Recensioni Leggenda privata

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    29/10/2020 11:07:39

    "Vien da chiedersi se con le prime pagine di Leggenda privata (Einaudi), così immaginifiche e a tratti manierate, Michele Mari abbia voluto creare una soglia oltre la quale chi non conosce già le sue opere potrebbe non spingersi, come a tutelare quanto d’intimo rivelano le successive, in cui la scrittura preserva la letterarietà e la carica inventiva, ma senza più farsi oscura – anche perché il lettore ha iniziato a comprendere chi siano le oscure presenze in cui si è imbattuto. Sì, perché Leggenda privata è un’autobiografia popolata di mostri, quelli che una mente inquieta come quella dell’autore ha generato sin dalla giovinezza e che ne hanno condizionato pensieri e azioni come e più delle persone reali: sono loro a pretendere questa confessione narrativa e ne vien fuori, come Mari stesso promette, «un romanzo triste/angosciato e dunque caratterizzato da una certa quota di divertimento e di virtuosismo». Insomma l’ennesima prova che abbiamo a che fare con uno dei migliori scrittori italiani contemporanei, capace di osare percorsi inediti e di confrontarsi con una moltitudine di stili e generi, anzi intenzionato a rilanciare sempre la sfida: «il mio lievito romanzesco è nella forma, non nei fatti». Non si creda però che il tutto si riduca a un esercizio di bravura, perché Mari riesce ad affastellare i suoi ricordi-feticci in una struttura romanzesca, dalla forte componente autobiografica ma programmaticamente parziale: «avete la casa in cui si è reificata la mia infanzia, l’adolescenza, il sesso mancato e dunque il sesso più vero, la lettura e la scrittura, la misantropia e la nevrosi, l’arresto del tempo, il ripiegamento: la solitudine. Ed i fantasmi»." (Giovanni Turi)

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    16/05/2020 17:05:30

    Entrare in questo libro significa entrare nel mondo di Michele Mari: un mondo fatto di ossessioni, di una capacità sovrumana di concentrarsi sui dettagli, di uno sguardo estremamente personale sul mondo e di una lingua che non smette mai di sorprendere. Menzione finale per la copertina, semplicemente perfetta.

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    22/09/2019 09:33:43

    Questo libro vi trascinerà in un mondo, quello dell’autore, popolato da figure fantastiche e mostruose e descritto con un linguaggio unico nel suo genere, lirico ma comunque scorrevole e godibile. È un’autobiografia certamente sui generis e leggendola sperimenterete la bellezza della parola scritta. Farsi trascinare nella prosa di Michele Mari è estremamente piacevole.

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    11/03/2019 21:40:01

    Michele Mari elabora un’epopea della sua infanzia. Non c’è modo più semplice di questo per spiegare il libro minuto da lui partorito. Però in realtà “Leggenda privata” è un “Lessico famigliare” rovesciato, dove ogni cosa è rovesciata in un racconto melodrammatico, sovraccarico e irridente. Michele Mari racconta della sua vita con un gusto per l’autoironia più pesante. Non si risparmia colpi, né concede una qualche clemenza ai suoi familiari; forse proprio per questo non si può fare a meno di concedere a ciascuno dei suoi cari e a Mari stesso un immenso affetto e un’immensa comprensione.

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    08/03/2019 13:38:51

    Un’incursione nell'infanzia e nei ricordi dello scrittore Mari, che non svela tanto del sé adulto ma concentra tutta la memoria sul bambino che è stato. I genitori sono figure ben contornate e molti episodi che li riguardano sono comici, ma non mancano quelli tristi, e di sicuro sembrano essercene pochi davvero felici e spensierati. Un linguaggio artefatto e labirintico, di sicuro molto sperimentale caratterizza il romanzo, e non nascondo che per molte parole sia dovuta ricorrere al vocabolario, ma ciò può solo rappresentare un’’arricchimento per il lettore. Molto interessanti i richiami a figure di spicco del panorama culturale italiano (Enzo Jannaci, Dino Buzzati, Gaber e altri); questo e il racconto dell’ambiente familiare mi ha molto ricordato “Lessico famigliare” della Ginzburg. Per finire, consiglio questo libro a chi ha già letto altro dello scrittore e l’ha in altre sedi apprezzato.

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    Ari
    07/03/2019 21:01:14

    Lettura interessantissima. Ho scoperto questo autore grazie a questo libro, autobiografico, ma molto sui generis. Mari riesce a mettere insieme plurilinguismo e pluristilismo con i temi soliti e canonici dell'autobiografia e del racconto gotico. Il tutto rende la lettura abbastanza scorrevole, sebbene magari non per un lettore alle prime armi. Io mi sono innamorata.

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    07/03/2019 14:28:52

    Leggere questo libro è stato un autentico piacere. La prosa è lirica, poetica ma equilibrata e scorrevole, incredibilmente godibile. Le vicende familiari dell’infanzia dell’autore sono raccontate con il distacco di un adulto che si porta dietro il proprio bagaglio emotivo e allo stesso tempo con gli occhi di un bambino che popola il suo immaginario di mostri e creature fantastiche. Michele Mari in quest’opera non si risparmia, addentrandosi nella propria psiche di bambino e adolescente. A mio parere è uno degli autori italiani contemporanei più validi.

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    22/09/2018 10:00:40

    Un libro che risucchia nei meandri più bui della psiche, nelle sue fissazioni unilaterali. Una storia sincera di sofferenza. Un libro meraviglioso

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    19/09/2018 08:30:17

    Ottimo Mari. In questo libro si assapora il gusto dolce amaro della vita familiare, del padre padrone e del figlio che come può si salva. L'autore racconta in modo semiserio le sue avventure e disavventure alle prese con un padre ed una madre severi ed esigenti nei suoi confronti, e descrive come questo passato ha influito sulla sua vita da giovane adulto. Non si può non immedesimarsi in un libro così.

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    18/09/2018 09:48:44

    Al di là delle classificazioni di genere e della trama quasi sempre avventurosa e avvincente, secondo me leggere un libro di Michele Mari è un'esperienza di godimento estetico, di “piacere del testo”, ogni volta unica e indescrivibile, nonché un'occasione imperdibile per lettori amanti della Grande Letteratura. Non è, infatti, questione di scrittori di nicchia, per pochi, per lettori dal palato fine...etc. E' questione di Letteratura, punto! Questo nuovo romanzo o autobiografia o romanzo autobiografico o autobiografia romanzata (ma per i libri di Mari, tutti o quasi, la distinzione è impossibile e fuorviante: da Rosso Floyd a Fantasmagonia a Roderick Duddle, le opere di Mari sono tutte intrise di autobiografia) lo conferma: Mari è ai vertici della letteratura italiana (starei per aggiungere “contemporanea”, ma anche questa formula sarebbe fuorviante nel caso del Nostro). Nel suo racconto autobiografico, tra l'altro popolato di mostri e terrifiche presenze sin dall'incipit (Quello dalle Orbite Vuote, Quello che Gorgoglia, Quello che Biascica...), l'aspetto più originale e interessante di tutta la storia, a mio avviso, non sta nei “fatti” raccontati, quanto nella “forma” linguistica, ricercata, elegante e ricca, epifanica, manieristica e barocca, con cui vengono raccontati-inventati: lo confessa tra l'altro stesso autore. «il mio lievito romanzesco è nella forma, non nei fatti». Con una fondamentale precisazione, però: il manierismo-barocchismo di Mari non è mai fredda e occasionale citazione “turistica” o “museale” delle forme e della lingua della tradizione letteraria, ma fede autentica e dedizione totale, monacale alla casa-letteratura da parte di uno tra i più fedeli e devoti suoi “inquilini” , insieme ad altri grandi del Novecento quali Gadda, Landolfi, Manganelli, Bufalino.

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    23/05/2018 12:01:44

    La storia è intrigante senza dubbio, ma perchè scrivere in questo modo assurdo?

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    25/04/2017 13:53:13

    Cosa succede a un bambino quando si scopre frutto di un abominevole amplesso primaverile, quando nasce d'inverno, stigmatizzato dall'aberrante numero 8, e quando si trova in balìa di genitori orrendamente geniali, artisti nevrotici, troppo in fretta mal combinati e ben presto separati? Ecco quel che di mostruoso è accaduto a Michelino-Danilo, filatore della propria personalissima intimissima leggenda privata, culattina potenziale, privo di protezione davanti all'onnipotenza dell'orco barbuto (il padre Enzo, noto designer :"lui che occupava le persone come un inquilino occupa un appartamento ristrutturandolo secondo razionalissime leggi") e di fronte all'eclettica divergenza della madre-ragazzino, montanara dalla dura corazza che male nasconde l'intenso, intimo lavorio autodistruttivo dell'anima. Così l'autore si narra e così ci appare : "nudo nella verminosa tenerezza di chi già secerneva lo stame bavoso di che intessere le infrangibili maglie delle proprie corazze future"... "l'anima affidata alle cose e a quella cosa fissa che è il tempo"... "Poi, ragazzino, incominciai a trasferire particole di anima nei libri che leggevo, fino a dislocarvela compiutamente: in questo modo potevo circolare nel mondo come un insensibile golem senza patir troppi danni..." Insomma: abbiamo qui un concentrato dell'essenza biografica di MM : un distillato dei suoi fantasmi, della sua vocazione orrorifica, la cui genesi diventa esplicita ("serio nato da seria, triste da triste..."); una artigliante confessione delle mancanze e delle vergogne, delle ossessioni e delle fobie, di tutta la meraviglia-terrore sepolta nelle cantine, luoghi reali e fantasmatici dove (come il ragno intesse la tela) la vita si fa letteratura, trasformando la debolezza in potenza di invenzione e di ricostruzione del mondo. “Cristallizzandomi mi sono falsificato: e vivendo e scrivendo, e scrivendo della mia vita e vivendo nella mia scrittura”.

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