Categorie
Editore: Kairòs
Collana: Sherazade
Anno edizione: 2016
Pagine: 158 p., Brossura
  • EAN: 9788899114329
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 10,50

€ 14,00

Risparmi € 3,50 (25%)

Venduto e spedito da IBS

11 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello

Il titolo dell’edizione originale di questo testo sospeso tra autobiografia e riflessione aiuta a coglierne immediatamente la tonalità dominante: El viaje de un nihilista. Ci troviamo di fronte a una narrazione di viaggio che nasce sotto il segno della negazione: immagini e ricordi svaniscono a ogni tappa e soprattutto quel che svanisce è l’illusione iniziale del viaggiatore di “diventare un altro” attraverso l’esperienza dello spostamento e del cambiamento. Con questo romanzo – che in Spagna è stato preceduto da altri quattro – Julio Baquero Cruz, nato nel 1972, rievoca un viaggio intrapreso all’alba degli anni 2000 verso Istanbul, con tappe intermedie a Vienna, Praga e Budapest. È un viaggio in cui cose percepite e cose immaginate interagiscono continuamente: dall’aneddoto (inventato) dello scultore di Praga che seppellisce la statua della moglie che lo ha abbandonato nel basamento di un monumento a Stalin alle figure femminili che condividono con il narratore un tratto del suo cammino, i fantasmi della mente del protagonista si sovrappongono capricciosamente a una realtà che – prevalentemente degradata e in via di rapida omologazione – sembra non meritare la sua attenzione. Quando questa realtà si impone, la nota che la caratterizza non è certo accattivante: “Alla vista dei primi edifici di Istanbul cominciò a entrare nella carrozza un odore familiare, simile all’odore che avevo sentito quella notte mentre camminavo per le strade di Praga. Era quell’odore di bruciato, di inquinamento, di carne arrostita, di carbone, di immondizia accumulata per le strade, odore di fumo, di fabbriche, di motori, di cani randagi”. Eppure, paradossalmente, per il nostro viaggiatore, questo odore, che non ha nulla di poetico e di esotico, è il primo incontro con “la vita vera che non è mai asettica e pura, che è sempre un po’ sporca”.

Recensione di Mariolina Bertini