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Susan Abulhawa

Traduttore: S. Rota Sperti
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: Brossura
  • EAN: 9788807881336
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Recensioni dei clienti

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    CHIARA

    06/04/2017 14.35.55

    Meravigliosa testimonianza del conflitto tra israeliani e palestinesi visto dalla parte dei civili. Da leggere assolutamente per capire la storia del 900 ma anche tanti aspetti dell'attuale situazione del medioriente. Ora leggerò subito l'altro romanzo della stessa autrice.

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    Tinama

    29/03/2017 16.25.24

    Molto è stato detto di positivo su questo libro, ho parole solo di conferma. La storia, gli argomenti trattati, le descrizioni degli ambienti, il modo in cui l’autrice ce li offre vibrano di umanità nonostante le atrocità che l’uomo sa infliggere ai suoi simili, appassionando il lettore dalla prima all’ultima pagina.

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    MARA REGONASCHI

    09/03/2017 08.29.06

    Lo si può definire un saggio storico questo romanzo che, partendo dagli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale a alla costituzione dello Stato di Israele, arriva fino quasi ai giorni nostri, affrontando, con un racconto sofferto e pacato, profondo e lucidamente femminile, la "questione palestinese". La pacifica convivenza con gli ebrei è un'utopia perché violenza, prepotenza, ingiustizia, incapacità di rinunciare alla propria terra creano frustrazione, dolore, soprusi, esilio, odio e campi profughi. Come quello di Jenin dove fango, paura e umiliazione la fanno da padroni. E' un romanzo toccante, intenso, ricco di umanità, intriso di orrore e odio ma che non rinuncia a sperare nella fratellanza e nell'amore.

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    nihil

    28/08/2016 16.58.37

    Avrebbe potuto essere un bellissimo libro, invece si ferma alla sola narrazione di eventi, manca assolutamente lo spessore psicologico del dramma.

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    lorenza

    30/05/2016 14.22.28

    Per la prima volta mi sono imbattuta in un libro narrato dal punto di vista palestinese; la storia romanzata di Amal si intreccia alla storia reale del popolo palestinese. E' un libro intriso di sentimenti ma soprattutto di amore per la propria terra. Colpisce la dignità che continua a perseverare in tutto il romanzo nonostante venga schiacciata, esiliata e umiliata.

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    ALBERTO

    15/03/2016 16.07.05

    il libro che tutti dovrebbero leggere, andrebbe proposto come testo scolastico, dopo una lettura così intensa e profonda si diventa consapevoli di quante lacrime e sangue abbia versato il popolo palestinese dopo la Nakba

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    Carol

    03/05/2015 19.12.05

    Libro intenso, drammatico che fa luce su una verità dolorosa e scomoda: quella del popolo palestinese cacciato dalla propria terra e vittima di soprusi e violenze inaudite da parte degli occupanti, gli ebrei. Le vicende personali di tre generazioni di palestinesi si intrecciano con i passaggi storici che hanno segnato la storia recente di questa terra martoriata. Si stenta a credere che le vittime sopravvissute alla Shoah e i loro discendenti siano stati capaci e lo siano ancora di infliggere a della gente inerme le stesse violenze che i nazisti inflissero loro. Un libro che dovrebbe diventare un bestseller solo per dar voce a un popolo che non ce l'ha e che viene continuamente calpestato sotto lo sguardo indifferente di troppe nazioni.

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    CIRO D'ONOFRIO

    24/03/2015 17.24.35

    Un libro intenso e feroce, che si serve della storia romanzata per raccontare il ferale scontro mediorientale che oltre ad essere fisico è soprattutto scontro ideologico e di costumi tra due popoli. Una storia che, pur avendo brevi tratti lenti e retorici,si rivela sempre incalzante e caratterizzata da una profonda malinconia che forse solo sul finale viene esorcizzata. Considerata la storia personale dell'autrice ovvviamente si prendono in maniera vistosa, forse fin troppo, le difese di una delle parti in causa; quella palestinese. Un'accorato, dignitoso SOS per un popolo fin troppo mortificato...Bello e da leggere

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    Ilaria

    12/03/2015 21.47.52

    ben scritto, scorrevole, in cui la parte romanzata si intreccia con la storia vera della Palestina e di Israele. Il romanzo è intrigante e l'intreccio con la storia palestinese fa passare in secondo piano anche le parti in cui diventa scontato. Lo consiglio soprattutto perché spiega come le vittime si possono trasformare in mostri e come il dolore può far nascere mostri.

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    alessandradifra

    14/01/2015 09.18.00

    Un libro intenso e emozionante. Sicuramente consigliato

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    marco

    30/12/2014 07.58.07

    Un libro molto bello, mi ha dato la possibilità di conoscere meglio la realta israele/palestinese. Un romanzo che mi ha fatto rilfettere e a tratti commuovere. Un libro che mi ha lasciato dentro qualcosa.

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    LUCIANO

    03/11/2014 16.51.31

    Libro crudo, reale, molto intenso e appassionante. L'ho letto in due giorni, partecipando in modo emotivo alla scioccante vicenda narrata, esplicito esempio dei drammi non risolti dei nostri giorni. Due popoli che si fronteggiano, odiandosi e vivendo gomito a gomito senza speranza. Chi tra i due avrà ragione? Difficile risposta a cui il libro cerca di dare una lettura troppo scontata, troppo romanzata e che lascia troppe questioni irrisolte.

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    Mariflo

    07/09/2014 11.16.53

    Ho dovuto far raffreddare le emozioni prima di scrivere questa recensione. Il libro, scritto da una americano-palestinese, figlia di profughi della guerra dei 6 giorni del 1967, racconta le vicissitudini di una famiglia palestinese dal 1948 al 2002. Ho fatto questa premessa perchè, non volendo in alcun modo esprimere un giudizio politico sul conflitto arabo-israeliano, è opportuno chiarire che tutte le vicende vengono narrate dal punto di vista palestinese. E l'autrice lo fa con una sensibilità e con una profondità tale che non si può non rimanere coinvolti dalla lettura di questo libro. Inoltre, la bravura della Abilhawa è stata anche nella capacità di far emergere, in un racconto intriso di guerra, orrore, morte, rassegnazione, il profondo amore che lega i personaggi della storia. Ne consiglio sicuramente la lettura.

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    Giacomo

    05/08/2014 13.44.44

    Un libro che non mi ha conquistato per nulla, scrittura retorica e a tratti estremamente sentimentale. Un vero peccato perchè poteva aiutare a dare un giudizio oggettivo su cosa realmente accade in quei posti ma purtroppo si è limitata al "vittimismo"

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    Beatrice

    04/08/2014 23.07.00

    Solitamente non scelgo libri che trattano temi come questo ma "Ogni mattina a Jenin" ha scelto me, facendosi trovare in casa in quanto regalo ricevuto da mia sorella e rimasto in bilico su uno scaffale qualche mese. Dopo le prime pagine la lettura mi ha coinvolta e in pochi giorni sono arrivata alla fine di una storia antica e purtroppo ancora estremamente attuale. Consiglio la lettura di questo racconto di vita vera che coinvolge persone di ogni età, immerse loro malgrado in una realtà ingiusta e dolorosa. Un testo per riflettere sugli avvenimenti del nostro tempo raccontati da chi li ha vissuti sulla propria pelle. La presenza di più punti di vista rende tutto davvero commovente e toccante.

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    bigi

    02/08/2014 00.51.42

    Ho finito ieri di leggere questo libro bellissimo! Pienamente d'accordo sul fatto che dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole...consigliatissimo.

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    Maria Antonietta

    06/05/2014 15.24.09

    Un libro meraviglioso ed intenso. Un libro che andrebbe letto nelle scuole per meglio capire la storia contemporanea.

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    elisa

    27/03/2014 11.33.13

    Un popolo che da millenni vive in una terra ricca di doni, un popolo pacifico, con tradizioni centenarie, un popolo che per motivi politici viene sradicato da questo Eden con la violenza, morte e distruzione, famiglie, donne, vecchi, bambini massacrati come nei peggiori genocidi di ebrei, armeni....la storia che si ripete, la storia che non insegna: le colombe che diventano falchi sanguinari....gli ebrei o meglio i futuri israeliani che si impossessano di terre dove un tempo vivevano in pace con i palestinesi...libro molto ben scritto, pieno di quel senso di dolore che devono aver provato quelle milioni di persone costrette ad abbandonare il loro passato forse sereno per trovare l'abbruttimento dei campi profughi, dove ancora oggi vincono la fame, la malattia, la paura e la morte. Vergogna, per Israele, per noi occidentali che lo permettiamo.

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    faffa

    27/02/2014 14.24.23

    Merito di"Ogni mattina a Jenin"è quello di aver dato voce al mondo femminile arabo per raccontare il conflitto isdraelo-palestinese dal punto di vista palestinese.Un punto di vista che la letteratura e i racconti storici,forse,tendono a mitigare.Merito, quindi,di questo romanzo di S. Abulhawa è quello di aver raccontato tramite la voce di Amal la vita di tutti i giorni nel campo profughi di Jenin;luogo che dal lontano 1948 diventa la città di quella parte di popolazione palestinese che viene cacciata dalla sua terra,dalle sue case,dai suoi campi da parte di quel popolo ebreo-isdraeliano che afferma il diritto alla sua terra.Quella terra da cui la Storia già dall'antichità l'ha cacciato.Quella terra che è vista dagli Ebrei come il giusto ricompenso per lo sterminio nei campi di concentramento.Ebrei e Palestinesi,dunque,con determinazione,rabbia,armi,guerra,jihad,bombardamenti si contendono la Palestina e il nuovo Isdraele.Il costo delle vite umane è altissimo.La vita di tutti i giorni è difficile.Nel romanzo della Abulhawa viene raccontato questo conflitto sotto tutti i punti di vista:da quello storico,a quello umano,a quello quotidiano,a quello interiore,a quello dell'impossibilità-forse-di porre fine a questa guerra religiosa-di territori."Ogni mattina a Jenin" inizia come un racconto che,in alcuni passaggi non riesce probabilmente ad attrarre il lettore,ma nel suo sviluppo e nella sua conclusione lo riesce a far immedesimare nel turbinio di sentimenti di Amal e nel suo ritorno a Jenin.Qui Amal si rapporta,da adulta,ad una situazione ormai diventata quasi atavica:dal 1948 al 2002 il suo popolo vive ancora,bombardato,in un campo profughi;per ben quattro generazioni non c'è stato futuro,ma solo scontri,guerra,perdite di vite umane e un senso di rivalsa tramutato,in alcuni casi,in terrorismo.Forse nella Storia dialogo tra Ebrei e Palestinesi non ci può essere,ma nel romanzo il tragico rapimento di Ismail diventa l'"occasione"per far incontrare due popoli nemici.

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    Elisa

    30/01/2014 11.34.29

    E' davvero un bel libro, da leggere e da regalare per capire meglio le dinamiche dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi. Prima del loro arrivo, gli arabi vivevano quasi come in un Eden, del loro lavoro e dei loro forti sentimenti. Poi la distruzione di secoli di civiltà da parte di un popolo che pur avendo vissuto la tragedia immane della Shoah nn ha esitato a massacrare donne, vecchi e bambini. Peccato che la storia, quella che fanno i politici, non riesca a ridare una patria ai palestinesi e continui a farli sopravvivere in povertà e senza dignità.

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