Le otto montagne

Paolo Cognetti

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 8 novembre 2016
Pagine: 208 p., Rilegato
  • EAN: 9788806226725

15° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    stefano

    18/09/2018 12:56:37

    Le otto montagne racconta la storia di un'amicizia, un'amicizia lunga una vita che si sviluppa sullo sfondo delle montagne che circondano il paesino di Grana. Pietro è un ragazzino di città, vive a Milano con i suoi genitori ma ogni anno passa l'estate in montagna dove i suoi genitori tornano spinti dalla passione e dall'amore infinito per quei paesaggi. A Grana Pietro conosce Bruno, un ragazzino che ha passato tutta la vita fra quelle cime e che non è mai andato in città. Anche se diversi, tra i due ragazzi nasce un'amicizia profonda che durerà tutta la vita e che avrà sempre come comune denominatore la montagna e i valori che essa gelosamente conserva. In bilico tra romanzo di formazione e storia di una lunga amicizia, questo romanzo mette al centro del racconto due forti figure maschili contrapposte all'immensa bellezza della montagna.

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    Natalia

    18/09/2018 10:45:15

    Questa è una storia di dualismi, conflitti, e riconciliazioni. Il protagonista vive infatti un rapporto ambiguo e fatto di silenzi con il padre, un uomo di montagna trapiantato in operaio di città, ma c'è anche un altro rapporto centrale nel libro, quello del protagonista con l'amico Bruno, conosciuto durante le vacanze estive, passate nella sempreverde montagna cara ai nostri personaggi. Ed è proprio la montagna il “personaggio” principale del romanzo, con il suo scorrere del tempo peculiare e paziente, che dà respiro e conforto a chi scappa dalla città, ma che sa anche essere spietata e tremenda. Ciò che più mi ha entusiasmato in quest'opera è la tenera intimità o il temibile distacco, in base alle circostanze, che si coglie nei rapporti umani e nel contatto con la natura, intimità raccontata con uno stile semplice, ma filosofeggiante in alcuni tratti, soprattutto quando ad essere descritti sono i paesaggi naturali e i loro mutamenti. Consiglio questa lettura praticamente a tutti, in special modo a chi si sta appena approcciando a romanzi dai toni più adulti.

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    Chicca

    18/09/2018 09:50:17

    Una storia semplice ma profonda e malinconica. Una storia di padri, di figli, di amici e di montagne. Sono proprio le montagne ad essere il comune denominatore di tutti i personaggi del romanzo. Aspre, dure, affascinanti, difficili ma sulle quali il tempo sembra rallentare, dando la possibilità di riflettere sulla propria vita, sull'amore e sulla famiglia. La montagna è anche lo scenario perfetto dell'amicizia trentennale ed altalenante tra Pietro e Bruno. Il primo che fa la spola tra città e montagna, abbandonandola anche per anni; montanaro convinto e per "sangue" ed eredità il secondo. Un'amicizia semplice ed infantile che sembra perdersi per poi riallacciarsi grazie ad una figura genitoriale controversa ed ingombrante. Una scrittura scorrevole che cattura.

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    Marco

    17/09/2018 21:30:53

    Forse uno dei premi Strega più meritati. Cognetti, che fino a "Le otto montagne" aveva scritto solo racconti, in questo caso si cimenta in un romanzo breve, che risente molto della sua scorsa produzione. Intimo, delicato, è la storia di un padre e un figlio e la storia di un amicizia. Le montagne, anche loro protagoniste indiscusse, rappresentano la storia d'amore. Letto tutto di un fiato, è un libro bellissimo e toccante, che farà emozionare anche il più rigido dei lettori. Consigliatissimo.

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    Giorgio Maugeri

    17/09/2018 17:57:16

    Bello si, originale l'idea di base.. scritto anche abbastanza bene ma se devo essere sincero non mi ha lasciato poi così tanto. Do 4 stelle perchè il libro in se' è fatto bene, la trama procede senza mai annoiare però manca qualcosa.

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    Aldebaran23

    10/09/2018 12:11:27

    Degno vincitore del premio Strega. Un bellissimo romanzo ricco di sentimento, malinconia e amore. Amore per la natura e rispetto per la montagna. Ricco di ricordi e pensieri sul tempo che fugge. Una scrittura riflessiva e molto reale. Lo consiglio.

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    vei turineis

    09/09/2018 06:36:10

    per me è un romanzetto assai poco significativo; neanche lontanamente paragonabile a scritti di autori tipo Rigoni Stern; il mio voto è 6 meno meno, e sono generoso...

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    Valeria

    06/09/2018 20:19:24

    Da leggere!

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    Laura

    22/08/2018 15:00:46

    Scritto divinamente, questo libro si fa amare pagina dopo pagina, esattamente come i suoi personaggi. E' un libro all'interno del quale specchiarsi e ritrovarsi, camminando insieme a Pietro e Bruno tra i boschi e le pietraie delle loro montagne, su su fino ai ghiacciai. Consigliatissimo, me lo porterò a lungo nel cuore.

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    Valentina

    18/08/2018 06:00:55

    Libro molto molto piacevole, semplice e a tratti commovente! Lo consiglio !

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    Eli

    17/08/2018 11:39:49

    ...ma come ha potuto vincere un premio? banale, noioso, non mi ha dato nessuna, ma proprio nessuna emozione.

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    Nadia

    10/08/2018 14:51:15

    Un romanzo con alcuni spunti notevoli (come il passo in cui si fa notare che la gente di città si riempie la bocca della parola "natura", mentre i montanari non lo fanno perché la loro "natura" è una realtà concreta…), ma che mi sembra manchi di qualcosa. Personaggi evanescenti (con la parziale eccezione di Bruno), trama esile, molti anni coperti in poche pagine… su di me, non è riuscito a lasciare un vero segno.

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    Cristina

    10/08/2018 10:00:16

    Libro stupendo, sull' amicizia e su quello che la vita spesso ti fa rimpiangere. Racconto intimo che fa riflettere e ti immerge nella montagna più pura dove tutto è lontano!!!

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    Anto

    09/08/2018 09:35:29

    Lettura consigliata, finito in tre giorni senza momenti di noia ..anzi, per alcuni tratti toccante , la montagna sullo sfondo ma in realtà protagonista assoluta, le sue descrizioni ti invitano a tornarci , a viverla. Il rapporto padre / figlio , le figure dei protagonisti andavano a mio parere approfonditi.

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    primo

    24/07/2018 21:48:55

    il libro è molto piacevole lo consiglio a chiunque.

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    Benedetto

    01/07/2018 10:02:33

    Nella media, da un Premio Strega ci si aspetta di più. La descrizione minuziosa degli ambienti a tratti coinvolge il lettore, altre volte fa passare la voglia di leggere, ma ciononostante sono descritti con la massima cura ed attenzione. Il protagonista si arrende troppo facilmente alle difficoltà, e proprio nel momento del bisogno non aiuta il suo migliore amico. La trama prosegue in maniera lineare e non ci sono mai dei veri e propri colpi di scena. I capitoli più interessanti sono quelli che appartengono alla seconda parte del libro "La casa della riconciliazione", nei quali il protagonista , dopo un grave lutto, capisce di dover mantenere vivo il ricordo della persona scomparsa. Insomma, una mezza delusione.

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    Dreamerely

    27/05/2018 11:57:13

    Un buon libro. Un libro che mi ha fatto venire una gran voglia di tornare in montagna. Storia di amore per la montagna e di una forte amicizia. Un'amicizia come sono quelle tipiche dell'infanzia e soprattutto tra due ragazzi: non servono contatti assidui, non servono grandi parole e confessioni, bastano pochi istanti per ritrovarsi a dispetto del passare degli anni. Ci si ritrova con lo stesso cuore, lo stesso affetto a guardarsi reciprocamente i segni che il tempo ha lasciato sul viso altrui. Non c'è grande approfondimento psicologico dei personaggi per questo non ho dato 4 stelle, è una storia che poteva essere sviluppata, a mio parere, molto meglio e diventare più coinvolgente; ma c'è comunque quel contrasto tra Milano e la montagna, tra l'insoddisfacente, grigia e trafficata vita moderna e quel modo di vita semplice, rustico, nostalgico montanaro che è destinato a fallire nel mondo moderno (prima la piccola attività imprenditoriale, poi la morte) ma che rimane sicuramente ricco di fascino.

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    giulia federica

    15/05/2018 17:43:38

    Un libro che ho amato moltissimo e regalato a tutti gli amici che amano la montagna: Cognetti sa cosa significa vivere al ritmo delle stagioni, scegliere il silenzio al caos e respirare in sincrono con la natura. E soprattutto, sa come raccontarlo.

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    Marcello

    04/05/2018 17:38:08

    Davvero un gran bel romanzo. Bellissima storia di un'amicizia che resiste a tutto. Sullo sfondo la descrizione, di un paesaggio di montagna, veramente ben congegnata. Complimenti all'autore. Da leggere. Vivamente consigliato a tutti.

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    doriana

    22/04/2018 11:40:53

    Bellissimo concentrato di vita di montagna vissuta da "cittadino". Mi sono rivista avevo un appartamento in affitto in montagna per 7 anni in un paese quasi dimenticato, con poche anime. Ho rivissuto la mia storia nel racconto...incredibile sono solo stata ispirata dal titolo del libro e dalla breve descrizione....un déjà-vu inaspettato mentre la maliconia mi ha sopraffatta. Grazie all'Autore.

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Siete voi di città che la chiamate “natura”. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo “bosco”, “pascolo”, “torrente”, “roccia”, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente.

È proprio vero che ognuno di noi ha le sue montagne. Le mie sono nell’alta Val Venosta, incastrate lassù, in quell’angolo tra l’Austria e la Svizzera. È lì che ho scoperto il profumo delle pinete e dei rododendri. Che ho imparato che cos’è la fatica, e quanto a volte può essere ripagata. Che ho visto paesaggi talmente belli da lasciarti senza fiato, che ho respirato un’aria fresca e pungente così diversa da quella della campagna e che riconoscerei ovunque.

La montagna di Pietro sorge sopra Grana, un paesino ai piedi del Monte Rosa. Ha iniziato ad andarci quando era ancora bambino, d’estate, con i suoi genitori. Ci tornerà tutti gli anni. Un ragazzo di città, solitario e fragile, che scopre il verde dei prati, il rumore dei ruscelli, la bellezza della natura. E conosce Bruno, che in quel di Grana ci vive, che è ancora bambino ma è già costretto a lavorare accompagnando le mucche al pascolo. La loro prima estate insieme è fatta di corse nei prati, di esplorazioni di case diroccate, di tuffi nei torrenti. Di avventura e libertà.

Tra i due nascerà un legame profondo, un’amicizia che non vive di parole ma di azioni, così forte da sopravvivere alle stagioni più dure e alla distanza. Perché il tempo e lo spazio nel loro rapporto non contano poi tanto. Non basteranno l’immaturità e l’egoismo dell’adolescenza ad allontanarli; non serviranno il viaggio di Pietro in Asia e la nuova famiglia di Bruno, le incomprensioni e il senso di perdita; tutte le difficoltà della vita non riusciranno a rompere quel rapporto. Qualunque sia la strada che ognuno ha deciso di intraprendere prima o poi passerà ancora una volta dalla quella montagna.

È uno splendido romanzo di formazione quello di Paolo Cognetti. La storia di un’amicizia che cresce e si consolida nel tempo, forte e selvaggia, quasi primordiale, fatta di poche parole e di tanti silenzi. Scritta con una lingua vera, essenziale, che si nutre di termini precisi e ricercati legati a quel mondo alpino così distante dalla città e che forse si sta perdendo per sempre. Una storia di uomini che hanno bisogno di concretezza, che hanno imparato ad abituarsi alla solitudine, uomini insicuri, fragili, vivi, che cadono e si rialzano, che si fanno le ossa, che diventano adulti.

Recensione di Mauro Ciusani


In Nepal si dice che il mondo è una ruota a otto raggi. Al centro c’è una montagna altissima, il monte Sumeru, intorno otto montagne, i raggi della ruota, e tra di loro otto mari. (…). Nella terza parte di “Le otto montagne” Bruno, il montanaro, domanda a Pietro, il narratore: “Tu saresti quello che va per le otto montagne e io quello che sale sul monte Sumeru?”. “Pare proprio di sì”, risponde Pietro. Bruno non ha mai lasciato il piccolo paese natale di Grana. Pietro, il milanese, lavora in Himalaya. Ma hanno una casa in comune, fatta con le loro mani: “Barma drola che è il centro della ruota nella seconda parte: un vecchio rudere ricostruito, con due stanze, una piccola e chiusa con il lucchetto, perché è il deposito degli attrezzi, l’altra grande, con la stufa, sempre aperta come un rifugio (…). Ognuno è il centro del proprio mondo e intorno a lui i raggi della ruota sono le persone che gli sono care. Conoscersi è difficile come salire il monte Sumeru.

Molti diranno che in questo libro è la montagna il centro della ruota. A me pare che nella prima parte, Montagna d’infanzia, il centro sia il narratore, fino ai sedici anni. Lo ritroviamo a trent’anni nella seconda. Nella terza il centro è Bruno. Le otto montagne è scritto come un classico, limpido e asciutto. Ha la pendenza aurea del romanzo breve e percorrendolo si respira bene. Per metà del racconto i fatti si svolgono lineari; poi arrivano le sorprese. Pochi sono i personaggi: i due amici, i loro genitori, qualche parente stretto. Leggendo veniamo a conoscerli bene. La trama è l’amicizia: è questo il centro della ruota nepalese. La montagna è il cerchione: senza di esso i raggi non stanno insieme. Se la ruota è un simbolo, il racconto ci offre altre due immagini simboliche. Se entriamo nell’acqua di un torrente, che scorre come il tempo, dove sono il passato e il futuro? domanda a Pietro il padre. “Il futuro è giù, dove va l’acqua” risponde Pietro; cioè a valle. “Sbagliato, per fortuna” lo corregge il padre. Solo qualche anno dopo, andando a pesca Pietro capirà perché ha sbagliato. Se guardi a monte, come fanno i pesci, che mangiano con il muso rivolto alla corrente, il futuro ti viene incontro e alle spalle hai l’acqua passata. Il destino viene dall’alto, dalla montagna. Ma se le volti le spalle, il futuro è a valle, dove l’acqua scende. Ogni simbolo è reversibile. In montagna si può vivere al diritto, a l’adret, oppure al rovescio, a l’envers. Il diritto è il versante esposto a sud; il rovescio è il versante nord, dove la luce è riflessa e l’inverno dura a lungo. Nelle loro scorribande Pietro e Bruno amano esplorare i versanti all’envers, e all’envers si costruiranno la baita; e la vita. Guardano a monte. Ma quale versante? La ruota non lo dice (…).

Recensione di Andrea Casalegno


Caso letterario prima ancora della pubblicazione (è già stato venduto in 22 Paesi, cosa rara per un romanzo italiano) è la terza opera montanara di Cognetti, dopo Il ragazzo selvatico e alcune ispirazioni di A pesca nelle pozze più profonde. È il racconto di un apprendistato all’amicizia e alla vita, attraverso il rapporto tra Pietro, il protagonista, e Bruno, un ragazzino che abita nel paesino ai piedi del Monte Rosa, dove Pietro e i genitori trascorrono l’estate. Bruno è nel suo habitat (cura le vacche e in agosto parte con i parenti per raggiungere un alpeggio), mentre Pietro è un ragazzino di città, che viene iniziato all’amore per la montagna dalla madre, assistente sociale, e dal padre, un uomo irrequieto confinato alla prigione del lavoro in città, spesso imperscrutabile, ma capace di grandi dolcezze.

In narrativa non ci sono temi più universali del paesaggio, dell’amicizia e del diventare adulti, e la scrittura di Cognetti si fa classica (ed elegante) per raccontare al meglio questa storia. Credo sia per questo che Le otto montagne è stato così apprezzato all’estero.

Per molti, quando si parla di romanzo a tema “montagna” la prima cosa che viene in mente è Mauro Corona, e le sue elegie minime da eremita in divisa. Qui non c’è niente di tutto questo. C’è solo il romanzo vero di un bravo scrittore.

Recensione di Mario Bonaldi