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Claude Izner

Traduttore: C. Salina
Editore: Nord
Collana: Narrativa Nord
Anno edizione: 2006
Pagine: 309 p. , Rilegato
  • EAN: 9788842914426
Le sorelle Liliane e Laurence Korb, entrambe bouquinistes, l'una sulla rive droite e l'altra sulla sponda opposta della Senna, scrivono romanzi a quattro mani con il nom de plume Claude Izner. Al loro attivo si contano libri d'avventura per ragazzi, storie al limite della fantascienza e gialli d'ambiente, come questo, in cui esordisce la figura del libraio-investigatore Victor Legris. A rendere attraente il romanzo c'è innanzitutto Parigi all'inizio dell'estate del 1889, durante l'Esposizione universale per la quale Gustave Eiffel portò a compimento la sua torre di ferro. Proprio sulla terza piattaforma di questa, la povera Eugénie Patinot, al seguito di tre scatenati nipotini, improvvisamente muore, si dice, a causa di un'ape. Nel giro di pochi giorni altri decessi, attribuiti a punture d'imenottero, si succedono tra i visitatori della torre che hanno apposto la loro firma sul libro d'oro. S'incarica di svelare il mistero il baffuto e impulsivo Victor, che, con il padre putativo, il giapponese Kenji Mori, conduce la libreria Elzévir in rue Saints-Pères 18, coadiuvato dal giovane commesso Jojo, divoratore, a farlo apposta, di romanzi polizieschi (Monsieur Lecoq di Gaboriau, Il delitto di Silvestre Bonnard di Anatole France, che a un certo punto troviamo aggirarsi nella libreria). Eventi e personaggi dell'epoca sono più di uno sfondo, come Parigi, lungo le cui strade rimaneggiate da Haussmann si aggirano vetture di piazza e campeggiano i primi slogan pubblicitari. E se i giornali si riempiono già di "argomenti terra terra, drammi, scandali, storie sdolcinate, morti" per compiacere il pubblico, ancora timidamente si sta facendo spazio l'anticonformismo femminista, ben incarnato da Taša, conturbante pittrice russa con cui Victor avvia una tempestosa storia d'amore.
  Rossella Durando

Recensioni dei clienti

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    Rita

    09/04/2012 20.11.58

    Non avevo mai letto un romanzo di Claude Iznar. L'ho comprato perché colpita dall'ambientazione e dal fatto che sono un'amante di Parigi. Per il resto, devo dire che il romanzo è insignificante, trama poco ricercata e molto dispersiva. Che fatica arrivare alla fine!

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    Heidy

    07/02/2010 21.35.27

    Giallo non esaltante, comunque leggibile, bellissima la descrizione dell'esposizione universale. Ottimo il personaggio del commesso Joseph. Credo che leggero' anche il secondo libro della serie!

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    Elisa

    27/05/2009 09.22.45

    Se lo vogliamo consiederare un giallo, dirò che è un giallino spento, con un finale un po' deludente e personaggi con poca introspezione psicologica. Ma se lo consideriamo un romanzetto con sfondo giallo, dirò che tutto sommato è stato una piacevole lettura: storia carina, un'indagine che vede come protagonista nei panni dell'investigatore un libraio, un contesto curioso( la parigi ottocentesca). Ho trovato interessanti le descrizioni della città durante l'Esposizione, a volte un po' scontati accuni dettagli, come quando il protagonista piomba in un colorificio e tra le croste trova un Cezanne e un Van Gogh, ancora sconosciuti! Banale. Più curioso il modo in cui è stata sfruttata la questione delle punture d'ape:è la maledizione del faraone Tutankhamon, morto per una puntura d'insetto, della quale poi è morta il profanatore della sua tomba, lo scopritore inglese di tesori, che guarda caso si chiamava John Cavendish. Insomma, diciamo che non ha grandi e profondi contenuti, ma regala qualche ora di svago, adatto per staccare un po' da letture impegnative e "cervellotiche".

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    Daniele

    06/04/2008 21.30.44

    Confesso di non aver potuto finire questo libro. L'autore comincia un capitolo descrivendo le cose dal punto di vista di un personaggio, poi, improvvisamente, alla riga seguente, il punto di vista è quello di un altro personaggio appena introdotto nella narrazione. Questo modo di scrivere lo trovo irritante.

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    Roberta

    21/01/2008 10.55.55

    L'ambientazione nella Parigi di fine 800 rende questo racconto godibile. Victor Legris, il protagonista, non mi ha colpito particolarmente, mentre ho trovato simpatico Joseph Pignot, detto Jojo, il commesso della libreria un grande lettore con spirito di osservazione.

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    grazia

    25/11/2007 12.21.34

    Premetto che sono una gran divoratrice di gialli e non di thriller, perchè occorre fare una netta differenza tra gli uni e gli altri. Ho visto gente appassionata di thriller, criticare i gialli perchè spesso, son privi di ritmo, suspance, di quelle note commerciali di cui di solito il genere thriller ne è pieno zeppo...il giallo è di piu' antica fattura, più intorspettivo, psicologico, a volte anche lento.... quando mi accingevo a leggere questo romanzo, mi aspettavo tutto questo, non comunque ritmi vertigosi e un finale volutamente eclatante. Eppure non c'è niente di tutto questo. E' un rifacimento mal riuscito di un'idea antica e classica. Non c'è scavo dei personaggi, non c'è psicologia, non c'è storia corposa dietro.... il libro non presenta quel filo conduttore che ti sa rendere armoniosa ed equilibrata un'opera; sembrano tanti pezzi che sfuggono ad un disegno globale, come quei racconti estenuanti sulla torre Eiffel che sinceramente ancora oggi non capisco cosa c'azzechino...si forza in cose futili e non si impegna in quello in cui dovrebbe seriamente impegnarsi.... zero, meno che zero, vista anche la rabbia per i soldi spesi.

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    Andrea

    05/09/2007 14.52.57

    Mi scuso con i lettori, ma la mia opinione per questo libro la potete leggere nelle recensioni di "La donna del Perè-Lachaise" delle stesse autrici.Comunque anche il sopracitato romanzo è veramente bello e di gradevolissima lettura.In particolare il personaggio di JoJo è a dir poco fantastico.Per il resto penso di aver detto tutto nella precedente recensione.

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    Elisabetta V.

    18/12/2006 19.06.26

    Si legge in due giorni e senza alcun impegno. Questo (e lo dico senza ironia) è il maggior pregio del libro. Quanto al resto… parte bene, continua male e finisce peggio. L’idea di ambientarlo durante l’inaugurazione della Tour Eiffel è buona ma le reiterate descrizioni del gran caos che domina l’Esposizione Universale ne rendono caotica e vagamente sgradevole anche la lettura. I personaggi sono inconsistenti, psicologicamente piatti e di maniera. La trama gialla risulta intricata solo in quanto sfilacciata e, nel finale, semplicemente penosa. Un ringraziamento va dato alla traduttrice per le note esplicative che ci fornisce su i numerosi riferimenti a persone, cose e fatti dell’epoca (che le autrici invece danno evidentemente per scontati).

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    Matteo

    15/12/2006 16.36.36

    Se ci si aspetta un vero giallo si rimarrà delusi, ma se lo si legge come un romanzo in cui una serie di delitti fungono da pretesto per descrivere l'atmosfera di Parigi nel 1889 allora il libro risulta essere piacevole.

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    Bruna

    17/11/2006 21.41.44

    Forse non è un racconto di grande spessore, però ha un grande merito:quello di ricreare l'atmosfera di Parigi di cent'anni fa nei giorni dell'esposizione universale e dell'inaugurazione della Tour Eiffel. Il lettore che si immerge nella lettura di questo garbato e, in fondo piacevolissimo libro, sappia che non s'imbatterà in un grande giallo. Però pagina dopo pagina il mistero potrà, tutto sommato, sorprenderlo. A parer mio interessanti e ben delineati sono i variopinti ed esotici espositori e anche i personaggi sono stati descritti piuttosto minuziosamente. Ogni tanto si perde un po' il filo del racconto e possono sembrare sovrabbondanti le divagazioni del protagonista, ma ciò non toglie che complessivamente sia un romanzo interessante per qualche ora di buona lettura.

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    draisci teresa

    30/09/2006 12.28.36

    Un giallo non riuscito. Interessante il periodo storico in cui è ambientato, Parigi nel giugno 1989, all'inaugurazione della Torre Eiffel. Ma i personaggi sono privi di spessore, non ti coinvolgono affatto, come dovrebbe essere in un giallo. Ho trovato veramente insopportabile la continua citazione delle più disparate vie di Parigi, non fondamentali per il decorso del racconto. Anche il finale e abbastanza deludente. Ho trovato più interessante la postfazione in cui si approfondisce il momento storico e la sua importanza per il trionfo della scienza.

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    Lorenzo Berti

    11/09/2006 12.14.54

    Quali potrebbero essere, nel caso specifico, i meriti del libro? La trama, nuda e cruda? La resa di una Parigi ottocentesca? Lo stile? L'architettura del giallo, con tanto di identità dell'assassino, ecc? La trama non riesce ad appassionare, e diventa (presto) quasi faticosa a seguirsi. Il doppio punto di vista (Kenji/Victor) è debole, un po' c'è e un po' no, e in modi e tempi troppo diversi perché questo sia una scelta precisa e consapevole. Il lavoro documentario per rendere una Parigi passata - ok, importante e approfondito - dovrebbe rimanere sullo sfondo, magari accennato con due o tre pennellate capaci di darci un esaustivo quadro d'insieme (o così sarebbe riuscito a fare un grande scrittore). Qui, fastidiosamente, lo si butta alla ribalta, reclamandogli tutto il proscenio: e ad ogni angolo del libro c'è una pubblicità ottocentesca sbandierata, un mezzo di trasporto ormai scomparso, un uso dei tempi passati messo lì gratuitamente, un personaggio famoso dell'epoca inserito a bella posta. Insomma, ogni scusa è buona per fartici continuamente sbattere la faccia: è un po' come se le autrici (Izner è lo pseudonimo di due sorelle, "bouquiniste" lungo la Senna) si sentissero in dovere di dirci, urlandolo: "ehi vedete? siamo a fine '800, a parigi! Guardate!". Lo stile è corretto, senz'altro, ma i dialoghi e i personaggi danno l'idea di figurine di cartapesta, assai poco approfondite (eccezione, ma non era difficilissimo: Odette, l'amante di Victor), che parlano una lingua troppo artificiale, recitata (viene in mente - e non è del tutto un male, visto il periodo in cui ci si vuole immergere - il vaudeville), con un qualcosa di farraginoso e buonista che, tutto sommato, non ci sta. Quanto all'impianto giallistico, beh... è una delusione. Tanta confusione e suspence che scema via via, per far posto a un "cattivo" posticcio, messo lì senza grossi perché, con un gioco troppo facile. Ci si diverte (se uno conosce la zona) a seguirsi immaginariamente per strade e luoghi di Parigi, riprodotte con un'esattezza da mappa!

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    luca

    08/09/2006 14.13.39

    L'inizio del libro non era male, poi però la trama diventa pesante nella lettura e poco intrigante. Aveva le potenzialità per essere un buon libro.

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    gra'

    06/09/2006 19.36.57

    L'impianto della storia poteva dar vita ad un vero gioiellino...invece il racconto a due mani non tiene il filo teso,l'architettura linguistica piuttosto banalotta........

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    Ketty

    28/08/2006 19.45.28

    Una giallo ambientato nella Parigi di fine '800, che ricrea con gusto le atmosfere dell'epoca.Piacevole.

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