I nostri geni. La natura biologica dell'uomo e le frontiere della ricerca

Edoardo Boncinelli

Editore: Einaudi
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
Pagine: 282 p.
  • EAN: 9788806137359

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    Gianni F

    28/11/2007 20:14:00

    Il libro non mi è piaciuto. Non dice niente. Boncinelli sarà sicuramente un'autorità della biologia molecolare, ma questo non vuol dire essere capace di trasmettere qualcosa. E poi il libro è a volte scritto così male che anche io, da biologo appassionato di biologia, non ci ho capito granché.

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recensione di Alleva, En., L'Indice 1998, n. 7

È certamente piacevole testimoniare dell'evento che uno dei più noti e apprezzati biologi molecolari italiani cominci ad allineare in libreria una serie di volumi in gran parte rivolti al pubblico non specialistico - e nel recente passato intelligentemente mirati a quel delicato target di pubblico rappresentato dai giovani apprendisti scienziati, magari in affannosa ricerca di tesi di laurea e relativo relatore.
Una novità in questa prolifica produzione di Boncinelli è questo volume dal titolo totipotente, e organizzato quasi fosse un completo manuale di genetica, dalle sue basi biologiche - delle quali si enfatizza l'analisi e la "spiegazione" molecolare - ai suoi risvolti sociali, illustrati nel capitolo VIII, il più provocatorio e dunque il più piacevolmente leggibile (di qui a concordare pienamente con alcune delle tesi tratteggiate è un altro discorso).
La terza e ultima parte del volume, che illustra brevemente lo sviluppo embrionale, è una piacevole e paradigmatica carrellata di come geni regolatori (dei quali l'autore è grande esperto) e geni strutturali presiedano alla crescita e allo sviluppo di un vertebrato, come determinazione genetica e differenziamento plasmato da influenze ambientali contribuiscano all'embriogenesi degli esseri viventi. Il saggio si conclude infatti con una ventina di agili paginette che riguardano il controllo genetico e la forma del corpo: una sezione che andrebbe letta da molti curiosi dell'incedere biotecnologico della nostra "civiltà contemporanea", da laureati in discipline biomediche che vogliono assaporare alcuni dei più salienti sviluppi della biologia degli ultimi anni, nonché e soprattutto da insegnanti della scuola dell'obbligo o della secondaria superiore desiderosi di un opportuno aggiornamento nella propria materia.
Dopo aver parlato di morte cellulare e invecchiamento - la prima suddivisa in processi "necrotici" e "apoptotici" (morte cellulare programmata, ovvero suicidio cellulare tale da avvenire in assenza di segnali alternativi) -, Boncinelli narra dei geni omeotici del moscerino drosofila, in particolare raccontando di come il torace di questo minuscolo insetto si arrangi nello sviluppo munendosi di zampe, di ali e di due strutture membranose dette bilancieri e appunto utilizzate a fini di stabilità durante prestazioni di volo di notevole perizia. Non manca la storia naturale delle istruzioni con le quali l'evoluzione ha costruito un progetto di mosca, e di come il processo di sviluppo embrionale sappia leggere ed eseguire questo piano.
Ma il volume evoca altre considerazioni, stilistiche e di tipologia divulgativa, e in questo Boncinelli dimostra aspetti originali non dissimili da quel coacervo di peculiarità esistenziali consolidate dal suo essere un fisico (che si rifà al positivista Giuliano Toraldo di Francia come mentore post-adolescenziale), uno psicanalista, un neuroscienziato e un biologo molecolare - ma anche un insaziabile e sensibile divoratore di quanto colpisce la sua inquieta curiosità. Anziché un manuale, come la struttura in capitoli e paragrafi farebbe supporre, il testo è infatti una lunga chiacchierata - piacevole ma necessariamente disorganica - che sfiora parecchi temi della genetica contemporanea, con l'effetto di risultare di piacevole lettura, grazie allo stile di brillante conferenza che lo pervade. Ma anche tale da lasciare probabilmente disattese eventuali aspettative di trattazione organica di una materia di base vasta, estremamente attuale e in rapida espansione quale è la genetica, e in particolare la genetica molecolare, di questa fine millennio.
Ad esempio, i soli dodici modelli animali di malattie umane della tabella 5.2 sono semplicemente ridicoli, qualora raffrontati all'effettiva disponibilità di modelli che utilizzano sostituti infraumani per tentare la cura o la caratterizzazione di stati patologici della nostra specie: ciò nonostante bastano magistralmente a trattare un argomento scottante come le prospettive della terapia genica sull'uomo. Anche se qualche doverosa espansione sugli aspetti più strettamente bioetici di tali approcci innovativi sarebbe stata auspicabile.
Estremamente originale è anche la sintesi, in tono solidamente scolastico, che Boncinelli fa della storia controversa del Quoziente di Intelligenza (QI), misura riduttiva e riduzionista dell'intelligenza che - rammenta l'autore - "cosa sia lo sanno tutti, ma quando si tratta di definirla la sua immagine perde immediatamente di consistenza". Il QI è un fattore indicativo di un rapporto che si stabilisce tra un pattern "normale" di sviluppo infantile ed eventuali sue variazioni ontogenetiche, non di rado compensabilissime, nella strada che dall'infanzia lo conduce alla sua versione matura: tutto o moltissimo di quanto se ne è dedotto al fine di classificare un mondo di adulti, ripartito per sessi, "razze" o tipologie sociali o criminologiche, è solo servito a far risaltare i limiti di alcune discipline biologiche che a torto si ritenevano (e magari ancora si ritengono) scienza esatta. Boncinelli ne fa sommaria - doverosa - giustizia. Quando però parla di genetica della malattia mentale, il credo riduzionista di Boncinelli è sfumato, ma resta percepibile al lettore; se non altro è utile a sollevare risposte polemiche almeno vivacissime - come regolarmente è successo e succederà -, nel suo tentativo semplificato "da genetista" di trattare di psicosi maniaco-depressiva, sindrome schizofrenica e relative componenti organica e socio-culturale.
Per il lettore non aduso alla genetica, e più in generale alla biologia umana, la lettura di questo lungo discorso divulgativo sarà certamente utile. Né è escluso che il volume possa rappresentare un piccolo compendio per togliersi curiosità immediate, del tipo di quelle che oggi ci frastornano, eruttate dal televisore, e che utilizzano, anche a sproposito, epiteti genetici come "clonazione"," mutazione somatica"," oncogene "o" eterozigote". Con la ripartizione in brevi paragrafi e un agile glossario di fine volume, questo testo può anche essere utilizzato come un piccolo dizionario di genetica ragionata.