Melodien. La musica del diavolo

Helmut Krausser

Traduttore: G. Giri L. Bortot
Editore: Barbera
Collana: No limit
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 27 marzo 2008
Pagine: 739 p., Brossura
  • EAN: 9788878992245
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Recensioni dei clienti

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    n.d.

    20/07/2017 10:04:15

    un libro importante, nel suo genere, grande scrittore.

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    n.d.

    20/07/2017 10:04:15

    un libro importante, nel suo genere, grande scrittore.

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    cinelli tania

    11/07/2011 09:16:44

    La storia è interessante, con un sacco di spunti storici e antropologici, con brevi ma "succosi" flash-back che interrompono il racconto.E' ben scritta, con un linguaggio lineare e con un buon uso del campo semantico.E' la parola scritta che tenta di spiegare la musica, arte magica praticata e praticabile che modifica comportamenti , modi di essere, via e traguardo, punto di partenza e punto di arrivo di ogni vita....Lo scetticismo dello scrittore lascia spazio al viaggiatore del tempo di muoversi tra la Firenze del Savonarola,la Roma del '600 e gli anni ottanta del secolo passato, mentre incombe, come un gigantesco affresco il mito di Orfeo, nelle sue numerose varianti. Decisamente consigliabile, agli amanti della musica, della storia, della storia della musica e a chi adora i misteri del passato che rivelano soltanto una delle mille sfaccettature del proprio essere.

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    Kobal L. I.

    22/10/2009 11:05:23

    Un mattone nel vero senso della parola, una storia, vista nel suo complesso, non male, ma con troppe diramazioni, troppi riferimenti a volte inutili e saccenti, troppo dispersiva nel suo evolversi in altre vicende. Ritengo che la difficoltà maggiore nel leggere un libro, stia prevalentemente nell'inizio, ossia in quella specie di limbo nel quale non è ancora chiaro se sarà una lettura gradevole o meno giacchè non ne siamo ancora immersi. Ebbene, questo libro sembra un perenne inizio, poichè alcune vicende prendono continuamente il via e per seguire il tutto con coscienza e senza noia, bisogna perennemente rivolgere l'attenzione ad ogni nuovo inizio. A tratti alterni il libro mi ha ricordato: "Profumo" di Patrick Suskind, "Il club Dumas" di Arturo Pérez-Revent, e "I pilastri della terra" di Ken Follet, avendo l'oscurità del primo, l'intrigo del secondo e un'ambientazione storica simile al terzo, ma, in realtà, non assomiglia a nessuno dei tre. Sinceramente, sebbene l'idea fosse apprezzabile, non m'ha entusiasmato particolarmente nemmeno nel finale, nonostante il gran bel parlare che se ne fa sia del libro che dell'autore, che, come sempre, ha come unico scopo quello di vendere. K.L.I. Recensione di: inquietudinedikobal

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