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Malattia come metafora. Cancro e Aids

Susan Sontag

Traduttore: E. Capriolo, C. Novella
Editore: Mondadori
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 182 p.
  • EAN: 9788804499190
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    Susan Sontag, nel suo libro "Malattia come metafora" mostra chiaramente come il cancro abbia rimpiazzato la tubercolosi nell'immaginario sociale: "Oggi il cancro è la malattia che si installa (senza colpire invasione sorniona e impietosa) ruolo che conserverà fino al giorno in cui la sua eziologia diventerà chiara come quella della tubercolosi e la;si curerà con altrettanto successo". L'analogia è forse eccessiva, visto che si tratta di patologie differenti, ma l'immagine sociale di ciascuna si assomiglia nel suo tempo. E' la malattia sulla quale i tentativi di spiegazione sono i più numerosi (stress, inquinamento, perdite), così come il chiarimento di una psicogenesi del tumore. E' grande la tentazione di descrivere in termini di causalità psiche-soma gli avvenimenti che lo hanno preceduto, ma a cosa servono? Si ha spesso l'impressione che siano un tentativo di umanizzare il processo tumorale, di dargli un senso. Come c'è un romanzo delle origini, tanto più ricco a volte quando il soggetto dubita di scoprire l'ignoto, ci sono i romanzi del tumore. Queste storie permettono di "parlarne", di mettere delle parole intorno alla minaccia muta di questa silenziosa invasione. Esse reintroducono l'immaginario, dunque una certa libertà creatrice e ordinata che si oppone all'anarchia distruttiva. Il non senso è l'evoluzione tumorale, anche se le conoscenze scientifiche rivelano la competenza di cui danno prova le cellule tumorali per riuscire a stabilire la loro legge. Questa legge ha come scopo la disorganizzazione del corpo. Il tumore sfugge al controllo di colui nel quale abita. La sua autonomia, il sentimento di un funzionamento che va contro la vita introducono il disordine, il non senso.

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