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Editore: Feltrinelli
Collana: Serie bianca
Anno edizione: 2009
Pagine: 406 p., Brossura
  • EAN: 9788807171628
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Giovinezza e intelligenza, felicità e amore materno. Ma anche moda, tecnica, globalizzazione, sicurezza, terrorismo, mercato. Sono i miti del nostro tempo, analizzati da Umberto Galimberti in questo nuovo saggio, le idee dominanti nella nostra società, rassicuranti e continuamente riproposte dai media e dalla pubblicità.
Galimberti suddivide le idee mitizzate al giorno d'oggi nelle due categorie dei miti individuali e di quelli collettivi. Il suo scopo è mostrarne la crisi e favorire nei lettori il coraggio di aprirsi al cambiamento delle proprie certezze, rinunciando alle idee-mito che finora hanno diretto la loro vita. Se non si segue questa indicazione di ricerca e di adattamento ai tempi che sono mutati, secondo l'autore, ci si espone a quella inquietudine propria di chi più non capisce, e più non si orienta.Il filosofo e psicologo entra nel vivo di queste idee mitizzate con il tema dell'amore materno per i figli, da tutti dato per scontato, se non poi rimesso in discussione quando la ricorrenza dei casi di infanticidio porta a rifletterci. La verità è che «l'amore materno non è mai solo amore. Ogni madre è attraversata anche dal rifiuto del figlio». L'io materno ama e odia la propria creatura perché quella si nutre del sacrificio della madre: del suo tempo, corpo, spazio, sonno, delle sue relazioni, lavoro, carriera, dei suoi affetti e amori altri dall'amore per il figlio. «Da Medea, – scrive Galimberti – alle madri di oggi, nulla è cambiato». Questa ambivalenza del sentimento materno, generato dalla doppia soggettività che è in ciascuno di noi, va riconosciuta e accettata come cosa naturale e non con il senso di colpa che può nascere dall'interpretarla come incompiutezza o inautenticità del sentimento.
Per quanto riguarda i miti collettivi del nostro tempo, fondamentali sono le riflessioni sul dominio della tecnica e delle nuove tecnologie. Da semplice mezzo della ricerca scientifica, oggi la tecnica è diventata la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo e il primo fine da raggiungere. Tutto ciò ha delle conseguenze enormi sul piano antropologico. In primis, la tecnica ha sovvertito la struttura del potere, perché la politica di fronte a essa è tramontata, divenendo luogo di mediazione e non più di decisione, ancella dell'economia e a sua volta delle risorse tecnologiche. Oggi, scrive Galimberi, i dibattiti pubblici su fecondazione assisitita, sul nucleare, sugli organismi geneticamente modificati, richiedono una competenza maggiore di quella di cui disponiamo. E la politica, come la retorica dei sofisti di un tempo, sa offrire solo vecchie ideologie, ricette televisive buone solo a persuadere irrazionalmente i telespettatori e a fornire appartenenza. L'età della tecnica rende impotente anche l'etica. La tecno-scienza, infatti, non ha altro scopo che non sia il suo massimo auto-potenziamento. Ne è una prova il fatto che oggi le potenze nucleari potrebbero distruggere la terra diecimila volte, ma questo fatto non determina l'interruzione della ricerca sul perfezionamento della bomba atomica. Che cosa inquieta Galimberti di questo modo di essere? La mutazione antropologica in atto, perché le macchine, anche se ideate dagli uomini, ormai superano la competenza dei singoli individui. Parlare in chat è diverso che incontrarsi vis-à-vis. Tre ore di televisione al giorno trasformano i nostri bambini. Sapere che ogni otto secondi muore di fame un bambino nel mondo ci lascia incapaci di reagire, perché «il troppo grande ci lascia indifferenti».
Su tutti questi falsi miti del nostro tempo si posa lo sguardo di Galimberti e, dalla lettura di queste pagine intense e profonde, usciamo con una consapevolezza maggiore di che cosa stia accadendo intorno a noi.

Recensioni dei clienti

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    grant

    29/05/2015 23.06.43

    Questo saggio del filosofo e psicoanalista junghiano,Umberto Galimberti è una miniera d'oro di riferimenti bibliografici. Il saggio è diviso in due gruppi Miti individuali e Miti collettivi. I miti individuali che ho preferito sono quello della psicoterapia in special modo il paragrafo relativo alla pratica filosofica e il mito della follia mentre dei miti collettivi, il mio preferito è quello relativo al mondo della tecnica.

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    ric

    27/03/2011 21.32.04

    Cita troppo, secondo me per farcire...sarà colpa dell'editore, non dico di no, ma l'esimio di soldi ne ha, per cui potrebbe citare meno. Di acqua ne porta parecchia al mulino della conoscenza critica dei nostri tempi, ma di acqua nuova no. Le cose le dice bene ed è quello il segreto del suo successo, ma dovrebbe sforzarsi di fare più il filosofo che è in fondo il suo lavoro, e cioè aprire a possibili scenari futuri che non siano retorica e basta. Un discreto saggio...da leggere per carità, ma nient'altro.

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    Fausto B.

    22/09/2010 16.38.41

    Scritto bene, complessivamente comprensibile. Analisi condivisibili sul Mito della Tecnica e della Psichiatria. Altri miti troppo influenzati dal suo pensiero personale. Interessanti le citazioni, centinaia, che fanno sospettare la necessità dell'autore di non voler cadere nella trappola del plagio o abuso proprio delle citazioni altrui. Nel complesso comunque un voto più che positivo.

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    Roberto

    01/09/2010 11.47.57

    Ottima lettura, complessa, a volte difficile da seguire, ma davvero illuminante anche se non si può condividere tutto al cento per cento. Mitica però la stroncatura della psicologia e di certa psichiatria !!! Assolutamente da non mancare.

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    renzo

    11/02/2010 14.17.11

    Bravo il prof.Gallimberti che riesce con questo libro a far passare i miti del nostro tempo come specchi per allodole. Molto interessante il passaggio sulla follia. Ben descritti i temi attuali della nostra societa',un libro che consiglio di acquistare.

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    Letizia

    05/02/2010 19.55.51

    Ricchissimo compendio di citazioni da memorizzare e bibliografia da utilizzare ampiamente per altre letture. Impossibile fare un riassunto per l'ampiezza e la portata dei temi trattati, ma citerò almeno i miti che per me sono stati meglio trattati: il mito della follia, il mito dell'identità sessuale, il mito della psicoterapia, il mito del potere, il mito della tecnica. Non mi è piaciuto il mito della moda, la cui analisi ho trovato scarna e poco incisiva. Sull'ottimo (ultimo) capitolo sul mito della razza ho alcune riserve perché tutta l'analisi è guidata da alcuni apriorismi, come l'inesistenza dell'identità culturale. Il punto di vista è macroscopico e politico, ma il tema è troppo rilevante per non esaminare il microscopico ed il sociologico. Gli spunti sono tanti e lasciano spazio alla riflessione personale ed alla voglia di approfondire (per esempio la questione dell'homo faber). Di grandissima rilevanza la questione del "relativismo culturale", mediato dalla Nussbaum, che dovrebbe servire ad una seria ed assennata riforma della scuola. Altra analisi per me condivisibilissima è quella sulla psicoterapia e quindi sulla "patologicizzazione di esperienze umane fino a ieri ritenute normali" per "omologare gli individui non solo nel loro modo di pensare [....] ma soprattutto nel loro modo di sentire". Non sono d'accordo con Nancy perché Galimberti non intende mettere a morte la psicoterapia o la psichiatria ma disvelarne solo un uso funzionale all'economia e alla (cattiva) politica. Lo stesso Jung nutriva peraltro questo timore. In proposito è certamente molto illuminante leggersi il libro di Furedi citato "Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana". Il "fil rouge" del libro è proprio questa chiamata a non intrupparsi, ad evitare i luoghi comuni del pensiero e dell'azione, a non accontentarsi delle parole di plastica ammansite dai media (tutti), a rischiare infine di essere sé stessi.

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    nancy

    27/01/2010 12.51.27

    Delusione.la prima parte dedicata ai miti individuali è più interessante dei miti collettivi. Riguardo questi ultimi, riuscivo sempre a prevedere il modo in cui sarebbero stati trattati. Basta conoscere l'ideologia comunista... Sono delusa inoltre da come è stata trattata la psicologia.Infatti è ritenuta più utile la filosofia pratica. baggianate!!!! la filosofia è un puro artificio mentale che non riesce a contenere varie problematiche, di cui si occupano gli psicologi e gli psichiatri.Lei, caro Galimberti, cosa direbbe ad un soggetto con doppia diagnosi(schizofrenia e abuso di droghe?).sarei proprio curiosa!!!!

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    Filippo

    15/01/2010 14.20.14

    A proposito di miti… Difficile è non mitizzare Umberto. Anche con questo testo Galimberti è riuscito a penetrare nelle argomentazioni portando in luce sfumature e aspetti nascosti sicuramente per chi, da questi miti, non è consapevole di essere sedotto, ma anche per chi ritiene di non aver più tanto da scoprirvi. Leggerlo è un’occasione da non perdere per non arrivare in fondo alla vita accorgendosi di aver vissuto lo schema o l’illusione di qualcun altro. Carpe Diem. Saluti

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    attilio doni

    23/12/2009 09.25.29

    Questo è il mio commento ad un capitolo del libro di Umberto Garimberti. Non so se il direttore de' Il Tempo abbia pubblicato la mia lettera perché ne condivide il contenuto, oppure perché Garimberti, che io stimo, non gli è tanto simpatico. ................................................ Il Tempo 21 dicembre 2009 Filosofi. Ambivalenza non è equivalenza Che faccio? Ma la tengo questa creaturina che ho messo al mondo, oppure me ne libero? L'amo oppure la odio?. A leggere un capitolo del nuovo libro di Umberto Garimberti, si ha l'impressione che ogni mamma viva sempre questo dramma. Scrive: "L´amore materno non è mai solo amore perché ogni madre è attraversata dall´amore per i figli ma anche dal rifiuto dei figli...Nella donna, infatti...si dibattono due soggettività antitetiche...Una soggettività che dice «Io» e una soggettività che fa sentire la donna depositaria della «specie» . Il conflitto tra queste due soggettività è alla base dell´amore materno, ma anche dell´odio materno, perché il figlio, ogni figlio vive e si nutre del sacrificio della madre...Questa ambivalenza del sentimento materno...va riconosciuta e accettata come cosa naturale...". Non sono un esperto in materia e mi guardo bene dal mettere in dubbio quanto afferma il filosofo, però mi pare sarebbe stato opportuno chiarire che l'ambivalenza non è equivalenza. Che di norma c'è una naturale enorme differenza tra la forza dell'amore materno e la forza dell'odio materno. Il primo finisce per neutralizzare il secondo. Non credo, tra l'altro, che la stessa ambivalenza sia presente nel mondo animale. La maggior parte dei mammiferi, e numerosi uccelli hanno cura dei figli. La cura della prole appare maggiormente diffusa tra gli animali più evoluti. Attilio Doni Genova

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    Claudio L.

    23/11/2009 22.04.03

    Un'indagine curiosa nei miti del nostro tempo. Il libro spiega quanto da una parte siamo costretti a recitare un ruolo e quanto dall'altro subiamo una continua provocazione di una società consumistica. E poi il viaggio continua affrontando i diversi temi odierni con una distanza critica sui fatti e sulle cose che ha sempre contraddistinto questo autore. . .

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