La novella degli scacchi

Stefan Zweig

Traduttore: E. Ganni
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 14 maggio 2015
Pagine: 82 p.
  • EAN: 9788806227654
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Descrizione
Chi è lo sconosciuto in grado di tenere testa al grande Czentovic, il campione del mondo di scacchi? Dice il vero, quando sostiene di non giocare da più di venti anni? Quale mistero nasconde in realtà quest'enigmatico giocatore? Scritto pochi mesi prima che Zweig si suicidasse nella città brasiliana di Petrópolis, "Novella degli scacchi" è una inquietante favola, "un piccolo contributo - come sostiene con dolorosa ironia il protagonista - a questa nostra epoca cosi grande e soave". "Fra i due si instaurò di colpo un rapporto diverso; una pericolosa tensione, un odio appassionato. Ormai non erano più due persone che volevano mettere alla prova la propria perizia nel gioco, erano due nemici che avevano giurato di distruggersi a vicenda".

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    Manuela

    22/09/2018 21:09:21

    Lettura veloce e interessante. Veloce perché la novella è breve e lo stile incalzante, interessante per una serie di motivi, che, nel mio caso, prescindono tutti dal gioco in questione. Un lessico da strategia militare, la rappresentazione di una partita a scacchi, a più riprese, surreale e grottesca messa in scena dopo una magistrale descrizione di Czentovic, uno zotico campione del mondo, una negazione di tutte le doti intellettive che normalmente attribuiamo ai grandi giocatori, un campione atipico insomma. Un giocatore che mina, casualmente e momentaneamente il suo predominio, l' enigmatico Dottor B con la sua storia dentro la storia. Un testo breve di cui di più non posso svelare perché il suo fascino è, oltre che nello stile, nella trama. Un autore interessante che si cimenta con una tematica da tanti affrontata prima e dopo di lui. Un testo, l'ultimo dell'autore prima del suicidio esule dalla sua tanto amata e compianta Vienna imperiale quando l'annessione tedesca era già un ricordo ma una ferita ancora sanguinante. Uno scritto che è stato variamente interpretato e al quale sono stati dati molteplici significati, mi limito a segnalarlo come una lettura gradevole ricca di spunti che se si vuole si possono inseguire, personalmente mi sono piaciuti il modo di indagare l’animo umano o meglio la psiche, i riferimenti agli eventi storici e il potere di una storia di farmi pensare a certe altre storture ludiche, meno intelligenti, che purtroppo, legalizzate, si insinuano nelle debolezze dell’uomo contemporaneo.

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    Cristiano Cant

    15/09/2017 05:34:10

    Un delirio crescente, una follia, un nero rovinoso tarlo in una mente già estenuata e infiammata da un nazismo che lo ha punito. Dall'altra parte un mezzo idiota, un rozzo e grossolano disadattato che non dà retta a nessuno, ma genio del gioco in maniera strabiliante. Questo il quadro. E il tutto calato nelle mosse di un alfiere, di un cavallo, nell'incrocio fra pedoni neri e bianchi su una scacchiera che diventa presto metafora e specchio del destino di due vite: eccitazione patologica in uno (ai limiti di serissime crisi di nervi), e stima e imbattibilità nell'altro, che è del resto il campione del mondo. Strategie e congetture, combinazioni e lentezze riversate su quel dannato quadrato "dove non si può giocare contro se stessi. E' come pretendere di voler saltare al propria ombra. Dovrebbe come esserci un doppio pensiero e una totale scissione della coscienza". Un duello allora, nel salone di una grande nave, fra spettatori ingordi di scoprire come andrà a finire. Il seme di una nevrosi incontrollata pervade ogni attimo della vita di B., egli si è salvato e insieme perduto grazie a quel manuale che ha rubato dalle tasche di un nazista. Troppo febbrile quella dipendenza, deve astenersi. Ma il prurito nello sfidare Czentovich deborda. Come andrà? Zweig consegnò al mondo la meraviglia di questo racconto alle soglie del suo suicidio; è un dramma fra la volontà di potenza e il talento naturale, lo scontro fra la divorante mania di un autodidatta che ormai padroneggia la scacchiera e chi di quel quadrato ne ha fatto una professione: "Più uno si circoscrive, tanto più è vicino all'infinito; proprio questi tipi in apparenza lontani dal mondo si costruiscono nella propria materia, a mò di termiti, una straordinaria e singolarissima epitome del mondo". Non c'è il segreto stesso della letteratura in questa riflessione? Staccarsi dalle cose, fuggirle in un proprio personalissimo guscio che è resa e forza nello stesso tempo. E' anche poco definirlo un capolavoro.

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    Vale

    30/06/2017 13:15:18

    Si legge d'un fiato!

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    And the Oscar goes to ....

    12/02/2016 16:00:57

    Coinvolgente. Si legge in un attimo.

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    Giovannag Foschi

    24/11/2015 13:35:11

    Su una nave da crociera avviene il confronto tra due campioni degli scacchi. Ma questo racconto è anche una storia singolare su come il gioco degli scacchi può aiutare a superare momenti difficili come la prigionia e gli estenuanti interrogatori della Gestapo da parte del protagonista. Da leggere ....

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    Giorgio

    07/11/2015 03:39:12

    Notevole racconto di Zweig, scritto magistralmente, ci porta nei labirinti della mente del protagonista, sconvolta da una violenza ripetuta e duratura

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    giorgio g

    28/09/2015 10:56:59

    Perché commentare un capolavoro? Forse perché è stato tale il pathos provato nel leggere questo breve libro che si desidera lasciarne traccia. Vorrei aggiungere una considerazione: ho letto la "Novella degli scacchi" a breve distanza di tempo da "Un eredità di avorio e ambra" di Edmund De Waal ed ho ritrovato l'atmosfera dell' Anschluss da parte della Germania hitleriana che si proponeva di annullare l' intellighentia dell'Austria. Una tragedia per un Paese che da un Impero era scaduto a paese di secondo piano... Tornando al libro di Zweig, considero la sua lettura un must non solo per gli appassionati degli scacchi.

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    Vale

    10/02/2015 17:46:48

    Splendido! Praticamente perfetto.

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    lhl

    06/02/2015 09:27:01

    molto molto coinvolgente. I personaggi sono ben collocati e caratterizzati, la tensione è dalla prima riga e permane fino all'ultima permeando la vicenda di ansia. E' proprio una partita a scacchi, come la vita, come la sfida tra i due protagonisti, nella quale l'io narrante funge da arbitro non giudicante.

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    Stefano

    13/11/2014 11:46:25

    Molto più di un racconto. Lo si legge in due ore, due ore in cui si viene avvolti da una storia magnifica, affascinante, scritta con semplice eleganza. Un doppio binario che mette di fronte due uomini e due culture che non potrebbero essere più diversi. Lo scorrere delle pagine, accompagnato da svariate metafore autobiografiche, si fa sempre più inquietante, il confine tra genio e follia sempre più sottile, fino ad arrivare allo sconvolgente finale. Bellissima scoperta.

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    Mauro

    29/08/2014 17:51:24

    L'ho letto in edizione economica, e l'avevo comprato pensando fosse una storiella affascinante, ma non pensavo fosse così bella: coinvolgente, poetica e interessante. Un capolavoro della letteratura moderna.

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    alida airaghi

    08/08/2013 09:26:46

    Questo lungo racconto può essere considerato il testamento spirituale di Zweig: fu infatti steso nel 1941, pochi mesi prima che lo scrittore austriaco si suicidasse in Brasile insieme alla moglie. E' la storia di una serie di partite a scacchi giocate durante una traversata oceanica tra Mirko Czentovic, scacchista professionista di fama mondiale, e il dottor B., avvocato austriaco perseguitato dalla Gestapo. E' chiaro fin dall'inizio da che parte stia lo scrittore Zweig (esteta, pacifista, innamorato della cultura e della spiritualità europea al punto da autoesiliarsi per protesta in Sudamerica allo scoppio della seconda guerra mondiale). Bersaglio della sua polemica è il campione russo Czentovic, "contadinotto... taciturno, ottuso ragazzo dalla fronte quadra...incapace di scrivere una frase in nessuna lingua senza errori di ortografia...di un'ignoranza parimenti universale in tutti i campi". A questo avversario, presuntuoso perché indifeso, goffo perché poco intelligente, fornito di un'unica mostruosa abilità (quella di giocare, vincendo sempre, a scacchi), Zweig oppone la cultura e la sensibilità del dottor B., già amministratore dei fondi della famiglia imperiale austriaca. Arrestato dai nazisti, torturato in un isolamento feroce e totale, era riuscito a salvarsi dalla pazzia grazie alla lettura di un manuale sugli scacchi, e alla simulazione mentale di centinaia di partite. La gara che Czentovic conduce contro il dottor B. è in realtà una partita tra due modi di concepire e di affrontare la vita: quella, rozza ma di successo, del campione Czentovic, e quella raffinata ma sconfitta del dottor B. . La prima simboleggia la cultura nazista, violenta e arrogante, la seconda quella mitteleuropea. Gli scacchi hanno un'evidente valenza simbolica, e il delirio finale del dottor B., incapace di vincere la partita decisiva, è il simbolo della resa di un continente alla brutalità pianificata di Hitler, e della resa di Zweig di fronte al crollo dei suoi ideali.

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