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Nel silenzio delle nostre parole - Simona Sparaco - copertina

Nel silenzio delle nostre parole

Simona Sparaco

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Anno edizione: 2019
In commercio dal: 14 maggio 2019
Pagine: 284 p.
  • EAN: 9788851171209
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Nel silenzio delle nostre parole

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Il vincitore della prima edizione del Premio DeA Planeta, creato da DeA Planeta Libri e assegnato il 15 aprile 2019.

Non c'è morte che non presupponga una rinascita. Imparare a decifrarla può dare un senso a tutto ciò che resta. Persino alla cenere.

«Il romanzo è ben congeniato, ha una trama fitta ed è scritto con ritmo, a cuore aperto» - Luca Mastrantonio, Sette

"È impensabile smettere di leggere questo libro" - Fabio Geda

"Il romanzo più maturo di un'autrice amatissima" - Michela Marzano

È quasi mezzanotte e una nebbia sottile avvolge la metropoli addormentata. In un palazzo di quattro piani, dentro un appartamento disabitato, un frigorifero va in cortocircuito. Le fiamme, lente e invisibili dall'esterno, iniziano a divorare ciò che trovano. Due piani più in alto, Alice scivola nel sonno mentre aspetta il ritorno di Matthias, il ragazzo che ama con una passione per lei nuova e del quale non è ancora riuscita a parlare a sua madre, che abita lontano e vorrebbe sapere tutto di lei. Anche Bastien, il figlio della signora che occupa un altro degli interni, da troppi mesi ormai avrebbe qualcosa di cruciale da rivelare alla madre, ma sa che potrebbe spezzarle il cuore e non trova il coraggio. È un altro tipo di coraggio quello che invece manca a Polina, ex ballerina classica, incapace di accettare il proprio corpo dopo la maternità, tantomeno il pianto incessante del suo bambino nella stanza accanto. Giù in strada, nel negozio di fronte, Hulya sta pensando proprio a lei, come capita sempre più spesso, senza averglielo mai confessato, ma con una voglia matta di farlo. Per tutti loro non c'è più tempo: un mostro di fuoco sta per stravolgere ogni prospettiva, costringendoli a scelte estreme per colmare quei silenzi, o per dare loro un nuovo significato. Con una straordinaria sensibilità e una scrittura che diventa più intensa a ogni pagina, Simona Sparaco indaga i momenti terribili in cui la vita e la morte si sfiorano diventando quasi la stessa cosa, e in cui le distanze che ci separano dagli altri vengono abbattute dall'amore più assoluto, quello che non conosce condizioni.

Alla prima edizione del Premio DeA Planeta hanno partecipato 1169 opere inedite, sia di autori già pubblicati sia di esordienti assoluti, provenienti dall'Italia e da molti paesi esteri, e le migliori cinque opere sono state sottoposte al giudizio di una giuria di qualità composta da importanti personalità della cultura. Il romanzo vincitore sarà pubblicato anche in Spagna, in America Latina, e tradotto in inglese e in francese, perché questo premio ha l'obiettivo di dare impulso alla lettura e di diffondere nel mondo romanzi italiani di qualità.

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    Leonardo

    26/10/2020 11:55:16

    Emozionante e ipnotico, una profonda analisi psicologica dei personaggi, condotta con scrittura magistrale.

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    Anna

    17/05/2020 17:19:40

    All'inizio un po' lento e dalle dinamiche già viste. Poi prende il volo e diventa più intenso attraendo alla lettura. Ma il finale troppo prolungato e che mira a tirare le somme, spesso ovvie. Parla della conflittualità dei rapporti madre figlio, ma l'affetto vince sulle incomprensioni.

  • User Icon

    Nana

    16/05/2020 19:24:09

    Questo libro è meraviglioso, un assoluto capolavoro. Un romanzo imperdibile, che tutti dovrebbero leggere. Non solo per il modo magistrale in cui è scritto, ma soprattutto per ciò che è in grado di suscitare in chi lo legge. Sono pochi i libri che riescono a fare bene e male al tempo stesso, e Nel silenzio delle nostre parole è uno di questi. Mentre ti strazia il cuore, ti mostra la via per essere felice. Ti ricorda ciò che è davvero importante.

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    ManuB

    14/05/2020 14:09:06

    Un libro ben scritto che ci conduce nelle vite delle persone che vivono nello stesso condominio, nei dintorni e altrove, che loro malgrado si troveranno protagoniste di una tragedia. Molto interessante l’indagine che l’autrice fa del rapporto figli-genitori, analizzando i temi della conflittualità, della dolcezza e della riappacificazione.

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    ambra

    12/05/2020 15:30:18

    Libro coinvolgente, molto attuale anche per la situazione che stiamo vivendo, ti fa capire l'importanza delle nostre azioni e delle conseguenze. Un libro vero. Da leggere.

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    roberta

    09/02/2020 14:19:50

    E' il terzo libro che leggo, della Sparaco, e non mi delude mai... Per questo romanzo si è ispirata ad un fatto realmente accaduto, ma la storia non ha niente a che fare con la tragedia di Londra... Il centro della storia è l'incendio in un palazzo e l'autrice narra le ultime 15 ore delle persone coinvolte nella tragedia... e tutto quel che resta dopo... Un libro molto toccante, narrato con la grazia e l'eleganza che contraddistinguono Simona Sparaco

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    Rebecca

    19/01/2020 19:38:32

    Dopo aver letto e adorato l'altro successo si Simona Spartaco " nessuno sa di noi" ero molto curiosa e entusiasta di leggere anche questo. L'ho trovato un po' meno coinvolgente emotivamente, soprattutto per i primi due terzi del libro, poi alla fine è un susseguirsi veloce di fatti e emozioni, la morte dei propri cari e il dolore di chi resta, in cui riconosco la sensibilità toccante di Simona Spartaco.

  • Il cielo è terso, traforato di stelle, ma nascosto sporadicamente da una nebbia sottile che accarezza la città. Mentre l’oscurità tenta di spargersi sulla metropoli, un palazzo rivestito di intonaco rosa chiaro prende fuoco. Senza alcun segnale premonitore. Le fiamme, all’improvviso. Si apre così Nel silenzio delle nostre parole di Simona Sparaco, vincitore del premio DeA Planeta 2019, annunciando fin da subito la tragedia di queste pagine. Un romanzo nato leggendo un articolo su un evento che ha sconvolto un po’ tutti noi: l’incendio che nel 2017 ha colpito la Grenfell Tower di Londra. Da lì il bisogno dell’autrice di creare un libro che non riportasse una ricostruzione fedele degli accadimenti, ma un insieme di storie che hanno in comune l’incapacità di comunicare con i genitori e con i figli, e i pregiudizi che ancora si provano nonostante la società multiculturale in cui viviamo, in cui ci basta osservare un volto per pensare che il proprietario di quel viso sia un barbone o un terrorista. E quindi eccole queste storie. C’è Alice, che si trova a Berlino per un Erasmus, e che sta mettendo da parte lo studio perché ha incontrato Matthias, di cui si è follemente innamorata, e che accantona anche i genitori, soprattutto la madre, che trova invadente perché ogni giorno vuole sapere se sta bene e se sta studiando. C’è Naima, una donna distrutta da una malattia degenerativa, che tutte le mattine da qualche mese fa colazione col figlio Bastien, che torna nella casa della sua infanzia per portare alla madre le madeleine. Lui vorrebbe dirle qualcosa, sei semplici parole, ma non ce la fa. E la madre passa il tempo a non fidarsi di lui, per la sua vita passata. C’è Polina, un’ex ballerina di danza classica, che dopo la gravidanza non riesce ad accettare il proprio corpo cambiato, la fine della sua carriera e il pianto del suo bambino. Nel negozio di fronte a quel palazzo c’è Hulya, innamorata di Polina, che però non ha il coraggio di [continua sul blog]

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    Angela

    16/10/2019 07:23:51

    Il titolo del libro è più adatto a un saggio; pertanto si avverte un certo disinganno quando ci si trova davanti ad un romanzo, anche se bello e originale. Ed è la stessa Autrice, soltanto nell’ultima pagina, a confessare che il titolo non l’ha scelto lei. I capitoli, invece, sono intitolati con tutt’altro stile: portano il nome delle tante donne protagoniste, o non hanno titolo. Oppure, con precisione ossessiva, come se si accendessero su un display, ai titoli subentrano le ore e i minuti che precedono l’incendio (Ore 8.52; Ore 19.31; Ore 20. 55; Ore 23.31…) Si mira a sottolineare così la veridicità di un tragico fatto di cronaca intorno al quale sono inventati storie e sentimenti. È l’Autrice, abile scrittrice, che riempie con la sua narrazione il silenzio delle parole delle protagoniste (pochi gli uomini).

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    edda

    09/10/2019 08:40:34

    Mi è piaciuto tantissimo. Questa autrice si è rivelata per me bravissimo. La storia è molto struggente. Ti tiene incollata pagina per pagina

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    Elisa

    01/10/2019 12:36:50

    bel libro, si legge bene, varie storie si intrecciano, storie di emozioni, sentimenti, pregiudizi, mancanza di comunicazione, fa molto riflettere quanti danni può fare il silenzio nelle vite delle persone, la difficoltà di far capire agli altri, familiari, amici, genitori, figli, quello che abbiamo dentro ...

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    Alba

    25/09/2019 09:25:07

    Incuriosita dal titolo ho voluto leggere questo libro.Non conoscevo la scrittrice.Bellissima scoperta.Consigliatissimo.

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    Annalisa

    21/09/2019 16:43:52

    la Sparaco non si smentisce, sa assolutamente scrivere. il brogliaccio della storia è un bruttissimo ricordo, lo sviluppo e il contenuto sviluppato all'interno delle storie dei personaggi principali un vero viaggio di introspezione. bel libro

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    bello

    20/09/2019 09:46:00

    molto bello, lettura piacevole che fa riflettere. A tratti anche commuovente. Questa autrice e' una garanzia.

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    Carol

    02/09/2019 18:43:29

    Utilizzando l'espediente di un incendio in un condominio, l'autrice indaga con efficacia non tanto sul dramma che si consuma quanto sulle relazioni tra genitori e figli, sulle incomprensioni, le aspettative deluse, i sogni infranti, le parole non dette, in un crescendo che, proprio nella tragedia che si consuma, troveranno il modo di venire alla luce e condurre i protagonisti, attraverso la paura, la perdita, il dolore, verso una nuova consapevolezza di sé e degli altri. Poco originale perché già usata da molti scrittori, anche se funziona, la struttura della narrazione, che parte dal finale per poi andare a ritroso raccontando per capitoli separati la storia di ciascun personaggio.

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    Vanessa

    26/08/2019 11:56:12

    Nel silenzio delle nostre parole, racconta molto di più di una tragedia. Il tema principale del romanzo è quello della maternità: essere madre, ma anche figli. Ogni rapporto è diverso, ma è interessante vedere come alcune sfaccettature siano invece simili, come per esempio la difficoltà di comunicazione. Sotto alcuni aspetti è anche un romanzo sulle parole non dette, sui silenzi e sulla mancanza di coraggio di parlare. O, a volte, il non sapere come farlo. AItra tematica molto presente è quella della multiculturalità e della multietnicità e dei pregiudizi che la diversità può provocare. In un evento tragico, come in questo caso l'incendio, tutte le diversità però scompaiono e resta solo il coraggio e la voglia di vivere un giorno in più. La scrittura della Sparaco è calda, avvolgente e allo stesso tempo profonda, capace di far sentire sulla pelle ogni emozione di ogni personaggio e cullarti nella lettura in un ritmo lento ma che il lettore sa già dove andrà a collimare: in un finale che vi strapperà più di una lacrima. Questo libro mi ha davvero emozionata e scossa, è stato una montagna russa di emozioni e arrivata alla fine ho detto: ca***, ecco perché ha vinto il Premio DeA Planeta. Io non credo che questo sia un romanzo sulla morte, quanto più una storia sull’importanza della vita, della rinascita. Questo è uno di quei romanzi che non vi si scolla più di dosso.

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    Barbara

    06/08/2019 08:35:21

    Libro banalissimo, piatto nella scrittura, dozzinale e prevedibile nella descrizione dei personaggi che infatti hanno bisogno di prendere vita con qualche nota piccante; scrittrice decisamente sopravvalutata, senza anima e senza nessuna aprezzabile vera novità che smuova la pancia ed il cuore.

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    Nunzia Caricchio

    29/07/2019 18:14:52

    Saranno state sei, o sette, le volte che ho riscritto queste parole. Nessuna mi sembrava degna di recensire il libro di Simona Sparaco, "nel silenzio delle nostre parole", vincitore del premio Deaplaneta. Continuavo a rigirarlo tra le mani, a sfogliare le pagine, a rileggere alcune frasi, ricordando le sensazioni vissute conoscendo la storia di ogni singolo personaggio. Personaggi che mi sono rimasti dentro, grazie allo stile semplice, e alle sequenze riflessive, che mi hanno permesso di rimuginare su alcuni aspetti della mia vita. Tutt'ora, non riesco a trovare un aggettivo, che possa definire questo libro. Però, posso asserire con sicurezza, che il dolore che emerge, aggrappandosi alla pelle, scorticandola, ti cambia. Non c'è altra conclusione.

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    tittigi

    28/07/2019 12:13:43

    Storia avvincente ma i termini non tradotti mi hanno rovinato la lettura

  • User Icon

    Silvia

    27/07/2019 15:25:54

    Bello. La Sparaco non delude mai. Una delle poche scrittrici italiane che vale la pena di leggere. Almeno per me. Consigliato.

Vedi tutte le 27 recensioni cliente

Poche ore bastano per cambiare il destino delle persone che vivono in un palazzo di Berlino. Un vecchio frigorifero in un appartamento momentaneamente disabitato, un cortocircuito e le fiamme che divampano, fameliche e disposte a concedere soltanto pochi istanti agli ignari abitanti dell’edificio. Pochi attimi durante i quali tutti si ritroveranno a fare delle scelte o a definire questioni rimaste in sospeso.

E allora ecco Alice, studentessa italiana di architettura, innamorata di Matthias, pittore di Dresda dal carattere chiuso e schivo, che si riavvicinerà alla madre, ristoratrice a Tivoli. Bastien, giovane algerino di lingua francese, creatore di videogiochi, con il cuore gravato da sei parole impronunciabili, il quale, grazie a un inaspettato coraggio, diventerà l’eroe della nottata e sua madre Naima, malata di sclerosi e obbligata su una sedia a rotelle, che abbandonerà per sempre l’idea di un figlio ingrato ed egoista. Polina, ex ballerina classica, la quale capirà quanto forte è il legame che la unisce al figlio, nonostante la sua nascita l’abbia obbligata a rinunciare al sogno di étoile. E infine Hulya, commessa nel locale di fronte al palazzo, che troverà il coraggio di accettare sé stessa e di cambiare vita.

Simona Sparaco è bravissima a raccontare un microcosmo multirazziale dove ogni personaggio, perfettamente integrato nella grande capitale tedesca, si muove mantenendo abitudini, costumi e usi propri. È magistrale nel tratteggiarli uno a uno, in maniera minuziosa, riuscendo in tal modo a creare un’empatia che tiene il lettore incollato alle pagine. Non è soltanto il palazzo a bruciare, anche i legami genitore-figlio vengono distrutti e ricreati sulle ceneri del loro fallimento. Apprensione, scarsa fiducia e recriminazioni lasciano finalmente il posto a consapevolezza, condivisione, speranza. Per me è stato naturale immedesimarmi dapprima in Alice, in quanto figlia, e successivamente in Silvana, in quanto mamma. In entrambe ho riconosciuto e rivissuto sentimenti e situazioni del passato, che hanno suscitato una miriade di sensazioni. Mi sono ritrovata a piangere di fronte al dolore, ma anche di gioia, perché una tragedia può portare a finali sorprendentemente felici.

L’incendio ribalta tutto, è un punto di svolta oltre il quale è impossibile tornare indietro. Di fronte al pericolo e alla paura, i personaggi tirano fuori la loro vera essenza, rivelandosi per quello che realmente sono. Il debole svela il proprio coraggio, il depresso si sorprende felice, l’indeciso scopre la sicurezza in sé stesso. Di conseguenza anche le scelte appaiono chiare e inequivocabili, come fossero sempre state a portata di mano, eppure irraggiungibili, nascoste da una coltre di cenere.

Nel silenzio delle nostre parole è un romanzo intenso, che, grazie all’universalità dei personaggi, dona preziosi spunti di riflessione. È una finestra sul mondo, quello semplice, quotidiano, fatto di rapporti precari, instabili, conflittuali. È una manciata di ore di vita, ma anche di morte, di odio che si trasforma in amore, di silenzi che diventano pagine scritte, di parole che si evolvono in promesse.

Narrare la vita partendo dalla morte: un percorso a ritroso alla ricerca di verità che non sono altro che storie di vita semplici, ordinarie, descritte nei loro impegni e nei gesti quotidiani. Quello stesso quotidiano che troppo spesso diventa abitudine, che, mattone dopo mattone, erge steccati e che finisce per issare muri e alimentare silenzi eloquenti di cui, tuttavia, altrettanto spesso smarriamo o occultiamo, più o meno consapevolmente, il cifrario.

Raccontare la vita attraverso uno degli elementi primordiali, il fuoco, che per rigenerare deve prima necessariamente annebbiare i sensi e polverizzare ciò che incontra: perché è questo che ci insegnano la chimica e la fisica; perché è dalla polvere che le storie di genesi, ma anche, ad esempio, una recente hit di Ligabue (Polvere di stelle) ci insegnano che veniamo e che ritorneremo; perché è questa la legge scritta nella natura, talvolta amara, delle cose.

Ed è proprio dal fenomeno scientifico – Nel silenzio delle nostre parole (284 pagine, 18 euro) si compone di tre parti, ognuna delle quali è introdotta proprio da un’essenziale definizione delle fasi che un fenomeno incendiario attraversa (quelle, per intenderci, che ci vengono spiegate durante i corsi antincendio e che, per lo più, ascoltiamo distratti e subito dopo dimentichiamo) – che Simona Sparaco (nella foto di Mirta Lispi) prende il La per addentrarsi nelle vita di Alice, di Polina, di Naima, dell’uomo del brandy e, ancora, di Matthias, di Bastien, di Hulya e di quanti, intorno alle loro storie orbitano, tuttavia con il preciso intento di afferrare il noumeno della combustione, quella scintilla appena percettibile che nella notte di un non meglio precisato 23 marzo – un caso che il tutto avvenga nell’incipit della primavera? – si trasformerà in fiamma assassina cambiando – forse rigenerando? – in maniera irreversibile le vite di coloro che incontrerà sulla sua strada.

Dalla scienza all’esistenza dunque – che, poi, chi l’ha detto che non siano declinazioni diverse della stessa cosa? – perché, da narratrice di storie, l’Autrice probabilmente sente e sa che sapere non sempre equivalga a comprendere. Per questo e a questo, allora, servono le storie. E servono le parole: servono ad entrarci dentro ad un incendio e a sentire la gola pizzicare, i polmoni scoppiare, la pelle liquefarsi, il battito del cuore accelerare e aggrapparsi disperatamente alla vita, a quello che ne resta, a quello che immaginiamo potrebbe avvenire dopo perché anche e soprattutto quegli attimi trovino un senso e una via. In questo romanzo sono proprio le vite, terribilmente messe a confronto con il caso, la sventura, talvolta la superficialità con cui non pensiamo ai rischi che possono travolgerci, a essere soggetto (e mai oggetto) della narrazione.

Poche ore – appena quindici, prima che le fiamme devastino il palazzo berlinese di Hallesches Ufer – aprono il sipario al racconto della giovane studentessa italiana, Alice, che vive un rapporto conflittuale con la madre e di profonda sintonia con il padre e che è impegnata in un progetto Erasmus stravolto da una passione travolgente per Matthias, artista tedesco anch’egli in rotta con la sua famiglia; a quello di Naima, moglie di Gerard e madre di Bastien, affetta da sclerosi multipla che, oltre ad aver sclerotizzato il suo corpo, pare aver cristallizzato la sua capacità di leggere dentro la sua vita, le sue relazioni, le sue emozioni al punto tale da non consentire a suo figlio, un uomo ormai apparentemente diverso dal suo bambino, di liberarsi dal peso di un drammatico segreto; quella di Polina, giovane e promettente ballerina, ma adesso soprattutto neomamma alle prese con il piccolo e irrequieto Janis, effetto e “specchio” della di lei inquietudine; quella di Hulya, anche lei giovane donna che con coraggio e determinazione riuscirà a invertire un destino per lei già scritto.

Ad eccezione dell’uomo del brandy e di Matthias, quindi, tutte anime al femminile quelle che animano il palazzo di Hallesches Ufer: tutte madri e/o figlie “in lotta” con il loro infinito universo di emozioni e con altrettanti figure maschili (anch’esse filiali o paterne) per lo più ammalate, nel corpo e nello spirito, ma inevitabilmente complici di un’armonia che si può suonare solo a più mani.

Lo stile della Sparaco – che, ricordiamo, con questo romanzo vince il premio DeA Planeta con lo pseudonimo di Diego Tommasini, ottenendo la pubblicazione con la stessa Dea Planeta – è una perfetta tessitura: abile, preciso, puntuale, tagliente, incalzante quando serve e disteso quando necessario, ricco di dettagli e sfumature che mai cedono il passo alla mera descrizione giornalistica, ma che, al contrario, svelano una sensibilità e un lessico emotivi che, forse, possono essere propri solo di una donna… e, soprattutto, di una madre. Uno stile che rispetta magistralmente gli eventi al punto tale che divoriamo la prima parte del libro perché famelici di sapere quanto più è possibile delle vite degli inquilini (e dei loro satelliti relazionali) del palazzo, annaspiamo nella lettura (quasi sentiamo la necessità di interromperla tanto ci sentiamo soffocare) quando arriviamo alle pagine che descrivono gli attimi salienti dell’incendio e, infine, sconfitti, cediamo il passo, decelerando il ritmo della lettura nella parte finale, perché tristemente consapevoli che “tutto è compiuto” e che solo il tempo – anche qui non a caso l’Autrice sceglie di raccontare i fatti a un anno del terribile evento – e il silenzio, adesso virato nel suo significato iniziale e preso in prestito quale sinonimo di ascolto interiore e di riflessione con l’Io più intimo, occultato, inconscio, potranno restituire un senso a un dolore tanto grande, tanto sconvolgente, ma al contempo tanto unificante. Perché lo sappiamo: non esiste cosa più democratica del dolore. E soprattutto il dolore non fa sconti a nessuno: l’unico modo per provare a superarlo è elaborarlo; e, per elaborarlo, è necessario lasciarsene attraversare, centrifugare, frantumare, sminuzzare se necessario, per poi ricomporre i pezzi di quanto sopravvissuto e approcciare la strada del rinnovamento e della rinascita. Nel caso del romanzo in questione metafore di questa salvezza sono due elementi, due sopravvissuti, due vite: una fortemente reale e una fortemente simbolica a testimonianza che tutto ciò che crea legame difficilmente perisce davvero e che solo nella relazione (e, dunque, nel legame) la vita è possibile.

Nel silenzio delle nostre parole, dunque, è un libro che si legge con la pancia e con il cuore prima che con la testa probabilmente nella misura in cui esso affonda le proprie radici negli istinti più primitivi e ancestrali senza per questo far apparire l’uomo come l’homo homini lupus di hobbesiana memoria; piuttosto ci racconta di un uomo che, anche quando è pienamente consapevole di essere sul punto di morire, in barba all’egoico autoreferenziale istinto di sopravvivenza, sa essere pienamente e autenticamente generoso se tale devozione all’altro passa per il vincolo della vita e, quindi, dell’amore. E proprio in tal senso il romanzo disvela una tanto profonda, quanto essenziale verità: che il corpo sa tutto, che, a differenza della mente, il corpo non mente mai, ma che noi troppo spesso ce ne dimentichiamo, salvo ricordarcene in prossimità di quella dimensione salvifica che paremmo scorgere sul più brutto – o sul più bello? – e che parrebbe ergerci al di là delle nostre apparenti corrispondenze sensoriali. Infine, un romanzo che in maniera elegante (e, forse anche qui, tipicamente femminile) mette in luce il fatto che di fronte alla vita e alla morte – che nella quotidianità si sfiorano e si toccano molto più frequentemente di quanto non siamo abituati a pensare – non esistono etnie, religioni o culture: perché se da un lato il nostro cervello tende all’economia cognitiva e alla semplificazione, dall’altro le storie e la letteratura sono sempre lì – solide, potenti, dinamiche – a ricordarci che la vita, multiforme e ingegnosa, sfugge ad ogni stereotipata classificazione, spesso causa dell’incomunicabilità e del silenzio delle nostre parole. 

Recensione di Vera Chiavetta

 
  • Simona Sparaco Cover

    Scrittrice e sceneggiatrice. Dopo aver preso una laurea inglese in scienze della comunicazione e aver vissuto all'estero, spinta dalla passione per la letteratura è tornata in Italia e si è iscritta alla facoltà di lettere, indirizzo spettacolo. Ha poi frequentato diversi corsi di scrittura creativa, tra cui il master della scuola Holden di Torino. Ha pubblicato un suo racconto nella raccolta The sleepers. racconti tra sogno e veglia edito da Azimut nel 2008. Tra i suoi romanzi,Nessuno sa di noi (2013) è stato un istantaneo bestseller, vincitore del Premio Roma e finalista al Premio Strega, mentre Se chiudo gli occhi (2014) è stato vincitore del Premio Selezione Bancarella, del Premio Salerno Libro d’Europa e del Premio Tropea. Con DeA Planeta... Approfondisci
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