Madre nostra che sarai nei cieli

Piersandro Pallavicini

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2002
Pagine: 246 p.
  • EAN: 9788807016158
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Recensioni dei clienti

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    pablo Paolo Peretti

    10/05/2007 17:36:27

    Questo di Piersandro è uno dei libri piú intensi e belli di tutta la sua produzione. Il protagonista realizza , dopo la morte di sua madre, quanta ipocrisia si possa nascondere dietro un'apparente famiglia normale. Gli scheletri nell'armadio usciranno , cosí , senza pietá. Tutte le sue sicurezze di giovane scapolo , viziato e dandy di lusso crolleranno miseramente , dando spazio ad una realtà mai immaginata dallo stesso. Stile scorrevole. Scene di vita di provincia descritte come un piccolo quadretto dai colori intensissimi. Un libro da rileggere. Un libro che ti fa meditare su quanto talvolta si crede di conoscere una veritá , dimenticando che la stessa ha mille sfacettature ed interpretzioni. Bravo Sandro.

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    Valentina Tosi

    20/05/2005 20:33:14

    Le ultime tre recensioni/commenti sono indegne! E' proprio vero, per ogni lettore la copertina è uguale, ma poi il contenuto è personalmente diverso. Un libro molto profondo, con una malinconia e tristezza che non avevo mai trovate gestite in quel modo. Gli ultimi capitoletti poi, sembrano dei Plongè (forse l'accento è sbagliato): parole che sembrano immagini di un caleidoscopio. Non me lo aspettavo da Pallavicini: Ottimo lavoro. Per la Feltrinelli: siete degli ASINI!!! a pag. 218 c'è scritto "goccie di pioggia"... siete degli ignoranti!!! IO NON PAGO 13,50 € PER LEGGERE DEGLI ERRORI DEL GENERE!!!

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    brigidino

    23/10/2003 20:30:45

    la feltrinelli si ostina a pubblicare libri identici. spaccato di società, qualche personaggio di cui seguire le vicende per dare un'impressione di coralità, tanto fluire della memoria alla scoperta di famiglie- padri,madri- tutte uguali. forse pensano di avere una coerenza, un disegno adelphianamente segreto di cui seguire l'ordito. a me invece il loro catalogo ricorda un deserto senza oasi...

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    MARIO JERRY

    13/03/2003 12:46:50

    HO CORSO VELOCEMENTE PER SCOPRIRE QUESTO "SCONVOLGENTE" FINALE CHE NON AVREBBE TURBATO NEMMENO LA COSCIENZA DI UNA SUORA DI CALUSURA.BANALE!

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    Lucio

    21/02/2003 12:12:58

    Più umiltà non guasterebbe.

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    Maria Rippa

    26/11/2002 12:06:17

    E' un romanzo sicuramente veloce e fluido. Però ho l'impressione che ci sia troppa carne a cuocere come per rispettare una ricetta post-post-moderna. Insomma, dire tanto di tanti è in qualche modo mettersi a riparo di almeno una certa automatica critica. Per il resto lo trovo granché privo di interesse, troppo forzato, poco "nature". E poi, ma quanti libri all'anno pubblica questo autore?

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    Bartolomeo Di Monaco

    17/06/2002 11:34:20

    Il protagonista di nome Mario Provera, architetto e affermato critico d'arte, deve intervistare una pittrice, Relata Rèfero, che è anche una bella "femmina sui trentacinque". Va al vernissage e assiste ad una esibizione della stessa pittrice: "dentro una sfera trasparente sostenuta da guide idrauliche, Relata Rèfero, nuda, immersa fino alle labbra in un cristallino liquido blu, si muoveva con brevi gesti che avresti detto svaniti e gentili". Il seguito di questa esibizione è così nauseante che il protagonista se ne scappa via. Si intuisce un Pallavicini diverso rispetto ad "Anime al neon". Il linguaggio si carica di parole pesanti entrate nell'uso comune, al modo che si è già visto in Ammaniti, e quella sensibilità raffinata presente nell'altro libro, qui si trasforma in una carica violenta, disperata, isterica, come riconoscerà più volte lo stesso protagonista. Il protagonista narra due storie: quella della sua infanzia e quella presente di adulto. Ciò che le unisce è la conoscenza e lo sviluppo della diversità nel protagonista: attonita, misteriosa da bambino; da adulto un muro, una barriera, una discriminazione psicologica dagli altri: dolorosa e sofferta, consapevole. L'intreccio è di alternanza tra i due momenti, e sempre il primo, quello dell'infanzia, illumina l'altro, più oscuro, più tormentato, addirittura disperato, senza più lo slancio di un tempo verso la vita. I rapporti dominanti in questa storia sono soprattutto quelli tra figlio e madre e figlio e padre, anche se vi è un altro rapporto molto significativo che è quello tra il protagonista e l'amico Giancarlo Giudici. Verso la fine tutto sembra disgelarsi. Tutto quel silenzio, tutto quell'astio nutrito verso di lui dalla madre, tutta quella tenerezza che gli manifesta suo padre, le poche volte che capita a casa, tutto, insomma, comincia a dispiegarsi e ad avere un senso. Quando si giungerà alla fine della storia anche il mistero che avvolge la figura del padre sarà risolto. E la conclusione, se mi si permette questo bisticcio di parole, riporte

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    Gigi Peruzzi

    12/06/2002 14:01:44

    Inquietante e mozzafiato, se ti leggi le prime dieci pagine arrivi di corsa fino all'ultima. Mi è piaciuta poi la narrazione del dolore e del malessere fatta senza sdolcinature e pietismi. E mi sono molto divertito a leggere delle follie dell'arte post-human, qui stigmatizzate a tratti con molto sarcasmo. Una delle migliori letture di quest'ultimo anno.

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    paola67

    02/06/2002 12:57:30

    romanzo di uomini dove le donne che compaiono, a parte la madre del protagonista (dolorosa e cruda la descrizione della madre all'ospedale, i piedi, gli indumenti), rivestono ruoli decisamente negativi (una prostituta quasi invisibile, un' artista provinciale, blu e fuori tempo, una cognata arpia). tra il dolore del presente, i ricordi, sensazioni scomode, un romanzo che si legge senza incorrere in tempi morti. Provera è fragile come un uomo o un ragazzo e convince, meno i suoi amici da vernissage e la descrizione dell'ambiente a cui appartengono. sembra di risentire Beigbeder. mi è piaciuto e l'ho letto in due giorni.

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