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Osip Mandel'stam

Curatore: R. Faccani
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: XXXIV-277 p. , Brossura
  • EAN: 9788806196226

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    Paolo Deghenghi

    31/03/2014 14.25.49

    Fondatore, insieme ad altre figure letterarie, del movimento acmeista, se ne distaccò assai presto, perseguendo una linea che gli è propria e che contribuisce a raffigurarlo -giustamente- come il più grande poeta di lingua russa del Novecento. Il lavoro di Remo Faccani ci restituisce tutta la musicalità di un verseggiare tra i più densi e calibrati. Per chi ha la pazienza, è possibile trovare anche una vecchia edizione Guanda delle poesie scritte negli anni 1921-25, in grado di fornire un quadro d'insieme più esaustivo. È un peccato ed una negligenza del mercato editoriale italiano il disinteresse verso questa figura. Capace di slanci lirici immediati e di una rara adesione alla realtà, vorrei ricordare Mandel'stam citando per intero uno dei testi più significativi della sua produzione, e che ci restituisce in lui il massimo compito della poesia: essere poesia civile non per i temi affrontati, ma per ergersi continuamente in difesa della civiltà. Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,/ a dieci passi le nostre voci sono già bell'e sperse,/ e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina/ eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino./ Le sue tozze dita come vermi sono grasse/ e sono esatte le sue parole come i pesi d'un ginnasta./ Se la ridono i suoi occhiacci da blatta/ e i suoi gambali scoccano neri lampi./ Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:/ i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio./ Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;/ lui, lui solo, mazzapicchia e rifila spintoni./ Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:/ all'inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio./ Ogni esecuzione, con lui, è una lieta/ cuccagna ed un ampio torace di osseta. Una poesia che non ha bisogno di dediche per capire a chi è diretta e che rende Mandel'stam, pur nella sua impotenza di uomo normale, uno dei grandi nemici di Stalin. Una poesia scritta con folle coraggio e che valse all'autore l'esilio e la morte

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