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Il mare non bagna Napoli - Anna Maria Ortese - copertina

Il mare non bagna Napoli

Anna Maria Ortese

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Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 1
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 21 maggio 2008
Pagine: 176 p., Brossura
  • EAN: 9788845922855

nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Racconti

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Il mare non bagna Napoli

Anna Maria Ortese

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"Il mare non bagna Napoli" è - sottolinea Pietro Citati nella prefazione - una straordinaria discesa agli Inferi: nel regno della tenebra e delle ombre, dove appaiono le pallidissime figure dei morti. Di rado un artista moderno ha saputo rendere in modo così intenso la spettralità di tutte le cose, delle colline, del mare, delle case, dei semplici oggetti della vita quotidiana. Anna Maria Ortese attraversa l'Ade posando sulle cose e le figure degli sguardi allucinati e dolcissimi: tremendi a forza di essere dolci; che colgono e uccidono per sempre il brulichio della vita. Nei racconti compresi nella prima parte del libro, questi sguardi penetrano nel cuore dei personaggi: ne rendono la musica e il tempo interiore, come molti anni prima aveva fatto Cechov".
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    sarah

    01/03/2021 17:34:45

    Ottime le descrizioni dei personaggi, interessante il climax e la resa dello squallore e della dignità allo stesso tempo degli abitanti della Napoli del dopoguerra. Ogni capitolo una donna diversa, ogni capitolo una Napoli sempre meno squallida e più benestante, in una sorta di scalata in fuga dalla povertà. Eugenia, bambina in un quartiere degradato, che scopre io mondo grazie al primo costosissimo paio di occhiali, le sorelle ritirate in convento più per fuggire alla miseria che per vocazione. Anastasia, una donna indipendente che ha sacrificato l’amore per gestire un’attività e mantenere la famiglia, appena sulla soglia dell’indigenza. Un’altra donna che si avventura per le strette, affollate e sporche vie di un quartiere i cui abitanti non hanno mai visto io mare, diretta al banco dei pegni. La Sig.ra lo savio che gestisce un ambulatorio nella Grande Casa, una costruzione fatiscente con corridoi larghi come strade che alloggia, stipate e nell’indigenza, tante famiglie da costruire un quartiere a sè, i più poveri ai pini inferiori e via via salendo, un climax crescente nel climax generale. Una giornalista alle prese con i grandi letterati napoletani, si approda così alla Napoli borghese.

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    MarLan

    09/02/2021 15:58:59

    Una serie di racconti indimenticabili ambientanti nella Napoli del dopoguerra..I primi episodi del libro sono davvero come si dice un pugno nello stomaco. Le persone povere fanno fatica a vivere e a mantenersi integri moralmente e affettivamente tramutandosi in miserabili.La guerra non è ancora finita perché resta la guerra tra i poveri. Orribile secondo me il destino segnato di alcuni personaggi perdenti nati. Una testimonianza preziosa che non riduce Napoli alla solita cartolina folkloristica, ma narra in modo crudo i rapporti umani e la sofferenza postbellica.

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    Ino

    27/01/2021 15:26:45

    Napoli povera. Napoli che canta per non sentire la fame. Napoli nei vicoli vestita di stracci. La Ortese descrive tutto, senza speranza, così com'è. E piangi per quanto è bella 'sta disgrazia.

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    stefano

    14/01/2021 12:20:56

    DI questa raccolta di racconti mi rimane la potenza del linguaggio della Ortese che sa costruire immagini evocative ed emozionanti. Ho amato la prima parte del libro, i racconti che piu' propriamente parlano della citta' e della sua miseria. Mi sono invece un po' incartato nell'ultimo racconto, quello che piu' parla della scrittrice e che costituisce una sorta di labirinto di amicizie e nevrosi nel quale lei si perde. Un testo complicato e notevole.

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    Alice

    27/11/2020 09:49:36

    Personalmente ho apprezzato più racconti meno che altri, in generale il libro è molto 'terreno', le immagini che la Ortese crea sono immagini (purtroppo) contemporanee e dalla forte impronta emotiva.

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    carezzedicarta blog

    27/08/2020 15:29:29

    "Una miseria senza più forma, silenziosa come un ragno, disfaceva e rinnovava a modo suo quei miseri tessuti, invischiando sempre più gli strati minimi della plebe, che qui è regina. Straordinario era pensare, come, in luogo di diminuire o arrestarsi, la popolazione cresceva, ed estendendosi, sempre più esangue, confondeva sterribilmente le idee..." Due brevi romanzi in uno. Una seconda parte che è quella che ha frenato un po' l'entusiasmo per il cambio di registro, più riflessiva e matura. Una Ortese con le spalle cariche di scelte ed esperienze, con punti fermi in testa e decisioni da prendere. Una prima parte che ti assale come un'onda dell'oceano, potente, gelata, inarrestabile, indomita. Qui una Ortese passionale, ricettiva, con un'onestà crudele e una schiettezza disarmante. Pagine meravigliose che dipingono con colori forti una Napoli che non si può né dimenticare né ignorare. Un piccolo libro di enorme impatto. Vi aspettiamo sul blog per girare insieme in quei vicoli che si prestano poco alle cartoline, che non sono meta di turisti ma che sono testimonianza di una quotidianità incomprensibile e allucinante.

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    Nastikata

    10/06/2020 12:43:51

    Il mare non bagna Napoli è costituito da cinque racconti dove ad essere protagonisti sono la miseria e la povertà di Napoli nell’immediato secondo dopoguerra, il degrado dei quartieri e la noncuranza dei suoi abitanti. Il primo racconto Un paio di occhiali rappresenta l’essenza dell’intero libro. Protagonista è Eugenia, una bambina che vede poco e male, nel giorno in cui finalmente arrivano i suoi occhiali nuovi con cui potrà vedere chiaramente ciò che la circonda. Una volta indossati, rendendosi conto della sofferenza e dell’orrore che la circonda vomita, non pronta a gestire quella realtà così diversa da come l’aveva immaginata. Il racconto è metafora dell’impegno che la Ortese prese nello scrivere il libro, scegliendo di essere autentica nel raccontare l’effettivo stato della sua città, non nascondendosi dietro una miopia, ma mostrando, seppure non senza difficoltà o dolore, la condizione indecorosa della sua Napoli.

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    Carloesse

    13/05/2020 11:26:42

    Il Mare non bagna Napoli è il libro che costò alla Ortese una sorta di volontario esilio da quella città, e tutta una serie di ferite che mai si rimargirarono tra l'autrice, la città e certi "intellettuali" napoletani, allora suoi amici (Compagnone, La Capria, Rea, Prisco, Prunas..), che compaiono in uno dei racconti del libro e che vengono raffiguarati in una sorta di sterile impotenza, una generazione di sconfitti (cui lei stessa sa di appartenere, e per questo tanto più amaro è l'affresco), di fronte ai mali che affliggono quella città. Ne nacquero naturalmente polemiche che la Ortese, spirito libero, indipendente e incapace di compromessi, si trovò ad affrontare in posizione di isolamento di fronte all'intellighenzia coalizzata contro di lei. Che preferì ritirarsi in buon ordine lasciando la città senza più mettervi piede. Forse da qui (o certamente anche da qui), l'isolamento ebbe a continuare anche di fronte alla pubblicazione dei suoi più grandi capolavori, "Il porto di Toledo", ferocemente stroncato dalla critica alla sua comparsa, ed il "Cardillo addolorato", che, pur finalmente trattato meglio, solo col tempo è riuscito ad ottenere (e solo in parte) i riconoscimenti che si meritava. In ogni caso non è (a mio modestissimo parere) in questi racconti che si trova il meglio di Ortese.

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    Carmelo

    12/05/2020 09:55:05

    Un affresco senza tempo di una città avvolta in una dimensione onirica e sospesa tra caos e meraviglia. Consigliato!

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    leogaro

    14/04/2020 17:32:45

    Un libro noioso, una discesa nell'Ade (come recita la quarta di copertina) che rivela una Napoli grigia, vuota e, al contempo opprimente. Nella prima parte ci sono 4 storie slegate, di cui si salvano le prime 2 (quella degli occhiali, forse è la più centrata). Il 4° racconto, a parte l'ambiguo funerale, è davvero inconcludente e dà uno spaccato desolante, opprimente, ma non con lo stile di Camus nè di quello visionario della Woolf, cui mi sembrava di aver intravisto qualcosina, all'inizio. La lettura avanza lentamente, arrivati alla 2° parte addirittura si arena quando invece, introducendo ricordi personali anche di Rea e Pratolini, dovrebbe alzarsi di livello: si scade in una serie di noiose digressioni che esulano dalla trama e conducono stancamente alla fine. Libro davvero poco piacevole.

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    Sherlock

    01/04/2020 20:47:26

    IL MARE NON BAGNA NAPOLI potrebbe essere definito un "libro neorealista": difatti, ad eccezione di due racconti di fantasia (tra questi l'esemplare UN PAIO DI OCCHIALI), Ortese si inoltra nei luoghi più poveri di Napoli, armata di una scrittura quasi da reportage, per raccontarli dal vero. Anche alla luce di questo riferimento stilistico, IL MARE NON BAGNA NAPOLI potrebbe essere considerato il libro che insieme determina e smentisce Anna Maria Ortese come scrittrice. Una circostanza biografica esprime bene questa duplicità. Con IL MARE si sancisce quel rapporto intenso ed assoluto di Ortese con Napoli, assurta a correlativo oggettivo dell’autrice ed ambientazione d’elezione dei più importanti romanzi successivi. Eppure, appena dopo la pubblicazione di questo romanzo, ha inizio, come reazione alle critiche dell’intellighenzia partenopea che dalla crudezza del libro si era sentita offesa, un lungo esilio volontario di Anna Maria Ortese da Napoli stessa. Non vi farà mai più ritorno (IL MARE è del 1953, la Ortese muore nel 1998…). Ma cosa, all’epoca, offendeva tanto in questo libro? Forse il ritratto spietato, senza edulcoranti, dei più miseri (ai quali Ortese si sentiva più vicina di quanto non si sentisse vicina ai grandi della letteratura), che una ricostruzione postbellica ingorda aveva reso ancora più disgraziati. Per tutta la vita, Anna Maria Ortese rimarrà fedele ai miseri (categoria in cui confluiscono anche tutti gli animali, vittime della prepotenza della specie umana) che ha raccontato ne IL MARE. Dare voce ai più indifesi: non è forse questo uno dei tanti compiti della letteratura?

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    Ida

    25/09/2019 12:27:15

    Quando è uscito nel "53 è stato definito un libro "contro" Napoli, perché i racconti mostrano i quartieri più poveri e senza speranza. Nella seconda parte del libro parla invece degli intellettuali di Napoli, tra cui Pratolini, anche loro tristi e disillusi. Lo consiglio davvero, sia per gli argomenti che per la scrittura della Ortese!

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    Imma Liguori

    22/09/2019 21:05:20

    Anna Maria Ortese scava nei meandri di una Napoli sporca e cruda, non tirandosi indietro dall'essere sincera e amaramente onesta. Il libro è diviso in capitoli, tra capitoli di inchiesta e capitoli di pura narrativa, tutti ugualmente di altissimo spessore, anche se ho preferito i secondi.

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    Imma

    22/09/2019 20:46:00

    Non capisco davvero la fama e il clamore che circondano questo libro. I primi due capitoli sono pure godibili, ma la lunga inchiesta sugli scrittori napoletani l'ho trovata senza senso, nonché parecchio irrispettosa nei confronti di persone conosciute citate per nome e cognome. È una scrittrice come già detto godibile, ma nulla di più.

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    Cristina

    19/04/2019 02:00:16

    Alla descrizione, nella prima parte, della Napoli del secondo dopoguerra con la sua miseria immobile, i suoi alveari umani privi di speranza, la sua rassegnazione fatale, descrizione potenziata in un modo magico ed allucinato che raggiunge talora un’intensità da incubo kafkiana, si contrappone la seconda parte, dal titolo significativo, “Il silenzio della ragione”, ove al tono onirico si accompagna la domanda su quale sia il perché di questo tragico immobilismo. Solo i testimoni dell’epoca potrebbero dire quanta sia la distanza effettiva tra quello che era la città e quello che è narrato nel testo, sorprende tuttavia l’ accusa di danneggiare Napoli, mossa all’autrice all’uscita della prima edizione (1953), non solo perché non tiene conto della libertà narrativa, né coglie l’aspetto di personale angoscia della scrittrice, ma anche perché non vede suo il profondo amore per Napoli, chiaramente percepibile in più di un passo, né riconosce l’utilità di una denuncia assai più soggettivamente disperata, è vero, ma accostabile in qualche modo quelle che, in Europa e in Italia, a partire dalle varie rivoluzioni industriali, arricchiscono la letteratura.

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    Sofia

    10/03/2019 20:19:51

    Raccolta di racconti e reportage di rara crudezza della Ortese, che riporta una Napoli disillusa, provata dalla guerra finita pochi anni prima, mi ha lasciato un bel po' di amaro in bocca. Ho ritrovato in alcuni racconti atteggiamenti e modi di essere che magari la generazione dei miei genitori ha dovuto subire, e mi son trovato a domandarmi: se io son stato male solo a leggere di queste cose, cosa dev'essere stato viverle? Un libro da ascrivere tra quelli necessari; di non facile lettura, certo, ma assolutamente necessario.

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    Laura

    10/03/2019 16:19:04

    Questa racconta di racconti ha creato scalpore con la sua uscita, nel 1953 e dopo averla letta capisco perché. Innanzitutto, l’autrice descrive in modo molto crudo la Napoli del dopoguerra senza risparmiarsi, descrivendo la povertà e la miseria che la guerra ha portato nella grande città; in secondo luogo descrive gli intellettuali dell’epoca in modo poco lusinghiero facendone anche nomi e cognomi. A me sono piaciuti solo i primi due racconti poiché l’opera è molto disomogenea e questi non sono molto legati tra loro, la città e il periodo storico sono l’unico filo conduttore.

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    Letizia

    19/09/2018 17:03:36

    Il mare non bagna Napoli è una raccolta di testi incentrati sulla vita nei bassi napoletani, quelli limitrofi alla Riviera di Chiaia. Il libro non è stato sempre ben accolto dalla critica sia per l'apparente disomogeneità dei generi (ci sono due racconti d'invenzione, due reportage e una "inchiesta espressionistica") sia per la crudezza con cui è stata tacciata di rappresentare i giovani intellettuali napoletani, senza nasconderne nomi e cognomi. In realtà i testi creano una perfetta omogeneità in un gioco di corrispondenze su più livelli: tracce di invenzione e di autobiografismo, continuità geografica e sociale... che trovano proprio nell'ultimo scritto una sintesi esaustiva. Per quanto riguarda la "cattiveria" della Ortese, essa era anzitutto una poetica fatta propria dal Gruppo SUD con cui collaborava; in secondo luogo ciò che davvero ha suscitato lo sdegno della comunità intellettuale napoletana non è stato tanto l'indagine impietosa fatta su di essa nell'ultimo capitolo, quanto l'averne rivelato nomi e cognomi! Un gioiellino letterario da non far mancare nella propria libreria.

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    Celeste

    18/09/2018 18:31:29

    Si tratta di una raccolta di cinque racconti, nella quale la Ortese descrive principalmente le viscere e la miseria della Napoli del secondo dopoguerra. Alcuni di questi racconti si rivelano molto toccanti, e raccontano una Napoli che chi non vive quotidianamente e negli aspetti più miseri, non potrà mai conoscere né comprendere. I primi due brani sono quelli che mi sono piaciuti di più, e un pezzo indimenticabile è la descrizione dei Granili , la vecchia caserma napoletana, adattata, si fa per dire, a ricovero degli sfollati dopo la fine della guerra. Tra il disgusto e la pietà la Ortese ha difficoltà a riconoscersi concittadina di quella umanità dolente che tra miseria e sporcizia ha ormai abbandonato il recupero di una personale dignità in favore di una necessaria sopravvivenza.

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    Cristiano Cant

    02/05/2018 04:29:39

    Lucente e estrema in ogni suo lembo steso, buia, misera, Mater dolorosa e sinistra matrigna, più o meno questa la Napoli che brulica nelle pagine di questi racconti, finestre di impressionante verità. Basterebbe da solo un passo preso da 'Oro a Forcella', dove lo sfondo è San Biagio dei Librai, quartiere poverissimo: "Una miseria senza più forma, silenziosa come un ragno, disfaceva e rinnovava a suo modo quei miseri tessuti, invischiando sempre più gli strati minimi della plebe, che qui è regina". Sfondi e descrizioni quasi insopportabili nella loro amara potenza di immagini, superstizioni, trivio, occulto e lividi dentro la pancia di un cosmo unico al mondo, sventura e piaga, sconforto e bisogno. Ma è un cuore crivellato che mantiene lo stesso una forza stupenda nel suo mostrarsi senza veli, sgombro da ogni forma vezzosa, dai fasti di un passato regale, disfatto e tenero sotto gli occhi del poeta. Palazzo dei Granili svetta come un tremendo canto di povertà e di abbandono dove fame e servitù campeggiano come stemmi dell'umana dimenticanza, il lamento dell'anima. Così questo coro di novelle tenta di farsi evento, amore, lacrima, sforzo e tributo di una donna sotto le coltri di un mistero magnifico. Verranno non a caso echeggiate le esperienze intellettuali legate a quella terra, una ragione sempre smaccata sotto i tacchi di una natura "pronta a soffocare il dormiente se esso cerca di muoversi e accenni sguardi e parole che non siano quelle di un sonnambulo". Svetta una riflessione che è quasi un destino a un certo punto: "...l'antica impassibilità all'ingiuria e al dolore che formano l'essenza di Napoli. Non un fantoccio, ma un giustiziato". Eppure, fra lo sciacquio del mare sugli scogli, in qualche rada giuntura di quei vicoli infetti, la meraviglia abita ugualmente: "Gli smisurati incanti di Napoli non potevano trovare traccia su un cuore freddo. Napoli non aveva effetto su persone scarsamente umane". Scrittura altissima, impeccabile esperienza poetica.

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  • Anna Maria Ortese Cover

    (Roma 1914 - Rapallo 1998) scrittrice italiana. Esordì nel 1937 col volume di racconti Angelici dolori, che parvero richiamarsi al "realismo magico" di M. Bontempelli. Ma le opere successive (L’infanta sepolta, 1950; Il mare non bagna Napoli, 1953, premio Viareggio; I giorni del cielo, 1958; Silenzio a Milano, 1958) rivelarono una tempra narrativa aliena dal gioco cerebrale della poetica novecentista: a metà fra il saggio e il racconto, questi libri innestano le invenzioni favolose in squarci documentari di estrema esattezza e lucidità. Polemica morale e fantasia trasfiguratrice s’intrecciano ancora nei romanzi successivi: L’iguana (1965), Poveri e semplici (1967, premio Strega), Il porto di Toledo (1975), Il cappello piumato (1979), e negli ultimi Il... Approfondisci
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