Le otto montagne - Paolo Cognetti - copertina

Le otto montagne

Paolo Cognetti

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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2016
Pagine: 208 p., Rilegato
  • EAN: 9788806226725
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Le otto montagne

Paolo Cognetti

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Vincitore Premio Strega 2017
Vincitore Premio Strega Giovani 2017


Vincitore del Premio ITAS del Libro di Montagna 2017, Sezione Migliore opera narrativa.

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all'altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo.

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.»

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui". Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: "Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.
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    La Bibliatra

    11/04/2019 10:28:31

    Alla serata conclusiva del Premio Strega, trasmessa dalla Rai, non avevo avuto una buona impressione né del libro, né dell’autore, perciò alla proclamazione del vincitore ero rimasta molto delusa. [...] “Cosa vuoi che sia un libro che parla di montagna?”, mi sono detta, aggiungendo “deve essere di una noia mortale, per fortuna è breve!!!”. Sono caduta nel pregiudizio e sono stata punita!!! È, invece, un bel romanzo, scritto bene, con un linguaggio scorrevole ed asciutto, semplice, ma accurato. Si legge in pochissimo tempo e la sua lettura è veramente gradevole. È come una favola perché ti trasporta in un mondo quasi fatato. [...] È la storia di un bambino di città che trascorre le estati in un piccolo paese di montagna, [...] È la storia del loro rapporto, ma anche di un’atipica relazione padre-figlio ed ancora del rapporto uomo-natura. Fa da sfondo, infatti, il paesaggio della montagna, [...] Il romanzo ha, comunque, tanto altro, a mio parere va letto e riletto, per riuscire a coglierne le varie metafore nascoste.

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    dario

    10/03/2019 17:46:16

    le otto montagne, storia di una bellissima amicizia, ma anche del complicatissimo rapporto tra genitori e figli. scritto benissimo, personalmente parlando lo stile di Cognetti raggiunge il suo apice proprio in questo libro (si spera continui su questa strada). Super consigliato

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    Rossana

    10/03/2019 14:37:25

    Pietro è solo un ragazzino quando si reca per la prima volta in montagna, luogo misterioso e incompreso, affascinante e poetico. La montagna qui é quella con la M maiuscola, quel luogo incontaminato lontano dalle mete turistiche degli sciatori, é la Montagna del silenzio, della natura, il luogo in cui i genitori di Pietro hanno vissuto e si sono innamorati. Qui le alte vette non sono solo lo sfondo della vicenda ma sono prima di tutto le vere protagoniste della nostra storia. É proprio qui che fiorisce l'amicizia fra Pietro e Bruno, l'ultimo vero montanaro di Grana, é proprio qui che il nostro protagonista si rende conto di aver perso il proprio legame con il padre per poi riuscire a ritrovarlo e a rafforzarlo. Attraverso lo stile limpido e poetico di Cognetti ci ritroviamo immersi in paesaggi nevosi e freddi, entriamo in una dimensione parallela alla nostra, fatta di biancori, cieli tersi e limpidi, dove i nostri personaggi crescono, maturano e cambiano mentre ciò che rimane eternamente immobile è solo la Montagna.

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    Dany

    10/03/2019 11:47:02

    Questo libro mi è piaciuto moltissimo e lo consiglio a tutti. I protagonisti sono due bambini diversi tra loro ma con una cosa in comune: l'amore per la montagna. Uno lo porta dentro da sempre, l'altro ha bisogno di capirlo pian piano. Il centro di questo poetico romanzo però è senz'altro lei, la grande presenza che fa da sfondo alle vicende dei protagonisti e al loro diventare uomini. Questo libro è stato particolarmente toccante per me, perché da amante della montagna ho ritrovato qui descritte molte delle sensazioni che provo a mia volta (e che prova lo stesso autore, avendo il libro un'impronta autobiografica). È stato una piacevolissima sorpresa, le alte aspettative che avevo non sono state affatto deluse.

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    Emanuela

    08/03/2019 20:01:53

    Pietro e Bruno hanno già da bambini due personalità molto diverse e questo, sebbene sarà in un momento causa di distacco, non impedirà loro di legarsi e anche se lontano i due penseranno spesso a quel periodo della loro vita caratterizzante, alle estati attesse per un anno intero. “Le otto montagne” è però anche altro, è amore profondo per la montagna che porterà Bruno a chiudersi pian piano in se stesso, nella propria solitudine e Pietro a vivere una relazione complicata e incompleta con il padre; è un amore che segna inevitabilmente tutto il romanzo e si ricollega in primis al suo autore. Sebbene l’intensità di questo sentimento si percepisca senza troppe difficoltà sin dall’inizio del romanzo, non sono riuscita ad entrarci in sintonia come speravo, guastando in parte la gioia della lettura.

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    LORENZO

    03/01/2019 22:02:00

    I personaggi de "Le otto montagne" vivono le loro vicende cercando la loro montagna. Ciascuno ha la sua "quota", c'è chi è fatto per stare a più a valle fra larici e abeti e chi preferisce salire un po' fra rocce e praterie, infine c'è chi vuole raggiungere la vetta per sentirsi vivo. Questa la metafora che più mi ha colpito ma sono numerose le metafore che Paolo Cognetti presenta al lettore. Con gli occhi del protagonista, il giovane Pietro, il libro parla del rapporto fra padre e figlio, un padre dal carattere forte che trasmette la sua passione per i monti. Parla di una madre premurosa verso cari ed amici e parla dell'amicizia con Bruno. Un'amicizia fra due bambini che crescono come fratelli e si ritrovano adulti. L'ambiente montano è lo sfondo agli anni in cui si svolge la narrazione, prima il paesino di Grana come meta delle vacanze estive, poi la vita in alpeggio, le vette scalate dal padre e le vette del Nepal. Proprio qui, lontano da casa, Pietro incontra un vecchio che sembra saperla lunga e gli da la risposta al perché dei suoi viaggi, semplicemente tracciando un cerchio per terra.

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    Francesca

    16/11/2018 22:20:36

    Una bella storia, scrittura fluente ricca di particolari interessanti

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    marco

    02/11/2018 15:06:11

    Libro scorrevole e piacevole. Davvero niente di più.

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    Stefania

    27/10/2018 20:42:21

    Ho letto "Le otto montagne" solo quest'anno, quando l'attenzione di media e critica è stata attirata da altro. Sinceramente mi aspettavo davvero molto di più. Vincitore sia del Premio Strega, sia del Premio Strega Giovani, "Le otto montagne" è un libro scorrevole ma non un capolavoro. A mio avviso, "La compagnia delle anime finte" di Wanda Marasco è letterariamente superiore (nella cinquina del Premio Strega 2017). La scrittura scarna e asciutta rispecchia pienamente il carattere del personaggio principale. Lo valuterei come un libro piacevole ma che non lascia un segno nel lettore.

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    Chiara

    17/10/2018 11:15:11

    Una grande amicizia con un sfondo talmente ben descritto da sembrare vivo. Una meravigliosa scoperta.

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    Ciro D'Onofrio

    14/10/2018 16:29:33

    La storia di una grande amicizia tra due bambini, e poi tra due uomini, che per quanto diversi costruiranno un forte sodalizio che li porterà ad una fratellanza secondo una vera affinità elettiva. La vera protagonista del romanzo è però la montagna,eredità morale e di luoghi di un padre verso il figlio, uno dei protagonisti della storia. Una montagna intesa nella maniera più ieratica ed intima del viverla. Essendo nato al mare e rapportandomi, da sempre, alla montagna con una certa diffidenza, questo libro non solo mi ha spalancato un mondo nuovo:nei suoi silenzi, nei suoi suoni, nelle sue storie, nei suoi mores atavici e severi ma rilancia una profonda alternativa di vita, uscendo da un moood di vita urbana globalizzata ed uniforme. Confesso che inizialmente mi sono approcciato al libro con una certa sufficienza ma le splendide descrizioni dell’autore e la profondità di queste pagine hanno condotto ad una lettura molto molto interessante ed originale.

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    giuseppe

    23/09/2018 14:11:34

    è stata una lettura davvero rapida, sia per la brevità oggettiva del romanzo, sia per la sua scorrevolezza. Inizialmente mi sono dovuto abituare al modo secco, un po' freddo e verace con cui Cognetti racconta la storia di Pietro, di Bruno e delle loro famiglie. Ogni capitolo o paragrafo è come guardare una fotografia. Mi ha fatto piacere conoscere Cognetti con questo libro, perché mi è sembrato una piacevole chiacchierata a cuore aperto con un montanaro: mi ha fatto scoprire o riscoprire, per certi versi, la poesia che si nasconde dietro un paesaggio che strenuamente si difende dall'uomo; mi ha fatto capire quando sia indissolubile il legame tra una persona come Giovanni e la montagna e soprattutto cosa spinge l’uomo a fare scalate o lunghe passeggiate fino a 4000 metri.

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    Valentina

    23/09/2018 05:44:58

    Il libro racconta la storia di due ragazzini profondamente diversi, Pietro e Bruno, che si ritrovano quasi per caso a diventare amici. Pietro è un ragazzino di città, scontroso e poco socievole, che segue i suoi genitori in vacanza in un piccolo paesino ai piedi del Monte Rosa; proprio qui incontra Bruno, suo coetaneo, introverso montanaro, che si occupa di pascolare le vacche dello zio. Due esperienze di vita completamente distanti, due personalità differenti che riescono, complici la noia e la montagna, ad avvicinarsi e a scoprirsi giorno dopo giorno. La loro amicizia, che andrà avanti per circa trent’anni, non è fatta quasi di parole o di conversazioni, ma di gesti concreti, esplorazioni, escursioni e continue scoperte. Con il passare degli anni i ragazzi si allontaneranno, perdendo la loro intimità; sarà un lutto a farli ritrovare e ancora la montagna a tenerli unirli. L’aspetto che mi ha colpito di più del libro non è tanto la trama, senza grandi intrecci e colpi di scena particolari, o la costruzione dei personaggi, bensì la scrittura di Paolo Cognetti che è limpida, intensa e ricercata; il suo è un linguaggio delicato, intimo e mai scontato, da assaporare e gustare lentamente e silenziosamente. Mi sono affezionata particolarmente al personaggio di Bruno, ragazzo rude, avaro di parole, dal futuro segnato, che prova a cambiare il suo destino.

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    Celeste

    21/09/2018 15:44:31

    Questo romanzo mi è piaciuto infinitamente, lo consiglio vivamente. La storia è narrata con molta dolcezza, e non è difficile riconoscersi parzialmente nei progetti del protagonista.

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    Claudia

    21/09/2018 15:10:06

    Ero partita con delle aspettative piuttosto basse, ma è un grande piacere dire che sono stata smentita. Cognetti delinea i rapporti umani in maniera assolutamente credibile e spesso capita di identificarsi con i comportamenti e le sensazioni descritte. Inoltre il paesaggio montano è raccontato in modo tale che anche chi non va in montagna da anni riesce a figurarsi davanti questi spettacoli della natura, e anche le descrizioni un po' più lunghe non risultano noiose né pesanti.

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    FS

    21/09/2018 14:15:10

    Non ci siamo... Difficile capire come possa, un libro senza alcuna storia o trama, degna di tal nome, essere insignito del premo Strega. Zero pathos, zero vivacità, solo uno sconfinato amore per la montagna, unico elemento da salvare e da ammirare, ma che, già a metà della lettura, stufa e annoia. Libro concluso con difficoltà e ogni pagina voltata è stata un sollievo e una fatica erculea. Le due stelle sono assegnate per la prosa, comunque buona, e l'amore per i monti che, per molti aspetti, ritrovo in me, ma basare un libro solo su queste due colonne risulta stucchevole, e infatti... Troppo banale e... ovvio. Peccato per le aspettative, ma questo racconto non resterà nel mio cuore, e forse, neppure nei miei ricordi. Sconsigliato a chi cerca un libro con una "trama" da apprezzare, consigliato a chi vuole leggere un racconto caratterizzato solo da un'atmosfera particolare e intensa, che allontana dal mondo coatico e stressante.

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    Lore

    20/09/2018 19:30:48

    Veramente consigliato. Il racconto di un'amicizia perfetta ma a volte difficile. Il racconto di una montagna che è il centro di tutto. Un libro profondo e mozzafiato!

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    rossella

    20/09/2018 15:56:39

    Che poesia in questo romanzo! La trama, semplice da seguire, consente al lettore di poter scorgere anche ciò che esplicitamente non viene narrato. E si tratta dei sentimenti e delle emozioni, quindi di quanto ci distingue da altre specie. Ognuno, quindi, può ricavare da questa lettura suggestioni personali.

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    Federica

    19/09/2018 17:53:22

    Questo romanzo mi è piaciuto molto. I racconti di questi bellissimi paesaggi di montagna, di questi laghi e ghiacciai così ben tratteggiati, mi hanno permesso di proiettarmi in questa pacifica atmosfera e ritagliarmi un piccolo momento di relax nei momenti della giornata più inaspettati. Oltre a, come ormai avrete capito, questa grande capacità di Cognetti di saper descrivere perfettamente a parole questi spazi naturali tipici della montagna, ho apprezzato moltissimo anche la sua scelta di contrapporre due soggetti e presentare quindi due diverse prospettive: Pietro, il ragazzo di città che sembra non concludere nulla nella sua vita, ma con la perdita del padre finalmente cresce e riesce a trovare la sua strada, e Bruno, il semplice ragazzo di montagna, che nella vita decide di farsi bastare semplicemente la sua montagna e la tanto amata cittadina di Grana. Penso che questo romanzo sia perfetto se si è alla ricerca di una lettura rilassante, ma che allo stesso tempo permetta di riflettere su come stiamo affrontando la nostra vita e su come a volte perdiamo di vista ciò che davvero conta.

  • User Icon

    Fabiana P.

    19/09/2018 14:35:47

    Attraverso le parole di Paolo Cognetti compiamo un viaggio tra paesaggi montani che ci incantano e ci si imprimono nella memoria come se li avessimo vissuti realmente. La narrazione in sé è piuttosto semplice; si esprime piuttosto attraverso le atmosfere e il "non detto" tra i protagonisti, eppure riesce a rendere perfettamente la storia di amicizia, ma anche di legame con un luogo, in questo caso la montagna che diventa vera e propria presenza, quasi come fosse il vero protagonista del romanzo. Da qualche parte ho letto che per scrivere bene occorre aprire le porte alla vita e lasciarla entrare in ciò che si scrive; Cognetti ci é riuscito perfettamente.

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A cura di: Il Rifugio dell'Ircocervo



Un vecchio nepalese disegna nel terreno una ruota divisa da otto raggi, poi afferma: “Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi”. E aggiunge, indicando il centro: “Avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?”.

L’incontro tra il vecchio nepalese e Pietro, protagonista e voce narrante del romanzo di Cognetti, avviene solo verso la terza e ultima parte dell’opera, eppure è in queste parole che risiede la chiave interpretativa de Le otto montagne. Avrà imparato di più Pietro vagabondando per il mondo, spinto dalla sua viscerale attrazione per i monti, o l’amico Bruno, che non ha pressoché mai abbandonato le montagne dove è cresciuto, suo personale Sumeru?

Pietro e Bruno si sono conosciuti a Grana, piccolo paese circondato dai monti. Pietro è un ragazzino di città, i suoi genitori hanno l’anima votata alla montagna, ma si sono costruiti una vita nella frenetica e infelice Milano; Bruno non ha mai visto nulla al di fuori di Grana, e a undici anni ha già mollato gli studi per aiutare la famiglia a pascolare le loro mucche. Nonostante le possibilità di incontrarsi siano ridotte ai soli mesi estivi, l’intesa tra i due amici è fin da subito profonda e solida, destinata a legarli per tutta la vita.

La trama semplice, strutturalmente e contenutisticamente parlando, permette a Cognetti di dedicare largo spazio all’evoluzione psicologica ed esistenziale dei suoi personaggi, uno dei più incisivi elementi di forza del romanzo. Pietro e Bruno sono persone introverse, il loro è un rapporto che vive di parole non dette e contatti sporadici, eppure entrambi i personaggi sono entità tangibili, uomini reali nati su carta. La loro capacità di comprendersi senza dover essere espliciti si riflette in un linguaggio letterario attento e asciutto, che consente anche al lettore di coglierne i sottointesi emotivi e le sfumature caratteriali.

Lo stile di Cognetti è quasi una magia: senza dover rivelare apertamente tutti i tratti psicologici dei suoi protagonisti, il lettore riesce a intuirli con naturalezza, pur nella loro complessità. Si seguono quindi con grande trasporto due differenti percorsi di crescita, l’uno irrequieto e vagabondo, l’altro sicuro e tenace, fino al loro finale naturale, coerente e perfetto.

Insieme a Pietro e Bruno c’è sempre la montagna, forse la vera protagonista del romanzo, certamente qualcosa più di un semplice sfondo paesaggistico o una metafora poetica. Silenziosa, possente, fredda e affascinante: è l’habitus naturale di Giovanni, il padre di Pietro, che sembra diventare se stesso solo durante le sue scalate tra i sentieri montuosi; è l’unica casa di Bruno, montanaro nell’anima, che non riuscirà mai a lasciarla; ed è la meta naturale di Pietro, che vive vagabondando per il mondo, ma con lo sguardo rivolto sempre verso l’alto, alla ricerca delle cime montuose.

La montagna è anche il filo conduttore di quattro vite che altrimenti non si sarebbero mai toccate: si comincia dalle Dolomiti dove si sono conosciuti, e sposati, i genitori di Pietro, si prosegue per le montagne esplorate nelle vacanze estive, mete di passaggio prima di trovare Grana e le sue affascinante cime montuose, e si conclude con la lontana e immensa Himalaya. Il romanzo si dipana in spazi geograficamente anche molto distanti, eppure l’elemento onnipresente dei monti allevia la percezione della lontananza, tanto per il lettore quanto per i suoi protagonisti.

Le otto montagne, oltre ad alterare la percezione dello spazio, è anche un romanzo senza tempo: arriva fino ai giorni nostri, eppure della modernità traspare ben poco. Apparecchi elettronici, strumenti telematici, il web, tutte quelle innovazioni che negli ultimi decenni hanno cambiato il mondo Cognetti le lascia fuori dalla sua opera.

La montagna non ha bisogno di televisori, social network o smartphone, e i suoi abitanti trovano soddisfazioni in altre attività — pascolare le mucche, mungere, costruire con le proprie mani un’abitazione solida, camminare per i sentieri. Perfino il telefono è uno strumento usato raramente e di malavoglia, tanto che Pietro e sua madre arriveranno a tenersi in contatto principalmente tramite delle lettere scritte a mano, durante i periodi di separazione. Nonostante ciò il romanzo si mantiene coerente e realistico: attraversa un arco temporale ampio circa mezzo secolo che solo casualmente concerne gli ultimi cinquant’anni italiani, ma che di fatto riflette il passato, il presente e il futuro in un’unica, profonda narrazione.

Non è evidentemente un caso se l’opera di Cognetti è stata accolta fin da subito con favore dalla critica letteraria, fino alla vittoria dell’agognato Premio Strega 2017.


Recensione di Anja Boato

Siete voi di città che la chiamate “natura”. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo “bosco”, “pascolo”, “torrente”, “roccia”, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente.

È proprio vero che ognuno di noi ha le sue montagne. Le mie sono nell’alta Val Venosta, incastrate lassù, in quell’angolo tra l’Austria e la Svizzera. È lì che ho scoperto il profumo delle pinete e dei rododendri. Che ho imparato che cos’è la fatica, e quanto a volte può essere ripagata. Che ho visto paesaggi talmente belli da lasciarti senza fiato, che ho respirato un’aria fresca e pungente così diversa da quella della campagna e che riconoscerei ovunque.

La montagna di Pietro sorge sopra Grana, un paesino ai piedi del Monte Rosa. Ha iniziato ad andarci quando era ancora bambino, d’estate, con i suoi genitori. Ci tornerà tutti gli anni. Un ragazzo di città, solitario e fragile, che scopre il verde dei prati, il rumore dei ruscelli, la bellezza della natura. E conosce Bruno, che in quel di Grana ci vive, che è ancora bambino ma è già costretto a lavorare accompagnando le mucche al pascolo. La loro prima estate insieme è fatta di corse nei prati, di esplorazioni di case diroccate, di tuffi nei torrenti. Di avventura e libertà.

Tra i due nascerà un legame profondo, un’amicizia che non vive di parole ma di azioni, così forte da sopravvivere alle stagioni più dure e alla distanza. Perché il tempo e lo spazio nel loro rapporto non contano poi tanto. Non basteranno l’immaturità e l’egoismo dell’adolescenza ad allontanarli; non serviranno il viaggio di Pietro in Asia e la nuova famiglia di Bruno, le incomprensioni e il senso di perdita; tutte le difficoltà della vita non riusciranno a rompere quel rapporto. Qualunque sia la strada che ognuno ha deciso di intraprendere prima o poi passerà ancora una volta dalla quella montagna.

È uno splendido romanzo di formazione quello di Paolo Cognetti. La storia di un’amicizia che cresce e si consolida nel tempo, forte e selvaggia, quasi primordiale, fatta di poche parole e di tanti silenzi. Scritta con una lingua vera, essenziale, che si nutre di termini precisi e ricercati legati a quel mondo alpino così distante dalla città e che forse si sta perdendo per sempre. Una storia di uomini che hanno bisogno di concretezza, che hanno imparato ad abituarsi alla solitudine, uomini insicuri, fragili, vivi, che cadono e si rialzano, che si fanno le ossa, che diventano adulti.

Recensione di Mauro Ciusani

In Nepal si dice che il mondo è una ruota a otto raggi. Al centro c’è una montagna altissima, il monte Sumeru, intorno otto montagne, i raggi della ruota, e tra di loro otto mari. (…). Nella terza parte di “Le otto montagne” Bruno, il montanaro, domanda a Pietro, il narratore: “Tu saresti quello che va per le otto montagne e io quello che sale sul monte Sumeru?”. “Pare proprio di sì”, risponde Pietro. Bruno non ha mai lasciato il piccolo paese natale di Grana. Pietro, il milanese, lavora in Himalaya. Ma hanno una casa in comune, fatta con le loro mani: “Barma drola che è il centro della ruota nella seconda parte: un vecchio rudere ricostruito, con due stanze, una piccola e chiusa con il lucchetto, perché è il deposito degli attrezzi, l’altra grande, con la stufa, sempre aperta come un rifugio (…). Ognuno è il centro del proprio mondo e intorno a lui i raggi della ruota sono le persone che gli sono care. Conoscersi è difficile come salire il monte Sumeru.

Molti diranno che in questo libro è la montagna il centro della ruota. A me pare che nella prima parte, Montagna d’infanzia, il centro sia il narratore, fino ai sedici anni. Lo ritroviamo a trent’anni nella seconda. Nella terza il centro è Bruno. Le otto montagne è scritto come un classico, limpido e asciutto. Ha la pendenza aurea del romanzo breve e percorrendolo si respira bene. Per metà del racconto i fatti si svolgono lineari; poi arrivano le sorprese. Pochi sono i personaggi: i due amici, i loro genitori, qualche parente stretto. Leggendo veniamo a conoscerli bene. La trama è l’amicizia: è questo il centro della ruota nepalese. La montagna è il cerchione: senza di esso i raggi non stanno insieme. Se la ruota è un simbolo, il racconto ci offre altre due immagini simboliche. Se entriamo nell’acqua di un torrente, che scorre come il tempo, dove sono il passato e il futuro? domanda a Pietro il padre. “Il futuro è giù, dove va l’acqua” risponde Pietro; cioè a valle. “Sbagliato, per fortuna” lo corregge il padre. Solo qualche anno dopo, andando a pesca Pietro capirà perché ha sbagliato. Se guardi a monte, come fanno i pesci, che mangiano con il muso rivolto alla corrente, il futuro ti viene incontro e alle spalle hai l’acqua passata. Il destino viene dall’alto, dalla montagna. Ma se le volti le spalle, il futuro è a valle, dove l’acqua scende. Ogni simbolo è reversibile. In montagna si può vivere al diritto, a l’adret, oppure al rovescio, a l’envers. Il diritto è il versante esposto a sud; il rovescio è il versante nord, dove la luce è riflessa e l’inverno dura a lungo. Nelle loro scorribande Pietro e Bruno amano esplorare i versanti all’envers, e all’envers si costruiranno la baita; e la vita. Guardano a monte. Ma quale versante? La ruota non lo dice (…).

Recensione di Andrea Casalegno

Caso letterario prima ancora della pubblicazione (è già stato venduto in 22 Paesi, cosa rara per un romanzo italiano) è la terza opera montanara di Cognetti, dopo Il ragazzo selvatico e alcune ispirazioni di A pesca nelle pozze più profonde. È il racconto di un apprendistato all’amicizia e alla vita, attraverso il rapporto tra Pietro, il protagonista, e Bruno, un ragazzino che abita nel paesino ai piedi del Monte Rosa, dove Pietro e i genitori trascorrono l’estate. Bruno è nel suo habitat (cura le vacche e in agosto parte con i parenti per raggiungere un alpeggio), mentre Pietro è un ragazzino di città, che viene iniziato all’amore per la montagna dalla madre, assistente sociale, e dal padre, un uomo irrequieto confinato alla prigione del lavoro in città, spesso imperscrutabile, ma capace di grandi dolcezze.

In narrativa non ci sono temi più universali del paesaggio, dell’amicizia e del diventare adulti, e la scrittura di Cognetti si fa classica (ed elegante) per raccontare al meglio questa storia. Credo sia per questo che Le otto montagne è stato così apprezzato all’estero.

Per molti, quando si parla di romanzo a tema “montagna” la prima cosa che viene in mente è Mauro Corona, e le sue elegie minime da eremita in divisa. Qui non c’è niente di tutto questo. C’è solo il romanzo vero di un bravo scrittore.

Recensione di Mario Bonaldi

  • Paolo Cognetti Cover

    Nella sua prima vita è stato alpinista e matematico, e a volte pensa di non avere mai smesso di essere nessuno dei due.Nella seconda, lavora nel cinema indipendente milanese come autore di documentari, sceneggiatore e montatore di cortometraggi, cuoco. Insieme a Giorgio Carella è fondatore della casa di produzione cameracar.Ha deciso di fare lo scrittore in un cinema parrocchiale, dopo la proiezione del film L'attimo fuggente, nel 1992.Ha passato gli anni successivi alla ricerca del suo capitano, fino al giorno in cui, nel 1997, ha scoperto Raymond Carver. Da allora ama la letteratura americana e scrive racconti.Autore di alcuni documentari - Vietato scappare, Isbam, Box, La notte del leone, Rumore di fondo - che raccontano il rapporto tra i ragazzi, il territorio e la memoria.Per... Approfondisci
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