Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2016
Pagine: 208 p., Rilegato
  • EAN: 9788806226725

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:

€ 15,72

€ 18,50

Risparmi € 2,78 (15%)

Venduto e spedito da IBS

16 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello

Siete voi di città che la chiamate “natura”. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo “bosco”, “pascolo”, “torrente”, “roccia”, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente.

È proprio vero che ognuno di noi ha le sue montagne. Le mie sono nell’alta Val Venosta, incastrate lassù, in quell’angolo tra l’Austria e la Svizzera. È lì che ho scoperto il profumo delle pinete e dei rododendri. Che ho imparato che cos’è la fatica, e quanto a volte può essere ripagata. Che ho visto paesaggi talmente belli da lasciarti senza fiato, che ho respirato un’aria fresca e pungente così diversa da quella della campagna e che riconoscerei ovunque.

La montagna di Pietro sorge sopra Grana, un paesino ai piedi del Monte Rosa. Ha iniziato ad andarci quando era ancora bambino, d’estate, con i suoi genitori. Ci tornerà tutti gli anni. Un ragazzo di città, solitario e fragile, che scopre il verde dei prati, il rumore dei ruscelli, la bellezza della natura. E conosce Bruno, che in quel di Grana ci vive, che è ancora bambino ma è già costretto a lavorare accompagnando le mucche al pascolo. La loro prima estate insieme è fatta di corse nei prati, di esplorazioni di case diroccate, di tuffi nei torrenti. Di avventura e libertà.

Tra i due nascerà un legame profondo, un’amicizia che non vive di parole ma di azioni, così forte da sopravvivere alle stagioni più dure e alla distanza. Perché il tempo e lo spazio nel loro rapporto non contano poi tanto. Non basteranno l’immaturità e l’egoismo dell’adolescenza ad allontanarli; non serviranno il viaggio di Pietro in Asia e la nuova famiglia di Bruno, le incomprensioni e il senso di perdita; tutte le difficoltà della vita non riusciranno a rompere quel rapporto. Qualunque sia la strada che ognuno ha deciso di intraprendere prima o poi passerà ancora una volta dalla quella montagna.

È uno splendido romanzo di formazione quello di Paolo Cognetti. La storia di un’amicizia che cresce e si consolida nel tempo, forte e selvaggia, quasi primordiale, fatta di poche parole e di tanti silenzi. Scritta con una lingua vera, essenziale, che si nutre di termini precisi e ricercati legati a quel mondo alpino così distante dalla città e che forse si sta perdendo per sempre. Una storia di uomini che hanno bisogno di concretezza, che hanno imparato ad abituarsi alla solitudine, uomini insicuri, fragili, vivi, che cadono e si rialzano, che si fanno le ossa, che diventano adulti.

Recensione di Mauro Ciusani


In Nepal si dice che il mondo è una ruota a otto raggi. Al centro c’è una montagna altissima, il monte Sumeru, intorno otto montagne, i raggi della ruota, e tra di loro otto mari. (…). Nella terza parte di “Le otto montagne” Bruno, il montanaro, domanda a Pietro, il narratore: “Tu saresti quello che va per le otto montagne e io quello che sale sul monte Sumeru?”. “Pare proprio di sì”, risponde Pietro. Bruno non ha mai lasciato il piccolo paese natale di Grana. Pietro, il milanese, lavora in Himalaya. Ma hanno una casa in comune, fatta con le loro mani: “Barma drola che è il centro della ruota nella seconda parte: un vecchio rudere ricostruito, con due stanze, una piccola e chiusa con il lucchetto, perché è il deposito degli attrezzi, l’altra grande, con la stufa, sempre aperta come un rifugio (…). Ognuno è il centro del proprio mondo e intorno a lui i raggi della ruota sono le persone che gli sono care. Conoscersi è difficile come salire il monte Sumeru.

Molti diranno che in questo libro è la montagna il centro della ruota. A me pare che nella prima parte, Montagna d’infanzia, il centro sia il narratore, fino ai sedici anni. Lo ritroviamo a trent’anni nella seconda. Nella terza il centro è Bruno. Le otto montagne è scritto come un classico, limpido e asciutto. Ha la pendenza aurea del romanzo breve e percorrendolo si respira bene. Per metà del racconto i fatti si svolgono lineari; poi arrivano le sorprese. Pochi sono i personaggi: i due amici, i loro genitori, qualche parente stretto. Leggendo veniamo a conoscerli bene. La trama è l’amicizia: è questo il centro della ruota nepalese. La montagna è il cerchione: senza di esso i raggi non stanno insieme. Se la ruota è un simbolo, il racconto ci offre altre due immagini simboliche. Se entriamo nell’acqua di un torrente, che scorre come il tempo, dove sono il passato e il futuro? domanda a Pietro il padre. “Il futuro è giù, dove va l’acqua” risponde Pietro; cioè a valle. “Sbagliato, per fortuna” lo corregge il padre. Solo qualche anno dopo, andando a pesca Pietro capirà perché ha sbagliato. Se guardi a monte, come fanno i pesci, che mangiano con il muso rivolto alla corrente, il futuro ti viene incontro e alle spalle hai l’acqua passata. Il destino viene dall’alto, dalla montagna. Ma se le volti le spalle, il futuro è a valle, dove l’acqua scende. Ogni simbolo è reversibile. In montagna si può vivere al diritto, a l’adret, oppure al rovescio, a l’envers. Il diritto è il versante esposto a sud; il rovescio è il versante nord, dove la luce è riflessa e l’inverno dura a lungo. Nelle loro scorribande Pietro e Bruno amano esplorare i versanti all’envers, e all’envers si costruiranno la baita; e la vita. Guardano a monte. Ma quale versante? La ruota non lo dice (…).

Recensione di Andrea Casalegno


Caso letterario prima ancora della pubblicazione (è già stato venduto in 22 Paesi, cosa rara per un romanzo italiano) è la terza opera montanara di Cognetti, dopo Il ragazzo selvatico e alcune ispirazioni di A pesca nelle pozze più profonde. È il racconto di un apprendistato all’amicizia e alla vita, attraverso il rapporto tra Pietro, il protagonista, e Bruno, un ragazzino che abita nel paesino ai piedi del Monte Rosa, dove Pietro e i genitori trascorrono l’estate. Bruno è nel suo habitat (cura le vacche e in agosto parte con i parenti per raggiungere un alpeggio), mentre Pietro è un ragazzino di città, che viene iniziato all’amore per la montagna dalla madre, assistente sociale, e dal padre, un uomo irrequieto confinato alla prigione del lavoro in città, spesso imperscrutabile, ma capace di grandi dolcezze.

In narrativa non ci sono temi più universali del paesaggio, dell’amicizia e del diventare adulti, e la scrittura di Cognetti si fa classica (ed elegante) per raccontare al meglio questa storia. Credo sia per questo che Le otto montagne è stato così apprezzato all’estero.

Per molti, quando si parla di romanzo a tema “montagna” la prima cosa che viene in mente è Mauro Corona, e le sue elegie minime da eremita in divisa. Qui non c’è niente di tutto questo. C’è solo il romanzo vero di un bravo scrittore.

Recensione di Mario Bonaldi

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    romina

    17/10/2017 07:42:40

    Poco da dire su questo libro..bello! Consigliatissimo!

  • User Icon

    gianfranco

    07/10/2017 08:19:47

    libro scritto molto bene che non può sfuggire a chi ama la montagna e qualche volta fermarsi a riflettere trovo che molti riusciranno a immedesimarsi nel personaggio

  • User Icon

    luca

    28/09/2017 21:45:37

    Che bellezza e poesia...vien voglia di salire in quota e cercare il ghiaccio degli inverni passati

  • User Icon

    Carlo

    22/09/2017 16:33:24

    Il libro mi è piaciuto ma è un po come una minestra insipida, manca qualcosa che lo faccia decollare. La narrazione se ne va piatta, senza acuti. Peccato

  • User Icon

    ampa

    21/09/2017 06:38:48

    La montagna raffina l'animo: questo libro mi è piaciuto molto, iniziato a passo lento, himalayano, mi ha portato in vetta e alla fine il paesaggio del racconto è stato bellissimo.

  • User Icon

    enza

    19/09/2017 11:25:40

    finalmente un libro che ha meritato di vincere il premio "Strega". Cosa dire: semplicemente bellissimo; a voi il piacere della scoperta.

  • User Icon

    Nella

    07/09/2017 08:37:28

    Un libro che ti prende per mano e – senza l'assillo di un ritmo che è una sorta di ossessione degli scrittori giovani – ti porta tra i silenzi della montagna. La mano è sicura, soprattutto nella descrizione.

  • User Icon

    Petta

    06/09/2017 07:05:53

    Acquistato dopo la vittoria allo Strega. Ha soddisfatto tutte le mie aspettative. Divorato in tre giorni. Un libro che descrive bene la difficoltà di trovare il proprio posto del mondo. Consigliatissimo.

  • User Icon

    Anna Pascuzzo

    01/09/2017 06:02:28

    Un lavoro libro poetico, straordinario, pedagogico e formativo. Al suo interno c'è tutto, amicizia, rispetto, amore per la natura declinata in ogni sua pietra. Ho già regalato questo capolavoro. Sono felice che lo Strega sia stato vinto da Le otto montagne, se penso che a concorrere c'era un libro grottesco, volgare e noioso come Appunti di meccanica celeste di uno scrittore calabrese che usa il suo dialetto per esprimere concetti di arretratezza culturale e antropologica. Invece Cognetti fa un uso magistrale della lingua italiana, è un piacere poterlo leggere e rileggere.

  • User Icon

    n.d.

    31/08/2017 17:13:47

    Estremamente piacevole e coinvolgente, si legge tutto di un fiato.

  • User Icon

    Giovanni De Giorgio

    27/08/2017 08:33:03

    Contenuto profondo ed inusuale nella contemporaneità. Lessico semplice e scorrevole. Di lettura piacevole e come si dice oggi, virale. In tutte le scuole ne andrebbe distribuita una copia!

  • User Icon

    Roberta

    22/08/2017 13:38:08

    Scritto molto bene, scorrevole, ti fa venire voglia di andare in montagna. Tuttavia è molto malinconico, triste...il protagonista sembra trascinare la sua vita senza mai prenderla in mano veramente, non suscita simpatia. Non è un romanzo da primo premio ma visto e considerato che l'anno scorso hanno fatto vincere un saggio illegibile, direi che stanno migliorando. I romanzi imperdibili che restano nel cuore sono però altri.

  • User Icon

    Eugenio

    22/08/2017 10:29:59

    Bellissimo libro che sviluppa due sentimenti profondi: quello dell'amicizia fra due ragazzi (poi adulti) e quello dell'amore per la montagna, fatto di fatica e sudore, ma compensato dalla soddisfazione di giungere alla meta prefissata.

  • User Icon

    carolina65

    19/08/2017 07:24:38

    Libro che colpisce sia perché trasmette anche al lettore non esperto l'amore per la montagna sia per la storia di un'amicizia raccontata in modo raffinato e poetico. Ben scritto, riesce a comunicare la personale visione dell'autore e il suo universo affettivo.

  • User Icon

    Giovanni

    17/08/2017 15:38:35

    E' un buon libro, scritto bene, che si fa leggere agevolmente. La storia è ben costruita attorno al rapporto nato in fase adolescenziale tra i 2 protagonisti. Ruotano attorno a questa rapporto centrale il rapporto padre-figlio, figli-madre, e la precarietà dei due nel rapporto con l'altro sesso. Lo sfondo di riferimento è costituito dalla montagna con i suoi valori e le sue leggi. Un buon romanzo, non un capolavoro

  • User Icon

    Silvia

    14/08/2017 19:14:29

    Ho comprato questo libro spinta dalla trama e da commenti favorevoli. Mi ha stupito perché racchiude in se un po' tutto, dal mondo della montagna descritto in ogni suo aspetto alle emozioni e sentimenti dei protagonisti. Io adoro la montagna e quelle descritte nel romanzo in parte le conosco, come conosco tutti i rituali per attrezzarsi ed affrontare i sentieri e ammetto che mi ha fatto tornare indietro a quando ero piccola e anche io con i miei e qualche zio me ne andavo per le valli e i pendii delle montagne. Ma non è solo montagna è anche la storia di una grande amicizia come poche ne esistono al mondo. Consigliatissimo.

  • User Icon

    Claudio S.

    13/08/2017 13:21:58

    Preso prima della vittoria nello Strega 2017 e, grazie a Il Libraccio, pure a metà prezzo. Sfrutta intelligentemente l'onda wilderness che sta percorrendo l'editoria nostrana (e meno male). Scritto bene e in modo avvincente, sfuggendo alla retorica della montagna (si veda gli accenni all'aulico stile della guide del CAI). Nello squarcio sull'arrampicata ricorda il fratello di Brizzi e il suo matrimonio. Lo consiglierei.

  • User Icon

    Virginio

    11/08/2017 10:09:42

    Libro molto toccante. Vicende semplici e di vita. I sentimenti e i paesaggi della montagna viaggiano insieme. Romanzo da leggere e meditare.

  • User Icon

    Vale

    08/08/2017 19:44:36

    Semplice ma intenso.

  • User Icon

    Agostino

    03/08/2017 15:45:43

    Ottima storia originale e coinvolgente. È un ottimo prodotto artigianale, non è certo un capolavoro che sfiderà il tempo e sarà letto e studiato dalle prossime generazioni. Ma esiste oggi una produzione letteraria degna di sopravvivere al contingente? Dopo l’indigesto polpettone dell’anno scorso (La scuola cattolica), che mi aveva fatto dubitare della competenza dei giudici dei concorsi letterari, ecco un buon romanzo degno di vincere il premio Strega. È scritto bene in un italiano sobrio ed elegante. Non ha scivolate verso i contenuti di moda (sesso, sociologia e buonismo), né indulge mai alla volgarità delle parole e dei comportamenti, come è frequente, purtroppo, nella narrativa contemporanea. Comunque merita il massimo del giudizio, ma forse più per demerito degli altri che per meriti propri. Una piccola critica: tutti i discorsi, anche quelli dei montanari più selvaggi, sono in italiano puro. Mi sarebbero piaciuti di più in dialetto, almeno una parola qua e un’esclamazione là, di tanto in tanto. Il dialetto piemontese avrebbe dato al racconto una originale freschezza e una maggiore autenticità.

Vedi tutte le 52 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione