Libro notevole, che affronta in modo garbato ed intelligente un particolare rapporto madre-figlia: genitrice ex kapò nei lager nazisti, totalmente “dedita” alle sue vittime, tanto da abbandonare per esse la sua famiglia e figlia assolutamente inorridita dai crimini nazisti che ad un certo punto della sua vita si “trova” a fare i conti con la genitrice in questione.

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    gianni

    07/07/2006 18.08.59

    da leggere con lentezza e profondità!

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    Giulia Falavigna

    05/06/2006 19.28.50

    molto duro (non riesco a dimenticare il pezzo in cui la mamma parla dei topi, che tortura orribile!!!).. da leggere!

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    chiara171

    30/06/2004 17.45.01

    Quando si parla di Olocausto viene spesso istintivo dare votazioni altissime, molto probabilmente per la portata emotiva dell'argomento. Anche in questo caso darei 5 per il valore della testimonianza, ma il libro in sè mi ha lasciata perplessa. Le digressioni sul periodo dei campi di concentramento sono fredde, i sentimenti della figlia non raggiungono il lettore, lo stile è piuttosto banale. Incredibilmente perfetta, però, la figura della madre. Questa non si può dimenticare facilmente.

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    Serena

    08/03/2004 14.40.41

    UN DOPPIO VINCOLO. Una testimonianza imperdibile non solo sul rapporto madre-figlia, ma anche sugli orrori della guerra e le aberrazioni della mente umana. Impossibile non farsi trascinare dalla smania quasi autolesionista della figlia che vuole sapere tutto, ma proprio tutto sui crimini della madre, impossibile non odiare le tante crudeltà della madre inflitte non solo agli estranei, ma anche alla sua stessa famiglia. Una figlia che vuole vergognarsi di tutto ciò che ha compiuto la madre forse per poterla cancellare dal proprio cuore definitivamente, una madre che concede se stessa e i propri ricordi per la prima volta come un ricatto per farsi amare... la figlia si trasforma in carnefice e l'abbandona, la madre da aguzzina diventa vittima e il tragico è che nel provare compassione per lei ti senti in colpa come la protagonista stessa che non può amare una madre così, ma non riesce neppure ad odiarla. Un doppio vincolo narrato in maniera superba. Consiglio anche se vi è piaciuto questo: ''I cigni selvatici'' di Jung Chang edizioni Tea.

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