Lezioni di letteratura

Vladimir Nabokov

Traduttore: F. Pece
Curatore: F. Bowers
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2018
Pagine: 528 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845932922

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Classici, poesia, teatro e critica - Storia e critica - Studi generali - Dal 1800 al 1900

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Descrizione
Rischiarati da un'intelligenza appuntita e beffarda, sfilano sette capolavori delle letterature occidentali, da Mansfield Park di Jane Austen all'Ulisse di Joyce.

«Il mio corso è, tra le altre cose, una sorta di indagine poliziesca sul mistero delle strutture letterarie». Del detective – e dello studioso – Nabokov possiede la passione bruciante per il dettaglio. Ma anche una voracità linguistica che lo guida a inseguire, negli scritti altrui, astuzie e trucchi verbali rivelatori; e una felice insistenza nella ricostruzione dei luoghi, degli spazi – dai mobili di una stanza a una città, e una regione – in cui si manifestano le storie. Sa bene, e lo ripete provocatoriamente, che utili insegnamenti e buoni propositi nulla hanno da spartire con la letteratura. Che è invece composta, in parti uguali, di esattezza e incantamento: «la precisione della poesia e l'intuizione della scienza». E questo insegna Nabokov nelle sue Lezioni di letteratura: a leggere con occhio penetrante, ma disposto alla magia. A non guardare soltanto alle storie, ma al modo in cui sono raccontate. A riconoscere, al tempo stesso, il genio individuale dello scrittore e l'architettura dei testi. Rischiarati da un'intelligenza appuntita e beffarda, sfilano sette capolavori delle letterature occidentali, da Mansfield Park di Jane Austen all'Ulisse di Joyce. E lui, il professor Nabokov – docente a Wellesley e quindi alla Cornell tra il 1941 e il 1958 –, li racconta agli studenti americani, e a noi, con il brio conversevole, il coinvolgimento, l'attenzione minuziosa che, dalla sua viva voce, approdano direttamente a queste pagine.

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Al pari del dibattito sulla morte del romanzo (per chi fosse curioso: sta benissimo) è ciclico quello sulla morte della critica letteraria. Ora, se nemmeno la critica pare agonizzante, è pur vero che, trovando meno spazio sui giornali, si è spostata per lo più in rete, ed è incontestabile la sua progressiva scomparsa dai cataloghi dei grandi editori. Per questo, quando ho pubblicato bel bello su Instagram la foto – sfocata e senza colazione apparecchiata intorno, dato che prendo solo il caffè e ho un vecchio Samsung dai pochissimi megapixel – della mia fresca copia delle Lezioni di letteratura di Vladimir Nabokov, mi ha colpito vedere come l’hashtag #LezioniDiLetteratura rimandasse a oltre duecento post, e tutti sul volume in questione. Si dirà che Nabokov è pur sempre Nabokov, o che è frutto dell’“effetto Adelphi” – l’unico marchio ancora in grado di trasformare qualunque cosa in ambìto oggetto del desiderio. Pure, resta il dato: un libro di critica letteraria – senza arrivare agli altri due di cui vengo a parlare, a essa imparentati – ha fatto correre un sacco di gente in libreria.

Nabokov stesso mette le mani avanti: Ad alcuni di voi, scrive, potrà sembrare che, nel mondo in cui viviamo oggi, studiare la letteratura, la sua struttura e il suo stile, sia uno spreco di energia; […] non imparerete nulla che possiate applicare alle difficoltà della vita; non vi servirà in ufficio, né sul campo di battaglia, né in cucina, né in camera dei bambini. Ma le mie indicazioni potranno aiutarvi a provare il senso di appagamento puro e assoluto che dà l’opera d’arte ispirata e ben costruita, e ciò, a sua volta, contribuirà a creare una sensazione di benessere mentale più genuino. Così leggiamo, provando in effetti appagamento, le sue lezioni su Dickens, Flaubert, Stevenson, Proust, Austen, Joyce e Kafka – Austen, Joyce e Kafka che ritroviamo (quest’ultimo fin dal titolo) in un’opera solo all’apparenza distante dalle Lezioni.

Accostar loro In cucina con Kafka di Tom Gauld, da poco uscito per Mondadori, può sembrare ardito, ma non lo è: sia il tasso di acume, sia quello di letterarietà reggono il confronto, e le sue strip, uscite tra Guardian, New Yorker e New Scientist, dimostrano che non solo si può parlare di libri in modo interessante e divertente, ma che, ancora, il commento letterario – e addirittura quello editoriale! – ha tutta la forza per stare al centro della scena (o diventare virale), a patto di avere la delicatezza di sguardo, la sapienza metaletteraria e lo humour di Gauld, uniti alla cura con cui ha reso riconoscibile il proprio apparato iconografico.

Apparato iconografico di qualità che può essere il modo per somministrare a un pubblico più ampio finanche la filologia: è il caso del Museo della lingua italiana, dove Giuseppe Antonelli, tra i nostri maggiori linguisti, apre le “stanze” dell’italiano – dal graffito di Commodilla ai neologismi giunti da Internet, passando dalle Pale dell’Accademia della Crusca e dal gergo dei paninari – al più ampio dei pubblici, grazie a una progettazione grafica integrata che rende l’esperienza di lettura simile a quella di un gioco di ruolo o di un librogame, ma illuminante quanto quella del miglior saggio – e senza sentirsi a lezione (con Nabokov no: Nabokov a fine libro ti assegna pure gli esercizi).

Vanni Santoni

Indice

Prefazione di Fredson Bowers
Introduzione di John Updike

Buoni lettori e bravi scrittori

Jane Austen, Mansfield Park
Charles Dickens, Casa desolata
Gustave Flaubert, Madame Bovary
Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr Hyde
Marcel Proust, Dalla parte di Swann
Franz Kafka, La metamorfosi
James Joyce, Ulisse

Arte della letteratura e senso comune

Commiato
Appendice