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Giuseppe Pederiali

Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2016
Formato: Tascabile
Pagine: 197 p. , Brossura
  • EAN: 9788811671077


«Catturare un foionco era ormai un'ossessione e l'unico scopo della vita di Ottavio Parmeggiani, detto Betonica. Se lo sognava la notte, ne parlava con gli amici, pensava di continuo a quale avrebbe potuto essere la maniera per catturare la bestia senza nuocerle. Data la monotonia dell'argomento gli amici cominciavano a evitarlo. La moglie se n'era già andata da un pezzo, scappata con uno di Bologna, dopo aver resistito per quindici anni al foionco che lei non aveva mai visto. Betonica era arrivato al punto di evocarlo mentre facevano all'amore.»

In questi tredici racconti (la fine della lettura giunge troppo veloce, si vorrebbe che il libro non finisse mai) Pederiali racconta storie della Bassa, cioè di quel territorio tra Modena, Reggio e Bologna, popolato da contadini, mondine e sognatori, bagnato dalle paludi e dal lambrusco, famoso per l'arte della sua cucina e per la bellezza generosa delle donne. Di questo mondo così concreto e terragno e, nello stesso tempo e senza alcuna contraddizione, così pieno di favole, di sogni e di fantasia, Pederiali è cantore. «Per conoscere l'Emilia, ci devi sprofondare dentro», dice e, con naturalezza, questo autore profondamente partecipe di una cultura e di una mentalità, ce la sa raccontare. Racconta un'Emilia di campagna, che è la quintessenza di quella urbana, che cioè presenta in modo più ingenuo e immediato le stesse caratteristiche di materialità e fantasia, di amore per i piaceri del corpo e di gusto del gioco fantastico. Era tipico un tempo, prima dell'ossessione televisiva, in queste campagne (come probabilmente in tutte) rimanere la sera a "veglia" a parlare, a raccontare storie e pettegolezzi, a rievocare persone scomparse o emigrate, tramandando leggende che circolavano tra gli abitanti del luogo come assolute verità. E ancora oggi, soprattutto d'estate e soprattutto gli anziani, hanno l'abitudine di ritrovarsi nella piazza del paese al bar, nei cortili o con le sedie appoggiate al muro delle case, indifferenti al tormento delle zanzare e all'umidità che opprime, per raccontare nel bel dialetto pieno e colorito storie e storie di un passato lontano o del vicino di casa, di animali fantastici che molti avevano visto o dell'esuberanza amorosa della moglie di qualcuno...

Questo libro di Pederiali insomma rappresenta l'elaborazione artistica di una tradizione popolare e la fotografia di un'umanità fortemente caratterizzata dai luoghi e dal rapporto con la natura. Racconti che possono narrare ad esempio la storia della bella per eccellenza, la figlia dei ricchi, irraggiungibile sogno di tutti gli uomini del paese, che provoca una gita collettiva al mare perché è giunta la voce che là si mostra in bikini: siamo negli anni Cinquanta quando ancora le ragazze che partecipavano ai concorsi di bellezza venivano allontanate dall'altare. Oppure la vicenda tragicomica del giovane naturalista giunto da Bologna per catturare draghi o animali fantastici (della cui esistenza non aveva dubbi), attività che gli aveva provocato la derisione del corpo accademico della "Dotta" e che, raggiunto lo scopo, aveva perso la preda (cucinatagli in modo esemplare) per una notte d'amore con la bella ostessa.

Oppure il momento d'abbandono di Matilde di Canossa, attratta dalla felicità della povertà, ma consapevole di non essere in grado di goderne a lungo (tutti i poveri sperano di essere più felici dei ricchi). O ancora la bellissima favola della statua dell'angelo trasformato per magia in essere vivente (questo è uno dei racconti più struggenti della raccolta)...

Fiabe e descrizioni divertite della realtà: non c'è netta separazione tra verità e fantasia, e neppure ci può essere se si parla di chi sa «tenere i piedi bene dentro la propria terra e la testa tra le nuvole, magari fino a sfiorare la luna».


Le prime frasi

L'Osteria della Fola

"Si fermerà anche a cena?" domandò la padrona dell'osteria.
Nel parlare si appoggiò al banco di mescita e mostrò gran parte del bendidio che biancheggiava dentro la scollatura. Sembrò un invito a fermarsi soprattutto per il dopocena.
"Resterò almeno un paio di giorni. Dipende dall'esito delle mie ricerche" rispose il forestiero.
A giudicare dalla pronuncia non doveva venire da molto lontano, da Bologna o da Ferrara. Aveva i modi del cittadino e ben due valigie di pelle, oltre a un voluminoso tubo di cuoio che forse conteneva l'attrezzatura per la pesca. Per questo non era sceso in uno degli alberghi di Modena città, al Roma o al Torre, per poi andare a mangiare da Fini.
"Lei è un pescatore?" domandò Tina, con uno dei sorrisi che le consentivano domande indiscrete, e perfino sfacciate.
"In un certo senso..." rispose l'uomo.
La padrona ricordò di possedere il diritto, anzi il dovere, di esigere un documento per registrare gli ospiti che si fermavano a dormire. Lei e suo marito se ne dimenticavano spesso. Quasi le avesse letto nel pensiero, l'uomo tolse dalla giacca il portafoglio e le porse la carta di identità.
Signor Vandi Aldro...
"Aldo?"
"No, proprio Aldro."
...nato il 15 luglio 1922 a Modena (dunque aveva trent'anni giusti), residente a Bologna, via Marsili 22. Professione: Naturalista.
"Cosa fa un naturalista?" domandò la Tina nel restituirgli il documento.
In cuor suo sperò che il forestiero facesse di mestiere lo sguaitapìp, come chiamavano da quelle parti i medici delle donne.
"Studia la natura".
"Anche quella delle femmine?"
Aldro non era ben sicuro che l'ostessa stesse giocando maliziosamente con le parole. "Natura" non faceva parte dei sinonimi usati nel Modenese, dove si privilegiavano definizioni con riferimenti più robusti e mangerecci, tipo gnocca o ciapèla.
"La mia specialità sono gli animali insoliti."
"Per esempio?"
"Draghi, bosme, palpàstrighe, anzlìn, foionchi...
"Anche a me piacciono le bestie mica facili da incontrare."
"Davvero?"
"Questa sera ho preparato le rane fritte. Venerdì, se me lo portano dalla Stellata, cucinerò lo storione..."
"Il mio interesse per gli animali insoliti e meno..." Aldro cercò la parola adatta, non la trovò e rimediò con un "... meno pratico. Io sono uno studioso, e mi limito a osservare la presenza, il comportamento, la vita di quelle creature. Mi limito per modo di dire, in quanto è così raro incontrarle che ogni vaga apparizione costituisce un avvenimento."
La Tina ascoltava il forestiero con molto interesse, quasi fosse pure lei una studiosa di bestie. E in un certo senso lo era, e proprio in quel momento stava immaginando il professor Aldro Vandi completamente nudo. Da esperta, valutò che era un gran bel giovane e che non avrebbe dovuto lasciarlo andare via senza prima studiarlo da vicino.
"Cosa la porta dalle nostre parti?" incalzò l'ostessa.
"Non lo immagina?"
"Proprio no."
"Possibile che non sia arrivata anche la voce che si è sparsa a Modena, a Ferrara, a Bologna?... Eppure vi riguarda."
Per un attimo la Tina pensò che la voce riguardasse lei, e ne fu lusingata. Solo suo marito sembrava ignorare le chiacchiere che si facevano sul conto dell'ostessa della Fola e sulla sua generosità nell'accogliere i clienti maschi. Ma il giovane professore precisò:
"Fino a Bologna mi è giunta notizia delle strane orme rinvenute nella valle, a poca distanza da qui. Certi pescatori le hanno segnalate ai carabinieri, e sono in molti a parlare di un drago che si aggirerebbe nottetempo nelle nostre campagne."
"Sì, ne ho sentito parlare. Anzi, credo che il primo a scoprire quelle strane orme sia stata proprio Alfeo, il mio fornitore di rane" disse la Tina.
Stava per aggiungere: tutte balle, ma si fermò in tempo per non offendere il forestiero che di sicuro a queste balle credeva, considerato che per loro era arrivato fin qui da Bologna.