MAUS - Art Spiegelman - copertina

MAUS

Art Spiegelman

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Traduttore: C. Previtali
Editore: Einaudi
Edizione: 2
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 29 gennaio 2010
Pagine: 292 p., ill.
  • EAN: 9788806202347

nella classifica Bestseller di IBS Libri Fumetti e graphic novels - Storie vere e non-fiction

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Un graphic novel innovativo e modernissimo dopo venticinque anni, uno sguardo anticonvenzionale e paradossalmente realistico all’Olocausto

La storia di una famiglia ebraica tra gli anni del dopoguerra e il presente, fra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre, scampato all'Olocausto, una madre che non c'è più da troppo tempo e un figlio che fa il cartoonist e cerca di trovare un ponte che lo leghi alla vicenda indicibile del padre e gli permetta di ristabilire un rapporto con il genitore anziano. Una storia familiare sullo sfondo della più immane tragedia del Novecento. Raccontato nella forma del fumetto dove gli ebrei sono topi e i nazisti gatti.
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    Antonello Arcuri

    01/07/2020 17:24:36

    Cos'è Maus? Un fumetto? Una biografia? Un'autobiografia?, Un saggio di storia? E' tutte queste cose ed anche qualcosa in più. Uno dei libri più importanti che abbia mai letto (e riletto).

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    Lorenzo

    26/06/2020 07:10:20

    Credo che sia uno dei pochi racconti sul tema, che riesce ad essere accessibile a un pubblico di qualsiasi età. Un 10+ gigantesco in particolare a chi si è spremuto per tradurre in italiano la parlata "inceppata" di Vladek. Un gran lavoro di linguaggio da non tralasciare.

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    Lu

    17/06/2020 09:52:32

    Una delle graphic novel più belle che abbia letto. Intelligente e toccante, la consiglio a tutti.

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    Benedetta

    17/05/2020 18:12:28

    Semplicemente stupendo, non ci sono altre parole per descriverlo. È una graphic novel con la potenza e l’introspezione di un romanzo. Lo consiglio caldamente a tutti gli amanti del genere e a chi, come me fino a poco tempo fa, ha ancora qualche titubanza verso questa forma narrativa

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    ritt

    17/05/2020 12:51:59

    La mia prima ed unica graphic novel. Non sono fan del genere, ma questo libro è meraviglioso:ironico, fedele, riflessivo. Adatto veramente a tutti!

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    Chiara

    17/05/2020 10:14:39

    Un romanzo a fumetti sull'olocausto, dove i nazisti sono i gatti e i perseguitati topi. Molto profondo e toccante, senza retorica e moralismi, mostra in modo onesto ciò che accadde senza voler impartire lezioni, ma facendoci comunque aprire gli occhi e riflettere.

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    Tiziana

    16/05/2020 22:44:09

    Maus è IL graphic Novel per eccellenza, è il romanzo grafico che ha sdoganato una volta per tutte questo genere. Pubblicato per la prima volta nel 1986 (il primo volume; il secondo sarà pubblicato del 1991), Maus non parla solo di Olocausto, ma anche del rapporto difficile fra l'autore Art e il padre Vlad. La storia di questi due personaggi si intreccia continuamente nel corso delle pagine, e così scopriamo della vita di Vlad nei campi di concentramento, di come ha fatto a sopravvivere... Contemporaneamente, attraverso ciò che direttamente ci racconta l'autore e quello che ci fa raccontare dal Art-personaggio capiamo le motivazioni del difficile rapporto padre-figlio che si è venuto a creare nel corso del tempo. Una pietra miliare dei Romanzi Grafici che tutti dovremmo avere a casa.

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    Lor.Ca

    16/05/2020 15:32:25

    Quella di Art Spiegelman è un'opera impegnata su più fronti: il rapporto col padre, la tragica perdita di sua madre e il racconto di uno dei momenti più oscuri e drammatici della storia dell'umanita, l'Olocausto. Sembrerebbe un carico emotivo eccessivo per un fumetto, dato che in molti sono abituati a vederlo come una forma di intrattenimento leggere e infantile, ma che, in realtà, è dotato di un enorme potenziale comunicativo, tanto da essere elevato a una forma d'arte tutt'altro che banale da Umberto Eco (sì, proprio l'autore de "Il nome della rosa"). Utilizzando espedienti geniali (come rappresentare, rispettivamente, gli ebrei e i tedeschi come topi e gatti), uno stile narrativo semplice e dialoghi "imperfetti" (il padre di Art non parla un inglese fluido), come la vita stessa, Spiegelman resistuisce vita ai demoni del passato per esorcizzarli e, forse, cercare di comprenderli. Non meraviglia che sia stato il primo fumetto a vincere il Premio Pulitzer, nel 1992.

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    e.

    16/05/2020 07:13:08

    Libro "cult". In un atmosfera di "fumetti", viene narrata una storia vera in merito all'olocausto degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Dopo poco, la lettura leggera ti restituisce il peso e l'importanza degli argomenti permettendovi di conoscere da un punto di vista diverso.

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    Gioele

    14/05/2020 21:39:47

    Se questo libro è così conosciuto e così amato ovviamente c'è un motivo. Trovo sia incredibile come la narrazione di fatti così cruenti possa essere trasposta in maniera così chiara e vera attraverso il fumetto. Consigliato a tutti

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    Vania

    14/05/2020 21:20:00

    Un modo originale per parlare della Shoah senza rinunciare all'arte. Confesso che prima dell'acquisto ero perplessa, invece storia e resa grafica sono all'altezza dei migliori commenti. Inizialmente risulta un po' faticosa la lingua del padre, voluta cosí dall'autore, ma nel giro di poche pagine ci si abitua e si rimane cosí coinvolti che, una volta cominciato, non l'ho messo giú finché non l'ho finito. Lo consiglio anche agli adolescenti che al giorno d'oggi sono stufi di sentir parlare di questi argomenti, perché é davvero originale e toccante.

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    Mara

    14/05/2020 17:01:08

    Volevo approcciarmi per la prima volta a queste genere letterario e da amante delle setorie ambientate nel periodo nazista, mi hanno consigliato questo libro. Splendido. Me ne sono innamorata perdutamente. Con la tecnica delle personificazione di ebrei e tedeschio in topi e gatti, racconta in maniera precisa la realtà dei campi di concentramento. disegni meravigliosi, dialoghi fantastici. Lo consiglio a tutte le età!

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    tratto di penna

    13/05/2020 23:15:08

    Stupendo. Questo libro è l’ennesima dimostrazione che il fumetto è un mezzo che gli autori usano per esprimersi e raccontare avvenimenti e non semplice narrativa per ragazzi. Attraverso il padre l’autore racconta le atrocità commesse dai nazisti. La scelta del lessico è voluta per dare un tocco di realismo.

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    Simone C

    13/05/2020 19:05:50

    Non leggendo fumetti ero molto titubante quando mi consigliarono di leggerlo, ma la narrazione di Spiegelman mi ha conquistato dopo poche pagine. Gli animali raffigurati nelle tavole di questa storia sono assolutamente e profondamente umani.

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    Giampiero

    12/05/2020 21:46:22

    Una lettura toccante e straordinaria: sono tornato diverse volte su alcuni passaggi. Andrebbe portato in tutte le scuole

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    diletta

    12/05/2020 13:03:22

    Storia assolutamente da leggere! Non potete lasciarvi scappare questo gioiellino

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    Fabrizio Raoss

    12/05/2020 11:51:56

    La definizione di capolavoro? MAUS Un fumetto da non perdere, che racconta in maniera magistrale la storia dell’Olocausto. Anche chi non ama i fumetti dovrebbe leggerlo almeno una volta nella vita.

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    elisabetta

    12/05/2020 08:56:53

    art spiegelman raccontando la storia di suo padre, mostra con efficacia del fumetto, l'olocausto. Oltre ai gatti e ai topi, nel fumetto sono presenti i maiali(i comuni cittadini perlopiù polacchi) che svolgono un ruolo cruciale aiutando gli ebrei o collaborando con i tedeschi.

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    Shogun

    11/05/2020 14:01:41

    Questa non è una graphic novel qualsiasi, ma è un’esperienza. In ogni pagina ho amato il rapporto tra padre e figlio, la forte personalità di Vladek Spiegelman e ho desiderato scappare. Art Spiegelman racconta in maniera semplice quello che ha vissuto il padre prima delle leggi razziali, i rastrellamenti e successivamente all’interno del campo di concentramento di Aushwitz e di come quell’esperienza così dolorosa ha cambiato inevitabilmente la sua vita è quella di sua moglie. La cosa assolutamente geniale è stata quella di disegnare le varie etnie come animali, ma ciò non distoglie minimamente l’attenzione dalla tragicità del racconto. Secondo me dovrebbe essere messo tra i libri di testo nelle scuole. Lettura consigliatissima.

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    LSC

    19/04/2020 13:04:16

    Un fumetto che è un assoluto must, anche per chi non è amante dei fumetti! La storia dell’Olocausto raccontata attraverso topi (ebrei) e gatti (nazisti) ...sappiamo già come andrà a finire, ma è impossibile interrompere la lettura

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“Insomma, non riesco neppure a dare un senso al rapporto con mio padre… Come posso dare un senso ad Auschwitz?... All’Olocausto?...”

È difficile commentare un’opera controversa come “Maus – Racconto di un sopravvissuto”, un graphic novel che nell’America degli anni Ottanta si permise di parlare dell’Olocausto. Ai tempi alcuni artisti d’avanguardia usavano il fumetto come medium, ma per il pubblico e l’ambiente accademico i comics erano un mezzo di intrattenimento infantile e superficiale. Poteva essere un flop clamoroso, poteva essere tacciato di mancanza di rispetto per le vittime della Shoah, invece divenne un successo: nel 1992 fu il primo graphic novel a vincere il premio Pulitzer.

L’idea base di “Maus” è rivoluzionaria: raccontare l’Olocausto non solo tramite disegni, ma attraverso animali antropomorfi. Gli ebrei sono topi, i polacchi maiali, i tedeschi gatti, gli americani cani. Ma il problema dell’identità culturale è complesso, lo stesso autore se ne rende conto. Da qui la sua indecisione su come disegnare sua moglie, Françoise: una rana francese o una topina ebrea, essendosi lei convertita? E nel campo di concentramento suo padre incontra un ebreo che sostiene di essere un tedesco: forse era davvero un gatto, ma in quel momento i suoi aguzzini lo vedevano solo come un topo.
L’opera è divisa in due volumi, dagli evocativi titoli di “Mio padre sanguina storia” e “E qui sono cominciati i miei guai”. La prima parte tratta della vita del genitore dalla giovinezza fino alla deportazione ad Auschwitz. Nella seconda il padre racconta la sopravvivenza nei campi di concentramento, il ricongiungimento con la moglie, il viaggio in America.

L’opera è d’ispirazione autobiografica: l’autore, Art, è uno dei personaggi principali di “Maus”. La vicenda comincia con una visita di Art al padre, Vladek, che non vede da molto. Dopo qualche pannello che con poche rapide pennellate ci descrive il carattere difficile di Vladek e la convivenza poco armoniosa con Mala, sua seconda moglie, Art comunica al padre la sua decisione di disegnare un libro su di lui.
Vladek non ne è convinto, ma inizia comunque a raccontare com’era la sua vita nella Polonia degli anni Trenta: il lavoro, le ragazze, l’incontro con la madre di Art, Anja. Vladek chiede che Art non scriva su nulla di tutto ciò: non ha niente a che fare con Hitler o con l’Olocausto, è solo la sua vita privata. L’autore ribatte che è proprio questo che sta cercando: materiale umano, reale. Vuole raccontare com’è andata veramente la vita del padre, non scrivere un libro astratto su sopravvissuti dell’Olocausto in generale. In effetti i personaggi ci appaiono vivissimi, nelle loro speranze e nelle loro debolezze. Vladek sposa la milionaria Anja anche per calcolo, la moglie è mentalmente fragile, la famiglia di lei si mostra cieca alle necessità della guerra. Lo stesso autore si disegna in modo impietoso: a tratti insensibile ed esasperato nei confronti del padre, scosso dal successo della sua stessa opera, in cura da un’analista, geloso in modo irrazionale del fratello morto durante la guerra. La difficile situazione polacca ci viene narrata in modo preciso, come poche altre opere sono state in grado di fare: la tensione secolare fra ebrei e polacchi, la spartizione dopo la conquista nazista, l’organizzazione dei ghetti, gli atroci inganni dei nazisti.

La complessità dell’opera è palese fin dalla sua organizzazione temporale: la narrazione si divide fra il racconto di Vladek al figlio e la loro vita nell’America degli anni Settanta. Così pannelli su camere a gas sono seguiti da disegni di passeggiate in quartieri tranquilli, la lotta disperata per la sopravvivenza si affianca alle lamentele futili dell’ormai anziano sopravvissuto. D’altra parte lo stile minimalista ma intenso, l’attenzione per i dettagli, la resa del parlato di Vladek (fluente in polacco o tentennante in inglese), tutto concorre a testimoniare la cura che l’autore ha riservato alla sua opera.

A più di venticinque anni dalla sua pubblicazione, “Maus” si conferma un capolavoro del post modernismo, un graphic novel di rara maturità artistica, uno sguardo anticonvenzionale e paradossalmente realistico all’Olocausto.

  • Art Spiegelman Cover

    Art Spiegelman è nato a Stoccolma nel 1948, ma già nel 1951 la sua famiglia, di origine polacca, si è trasferita a New York. Nel 1962 ha venduto al «Long Island Post» il suo primo disegno, l'anno dopo ha creato fumetti come Garbage Pal Kids e Wacky Packages. Nel 1980, sulla rivista «Raw» da lui stesso fondata, è uscito il primo capitolo del suo capolavoro, Maus: la storia (autobiografica) di una famiglia ebrea internata in un lager, raccolta in volume nel 1986, gli è valsa nel 1991 il premio Pulitzer. Suoi disegni e fumetti sono apparsi su numerosi quotidiani e riviste, dal «New York Times» al «Village Voice» e al «New Yorker», e sono stati esposti in musei e gallerie negli Stati Uniti e all'estero.... Approfondisci
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