Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
Pagine: 175 p., Brossura
  • EAN: 9788806182557
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Recensioni dei clienti

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    robiro

    03/06/2010 18:46:14

    Romanzo ritmico e coinvolgente, che trascina il lettore una una suspense adrenalinica. "Unica nota negativa, il mio rapporto attuale con il cibo".

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    Gizzy

    12/11/2009 10:12:38

    Spettacolare...ritmo incalzante, personaggi azzeccati, trama originale e humor sottile. Che volete di più!? Carlotto & Abate sono davvero una coppia azzeccata. Straconsigliato! P.s. Per una migliore lettura consiglio di leggere nell'ordine: 1 "Il cattivo cronista" 2 "Così si dice"...e poi "Mi fido di te"

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    tonico

    20/09/2009 09:00:29

    Non male abbastanza realistico. Deludente il finale.

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    misterdipa

    07/09/2008 17:42:55

    I temi sono tutti azzeccati: dalla sofisticazione alimentare alla mafia russa, dalla corruzione politica all'imprenditoria marcia! Il tutto, condito da relazioni personali per niente tranquille (adulterio, menzogne...), fornisce uno spaccato dell'Italia quanto mai negativo e attuale allo stesso tempo. Sta tutto dentro questo piccolo romanzo (forse troppo) scritto con uno stile asciutto ed essenziale, con la giusta dose di durezza e crudeltà. Si fa apprezzare per la scorrevolezza e per la caratterizzazione di personaggi e luoghi; dal Veneto alla Sardegna fino alla Russia, tutto ruota intorno alla figura cinica di Gigi Vianello: un protagonista dalle tante sfaccettature ma che alla fine risulta essere eroe positivo nella sua ingenuità. Un pò come quel Rudy Saporito che qui compare quasi come uno specchio dell'anima, Gigi Vianello merita di evolversi e sopravvivere in altre vicende. Forse un pò il finale, leggermente e sapientemente (forse?) mozzato, lascia intuire proprio questo intento (speriamo!). Fantastica la "colonna sonora"!

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    Tommo

    30/07/2008 18:52:31

    Uno stupendo romanzo!Nella sua crudezza e nella sua realtà! grandi sia Carlotto che Abate! Complimenti

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    andreab

    10/06/2008 12:42:51

    Ho volutamente fatto passare un paio di settimane prima di scrivere questa recensione. E credo di aver fatto bene. Questo è un "romanzetto" (o "raccontone" lungo) canaglia: facile, ti cattura, si fa bere tutto di un fiato, tratta argomenti e personaggi scomodi e antipatici, e, alla fine, credi di aver letto un libro importante. Poi, passa il tempo, e la distanza fa dare il giusto peso alle cose: in realtà è un libro furbo, in cui la facilità di penna del Carlotto recita un gran ruolo. Del resto rimane poco di positivo: la cattiveria arcitaliana del personaggio, ironia a gogo e un ritratto ahimè verosimile del bel Paese. Ma rimangono anche molti (troppi ?) rimpianti: il tema della sofisticazione alimentare trattato troppo en passant per dar vita a un romanzo engagè e il personaggio principale che comunque è ancora privo di uno spessore importante per assurgere a figura letteraria. Forse questi sono i limiti della scrittura a 4 mano tanto in voga di recente (non tutti sono Fruttero & Lucentini...). Insomma, bel libretto da leggere in un week end, che difficilmente lascerà traccia duratura di se. Carlotto sa fare (e ha fatto) di meglio. Abate non so.

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    luigi azzarone

    04/04/2008 12:25:51

    Un libro stupendo, crudo e reale

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    guja

    03/04/2008 14:00:55

    inquietante e....bellissimo!!!!!!!!!!!!!!! da leggere tutto d'un fiato..come sempre, bravo bravo, bravo Carlotto!

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    Andrea

    03/04/2008 10:42:09

    Ottimo libro! Non mi sono mi piaciuti i romanzi di Carlotto ma questo (forse perchè scritto con Abate) è davvero molto bello. Da leggere.

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    claudia

    03/01/2008 17:48:47

    ottimo libro!!!! letto tutto d'un fiato in tre ore. complimenti vivissimi agli autori. avvincente, entusiasmante, brillante. veramente bravi!

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    Alessandro

    12/09/2007 18:27:35

    Un libro cattivo per una società spietata. Eccezionale il cameo di Remo Remotti.

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    fabio

    30/08/2007 10:23:58

    Viviamo davvero in un paese ad illegalità diffusa e impunità assoluta , il paese dei balocchi per chiunque voglia intraprendere qualsiasi attività criminale. Un paese dove la realtà spesso supera la fantasia. Gigi Vianello tutto a posto siamo in Italia , volevo farti sapere che in parlamento è in discussione un decreto legge per la depenalizzazione di tutti i reati connessi alle frodi e sofisticazioni alimentari. Siamo nel paese dei balocchi.

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    Michela Oberto

    29/08/2007 10:15:56

    Anch'io non avevo mai letto Carlotto, ma ero alla ricerca di un bel giallo per l'estate e sono stata convinta dai pareri favorevoli che ho letto su Ibs e anche su altre recensioni ("Il Sole 24 Ore"). E anch'io non ripeterò l'esperienza, perchè è un libro a mio parere che lascia fastidio e tristezza: tutti gli aspetti (sesso/amore, società, amicizia, famiglia, droga, ambiente, cibo) ed i personaggi sono trattati in modo sgradevole e squallido, senza un solo aspetto positivo nè approfondimenti, senza un barlume di luce, senza emozioni, solo desolazione... L'aspetto che mi interessava e incuriosiva era il mondo delle sofisticazioni alimentari, ma anche qui l'argomento è trattato superficialmente e con una narrazione improbabile, che fa leva solo sul disagio e sullo "schifo" che suscita nel lettore. Quanto alla trama giallistica, ho trovato l'intreccio assurdo e banale, con una mescolanza a casaccio e scontata di droga, mafia, delitti e sesso. Unico pregio: la buona scrittura, questo sì, e la capacità di avvincere il lettore. Quindi, a mio parere, un libro da leggere sì sotto l'ombrellone per fare passare velocemente il tempo, ma da rivendere subito dopo al mercatino dell'usato! Voto: 1 / 5 Michela Oberto

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    Paolo

    21/07/2007 15:24:25

    Buona lettura da spiaggia, godibile quanto basta per conservarne un buon ricordo. Mi ha colpito perché qualche giorno dopo ho sentito che confagricoltura ha accusato che il 20% delle importazioni cinesi di cibo sono fuori regola... una oonferma per chi lo ha già letto.

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    Fiorella

    11/07/2007 17:12:56

    Originale l'argomento. Scorrevole la lettura. La trama è un po' forzata e grottesca, specie nel finale. Viene però la curiosità di leggere altro dello stesso autore.

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    Bea

    10/07/2007 15:51:55

    Ho apprezzato molto il personaggio e come al solito, l'approfondimento di tematiche che toccano il quotidiano ma che vengono sempre tacitate dall'informazione ufficiale. Adoro Carlotto, lo ritengo lo scrittore noir al momento di miglior livello in Italia, ma questo libro mi ha un po' deluso. L'intreccio narrativo e il finale sono poco approfonditi, un po' banali. Niente a che vedere con l'Alligatore o con l'Oscura immensità della morte. Comunque è una buona lettura per una sera d'estate.

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    Cristiano

    11/06/2007 01:18:06

    Come tutti i libri di Carlotto (anche se stavolta in coabitazione con Abate) ti tira dentro e ti costringe ad essere letto in poche ore tanta è la voglia di capire come evolverà il racconto. Il nuovo personaggio è differente da Marco Buratti e sicuramente più contraddittorio del precedente.La trama scorre via veloce,ci sono tutti gli elementi per rendere interessante il giallo anche se, a mio avviso, ci sono due lacune nel libro: un pizzico di prevedibilità in quelli che dovrebbero essere i colpi di scena e un finale che lascia un pò l'amaro in bocca.

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    emiliano

    09/06/2007 06:51:41

    Ottimo. Carlotto non perde un colpo. E le colonne sonore dei suoi libri sono sempre perfette.

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    Simone

    28/05/2007 09:55:21

    non so se leggere un libro tutto d'un fiato è un pregio, ma Mi fido di te l'ho divorato un pomeriggio di pioggia. Cattura fin dalle prime pagine questo gran figlio di ...Vianello. Personaggio infido eppure capace di entrarti dentro. Amorale almeno quanto molti dei miei colleghi, visto che lavoro nel settore alimentare... Dal finale si capisce che la storia continuerà. non vedo l'ora perché ora che ho scoperto Carlotto-Abate non li mollo più. Hanno saputo imbastire un intreccio narrativo impeccabile, con le porcherie legate alle sofisticazioni ben dosate per schifare il lettore al punto giusto ma senza nauseare.

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    Claudio

    24/05/2007 10:55:39

    Un racconto che sembra un film, apre gli occhi sul mondo inquietante delle sofisticazioni alimentari di cui ogni tanto si sente parlare nelle cronache dei giornali. Bel libro a parte il finale che sembra incompleto, ma forse volutamente...

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Massimo Carlotto (mi scuso con Francesco Abate se mi occupo soprattutto del suo partner più famoso recensendo l'opera che hanno fatto insieme) è uno scrittore che mi è sempre piaciuto. I suoi gialli, così attenti allo sfondo socioeconomico del Nord-Est italiano e degli anni novanta, sono romanzi avvincenti e intelligenti, spietati e lucidi, controllati da un'ottima scrittura, da una regia oculata, da un'astuzia di montaggio non comuni. Da ultimo, Carlotto mi dà però la sensazione di essere un po' in affanno, di restare troppo sul sicuro ma anche prevedibile terreno su cui ha costruito la sua fortuna. Questo romanzo, scritto con Abate, mi conferma la sensazione che avevo avuto già davanti a Nordest, steso in collaborazione con Marco Videtta. Mi fido di te è un giallo, ma meglio bisognerebbe dire un nero, costruito con una tecnica efficace, ma troppo scoperta e gratuita: quella di evitare accuratamente che ci sia anche solo un momento, anche solo un personaggio non negativo, squallido, malvagio, disonesto. Tolti due semplici poliziotti di contorno (ma lui è insopportabile col suo tic linguistico meridionalesco e furbesco, lei fa pena con il suo look scadente), tutti i protagonisti del libro sono o irrimediabilmente stupidi (in particolare le donne) o radicalmente malvagi e amorali. Non solo. La realtà dentro cui si muovono è anch'essa corrotta, stolida e brutta: dagli abiti alle automobili alle case alle feste alla politica. Droga, denaro, malaffare sono le sole attività praticate. L'immagine compiuta della società è quella che emerge dai cibi, tutti (tolti pochissimi, molto difficili da reperire) guasti, contraffatti, pericolosi. Tutti i personaggi sono infatti intossicati da ciò che imprudentemente mangiano e della cui tossicità neppure si accorgono. Solo il narratore, per un po', non si fa avvelenare in cucina, perché lui è nel ramo della distribuzione dei cibi scadenti e scaduti, dei componenti chimici sostitutivi di quelli naturali nell'alimentazione, di partite di porcherie riciclate nelle offerte speciali dei supermercati. Ma poi anche lui deve farsi di pillole e cibarsi di schifezze, se vuol sopravvivere.
Le disavventure del protagonista stanno dentro le coordinate invalicabili del marcio e della stupidità (commette, per pura scemenza, un crudele delitto che lo rovina, distruggendo il suo perfetto esercizio criminale), come tutto il resto dell'Italia toccata nel romanzo (Sardegna e Veneto) e del pezzo di Russia cui il lettore arriva all'ultimo (ovviamente quella della peggiore mafia del mondo). Non c'è nessuna remora morale, neppure affidata a un paesaggio, a un animale (anche i gabbiani sono immondi e malvagi), a una figura secondaria. Ci sono solo corruzione e violenza.
Ora, che sensazione si ha leggendo questo romanzo? Che gli autori abbiano approfittato a man bassa della facile attrazione per il male, il sordido, il cattivo (la giovane e potente malavitosa sfatta dalla droga e obesa, vogliosa di sesso e dominio è il ritratto vomitevole ed efficace di questa umanità senz'anima e cervello), di cui hanno infilato nel libro quantitativi superiori al lecito (non intendo, si badi, il lecito etico o realistico, ma quello letterario).
Un romanzo è, per restare alle metafore alimentari, un dolce in cui non puoi mettere troppo zucchero o troppa panna. Il racconto del male non può essere brutto; il buio non si vede se non si accende mai una luce. E invece Abate e Carlotto hanno preso la scorciatoia dell'effettaccio, della melma disgustosa spalmata a piene mani, della sequenza di negatività moltiplicabili all'infinito. A un certo punto questo libro rischia di assomigliare a un filmino pornografico, dove, dopo un po', la scena non può che ripetersi e annoiare.
Sono sicuro che i due autori ne sono consapevoli. La loro ha tutta l'aria di essere un'operazione a freddo, fatta per dimostrare come si può scrivere un noir italiano oggi, con un occhio già all'eventuale riscrittura cinematografica. La percezione acuta della società, dei costumi; lo sguardo sull'Italia attento e spregiudicato che si coglievano nei primi libri di Carlotto è ora una trouvaille letteraria, prevedibile e ripetitiva dopo poche pagine. Non basta riempire il magazzino di tutto il peggio che c'è in giro (dai Suv ai telefonini, dalla politica alla delinquenza) per farne l'appartamento tipo della vita moderna, da osservare con intelligente ripugnanza. Resta solo la ripugnanza, ma non vai troppo in là solo con gli effetti schifosi. Gli autori sono bravi a suscitarli e con essi catturano il lettore, che però termina il libro con un'impressione di falso, di esagerato, di inutile.
  Vittorio Coletti  

Gigi è l'elegante, affascinante padrone del ristorante per gourmet Chez Momò, a Cagliari. Al riparo da piatti salutisti e raffinati, guadagna soldi riciclando e smistando partite di cibo avariato in ogni angolo del pianeta. Cibo che va nei discount, dove è costretto a fare la spesa chi non può andare tanto per il sottile. O nelle mense dei poveri. Tutto va bene nella sua vita infame, fino a che qualcosa non si blocca nell'ingranaggio. Qualcosa che è legato al passato di traditore di Gigi. E inizia una discesa nell'abisso, senza alcuna esclusione di colpi.
Un noir magnetico e appassionante, scritto con grande facilità narrativa, che unisce al meccanismo implacabile tipico dei romanzi di Carlotto un godibile e scanzonato senso dell'umorismo.