Le otto montagne

Paolo Cognetti

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 8 novembre 2016
Pagine: 208 p., Rilegato
  • EAN: 9788806226725

88° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione

Vincitore Premio Strega 2017
Vincitore Premio Strega Giovani 2017


Vincitore del Premio ITAS del Libro di Montagna 2017, Sezione Migliore opera narrativa.

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all'altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti, che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo.

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.»

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po' scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l'orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo "chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l'accesso" ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c'è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, "la cosa più simile a un'educazione che abbia ricevuto da lui". Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: "Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino". Un'eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

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Recensioni dei clienti

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    marco

    02/11/2018 15:06:11

    Libro scorrevole e piacevole. Davvero niente di più.

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    Stefania

    27/10/2018 20:42:21

    Ho letto "Le otto montagne" solo quest'anno, quando l'attenzione di media e critica è stata attirata da altro. Sinceramente mi aspettavo davvero molto di più. Vincitore sia del Premio Strega, sia del Premio Strega Giovani, "Le otto montagne" è un libro scorrevole ma non un capolavoro. A mio avviso, "La compagnia delle anime finte" di Wanda Marasco è letterariamente superiore (nella cinquina del Premio Strega 2017). La scrittura scarna e asciutta rispecchia pienamente il carattere del personaggio principale. Lo valuterei come un libro piacevole ma che non lascia un segno nel lettore.

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    Chiara

    17/10/2018 11:15:11

    Una grande amicizia con un sfondo talmente ben descritto da sembrare vivo. Una meravigliosa scoperta.

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    Ciro D'Onofrio

    14/10/2018 16:29:33

    La storia di una grande amicizia tra due bambini, e poi tra due uomini, che per quanto diversi costruiranno un forte sodalizio che li porterà ad una fratellanza secondo una vera affinità elettiva. La vera protagonista del romanzo è però la montagna,eredità morale e di luoghi di un padre verso il figlio, uno dei protagonisti della storia. Una montagna intesa nella maniera più ieratica ed intima del viverla. Essendo nato al mare e rapportandomi, da sempre, alla montagna con una certa diffidenza, questo libro non solo mi ha spalancato un mondo nuovo:nei suoi silenzi, nei suoi suoni, nelle sue storie, nei suoi mores atavici e severi ma rilancia una profonda alternativa di vita, uscendo da un moood di vita urbana globalizzata ed uniforme. Confesso che inizialmente mi sono approcciato al libro con una certa sufficienza ma le splendide descrizioni dell’autore e la profondità di queste pagine hanno condotto ad una lettura molto molto interessante ed originale.

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    giuseppe

    23/09/2018 14:11:34

    è stata una lettura davvero rapida, sia per la brevità oggettiva del romanzo, sia per la sua scorrevolezza. Inizialmente mi sono dovuto abituare al modo secco, un po' freddo e verace con cui Cognetti racconta la storia di Pietro, di Bruno e delle loro famiglie. Ogni capitolo o paragrafo è come guardare una fotografia. Mi ha fatto piacere conoscere Cognetti con questo libro, perché mi è sembrato una piacevole chiacchierata a cuore aperto con un montanaro: mi ha fatto scoprire o riscoprire, per certi versi, la poesia che si nasconde dietro un paesaggio che strenuamente si difende dall'uomo; mi ha fatto capire quando sia indissolubile il legame tra una persona come Giovanni e la montagna e soprattutto cosa spinge l’uomo a fare scalate o lunghe passeggiate fino a 4000 metri.

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    Valentina

    23/09/2018 05:44:58

    Il libro racconta la storia di due ragazzini profondamente diversi, Pietro e Bruno, che si ritrovano quasi per caso a diventare amici. Pietro è un ragazzino di città, scontroso e poco socievole, che segue i suoi genitori in vacanza in un piccolo paesino ai piedi del Monte Rosa; proprio qui incontra Bruno, suo coetaneo, introverso montanaro, che si occupa di pascolare le vacche dello zio. Due esperienze di vita completamente distanti, due personalità differenti che riescono, complici la noia e la montagna, ad avvicinarsi e a scoprirsi giorno dopo giorno. La loro amicizia, che andrà avanti per circa trent’anni, non è fatta quasi di parole o di conversazioni, ma di gesti concreti, esplorazioni, escursioni e continue scoperte. Con il passare degli anni i ragazzi si allontaneranno, perdendo la loro intimità; sarà un lutto a farli ritrovare e ancora la montagna a tenerli unirli. L’aspetto che mi ha colpito di più del libro non è tanto la trama, senza grandi intrecci e colpi di scena particolari, o la costruzione dei personaggi, bensì la scrittura di Paolo Cognetti che è limpida, intensa e ricercata; il suo è un linguaggio delicato, intimo e mai scontato, da assaporare e gustare lentamente e silenziosamente. Mi sono affezionata particolarmente al personaggio di Bruno, ragazzo rude, avaro di parole, dal futuro segnato, che prova a cambiare il suo destino.

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    Celeste

    21/09/2018 15:44:31

    Questo romanzo mi è piaciuto infinitamente, lo consiglio vivamente. La storia è narrata con molta dolcezza, e non è difficile riconoscersi parzialmente nei progetti del protagonista.

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    Claudia

    21/09/2018 15:10:06

    Ero partita con delle aspettative piuttosto basse, ma è un grande piacere dire che sono stata smentita. Cognetti delinea i rapporti umani in maniera assolutamente credibile e spesso capita di identificarsi con i comportamenti e le sensazioni descritte. Inoltre il paesaggio montano è raccontato in modo tale che anche chi non va in montagna da anni riesce a figurarsi davanti questi spettacoli della natura, e anche le descrizioni un po' più lunghe non risultano noiose né pesanti.

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    FS

    21/09/2018 14:15:10

    Non ci siamo... Difficile capire come possa, un libro senza alcuna storia o trama, degna di tal nome, essere insignito del premo Strega. Zero pathos, zero vivacità, solo uno sconfinato amore per la montagna, unico elemento da salvare e da ammirare, ma che, già a metà della lettura, stufa e annoia. Libro concluso con difficoltà e ogni pagina voltata è stata un sollievo e una fatica erculea. Le due stelle sono assegnate per la prosa, comunque buona, e l'amore per i monti che, per molti aspetti, ritrovo in me, ma basare un libro solo su queste due colonne risulta stucchevole, e infatti... Troppo banale e... ovvio. Peccato per le aspettative, ma questo racconto non resterà nel mio cuore, e forse, neppure nei miei ricordi. Sconsigliato a chi cerca un libro con una "trama" da apprezzare, consigliato a chi vuole leggere un racconto caratterizzato solo da un'atmosfera particolare e intensa, che allontana dal mondo coatico e stressante.

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    Lore

    20/09/2018 19:30:48

    Veramente consigliato. Il racconto di un'amicizia perfetta ma a volte difficile. Il racconto di una montagna che è il centro di tutto. Un libro profondo e mozzafiato!

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    rossella

    20/09/2018 15:56:39

    Che poesia in questo romanzo! La trama, semplice da seguire, consente al lettore di poter scorgere anche ciò che esplicitamente non viene narrato. E si tratta dei sentimenti e delle emozioni, quindi di quanto ci distingue da altre specie. Ognuno, quindi, può ricavare da questa lettura suggestioni personali.

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    Federica

    19/09/2018 17:53:22

    Questo romanzo mi è piaciuto molto. I racconti di questi bellissimi paesaggi di montagna, di questi laghi e ghiacciai così ben tratteggiati, mi hanno permesso di proiettarmi in questa pacifica atmosfera e ritagliarmi un piccolo momento di relax nei momenti della giornata più inaspettati. Oltre a, come ormai avrete capito, questa grande capacità di Cognetti di saper descrivere perfettamente a parole questi spazi naturali tipici della montagna, ho apprezzato moltissimo anche la sua scelta di contrapporre due soggetti e presentare quindi due diverse prospettive: Pietro, il ragazzo di città che sembra non concludere nulla nella sua vita, ma con la perdita del padre finalmente cresce e riesce a trovare la sua strada, e Bruno, il semplice ragazzo di montagna, che nella vita decide di farsi bastare semplicemente la sua montagna e la tanto amata cittadina di Grana. Penso che questo romanzo sia perfetto se si è alla ricerca di una lettura rilassante, ma che allo stesso tempo permetta di riflettere su come stiamo affrontando la nostra vita e su come a volte perdiamo di vista ciò che davvero conta.

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    Fabiana P.

    19/09/2018 14:35:47

    Attraverso le parole di Paolo Cognetti compiamo un viaggio tra paesaggi montani che ci incantano e ci si imprimono nella memoria come se li avessimo vissuti realmente. La narrazione in sé è piuttosto semplice; si esprime piuttosto attraverso le atmosfere e il "non detto" tra i protagonisti, eppure riesce a rendere perfettamente la storia di amicizia, ma anche di legame con un luogo, in questo caso la montagna che diventa vera e propria presenza, quasi come fosse il vero protagonista del romanzo. Da qualche parte ho letto che per scrivere bene occorre aprire le porte alla vita e lasciarla entrare in ciò che si scrive; Cognetti ci é riuscito perfettamente.

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    Maria Anna

    18/09/2018 21:09:46

    3. Le otto montagne è una storia di vita. Nonostante parli di alpinismo e di montagne lo stile è sempre comprensibile ed accessibile a tutti, la montagna è solo lo sfondo della storia di un’amicizia, della storia di un padre e un figlio che non si capiscono. E’ un libro che parla di amicizia, di affetto, ma anche di coraggio, il coraggio di affrontare la vita e le sue difficoltà a testa alta. Fa riflettere, spinge a chiedersi a quali dei due opposti, i due protagonisti, si appartiene e chi dei due faccia la scelta migliore

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    Serena

    18/09/2018 20:12:20

    Il romanzo di Cognetti, meritatissimo Premio Strega 2017, mi ha davvero sorpreso! Mi aspettavo una storia di solitudine e meditazione in montagna, un mondo troppo lontano e sconosciuto per attirarmi. Invece la montagna è sì presente nella narrazione, con tutto il suo fascino e la sua potenza distruttiva, ma il libro è anche molto altro. È un romanzo di formazione, quella di Pietro, in cerca del suo posto nel mondo. È il romanzo dell’amicizia tra Pietro – ragazzo di città sempre in viaggio, anche se conquistato dal fascino della montagna – e Bruno, il ragazzo che invece non ha mai voluto muoversi dalla sua montagna. Tratta anche del rapporto di Pietro con il padre, un padre ingombrante con cui talvolta il dialogo è impossibile, ma che lascia il segno sull’esistenza del figlio. Sono presenti anche riferimenti alla situazione attuale del nostro Paese, alla sfiducia dei giovani davanti alla crisi, in cui mi sono riconosciuta. Inoltre il romanzo scritto benissimo ed è capace di toccare il cuore di ogni lettore.

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    Celeste

    18/09/2018 18:14:30

    Questo è un libro che parla della montagna come di un' amica che tiene vivi i rapporti tra le persone. L' esperienza che Cognetti ci consente di fare è unica, perchè leggendo ci sembra di ascoltare i suoni, sentire i profumi, vedere i paesaggi, i torrenti, i pascoli, le baite della montagna. Tutta la trama si gioca nell' alternarsi dei vari protagonisti, che hanno caratteri diversi ma complementari, così come il loro vissuto. Dovremmo leggerlo tutti anche solo per comprendere a fondo il rapporto tra uomo e ambiente.

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    Pierluigi

    18/09/2018 17:15:41

    La montagna è protagonista indiscussa di questo romanzo che odora di vita. La montagna e l’amicizia semplice che nasce dove respirare diventa più faticoso e le parole vengono misurate, usate con parsimonia. La scrittura di Paolo Cognetti è attenta, evocativa e silenziosa proprio come la montagna che descrive e riesce a trasmettere al lettore molto più di ciò che è semplicemente scritto. Con una prosa raffinata e poetica Paolo Cognetti scrive una storia su un padre e un fglio e su un'amicizia tra uomini una storia profumata di larici e abeti, costeggiata da torrenti, sentieri nascosti e vette, prime sognate infine raggiunte, dove restare abbagliati dal bianco delle nevi perenni. Lettura coinvolgente e convincente.

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    stefano

    18/09/2018 12:56:37

    Le otto montagne racconta la storia di un'amicizia, un'amicizia lunga una vita che si sviluppa sullo sfondo delle montagne che circondano il paesino di Grana. Pietro è un ragazzino di città, vive a Milano con i suoi genitori ma ogni anno passa l'estate in montagna dove i suoi genitori tornano spinti dalla passione e dall'amore infinito per quei paesaggi. A Grana Pietro conosce Bruno, un ragazzino che ha passato tutta la vita fra quelle cime e che non è mai andato in città. Anche se diversi, tra i due ragazzi nasce un'amicizia profonda che durerà tutta la vita e che avrà sempre come comune denominatore la montagna e i valori che essa gelosamente conserva. In bilico tra romanzo di formazione e storia di una lunga amicizia, questo romanzo mette al centro del racconto due forti figure maschili contrapposte all'immensa bellezza della montagna.

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    Natalia

    18/09/2018 10:45:15

    Questa è una storia di dualismi, conflitti, e riconciliazioni. Il protagonista vive infatti un rapporto ambiguo e fatto di silenzi con il padre, un uomo di montagna trapiantato in operaio di città, ma c'è anche un altro rapporto centrale nel libro, quello del protagonista con l'amico Bruno, conosciuto durante le vacanze estive, passate nella sempreverde montagna cara ai nostri personaggi. Ed è proprio la montagna il “personaggio” principale del romanzo, con il suo scorrere del tempo peculiare e paziente, che dà respiro e conforto a chi scappa dalla città, ma che sa anche essere spietata e tremenda. Ciò che più mi ha entusiasmato in quest'opera è la tenera intimità o il temibile distacco, in base alle circostanze, che si coglie nei rapporti umani e nel contatto con la natura, intimità raccontata con uno stile semplice, ma filosofeggiante in alcuni tratti, soprattutto quando ad essere descritti sono i paesaggi naturali e i loro mutamenti. Consiglio questa lettura praticamente a tutti, in special modo a chi si sta appena approcciando a romanzi dai toni più adulti.

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    Chicca

    18/09/2018 09:50:17

    Una storia semplice ma profonda e malinconica. Una storia di padri, di figli, di amici e di montagne. Sono proprio le montagne ad essere il comune denominatore di tutti i personaggi del romanzo. Aspre, dure, affascinanti, difficili ma sulle quali il tempo sembra rallentare, dando la possibilità di riflettere sulla propria vita, sull'amore e sulla famiglia. La montagna è anche lo scenario perfetto dell'amicizia trentennale ed altalenante tra Pietro e Bruno. Il primo che fa la spola tra città e montagna, abbandonandola anche per anni; montanaro convinto e per "sangue" ed eredità il secondo. Un'amicizia semplice ed infantile che sembra perdersi per poi riallacciarsi grazie ad una figura genitoriale controversa ed ingombrante. Una scrittura scorrevole che cattura.

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Siete voi di città che la chiamate “natura”. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo “bosco”, “pascolo”, “torrente”, “roccia”, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente.

È proprio vero che ognuno di noi ha le sue montagne. Le mie sono nell’alta Val Venosta, incastrate lassù, in quell’angolo tra l’Austria e la Svizzera. È lì che ho scoperto il profumo delle pinete e dei rododendri. Che ho imparato che cos’è la fatica, e quanto a volte può essere ripagata. Che ho visto paesaggi talmente belli da lasciarti senza fiato, che ho respirato un’aria fresca e pungente così diversa da quella della campagna e che riconoscerei ovunque.

La montagna di Pietro sorge sopra Grana, un paesino ai piedi del Monte Rosa. Ha iniziato ad andarci quando era ancora bambino, d’estate, con i suoi genitori. Ci tornerà tutti gli anni. Un ragazzo di città, solitario e fragile, che scopre il verde dei prati, il rumore dei ruscelli, la bellezza della natura. E conosce Bruno, che in quel di Grana ci vive, che è ancora bambino ma è già costretto a lavorare accompagnando le mucche al pascolo. La loro prima estate insieme è fatta di corse nei prati, di esplorazioni di case diroccate, di tuffi nei torrenti. Di avventura e libertà.

Tra i due nascerà un legame profondo, un’amicizia che non vive di parole ma di azioni, così forte da sopravvivere alle stagioni più dure e alla distanza. Perché il tempo e lo spazio nel loro rapporto non contano poi tanto. Non basteranno l’immaturità e l’egoismo dell’adolescenza ad allontanarli; non serviranno il viaggio di Pietro in Asia e la nuova famiglia di Bruno, le incomprensioni e il senso di perdita; tutte le difficoltà della vita non riusciranno a rompere quel rapporto. Qualunque sia la strada che ognuno ha deciso di intraprendere prima o poi passerà ancora una volta dalla quella montagna.

È uno splendido romanzo di formazione quello di Paolo Cognetti. La storia di un’amicizia che cresce e si consolida nel tempo, forte e selvaggia, quasi primordiale, fatta di poche parole e di tanti silenzi. Scritta con una lingua vera, essenziale, che si nutre di termini precisi e ricercati legati a quel mondo alpino così distante dalla città e che forse si sta perdendo per sempre. Una storia di uomini che hanno bisogno di concretezza, che hanno imparato ad abituarsi alla solitudine, uomini insicuri, fragili, vivi, che cadono e si rialzano, che si fanno le ossa, che diventano adulti.

Recensione di Mauro Ciusani


In Nepal si dice che il mondo è una ruota a otto raggi. Al centro c’è una montagna altissima, il monte Sumeru, intorno otto montagne, i raggi della ruota, e tra di loro otto mari. (…). Nella terza parte di “Le otto montagne” Bruno, il montanaro, domanda a Pietro, il narratore: “Tu saresti quello che va per le otto montagne e io quello che sale sul monte Sumeru?”. “Pare proprio di sì”, risponde Pietro. Bruno non ha mai lasciato il piccolo paese natale di Grana. Pietro, il milanese, lavora in Himalaya. Ma hanno una casa in comune, fatta con le loro mani: “Barma drola che è il centro della ruota nella seconda parte: un vecchio rudere ricostruito, con due stanze, una piccola e chiusa con il lucchetto, perché è il deposito degli attrezzi, l’altra grande, con la stufa, sempre aperta come un rifugio (…). Ognuno è il centro del proprio mondo e intorno a lui i raggi della ruota sono le persone che gli sono care. Conoscersi è difficile come salire il monte Sumeru.

Molti diranno che in questo libro è la montagna il centro della ruota. A me pare che nella prima parte, Montagna d’infanzia, il centro sia il narratore, fino ai sedici anni. Lo ritroviamo a trent’anni nella seconda. Nella terza il centro è Bruno. Le otto montagne è scritto come un classico, limpido e asciutto. Ha la pendenza aurea del romanzo breve e percorrendolo si respira bene. Per metà del racconto i fatti si svolgono lineari; poi arrivano le sorprese. Pochi sono i personaggi: i due amici, i loro genitori, qualche parente stretto. Leggendo veniamo a conoscerli bene. La trama è l’amicizia: è questo il centro della ruota nepalese. La montagna è il cerchione: senza di esso i raggi non stanno insieme. Se la ruota è un simbolo, il racconto ci offre altre due immagini simboliche. Se entriamo nell’acqua di un torrente, che scorre come il tempo, dove sono il passato e il futuro? domanda a Pietro il padre. “Il futuro è giù, dove va l’acqua” risponde Pietro; cioè a valle. “Sbagliato, per fortuna” lo corregge il padre. Solo qualche anno dopo, andando a pesca Pietro capirà perché ha sbagliato. Se guardi a monte, come fanno i pesci, che mangiano con il muso rivolto alla corrente, il futuro ti viene incontro e alle spalle hai l’acqua passata. Il destino viene dall’alto, dalla montagna. Ma se le volti le spalle, il futuro è a valle, dove l’acqua scende. Ogni simbolo è reversibile. In montagna si può vivere al diritto, a l’adret, oppure al rovescio, a l’envers. Il diritto è il versante esposto a sud; il rovescio è il versante nord, dove la luce è riflessa e l’inverno dura a lungo. Nelle loro scorribande Pietro e Bruno amano esplorare i versanti all’envers, e all’envers si costruiranno la baita; e la vita. Guardano a monte. Ma quale versante? La ruota non lo dice (…).

Recensione di Andrea Casalegno


Caso letterario prima ancora della pubblicazione (è già stato venduto in 22 Paesi, cosa rara per un romanzo italiano) è la terza opera montanara di Cognetti, dopo Il ragazzo selvatico e alcune ispirazioni di A pesca nelle pozze più profonde. È il racconto di un apprendistato all’amicizia e alla vita, attraverso il rapporto tra Pietro, il protagonista, e Bruno, un ragazzino che abita nel paesino ai piedi del Monte Rosa, dove Pietro e i genitori trascorrono l’estate. Bruno è nel suo habitat (cura le vacche e in agosto parte con i parenti per raggiungere un alpeggio), mentre Pietro è un ragazzino di città, che viene iniziato all’amore per la montagna dalla madre, assistente sociale, e dal padre, un uomo irrequieto confinato alla prigione del lavoro in città, spesso imperscrutabile, ma capace di grandi dolcezze.

In narrativa non ci sono temi più universali del paesaggio, dell’amicizia e del diventare adulti, e la scrittura di Cognetti si fa classica (ed elegante) per raccontare al meglio questa storia. Credo sia per questo che Le otto montagne è stato così apprezzato all’estero.

Per molti, quando si parla di romanzo a tema “montagna” la prima cosa che viene in mente è Mauro Corona, e le sue elegie minime da eremita in divisa. Qui non c’è niente di tutto questo. C’è solo il romanzo vero di un bravo scrittore.

Recensione di Mario Bonaldi