Collana: Versi di segale
Anno edizione: 2013
Pagine: 56 p.
  • EAN: 9788863963700
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    Renzo Montagnoli

    14/02/2014 08:57:00

    Il titolo è già di per sé esplicativo. Certo non ci sono i richiami o le paure, per non dire le angosce, di scritti e di affreschi di epoca medievale, con quel "memento mori" che ossessivamente viene ripetuto per rammentare che la vita terrena non è eterna. In questa raccolta c'è invece un senso di consapevolezza della caducità dell'uomo, che senza essere una vera e propria rassegnazione, non diventa comunque lo spunto per esorcizzare la fine, quel termine di cui abbiamo conoscenza assai presto e che nel corso degli anni volutamente ignoriamo, per poi farlo riemergere quando l'età si fa impegnativa, quando il tempo trascorso è assai presumibilmente inferiore a quello che ci resta. C'è invece il passo di ogni essere umano che calca questa terra ignorando il domani, ma cercando di vivere ogni istante, in quella logica che Orazio ha sintetizzato così bene nelle sue Odi con la locuzione "Carpe diem". Che poi questo sia il frutto del memento mori di cui ho accennato è indubbiamente ovvio, ma è anche il risultato di una logica stringente che essendo per ognuno di noi il tempo con un termine è d'obbligo agire di conseguenza. La silloge - ed è opportuno premetterlo - non è né triste, né tantomeno dolorosa, ma appare appunto velata da un tono malinconico che le conferisce un senso rivelatore dell'ineluttabilità delle cose. Ormai sono diversi anni che leggo le poesie di Tiziana Monari e ho potuto notare, che pur presentando, come per il passato, una serie di visioni immaginifiche, è venuta meno una certa sensualità giovanile, molto opportunamente sostituita da un riflettere più ponderato e profondo. Insomma, per dirla in breve, meno svolazzi e più sostanza, il che certo è frutto di una maturità che la porta a interagire con il mondo circostante per quanto concerne le problematiche generali dell'esistenza e, come in questo caso, della fine della stessa. Da leggere, senza dubbio, non avrete da pentirvi, anzi ne ritrarrete un appagante senso di serenità.

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