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George Gamow

Traduttore: L. Bussotti
Editore: Dedalo
Collana: La scienza nuova
Anno edizione: 2008
Pagine: 185 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788822002389
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Se uno dei fisici teorici più inventivi ed eclettici del XX secolo, famoso non solo per i suoi lavori scientifici, ma anche per le sue doti di divulgatore, per il suo senso dell'umorismo e per una spiccata propensione alla burla, scrive un libro autobiografico, il piacere e il divertimento sono assicurati. Il fisico in questione è George Gamow (1904-1968), autore di importanti contributi in fisica nucleare (disciplina di cui è stato tra i fondatori), in astrofisica e cosmologia (sua, tra l'altro, l'idea della radiazione cosmica di fondo) e in biologia (gli si deve il primo modello del codice genetico basato su una corrispondenza fra triplette di basi e amminoacidi). La sua autobiografia postuma – che, anche se rimasta incompiuta, non delude le aspettative – è stata ora tradotta da Dedalo con il titolo La mia linea di universo (nello spaziotempo quadridimensionale una linea di universo è una successione di eventi). Non si tratta in realtà di un'autobiografia completa e sistematica, ma piuttosto di una collezione di "frammenti di memoria", che coprono, con un certo dettaglio, la prima parte della vita di Gamow (quella in Urss e in Europa, fino al 1933) e, solo parzialmente, gli anni americani.
Nato a Odessa nel 1904 da una famiglia di militari, magistrati e professori (suo padre aveva insegnato lingua e letteratura russa a un giovane sveglio e promettente, Lev Bronstein, che qualche anno dopo avrebbe assunto il cognome della madre, Trockij), Gamow studia fisica a Leningrado, dove forma un terzetto affiatato con altri due giovanotti destinati a grandi successi scientifici, Dmitri Ivanenko e Lev Landau. Per qualche tempo insegna all'accademia di artiglieria, esperienza che gli vale il grado di colonnello dell'Armata rossa e, molti anni dopo, quando diventerà consulente militare a Los Alamos, qualche guaio con i servizi di sicurezza americani. Nel 1928 intraprende il suo grand tour presso i santuari della fisica europea, Gottinga, Copenaghen, Cambridge. Dello stesso anno è il risultato scientifico che lo rende subito famoso, la prima teoria quantistica di un fenomeno nucleare (la radioattività alfa). All'inizio degli anni trenta, le limitazioni sovietiche agli spostamenti internazionali degli scienziati diventano più strette e Gamow comincia a sentirsi intrappolato. Decide così, con giovanile incoscienza, di fuggire dalla Crimea attraversando in canoa, assieme alla moglie, il Mar Nero (il resoconto dell'impresa – ovviamente fallita – è spassoso e occupa il quinto capitolo del libro). Alla fine del 1932, con uno stratagemma, i due riescono a ottenere il visto per il Belgio e abbandonano definitivamente l'Unione Sovietica. Dal 1934 fino alla morte, avvenuta nel 1968, Gamow è negli Stati Uniti, dove si dedica soprattutto all'astrofisica nucleare e alla cosmologia (con qualche fortunato sconfinamento nella biochimica), ma trova anche il tempo per fare il consulente della Marina e per scrivere numerose opere di divulgazione.
Il libro, com'era da aspettarsi, è ricco di aneddoti divertenti: dall'esame di materialismo dialettico superato in maniera stentata, alle feste di Gottinga, con l'indimenticabile immagine dei fisici del gruppo di Max Born intenti a mordere mele in un secchio d'acqua, alla frequentazione del casinò di Urca (una zona di Rio de Janeiro), dove prende forma la teoria dei processi di emissione di neutrini nelle stelle (battezzati appunto "processi urca"). Manca sfortunatamente la versione in prima persona di una delle storielle più emblematiche dello spirito burlonesco di Gamow, la vicenda del celebre lavoro sull'origine degli elementi chimici a firma di Alpher, Bethe e Gamow, con il secondo dei tre – Hans Bethe, premio Nobel per la fisica nel 1967 – inserito a sua insaputa solo per far sì che la terna di autori suonasse (nella pronuncia inglese) come "alfa, beta, gamma". Ma al di là degli aspetti più faceti, troviamo espresse appieno in questa autobiografia le doti divulgative e affabulatorie di Gamow: la sua capacità di illustrare in modo semplice e chiaro concetti ardui e controintuitivi, e di raccontare l'avventura della scienza (la genesi delle scoperte, il confronto delle teorie, gli errori, i ripensamenti) in tono leggero ma non superficiale, con una scrittura fluida e coinvolgente. Si ripercorra, ad esempio, la storia della teoria dell'universo in espansione, dalle prime idee di Friedmann (capitolo 2), alla controversia con i sostenitori della teoria stazionaria (capitolo 6), fino all'ipotesi della radiazione fossile e alla sua scoperta casuale nel 1965 (epilogo).
Gamow ha associato il suo nome (o quello dei posti che frequentava) ad almeno sei o sette risultati scientifici di primaria importanza e a una ventina di libri popolarissimi. Alla fine dell'autobiografia, così spiega il suo continuo oscillare tra ricerca e divulgazione: "Per andare avanti nella ricerca scientifica c'è bisogno di un'ispirazione, di un'idea. E le idee buone ed entusiasmanti non arrivano tutti i giorni. Quando non ho nuove idee su cui lavorare, scrivo un libro; quando arriva qualche idea fruttuosa per la ricerca scientifica, la scrittura rimane indietro". Il felice esito delle sue periodiche distrazioni dal lavoro scientifico è una serie di libri (Uno due tre... infinito, Trent'anni che sconvolsero la fisica, Le avventure di Mr. Tompkins, per menzionarne solo alcuni) che hanno avvicinato intelligentemente alla scienza molte generazioni di lettori e ancora oggi svolgono in maniera egregia tale compito.
Vincenzo Barone