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Philip Roth

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2006
Pagine: 82 p. , Brossura
  • EAN: 9788806158224

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    Giuseppe Russo

    16/03/2014 11.06.40

    L'atto con cui Philip Roth congeda il suo alter ego è un racconto che sembra al tempo stesso conservare una certa comprensione per le umane piccolezze che gli aveva attribuito ma anche condannarlo per la vanità del suo ego coltivato da una posizione che era diventata (in particolare dopo «La lezione di anatomia») troppo altezzosa. La creatura stava ormai da tempo degenerando, e così il creatore la costringe ad una sorta di bagno di concretezza dal quale riaffiora ridimensionata. Fatti i conti in modo più o meno definitivo con le proprie sindromi, superato il lutto per la perdita dei genitori e portate alle estreme conseguenze le sue spinte pulsionali, Zuckerman si riscopre piccolo e quasi insignificante in un contesto abitato da persone con problemi reali e che non possono permettersi di vivere di effervescenze psichiche. Praga nel 1976 è il teatro di un totalitarismo stanco ma ancora efficiente, nel quale non si concede all'artista la possibilità di esprimersi in direzioni diverse da quelle volute dal regime, e qui il regime non è nella testa degli uomini ma sopra la loro testa, e li controlla e li sorveglia continuamente. Quando riesce ad andarsene, Zuckerman è davvero guarito dai suoi mali, ha scoperto che esistono forme di autorità peggiori di quella paterna e perciò non è più utile all'autore come potenziale alter ego.

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    rainbow

    29/04/2007 21.07.50

    Non è il Roth delle "grandi" opere, di Pastorale, oppure della Macchia umana. Qualche accenno di ambientazione mitteleuropea si fa apprezzare, ma la trama non coinvolge, e, per fortuna, il romanzo è abbastanza breve.

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