Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 16 maggio 1996
Pagine: 192 p., Rilegato
  • EAN: 9788830413344
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Descrizione

Una grande, vecchia casa con un'infinità di porte. L'autrice le apre a una a una, dalla cantina sino alla soffitta, per vedere chi vive, chi ha vissuto in ciascuna stanza, procedendo il più indietro possibile nelle generazioni che si sono susseguite. Attraverso le sue stanze, i corridoi e le scale,i mobili e i soprammobili, un edificio di pietra e calce riesce a raccontare la storia di alcune generazioni di uomini e di donne. Personaggi oscuri e meno oscuri rivivono, attraverso le cose che hanno toccato, ai panorami che hanno guardato, a pavimenti che hanno calpestato, ai letti nei quali hanno dormito o amato.

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    Renzo Montagnoli

    19/12/2014 16:23:46

    La vecchia casa nobiliare si è lentamente spopolata, è entrata in una fase di decadenza come la dinastia che l'abitava, e ora non restano che i segni del passato che Isabella Bossi Fedrigotti evidenzia descrivendoci gli ambienti dell'antica magione e riscoprendo dagli oggetti, dai mobili, da vecchi vestiti ormai non più indossabili le storie di chi lì ha vissuto, lei compresa. Normalmente, o comunque quasi sempre, questo tema viene svolto in modo decisamente prolisso e sovente anche piuttosto greve, ma l'autrice riesce a fornire nuovamente un bell'esercizio di stile, rendendo la lettura più che gratificante. Così ci accompagna, quasi tenendoci per mano, in una visita, dal pianterreno alla soffitta, facendoci da guida, offrendoci alla vista ciò che si cela sotto la polvere di secoli e, attraverso oggetti e vestiario, veniamo a conoscere le storie dei suoi abitatori, una dinastia di campagna, non particolarmente ricca, ma nemmeno povera, che ha fatto di quella immensa casa un simbolo del prestigio, ma anche un rifugio dalle novità di ogni tempo. L'atmosfera è rarefatta, i passi, i piccoli screzi sono brevi e controllati, insomma si entra in un mondo ai più sconosciuto e che tutto sommato non ci induce a invidiare una nobiltà ristretta volontariamente fra quelle mura, tesa a conservare un particolare modo di vivere che cerca di mantenere immutato nel tempo.Isabella Bossi Fedrigotti, pur nell'affetto che mostra per i suoi familiari, in particolare gli avi più prossimi, tiene a prendere le distanze, ricordando la ferrea disciplina a cui era sottoposta, l'incapacità, imposta, di essere come gli altri comuni mortali, in un tempo che avrebbe dovuto essere fermo e sempre uguale. Non è un caso quindi se fra la parentela le sue simpatie vanno ad Alfonsina e Giuseppe, i reietti e, a loro modo, i ribelli della famiglia, incapaci di sostenere una vita noiosa, in cui tutto era programmato in un calendario senza variazioni. Da leggere, senza il minimo dubbio.

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scheda di De Federicis, L., L'Indice 1996, n. 9

Isabella Bossi Fedrigotti avrà pensato a Casa "La vita" di Savinio nell'intitolare il quinto romanzo? O a "La vita istruzioni per l'uso" di Perec? I modelli sono molti e illustri. E basta spostare la metafora dalla casa al magazzino per produrne il fatale slittamento verso un'idea di vita ridotta a cianfrusaglia. Bossi Fedrigotti, che vive e lavora in Milano, ma è nata a Rovereto da madre austriaca, e di buona ascendenza aristocratica, è lei stessa - la narratrice - un personaggio. Dopo il successo ottenuto nel 1980 grazie all'antirisorgimento della bisavola Leopoldina in "Amore mio uccidi Garibaldi" (Longanesi), ha continuato a raccontare storie di famiglia intrattenendo il lettore sulla frontiera austro-tirolese; e restringendosi nella cerchia privata per meglio enfatizzarne i destini e gli amori. Fino a quest'ultimo, nuovo libro. Qui le persone hanno ceduto alle cose, il romanzo d'amore ha lasciato il posto a un discorso per frammenti che fanno emergere nuclei svariati di romanzesche vicende, sospese e riprese con elegante sprezzatura. "Magazzino vita" si presenta infatti come esclusiva descrizione di una casa, paesana e padronale, fabbricata nel Seicento e raffigurata qual è oggi. Come minuzioso inventario degli arredi, e di memorie e figure, una folla di nomi. E in ogni stanza e arredo, e in ogni resto di vita, sempre il duplice segno: l'erosione senza rimedio del tempo e le deboli impronte di interventi riparatori. L'ordine (della società e dell'educazione o anche della scrittura) sempre combattuto e vinto dallo sgretolio. Isabella Bossi Fedrigotti, romanziera e giornalista, utilizzata dal "Corriere della Sera" in elzeviri e rubriche di lettere, occupa i tradizionali generi e ruoli riservati alle donne che scrivono, scrittrici minori. Eppure, questa cronista dei sentimenti non vuole essere una scrittrice sentimentale. Là dove il vissuto potrebbe irrompere, lo elude con una formula reticente, una breve mossa sintattica, un punto interrogativo. Vedi a proposito della casa, quando sarà in vendita: "chi metterà in ordine, chi salverà o butterà via, chi avrà il coraggio di affrontare la massa dei ricordi?" (Lo stesso movimento espressivo quando ha parlato, altrove, della malattia che, toccando al figlio, è toccata a tutta la famiglia. Per riequilibrare "quali privilegi", si è chiesta in "Mi riguarda", 1994; e insomma "chi lo vuole un bambino senza età"?).