Non siamo rifugiati. Viaggio in un mondo di esodi

Agus Morales

Traduttore: S. Cavarero
Illustratore: A. Surinyach
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 29 maggio 2018
Pagine: 312 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806237578
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Descrizione

Agus Morales segue le orme degli esiliati della terra, dà voce a coloro che sono stati obbligati a fuggire.

«La forza di Morales, che fa sua la lezione del miglior Kapuscinski, è di raccontare da vicino la vastità, e la varietà, della galassia di chi si muove per ragioni umanitarie o economiche, un popolo in marcia nei confini dei propri stati o da questi a quelli più vicini, dall'Africa verso l'Europa e dall'America del sud verso quella del nord.» - Angelo Mastrandrea, Il Manifesto

Viviamo nel momento della storia che presenta il maggior numero di persone sradicate dal proprio Paese. Non è una crisi dell'Europa. È una crisi del mondo. Un mondo di esodi.

Viaggia alle origini del conflitto in Siria, Afghanistan, Pakistan, Repubblica Centrafricana e Sudan del Sud. Cammina con i centroamericani che attraversano il Messico e con i congolesi che fuggono dai gruppi armati. Si addentra sulle strade piú pericolose, segue i salvataggi nel Mediterraneo, conosce le umiliazioni che soffrono i rifugiati in Europa. E sbarca presso l'ultima frontiera, la piú dura e la piú difficile da attraversare: l'Occidente. Si è ormai arrivati alla costruzione dell'immagine del rifugiato come il nemico contemporaneo. L'immagine del rifugiato è il volto piú immediato di questo cambiamento storico: il terreno simbolico su cui si discute il nostro futuro in comune. Oggi ci sono decine di milioni di persone che non sono rifugiati perché non diamo loro asilo. Chissà se tutti – anche noi – tra una decina d'anni, non saremo rifugiati.

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(...)Morales è testimone in prima persona di come negli ultimi decenni il fenomeno delle migrazioni si sia manifestato in forme nuove, che hanno determinato trasformazioni anche nel lessico che utilizziamo per descriverlo, per parlarne e per scrivere (...). Ma le parole sono importanti ed è per questo che Morales, che inizialmente voleva scrivere un libro sui rifugiati, decide di scrivere un libro sulle persone. Quelle persone che fuggono dalla violenza, dalla guerra e non hanno protezione, i (non) rifugiati (...).

La prima parte del libro è dedicata alle origini, alla fuga. L’autore cerca di capire quali sono le ragioni che spingono milioni di persone ad abbandonare le loro case. (...). In Siria racconta la guerra attraverso Nermin, che scrive il diario della sua fuga. In Congo incontra Julienne (...) violentata dagli uomini armati. Nermin e Julienne sono vittime di guerra, ma nessuna di loro è una rifugiata.

(...) Nella seconda tappa del suo percorso, lo scrittore s’interroga sui luoghi dove queste persone sono costrette a vivere in attesa di poter proseguire il viaggio (...). Si sposta in Centroamerica e in particolare negli albergues del Messico, i dormitori della fuga. Qui le persone fuggono dalla violenza, eppure, la violenza, le accompagnerà durante tutto il viaggio. (...) Furti, estorsioni, rapine, violenza sessuale, organizzazioni criminali che chiedono soldi per prendere un bus, per continuare il cammino (...).

Morales si sposta poi nel continente europeo e ripercorre la così detta rotta dei Balcani, “La rotta della vergogna”(...). Qui non ci sono campi, non ci sono tende, perché questi non sono luoghi in cui fermarsi; si aspetta sotto la pioggia, seduti per terra, ore, giorni in attesa di poter attraversare la frontiera. (...) L’ultimo viaggio di Morales è sul Mediterraneo, attraversato sulla Dignity I: lo scrittore racconta i suoi giorni sulla nave trascorsi, insieme all’equipaggio, a salvare la vita di persone che forse potranno un giorno dire di essere rifugiati. (...)

Non siamo rifugiati è un viaggio. Ma non è solo il viaggio di Morales e dei 65 milioni di esodati: è anche il viaggio del lettore. Attraverso i suoi racconti Morales riesce infatti a instaurare con lui un dialogo diretto, smentendo i luoghi comuni sui (non) rifugiati e costringendolo a porsi delle domande: “Hai mai pensato di scappare? Per quanto tempo resisteresti in una situazione di violenza estrema? (...) Lasceresti per strada i tuoi figli? Resteresti? (...). Sei un rifugiato? Sei certo che non lo sarai mai?”. Un libro intenso, il suo, la cui lettura apre le menti e i cuori.

Recensione di Carla Lucia Landri

 

Prologo. La storia di adesso di Martín Caparrós

Prima di iniziare. Non siamo rifugiati

Parte prima
Origini. Perché scappano?
Rifugiato Bin Laden. Afghanistan e Pakistan - Un medico è più pericoloso di un combattente. Siria - Bottiglie di plastica. Sud Sudan

Parte seconda
Fughe. Chi sono?
All'ombra di un limone turco. Salwah e Bushra, Siria - per colpa di un contabile iraniano. Nesime, Afghanistan - Il lago Kivu, dimenticato da tutti. Birihoya, Julienne e David, Congo

Parte terza
Campi. Dove vivono?
La città dei rifugiati Zaatari (Giordania) - Prigioni a cielo aperto. Malakal (Sud Sudan) - Lo spirito degli Albergues. Ixtepec (Messico)

Parte quarta
Percorsi. Come viaggiano?
In attesa della bestia. America centrale, Stati Uniti - La rotta della vergogna. Turchia, Grecia, Balcani - Onde libiche. Mar Mediterraneo

Parte Quinta
Destinazioni. Quando arrivano?
Biglietto per il limbo in classe rifugiata. La repubblica Centrafricana - Il Parlamento dei rifugiati. Tibetani in esilio - L'ultima frontiera. Siriani in Europa

Epilogo all'edizione italiana

Fotografie di Anna Surinyach
Ringraziamenti
Note all'edizione italiana
Cartine