Lezioni su Shakespeare

Wystan Hugh Auden

Traduttore: G. Luciani
Curatore: A. Kirsch
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2006
In commercio dal: 28 ottobre 2006
Pagine: 461 p., Brossura
  • EAN: 9788845921148
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Descrizione
Fra l'ottobre del 1946 e il maggio del 1947, con cadenza settimanale, Auden tenne alla New School for Social Research di New York un ciclo di lezioni dedicate al teatro e ai Sonetti di Shakespeare. Ma chi immagini austeri seminari per dottorandi in letteratura inglese è decisamente fuori strada: Auden si rivolgeva a un pubblico variegato ed entusiasta di non meno di cinquecento persone - tanto che era spesso costretto a "gridare a squarciagola" e pregava coloro che non riuscivano a sentirlo di non alzare la mano "perché sono anche miope". Armato solo dell'edizione Kittredge delle opere di Shakespeare, della vastità prodigiosa della sua cultura e del suo impareggiabile humour - ma soprattutto della convinzione che la critica è conversazione improvvisata - Auden parlava a braccio, incantando tutti. Ma anche spiazzandoli con la sua temeraria spregiudicatezza di outsider: anziché affrontare le Allegre comari di Windsor fece ascoltare il Falstaff sostenendo che la pièce non aveva altri meriti se non quello di aver fornito spunto a Verdi. E giunto alla Bisbetica domata avverti che non vi si sarebbe soffermato a lungo perché era un totale fallimento. Ma è forse nella lezione dedicata ad Antonio e Cleapatra, l'opera prediletta, che ci è dato di cogliere le ragioni dell'appassionata adesione del pubblico, giacché anche nelle vesti di critico Auden resta essenzialmente un poeta, capace di parlare a tutti, con la stessa miracolosa leggerezza che attribuiva a Shakespeare.

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    Cristiano Cant

    13/04/2015 12:37:13

    Avrei pagato non so quanto per essere lì, in quelle aule dove Auden veleggiava a braccio con Shakespeare a fargli da vento. Penso che sarebbe bastata, come esperienza di vita, a strappare un filo di fortuna al cielo degli incontri sensibili. Non aveva torto Brodskij a definire Auden "la più grande mente del ventesimo secolo", e in questa raccolta di lezioni ce n'è la prova. Onestissimo ed estasiato, ma sempre con voce più che lucida, il poeta legge il poeta attraversandone le baie più calme e i porti più feroci, il rosso e il bianco di ogni stato d'animo presente nei testi, la potentissima meraviglia nel dire dei personaggi in apparenza gregari (portinai, carrettieri, fantesche, per non parlare dei buffoni, veri favolosi profeti nel suo teatro) e l'immensa piccolezza morale dei grandi. Perché Shakespeare non distingue fra ruolo e ruolo, la sua poesia resta vertice anche nel sonno di un uccello, nel rintocco di una campana, nella miseria di uno sputo. Le pagine su Antonio e Cleopatra (per Auden il capolavoro assoluto del bardo, "se le altre ci dicessero di darle in fiamme io sceglierei di salvare questa"), quelle sul Mercante di Venezia o sull'Amleto, quelle inutili o almeno non importanti sulla Bisbetica, il Macbeth affrontato legandolo al suo amore per i romanzi gialli, (perché il male sta alla curiosità umana come l'aria ai polmoni)....tutto è come il dono di un uomo che centra il cuore di un altro con carezze e gratitudini degne di stargli alla pari. Saggio immancabile nel destino di un lettore attento del teatro di Shakespeare, libro nel quale Auden regala come un panneggio di lucida analitica poesia alla scostumata brutale e sublime meraviglia donataci dal genio di Stratford. Per chi ama la poesia un testo di impressionante necessità.

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