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Il libro nero del comunismo

Stéphane Courtois,Nicolas Werth,Jean-Louis Panné

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Editore: Mondadori
Collana: Oscar storia
Anno edizione: 1999
Formato: Tascabile
In commercio dal: 19 gennaio 2000
Pagine: 780 p.
  • EAN: 9788804473305
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Con la caduta del Muro di Berlino e il dissolvimento dell'Unione Sovietica sono stati aperti archivi fino ad ora segreti. Così una decina di storici francesi, coordinati da Stephane Courtois, sulla base di migliaia di documenti e testimonianze hanno scritto "Il libro nero del comunismo", una valutazione dei genocidi e dei crimini perpetrati dai regimi comunisti in tutto il mondo.
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    Umberto Troise

    10/01/2021 10:56:17

    Interpretazione in chiave demonologica della Rivoluzione Russa e delle successive esperienze rivoluzionarie. Gli autori assemblano una serie di luoghi comuni filosofici e storici nei quali correlano in modo disinvolto temi assai complessi dimostrando una conoscenza e/o una capacità interpretativa pressoché inesistenti del pensiero di Marx e della prassi politica di Lenin, Stalin o Mao. Non è considerato in modo serio il contesto nel quale i movimenti e i partiti comunisti si trovarono ad operare, con riferimento all'ostilità internazionale e alla debolezza interna da cui fu caratterizzata l'esperienza sovietica, in particolare nella sua fase di avvio e alle scelte, spesso obbligate, cui furono costretti il governo bolscevico e successivamente Stalin. Scandaloso che si taccia dell'assedio e dei sistematici atti ostili a cui è ancora oggi sottoposta Cuba da parte dell'imperialismo statunitense, determinanti ai fini di molte scelte compiute dal governo cubano. Un monumento in rovina al neoliberalismo trionfante negli anni '90 ed ora in via di estinzione.

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    Erika

    12/06/2020 10:05:11

    Veramente un bel libro, racchiude molta storia che a scuola non viene spiegata, molto buono, consiglio l'acquisto per chi ne vuole sapere di più.

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    Adolfo Mussolini

    13/05/2020 20:39:48

    Una vergogna. Una ridicola operazione politica che a dispetto della storicita' che cerca di ostentare e' pieno zeppo di errori (pure banali), lacune, omissioni... Insomma, se avete bisogno di giudicare il movimento comunista sulle basi di questo volume farsa, potreste incorrere in errori di giudizio madornali. Forse e' meglio se cercate dell'altro

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    Andrea

    11/05/2020 12:46:34

    Libro bellissimo e da leggere assolutamente. Poco dettagliato per lo storico, che troverà una piacevole lettura, ma sicuramente illuminante per la persona comune che potrà approfondire una parte della storia troppo spesso manipolata nei libri.

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    Franco

    27/05/2019 07:14:10

    Se i crimini del nazismo vengono continuamente ricordati e, con l’istituzione della Giornata della Memoria si celebra la liberazione di Auschwitz, passa sotto silenzio ciò che ha commesso il comunismo a partire dalla rivoluzione d’ottobre in Russia e successivamente dove esso si è affermato nel mondo. Il libro è ricco di note e dati che rendono l’idea di cosa sia stato il comunismo dove ha preso il potere e ha governato dittatorialmente per decenni. Va detto che questa ideologia, che prende spunto dal pensiero del marxismo-leninismo, proponeva una visione di liberazione e del raggiungimento della felicità da parte dell’uomo spogliato dall’oppressione capitalistica della classe borghese, si è rivelata nella sua attuazione pratica la più grande sciagura dell’umanità, con lo sterminio calcolato di circa 100 milione di persone nei Gulag sovietici e nei Laogai cinesi, dove gli oppositori politici e di classe venivano rinchiusi e massacrati senza pietà da parte degli aguzzini. Come è noto, il comunismo ha governato tirannicamente anche in Corea del Nord, Vietnam, Cambogia (dove metà della popolazione è stata uccisa dal macellaio Pol Pot), Cuba, e in molti paesi dell’America latina e dell’Africa dove i partiti comunisti locali hanno condotto delle campagne di stragi contro i nemici interni. Viene logico chiedersi come mai si è dovuto aspettare tanto per sapere delle atrocità commesse in nome del “socialismo reale”; innanzitutto con il crollo dell’Urss nel 1991 si sono aperti gli archivi di Mosca e gli storici hanno potuto iniziare un lavoro di ricerca che fino ad allora era stato impossibilitato, inoltre in Italia per molti anni è esistito il più forte partito comunista d’Occidente che per ovvie ragioni ha cercato di tenere all’oscuro le malefatte compiute dal comunismo internazionale, complice la classe intellettuale di formazione marxista che ha detenuto il potere in campo culturale. Il libro e vivamente consigliato, anche se l’eccesso di dati può appesantirne la lettura

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    utente

    01/03/2019 21:06:47

    "non ho letto il libro ma devo dire che quello che c'è scritto è vero/falso", commento medio di chi ha messo cinque stelle oppure una, traete voi le conclusioni del livello culturale degli "anti-ad ogni costo", io ho letto il libro quando uscì nella sua prima edizione, e mi astengo dal manifestare ogni giudizio, ognuno può contestare il libro oppure concordare con i dati contenuti MA PORCA PALETTA, PRIMA ALMENO LEGGETELO E POI EVENTUALMENTE INFORMATEVI DATI ALLA MANO SE E' AFFIDABILE O MENO, altrimenti smettete di leggere libri, non è roba vostra

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    CyberDracula

    13/03/2018 23:01:50

    Vorrei solo dire che il comunismo è tuttora l'unica ideologia contrapposta al nazifascismo che imperversa ancora in Europa,ad avere un riguardo verso certe classi sociali e aver subito un drastico cambiamento dagli anni '50 ad oggi. Se nn fosse che i militanti comunisti si sono sempre dibattuti per i diritti civili,per i diritti delle donne,la parità dei sessi,il consumismo,la povertà,il lavoro,la cultura,i matrimoni civili e così discorrendo. Mentre il fascismo si è sempre impregnato di collaborazionismo col nazismo e ha solo promulgato un ideologia di controllo sulle masse e di capitalismo senza riguardi verso i meno abbienti. Quindi vorrei dire a certi capitalisti,fascistoidi,perplessi e megalomani di ripensarci bene sul concetto di comunismo odierno nell'epoca high-tech. Ciò era il passato,e tale resta. Ma un mondo migliore si può ancora promulgare.

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    gabriele

    25/04/2014 14:44:26

    Un libro ( troppo !! ) pieno di dati e numeri che, comunque, letta la storia di come lo intendevano ( il comunismo ) in uno stato, letto tutto. Bastavano un' ottantina di pagine. Inoltre : perche' chiamarlo "comunismo" ? Solo perche' un tot di persone tortura, uccide e prevalica altre persone parlando di "giustizia, potere al popolo e societa' piu' giusta" si pensa subito che siano COMUNISTI ? Cercate il significato di questa parola sul vocabolario e avrete la risposta (wikipedia su tutte). E ve lo dice un Capitalista convinto....

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    FFortunato

    30/07/2012 18:47:42

    Un voto in più di quello che meriterebbe per il coraggio di trattare un argomento "Taboo", di cui non si può nemmeno parlare. Invece il libro evidenzia tutta la crudeltà del regime comunista, in qualsiasi paese si sia innestato. Molto ben descritta la storia dell'URSS, di Stalin e Lienin, dell'odio di classe perpetuato contro i borghesi, colpevoli solo di possedere delle proprietà. Altre parti invece sono un pò noiose, perchè riprendono solo dati numerici (ad esempio Cina), senza mostrare gli esempi eclatanti ripresi dalle testimonianze (poche) sovietiche. Il motivo è probabilmente la scarsità di documenti, in quanto i regimi hanno cercato di lasciare poche tracce. Lo consiglio comunque a tutti coloro che credono ancora in questa ideologia distruttiva.

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    Dulla

    29/10/2010 16:58:15

    Adesso ho 55 anni.Voglio sottolineare che ho vissuto per 35 anni sotto un regime totalitario di estrema sinistra.Si, non tolgo una virgola, per quato riguarda i crimini che hanno commesso i comunisti nel mio paese! Ma e da dire, che tutte le dittature assomigliano come le goccie del aqua,e non bisogna avere ilusioni. Non esiste dittatura buona o dittatura cativa .

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    Marshall

    21/10/2008 11:14:38

    Io Ho letto alcune del libro e ciò che ho letto è solo la dimostrazione che il comunismo ha compiuto crimini, forse anche più grandi del fascismo ( perchè compiuti in silenzio), continuando a rinfacciare le ideologie dell'altro totalitarismo e senza preoccuparsi minimamente di quello che andavano facendo...Come si dice poi, " i panni sporchi si lavano in casa"...la loro maggior premura è sempre stata quella di gettare ulteriore odio nei confronti del fascismo, quando poi le medesime o simil cose accadevano nel loro regime...

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    Riccardo Pasquazzo

    16/11/2007 14:14:31

    Ho appena finito di leggere il libro e devo ammettere che è uno dei più vasti e ben documentati studi che ho mai letto. Circa le pretestuose polemiche messe in atto da parte di chi parla di "revisionismo", dissento completamente. Questo libro altro non fa che mettere in luce cose che da tempo andavo sospettando, e cioè: il comunismo è un'utopia irrealizzabile perché ogni volta che si tenta di metterlo in pratica DEVE per forza produrre qualche milione di morti, per poter purificare la società dai borghesi, dal clero, dai nobili ecc. Salvo poi purificarsi nelle sue stesse file. Perciò, dopo questo libro, mi son fatto l'opinione che il comunismo deve essere dolorosamente messo in soffitta come un'idea irrealizzabile.

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    Carlo

    13/01/2007 15:34:42

    Salve a tutti. Io ho letto il libro e mi sono soffermato particolarmente (con grandi dispiaceri) sulle pagine più significative, dove vengono spiegate tutte le torture che i comunisti facevano alla povera e innocente gente. Ve ne citerò solo alcune: "Manganellate nelle parti sporgenti e sensibili del corpo"(caviglia, ginocchio, tempie, parti particolarmente fastidiose al tocco) "Ustioni da sigaretta sulla pelle e sugli OCCHI", "Estirpazione di peli di tutto il corpo, anche delle parti intime, e dei capelli". VI BASTA? Forse ve ne devo dire ancora una "Legnate su tutte le dita delle mani e dei piedi"(in fondo al bastone c'erano chiodi). Un numero: 83000000. Se non l'avete capito è circa il numero totale delle vittime fatte dal comunismo, ovviamente complete di torture citate sopra. Ora, anche se forse questo commento non lo leggerà nessuno, voglio dire la mia opinione e far pensare alla gente che in marzo 2006 ha votato per questo governo (che da già i risultati previsti): NE VALEVA LA PENA? Questo libro non è letto semplicemente perchè grazie all'ipocrisia e alla demagogia di chi comanda non gli è stata data importanza e tutti i tipi di pubblicità di questo libro che narra semplicemente gli eventi nella loro verità ed evidenza sono stati vietati, in quanto offensivi (perchè dicevano la verità). Se tutte le vicende dello sterminio fatto dai comunisti (es. GULAG) venissero ricordate ogni anno con la precisione di un orologio svizzero, come sono ricordati oggi i campi di concentramento per lo strminio degli ebrei, oggi non sarei quì a scrivere tutto questo. La verità è una, indiscutibile, ma soprattutto indimenticabile è questa, nel rispetto delle famiglie che hanno visto la morte dei propri cari, e NON potrà mai scomparire, anche se viviamo in un'era in cui nella maggior parte dei casi l'evidenza viene negata. Mi piacerebbe invitare tutte le persone che hanno votato comunismo e che negano queste orribili vicende a farsi un esame di coscienza e capire se davvero vale la pena TACERE. (se volete sono disponi

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    Matteo

    05/12/2006 12:10:37

    Certo che è dura la verità!!!! Finalmente e speriamo non sia l'ultimo, un documento che chiarisce meglio la vera identità del comunismo. Leggete e rileggetelo, meditate poi su che basi si sta reggendo la nostra cara ITALIA....

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    E. Pulcini

    04/09/2006 13:27:27

    il comunismo fa schifo...perchè si condannano solo il naziesmo e il fascismo? Il comunismo dovrebbe essere il terzo male del '900!!!!

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    Ciao

    31/05/2006 00:13:22

    Io non lo ho letto il libro. Comunque sia, il Comunismo ha fatto veramente molte vittime. Dire che il Libro nero del Comunismo è propaganda politica è non riconoscere gli errori dei propri predecessori ed equivale a dire che un libro che parli della Shoah è propaganda politica. Non esistono vittime di Serie A (quelle del Nazionalsocialismo e del Fascismo) e vittime di Serie B (quelle del Comunismo). Tutti i genocidi devono essere portati alla memoria. Se non siamo tutti uguali da vivi, che possiamo esserlo almeno da morti.

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    Alberto

    19/05/2006 15:26:55

    Come ho già avuto modo di spiegare è giustissimo condannare ogni tipo di regime, ma se per condannarlo dobbiamo condannare anche chi credeva in un ideale, chi non si è sporcato le mani di sangue o di soldi sporchi. Per me parlare di storia(purtroppo vera) non vuol dire far vedere 2 quadrati di diverse dimensioni per rapportare il numero dei morti, non bisogna manipolare la storia per fare pura e sudicia propaganda politica o populismo. A questo punto allora bisognerebbe fare il libro nero del cattolicesimo, del capitalismo, della globalizzazione,...

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    marco

    10/05/2006 09:13:36

    Leggendo il libro ho avuto la conferma di quanto mi hanno raccontato carissimi amici russi che ho da diversi anni e che vivono ancora adesso là in quello splendido paese che è la Russia. Il comunismo è un fallimento! la gente che vive in Russia onestamente e di lavoro grida viva il capitalismo! Quelli che in russia sono ancora comunisti sono quelli che loro chiamano "novi ruski" e cioè i comunisti che si sono riciclati nei posti di potere,corrotti sino al midollo e che non hanno mai smesso di rubare soldi alla povera gente e che adesso vivono una vita con redditi da capogiro che noi non possiamo neanche immaginare. La stessa cosa che facevano i dirigenti comunisti duramte il regime. Le atrocità che il comunismo ha fatto nel mondo sono state talmente tante e mai rinnegate che mi fa schifo solo pensare come in italia possano esistere partiti che si fregino con orgoglio di tale nome. Mi basta solo pensare a come è la qualità della vita in quei paesi dove c'è ancora il comunismo. Il nostro amico Bertinotti in quei paesi non sarebbe andato in giro con la custodia portaocchiali di Prada al collo e la sciarpetta di Cachemire. E' bello vivere nel lusso, senza aver mai lavorato e predicare il comunismo da lontano. Mi piacerebbe farli parlare con le persone che nel comunismo hanno vissuto. Anche io da giovane studente credevo fosse l'ideologia migliore ma si tratta di una favola che finisce quando si cresce e si diventa adulti, Purtroppo in italia abbiamo ancora gente che vive nel mondo delle favole!!

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    fabrizio citarella

    06/05/2006 20:28:14

    chiunque in questo mondo ha la possibilità di attribuirsi una dote o comunque qualche caratteristica, chiunque quindi ha la facoltà di definirsi "comunista", di spacciarsi come salvatore del popolo. Sarebbe necessario scrivere il "libro nero del vero comunismo". Che qualcuno da un giorno all' altro si dichiari comunista non può mai macchiare quelle che sono le vere tendenze filo-popolari. Come sempre vengono nascosti i fatti peggiori che rovinerebbero la figura di qualcuno che ha conquistato, anche se in maniera ingiusta, la fama e l'amore di una grande folla quale quella dei comunisti. Pertanto Che Guevara, secondo quanto è scritto nel libro, non si può definire comunista, anche se per molta gente egli è uno dei grandi veri comunisti mai esistito al mondo.

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    Thor89

    04/05/2006 18:55:09

    finalmente un libro che porti alla luce tutti i misfatti del comunismo e fa capire che non è stata solo la destra a compiere crimini di guerra. e sopratutto che lo sventolare una bandiera con la falce e martello non è niente di cui andare fieri.

Vedi tutte le 89 recensioni cliente

recensione di Flores, M., L'Indice 1998, n. 3
(recensione pubblicata per l'edizione del 1998)

Un libro che esce in traduzione dopo che la versione originale è stata accompagnata da polemiche continue e accese rischia di appiattirsi su quelle polemiche. "Il libro nero del comunismo "è stato molto dibattuto ma poco letto. E ciò, probabilmente, ha permesso quel successo di pubblico che Mondadori spera di ripetere, grazie anche al prezzo politico con cui lo lancia sul mercato italiano.
La discussione, in effetti, si è concentrata sul titolo del libro, sulla fascetta che ne ha accompagnato la distribuzione, sull'introduzione del curatore dell'opera, Stéphane Courtois. Il fuoco della polemica è stato costituito dal "numero" delle vittime del comunismo e dal confronto di queste con quelle del nazismo, per riproporre una comparazione tra i due grandi totalitarismi di questo secolo.
Nei saggi che compongono il volume, in effetti, si parla molto di numeri. Essendo dedicati alla ricostruzione dei "crimini, terrore e repressione" che hanno accompagnato la storia dei partiti comunisti, come recita il sottotitolo, è evidente che il tema della quantità delle vittime non poteva che essere al centro della riflessione. Nei saggi, tuttavia, questo problema è parte di una più ampia analisi dei meccanismi istituzionali e ideologici su cui il potere comunista ha fondato la propria politica repressiva.
I contributi dell'opera sono fortemente diseguali, sia come spazio e complessità storiografica che come coerenza interpretativa e ricchezza documentaria. Il più importante, tra tutti, e anche il più bello, è quello di Nicolas Werth sull'Unione Sovietica. Al cui fianco porrei, per la profondità dei giudizi e l'uso articolato delle fonti, quello sulla Polonia di Andrzej Paczkowski. Di grande novità e spessore è anche il saggio di Jean-Louis Margolin sul comunismo asiatico (Cina, Vietnam, Laos e Cambogia), anche se l'ottica "repressiva" è qui probabilmente troppo unilaterale e non sempre capace di collegarsi a un disegno storico più complessivo della storia del comunismo in quei paesi. Del tutto insoddisfacente è l'ultima parte del libro, dedicata al "terzo mondo", sia per l'approssimazione della ricostruzione fattuale che per il modello interpretativo e metodologico che la sottende. Da dimenticare, infine, le cento pagine della seconda parte dedicate al Comintern, assolutamente inadeguate, tanto come documentazione quanto sul piano delle ipotesi interpretative, rispetto alla letteratura esistente (e non giova certo al confronto la contemporanea pubblicazione in Francia dell'ultima fatica di Pierre Broué, dedicata proprio alla Terza Internazionale).
L'interrogativo da cui muove Werth per analizzare il terrore e la repressione dell'epoca bolscevica e di quella staliniana riguarda il ruolo del "crimine" nel sistema comunista. La dettagliata ricostruzione dell'attività poliziesca e ideologica finalizzata alla distruzione di coloro che erano individuati come nemici del regime evidenzia così gli elementi di continuità nella pratica repressiva e le diverse fasi in cui essa manifestò differenze qualitative oltre che, ovviamente, quantitative. Lungi dal proporre sconvolgenti rivelazioni sull'uso della violenza di stato nella storia dell'Urss, benché adoperi con intelligenza gli studi recenti basati sulla nuova documentazione archivistica adesso disponibile, Werth propone uno schema interpretativo basato sulla giustapposizione e diversificazione dei cicli repressivi: il primo, che si dispiega tra il 1917 e il 1922 e abbraccia al suo interno l'intera guerra civile; il secondo, caratterizzato dall'offensiva contro i contadini nel contesto della battaglia interna ai vertici del partito; poi il Grande Terrore del 1936-38, seguito dalla repressione del tempo di guerra (1940-45) e infine gli ultimi anni del dominio staliniano, fino alla morte del dittatore.
Del primo ciclo Werth sottolinea il carattere largamente spontaneo della violenza diffusa, strumentalizzata dal potere bolscevico per rafforzarsi e approntare le istituzioni repressive del regime, ma anche l'inizio di quella "deliberata offensiva" contro i contadini che nei decenni seguenti costituirà il cuore dell'intera politica di violenza statale. È solo nel secondo ciclo, tuttavia, che si giunge a quel processo di istituzionalizzazione del terrore come forma di governo che segnerà in modo indelebile lo stalinismo; mentre la "novità" del Grande Terrore sarà quella di concentrare in pochi mesi l'85 per cento delle condanne a morte pronunciate dai tribunali speciali dell'epoca staliniana, ricorrendo a una repressione casuale finalizzata a soddisfare, in modo barbaro e cieco, la pianificazione delle vittime stabilite dal centro. Gli anni di guerra videro invece l'ingresso massiccio, nella spirale del terrore, di gruppi nazionali ed etnici ritenuti inaffidabili o nemici. Verrà infatti utilizzata la pratica della deportazione di massa come strumento di sovietizzazione dei nuovi territori geografici incorporati nell'impero. La ricostruzione postbellica, infine, sarà caratterizzata da una recrudescenza della repressione sociale che porterà il sistema del gulag al massimo della sua espansione quantitativa, segnando anche, però, l'inizio della crisi di un universo concentrazionario troppo ipertrofico e non più economicamente redditizio
Werth affronta un tema che ha caratterizzato da sempre gli studi di storia sovietica, e cioè il rapporto di continuità e di possibile prefigurazione tra il ciclo leninista e quello staliniano. Egli considera incomparabili i due contesti storici, l'uno caratterizzato dalla guerra e da uno scontro sociale generalizzato e l'altro dall'offensiva intenzionale anticontadina (la maggioranza della società) in un paese pacificato; ma ritiene che l'esercizio del terrore come strumento al servizio del progetto politico risulti centrale e non transitorio già dall'epoca della rivoluzione e nell'elaborazione di Lenin. Pur sottolineando gli elementi di somiglianza tra le varie fasi e i fenomeni che suggerirebbero un disegno pianificato e unico di utilizzazione del terrore, Werth individua con forza anche le forti rotture tra i diversi cicli, nonché il caos e l'improvvisazione che accompagnano la spirale repressiva; indicando anche nel gulag una fonte di contraddizioni più che l'ordinato e univoco volto "nero" dello stalinismo.
Si può adesso tornare all'introduzione, anche se ciò significa tralasciare un'analisi più precisa degli altri saggi del volume. Ma il rapporto tra questi e l'interpretazione forte e univoca suggerita da Courtois è troppo importante per non spendere qualche parola a riguardo: tenuto conto, del resto, della distanza da questa introduzione che gli stessi Werth e Margolin hanno vigorosamente preso all'apparizione del libro in Francia.
Il saggio sull'Urss, come si è visto, ha offerto una periodizzazione interna alla storia "criminale" del comunismo sovietico, mostrando i rapporti di continuità e discontinuità tra le varie fasi e sottolineando le somiglianze e diversità dell'approccio repressivo e terroristico tra le istituzioni dell'epoca di Lenin e Stalin. Courtois, al contrario, insiste per una radicale decontestualizzazione dei "crimini", indicando nel terrore criminale non già un aspetto fondamentale del comunismo da affiancare con maggiore rilevanza a quelli più volte suggeriti dalla storiografia (l'economia pianificata, il sistema monopartitico, l'ideologia statale), ma la vera e unica essenza del comunismo ovunque sia andato al potere, e non solo. Questa conclusione non è soltanto sfasata e irriducibile ai risultati delle analisi e interpretazioni presenti nell'intero volume: è un contributo forte e intenzionale a quella storiografia "monocausale" che gli studi sul comunismo hanno sempre suscitato con particolare frequenza.
È l'interpretazione di Courtois, tuttavia, più dei contributi scientifici a cui fa da prefazione, che, grazie all'amplificazione dei media, ha maggiori possibilità di diventare senso comune. Anche se è certo merito del suo fondamentalismo interpretativo il rilievo di cui il libro ha goduto e il successo che ha avuto. Una contraddizione che non giova alla conoscenza storica, ma che gli storici, e non solo loro, dovrebbero meditare con attenzione.
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