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Osip Mandel'stam

Curatore: R. Faccani
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: XXXIV-277 p., Brossura
  • EAN: 9788806196226
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    Piergiorgio Parisella

    24/03/2017 18.47.54

    Senza dubbio il contributo più ampio attualmente in libreria per addentrarci nelle immagini che popolano i versi di O. Mandel'stam. E' un testo imprescindibile per conoscere il poeta per quanti, come me, non praticano la sua lingua. Molti sono stati i saggi offerti al lettore italiano dei versi dell'Autore (quasi tutti di buon livello editoriale, come le "Ottanta poesie"). Solo due, con esiti certo perfettibili, riproducono, però, integralmente il contenuto di un ciclo poetico definito (Pietra, I quaderni di Voronez). Ciò è dovuto a una precisa scelta dei mediatori culturali italiani che si occupano di traduzione dal russo: cercare la migliore resa di ciò che si ritiene dovere (o potere) portare a conoscenza del lettore nazionale, a scapito di una organica divulgazione dell'opera dello scrittore (specialmente se poeta). Dove per opera si intende l'insieme dei testi prodotti, con le loro correlazioni, immagini e schemi. Una tendenza che differenzia il nostro panorama editoriale da quello in lingua francese, tedesca e anglosassone, ove sovente si stampano "Opere complete". Non ci si può , dunque, che augurare, segnatamente dalle case editrici maggiori, progetti a più ampio respirino che facciano il punto sull'opera di quegli scrittori che, come O. Mandel'stam, possono essere considerati dei classici del secolo passato.

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    Paolo Deghenghi

    31/03/2014 14.25.49

    Fondatore, insieme ad altre figure letterarie, del movimento acmeista, se ne distaccò assai presto, perseguendo una linea che gli è propria e che contribuisce a raffigurarlo -giustamente- come il più grande poeta di lingua russa del Novecento. Il lavoro di Remo Faccani ci restituisce tutta la musicalità di un verseggiare tra i più densi e calibrati. Per chi ha la pazienza, è possibile trovare anche una vecchia edizione Guanda delle poesie scritte negli anni 1921-25, in grado di fornire un quadro d'insieme più esaustivo. È un peccato ed una negligenza del mercato editoriale italiano il disinteresse verso questa figura. Capace di slanci lirici immediati e di una rara adesione alla realtà, vorrei ricordare Mandel'stam citando per intero uno dei testi più significativi della sua produzione, e che ci restituisce in lui il massimo compito della poesia: essere poesia civile non per i temi affrontati, ma per ergersi continuamente in difesa della civiltà. Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,/ a dieci passi le nostre voci sono già bell'e sperse,/ e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina/ eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino./ Le sue tozze dita come vermi sono grasse/ e sono esatte le sue parole come i pesi d'un ginnasta./ Se la ridono i suoi occhiacci da blatta/ e i suoi gambali scoccano neri lampi./ Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:/ i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio./ Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;/ lui, lui solo, mazzapicchia e rifila spintoni./ Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:/ all'inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio./ Ogni esecuzione, con lui, è una lieta/ cuccagna ed un ampio torace di osseta. Una poesia che non ha bisogno di dediche per capire a chi è diretta e che rende Mandel'stam, pur nella sua impotenza di uomo normale, uno dei grandi nemici di Stalin. Una poesia scritta con folle coraggio e che valse all'autore l'esilio e la morte

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