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Susan Abulhawa

Traduttore: S. Rota Sperti
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: , Brossura
  • EAN: 9788807881336

Recensioni dei clienti

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    nihil

    28/08/2016 16.58.37

    Avrebbe potuto essere un bellissimo libro, invece si ferma alla sola narrazione di eventi, manca assolutamente lo spessore psicologico del dramma.

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    lorenza

    30/05/2016 14.22.28

    Per la prima volta mi sono imbattuta in un libro narrato dal punto di vista palestinese; la storia romanzata di Amal si intreccia alla storia reale del popolo palestinese. E' un libro intriso di sentimenti ma soprattutto di amore per la propria terra. Colpisce la dignità che continua a perseverare in tutto il romanzo nonostante venga schiacciata, esiliata e umiliata.

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    ALBERTO

    15/03/2016 16.07.05

    il libro che tutti dovrebbero leggere, andrebbe proposto come testo scolastico, dopo una lettura così intensa e profonda si diventa consapevoli di quante lacrime e sangue abbia versato il popolo palestinese dopo la Nakba

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    Carol

    03/05/2015 19.12.05

    Libro intenso, drammatico che fa luce su una verità dolorosa e scomoda: quella del popolo palestinese cacciato dalla propria terra e vittima di soprusi e violenze inaudite da parte degli occupanti, gli ebrei. Le vicende personali di tre generazioni di palestinesi si intrecciano con i passaggi storici che hanno segnato la storia recente di questa terra martoriata. Si stenta a credere che le vittime sopravvissute alla Shoah e i loro discendenti siano stati capaci e lo siano ancora di infliggere a della gente inerme le stesse violenze che i nazisti inflissero loro. Un libro che dovrebbe diventare un bestseller solo per dar voce a un popolo che non ce l'ha e che viene continuamente calpestato sotto lo sguardo indifferente di troppe nazioni.

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    CIRO D'ONOFRIO

    24/03/2015 17.24.35

    Un libro intenso e feroce, che si serve della storia romanzata per raccontare il ferale scontro mediorientale che oltre ad essere fisico è soprattutto scontro ideologico e di costumi tra due popoli. Una storia che, pur avendo brevi tratti lenti e retorici,si rivela sempre incalzante e caratterizzata da una profonda malinconia che forse solo sul finale viene esorcizzata. Considerata la storia personale dell'autrice ovvviamente si prendono in maniera vistosa, forse fin troppo, le difese di una delle parti in causa; quella palestinese. Un'accorato, dignitoso SOS per un popolo fin troppo mortificato...Bello e da leggere

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    bigi

    02/08/2014 00.51.42

    Ho finito ieri di leggere questo libro bellissimo! Pienamente d'accordo sul fatto che dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole...consigliatissimo.

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    Maria Antonietta

    06/05/2014 15.24.09

    Un libro meraviglioso ed intenso. Un libro che andrebbe letto nelle scuole per meglio capire la storia contemporanea.

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    faffa

    27/02/2014 14.24.23

    Merito di"Ogni mattina a Jenin"è quello di aver dato voce al mondo femminile arabo per raccontare il conflitto isdraelo-palestinese dal punto di vista palestinese.Un punto di vista che la letteratura e i racconti storici,forse,tendono a mitigare.Merito, quindi,di questo romanzo di S. Abulhawa è quello di aver raccontato tramite la voce di Amal la vita di tutti i giorni nel campo profughi di Jenin;luogo che dal lontano 1948 diventa la città di quella parte di popolazione palestinese che viene cacciata dalla sua terra,dalle sue case,dai suoi campi da parte di quel popolo ebreo-isdraeliano che afferma il diritto alla sua terra.Quella terra da cui la Storia già dall'antichità l'ha cacciato.Quella terra che è vista dagli Ebrei come il giusto ricompenso per lo sterminio nei campi di concentramento.Ebrei e Palestinesi,dunque,con determinazione,rabbia,armi,guerra,jihad,bombardamenti si contendono la Palestina e il nuovo Isdraele.Il costo delle vite umane è altissimo.La vita di tutti i giorni è difficile.Nel romanzo della Abulhawa viene raccontato questo conflitto sotto tutti i punti di vista:da quello storico,a quello umano,a quello quotidiano,a quello interiore,a quello dell'impossibilità-forse-di porre fine a questa guerra religiosa-di territori."Ogni mattina a Jenin" inizia come un racconto che,in alcuni passaggi non riesce probabilmente ad attrarre il lettore,ma nel suo sviluppo e nella sua conclusione lo riesce a far immedesimare nel turbinio di sentimenti di Amal e nel suo ritorno a Jenin.Qui Amal si rapporta,da adulta,ad una situazione ormai diventata quasi atavica:dal 1948 al 2002 il suo popolo vive ancora,bombardato,in un campo profughi;per ben quattro generazioni non c'è stato futuro,ma solo scontri,guerra,perdite di vite umane e un senso di rivalsa tramutato,in alcuni casi,in terrorismo.Forse nella Storia dialogo tra Ebrei e Palestinesi non ci può essere,ma nel romanzo il tragico rapimento di Ismail diventa l'"occasione"per far incontrare due popoli nemici.

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    Elisa

    30/01/2014 11.34.29

    E' davvero un bel libro, da leggere e da regalare per capire meglio le dinamiche dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi. Prima del loro arrivo, gli arabi vivevano quasi come in un Eden, del loro lavoro e dei loro forti sentimenti. Poi la distruzione di secoli di civiltà da parte di un popolo che pur avendo vissuto la tragedia immane della Shoah nn ha esitato a massacrare donne, vecchi e bambini. Peccato che la storia, quella che fanno i politici, non riesca a ridare una patria ai palestinesi e continui a farli sopravvivere in povertà e senza dignità.

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    Lupo '58

    08/11/2013 03.23.41

    Susan Abulhawa ci ha fatto dono di un romanzo bellissimo, drammatico, struggente, una meravigliosa narrazione a più voci che racconta la storia di 4 generazioni di una famiglia di Palestinesi e che, dipanandosi tra il campo profughi di Jenin , il Libano e gli Stati Uniti, abbraccia un periodo di tempo che va dal 1948 ai giorni nostri. Il romanzo ha l'enorme pregio di trattare la questione palestinese con grande equilibrio, evitando toni da "guerra santa" nei confronti degli Israeliani, facendoci tuttavia comprendere in modo inequivocabile i gravi torti perpetrati a danno dei Palestinesi. Il libro è anche e soprattutto un grande inno all'amore: dei genitori per i propri figli, tra fratelli e sorelle, tra marito e moglie, tra fidanzati e, naturalmente, quello, intriso di nostalgia, per la propria terra natia "espropriata". Senza alcun dubbio un romanzo da 10 e lode!

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