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Cesare Pavese

Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: XXXIV-212 p.

46° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788806219383
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Recensioni dei clienti

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    Hodor

    05/01/2017 02.51.08

    La Recherche di Pavese, ambientata tra il periodo pre e post bellico, lo struggente attaccamento ai luoghi d'infanzia e la malinconia per un tempo che non tornerà più. Capolavoro.

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    paolo

    24/07/2016 15.12.09

    Mi è difficile essere sereno nel giudicare un'opera (qui, secondo molti, la migliore) di Pavese, perché adoro questo autore: il suo scrivere secco, omissivo, semi-dialettale, che potendo farebbe a meno di articoli e pronomi, capace di creare sempre un tono epico, di una grandezza sempre nostalgica, anche, anzi soprattutto, quando scrive degli ultimi. I suoi ambienti rurali trasmettono un senso di comunità, di vicinanza reciproca anche quando descrivono l'abbrutimento e la violenza, ideologicamente i naturali derivati della miseria e dell'ingiustizia sociale. Mi ricorda sempre Il primo Pasolini, quello friulano. Qui si legge di Anguilla, un "bastardo" preso da bambino da una famiglia di mezzadri, in cambio di soldi e braccia. Fa fortuna, o ci prova, e torna a vedere i fossati, le ripe, i noccioli e le vigne della sua infanzia, per scoprire l'impossibilità di andarsene davvero, di staccarsi o fuggire da quel che si è, dagli uomini e dalle donne che hanno popolato le immagini degli anni della formazione. Discutibile sotto molti aspetti, primo tra tutti la, da tempo risaputa, misoginia....ma averne di romanzi come questo.

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    Elena

    07/04/2016 09.13.59

    La scrittura di Pavese e' magnifica, colloquiale e descrive perfettamente ambiente e personaggi. Mi è piaciuta molto l'alternanza tra memoria e contemporaneità che crea un flusso narrativo armonico molto interessante. Memorabili alcuni pensieri, attuali e una sensibilità nella descrizione delle ragazze "della mora" che mi hanno elevato ancora di più la considerazione sull'autore. Non ha bisogno di essere consigliato ma lo consiglio.

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    KidChino

    15/02/2016 04.15.00

    C'è un profumo forte tra queste pagine. Il profumo di un Italia vera, che nell'immediato dopo guerra deve rialzarsi. C'è il profumo della campagna. Con la sua terra ed il suo sudore. Storie di uomini semplici. Uomini qualsiasi. Storie di vita. In ogni pagina di questo libro mi perdevo e nella successiva mi ritrovavo. Uno spaccato di vita così semplice e al contempo così bello. Le feste. I canti. Le donne. La vendemmia. Ed i buoi e le cascine e gli uomini e i colori e i tramonti e i fiumi e le colline. E la luna. Ed i falò. La storia di un uomo che parte. Va in America per trovare il cosiddetto "sogno". Ma il suo vero desiderio è soltanto quello di ritornare a casa. A battere gli stessi sentieri di quando era giovane. E rivedersi in un ragazzo e prenderse e cura. Un Pavese ai massimi livelli. Quasi un testamento. La sua ultima opera prima della decisione più grande. L'andarsene. Per sempre. Eterno come questo suo grande lascito. Un vero romanzo.

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    Roberto Pasqualini

    27/12/2014 10.02.12

    Libro particolare, impegnativo, ma bellissimo! E' il periodo successivo alla lotta partigiana antifascista ed alla Liberazione. Anguilla, dopo molti anni trascorsi in America a cercar fortuna, torna al suo paese d'origine sulle colline delle Langhe, alla ricerca delle proprie radici. Ritrova l'amico Nuto, con il quale ripercorre i luoghi della propria vita adolescenziale. Alla Mora, vendemmiava, sfogliava, torchiava; mangiava il coniglio con la polenta e andava per funghi. In quella terra era cresciuto, tra canne e cascine sperdute, tra il Belbo e Canelli, lavorando, soffrendo, andando alle feste di paese. C'erano i falò e "la notte di San Giovanni tutta la collina era accesa". Ora, Anguilla desidera soltanto vedere qualcosa che ha già visto: "carri, fienili, una bigoncia, una griglia, un fiore di cicoria, un fazzoletto a quadrettini blu, una zucca da bere, un manico di zappa". Il suono di una martinicca risveglia in lui tutte quelle cose che si è portato dentro tutti quegli anni. Quelle cose che "non sapeva più di sapere". E "non sapeva che crescere vuol dire andarsene, invecchiare, vedere morire, ritrovare la Mora com'era adesso". Anguilla ha fatto fortuna ed è tornato, ma le facce, le voci e le mani che dovevano toccarlo e riconoscerlo non ci sono più: "Pareva un destino. Certe volte mi chiedevo perché, di tanta gente viva, non restassimo adesso che io e Nuto, proprio noi" ? "Di tutto quanto della Mora, di quella vita di noialtri, che cosa resta?" Questo libro parla di tanta sofferenza e di cose semplici come "una ventata di tiglio la sera". Le descrizioni chiare e dettagliate stimolano l'immaginazione visiva del racconto che, pur non presentando dialoghi, solo qualche battuta, mantiene il proprio magnetismo sino alla fine. E' stata una lettura difficile, ma che mi ha dato tanto. Ora, anche in me un suono familiare risveglia qualcosa che non sapevo più di sapere. E, forse, riuscirò a gioirne prima che essa si consumi, sotto la luna, al fuoco di un falò.

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