Recensioni Un lavoro soprannaturale. La mia vita nell'Opus Dei

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    03/09/2009 10:58:10

    Un libro simpatico. Del tutto inutile, però simpatico.

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    20/07/2009 08:04:44

    Pippo Corigliano è un santo! Un santo! Non c'è altro da dire: santo!

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    29/06/2009 16:16:21

    Un senito ringraziamento a Pippo Corigliano e a quanti nell'Opus Dei spendono la propria vita per il Vangelo e per la salvezza delle anime.

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    17/04/2009 22:41:34

    Non avrei mai immaginato che mi potesse appassionare tanto un libro che racconta cose che al 70% sapevo già: l'ho letto d'un fiato, grazie anche allo stile vivace, realista, che, con un tono quasi scanzonato, rifugge da qualsiasi caduta autocelebrativa e pedante; un autore che sa dire cose serie senza essere serioso: un dono raro.

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    26/03/2009 07:26:53

    Un libro noioso, stucchevole, autocelebrativo al di là delle stesse intenzioni dell'autore. L'aneddotica oleografica potrebbe anche rappresentare una tentazione per la fede. Ma proprio per tutto questo il volume costituisce la migliore riprova che gli ex membri dell'Opera dovrebbero astenersi dal mettere in stampa i loro resoconti astiosi e rancorosi verso l'istituzione, non fosse per altro che allo scopo di evitare la pubblicazione per reazione di simli pizze napoletane. E poi Corigliano ha già tante cose da fare, chè si mette anche a scrivere libri!

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    15/03/2009 11:26:49

    Beato Corigliano che ha trovato il talismano della felicità in terra, in attesa di essere raggiunto anche da quella celeste. Sicuramente è merito suo, che ha saputo cogliere le opportunità, rispondere agli impulsi della grazia e non tirarsi indietro. Io il talismano non l'ho ancora trovato, ma è sicuramente responsabilità mia, che sono troppo distratto, non vivo con l'antenna del soprannaturale ben tesa e mi perdo in un bicchiere d'acqua. Mi preoccupa una frase di san Josemaria: "siano tristi quelli che vogliono esserlo..." Suona minacciosa, io davvero vorrei essere allegro e felice, ma non ci sono ancora riuscito, non è la tristezza che perseguo, ma essa mi perseguita. Non vorrei che quelli che si trovano nella mia stessa situazione fossero mal visti dai felici realizzati. Credeteci: vorremmo, ma non ci riusciamo, non desideriamo essere tristi, ma lo siamo lo stesso, non disprezzateci per questo. Comunque, bravo Corigliano, complimenti per esserci riuscito.

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    11/12/2008 08:45:24

    E' un libro straordinario, una testimonianza di fede e di allegria, un affresco a colori vivacissimi della vocazione all'Opera che ha permesso al protagonista di raggiungere vette inimmaginabili nell'amore e nella gioia. Grazie, Corigliano, dai speranza a tutti.

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    30/10/2008 17:58:45

    Ho letto con piacere questo libro perché è scorrevolissimo, racconta una vita interessante, anche se tutto sommato normale, e soprattutto perché è pieno di ottimismo. Mi ha colpito in particolare come l’autore riesca a sottolineare gli aspetti positivi di persone e situazioni, anche quando queste sono apparentemente lontane dalla sua visione cristiana del mondo.

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    30/10/2008 15:27:27

    Molto piacevole e scorrevole. Una bella chiacchierata su questi ultimi decenni, in compagnia di una persona che ti invoglia ad una vita "piena", nonostante le difficoltà.. Non do il voto più alto poichè quello lo riservo di solito ai capolavori!

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    14/10/2008 18:04:29

    Una sostenibilissima leggerezza dell'essere. Come parlare di una "vocazione" in termini quasi giornalistici (e quindi poco rigorosi), facendola invidiare. Da consigliare a tutti, laicisti e ipercattolici.

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    14/10/2008 13:26:05

    Mi ha colpito nel libro di Corigliano questo passaggio che riporto (se è consentito): Una volta san Josemaria fece un sogno. Volava su un aereo, ma non si trovava al suo interno: era aggrappato fuori, con una gran paura di cadere. Il Signore gli voleva far capire - così lo interpretò - che in questo stato si trovano le anime che volano a grande altezza ma non contano sull'aiuto di Dio. Quando la prospettiva soprannaturale si appanna è difficile perseverare in un percorso di fede. San Josemaria consigliava di trattare con affetto le persone che "lasciano" l'Opus Dei. Un trauma c'è. E' un amore che non continua. Mi è capitato di star particolarmente vicino a qualcuno di loro per rasserenarlo e indirizzarlo anche professionalmente. Fortunatamente sono abbastanza rari coloro che se ne vanno con rancore. Una rigidezza da parte di qualche persona e l'ipersensibilità che si sviluppa quando c'è un disagio fanno sì che qualcuno si consideri ferito. E' così che ci sono alcuni - pochi - casi di "ex" che restano polemici con l'Istituzione (...) Il racconto rispecchia alla perfezione la mia situazione di persona che ha perso la vocazione all'Opera - nella qale aveva trovato la felicità - per non essersi fidato pienamente di Dio e così essersi trovato poco a poco all'esterno dell'aereo, sinchè non gli si è dato il paracadute per evitare danni peggiori. Come dice una nota canzone di Baglioni "adesso saprei cosa dire, saprei cosa fare", ma adesso la vocazione chi me la restituisce? Comunque grazie a Pippo Corigliano

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    13/10/2008 08:59:47

    Un libro accattivante, con il consueto stile garbatamente spigliato di Pippo Corigliano. Riesce in pochi tratti a rendere le caratteristiche essenziali della vita di un fedele dell'Opera: allegria prima di tutto, anche al di sopra delle difficoltà più pesanti; libertà personale coniugata con la responsabilità personale, che ne costituisce l'insostituibile "interfaccia grafica". Dalla lettura dei numerosi e gradevolissimi aneddoti raccontati da Corigliano si riesce poi ad avere un'idea chiara e stimolante di cosa si intenda nell'Opera per "apostolato di amicizia e confidenza". Da non perdere.

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