Anno edizione: 2010
Pagine: 160 p., Brossura
  • EAN: 9788890357695
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Descrizione
Abitudine, omosessualità, dipendenza, violenza, corruzione, disoccupazione, religione: sette "dannazioni quotidiane". Uomini che si ricordano al mattino di un maglione dimenticato altrove la sera prima, un giovane Holden "non più giovane" che somiglia a Johnny Depp, un orecchino di perla che scivola tra i rimpianti di una spensieratezza perduta, un marito che non sa di essere violento, una ragazza morta ammazzata pronta a tutto per ritornare in vita, una donna prigioniera di un divano, Eluana Englaro. Sette racconti come sette nuovi peccati capitali: intervallati da brevi intermezzi luminosi in cui l'autore riporta i suoi pensieri, queste storie costruiscono parola dopo parola una stretta prigione claustrofobica, densa di pessimismo e ironia amara, fino all'ultimo racconto che dà il titolo alla raccolta, un "what if" grottesco e politicamente scorretto che chiude il cerchio e la cella del nostro bel paese.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Rachele

    06/09/2010 17:46:25

    Inizio sollevando il mio stupore!!..entrando in libreria e non vedendolo pubblicizzato tra le novità mi è sembrato un pò anomalo. Per non parlare del fatto che richiedendolo ai commessi la risposta è stata "non è tra i libri che ci forniscono solitamente". Mi chiedo.....perchè non si cerca di portare alla luce scrittori emergenti che possono dare tanto ai lettori!!?? Eppure se le case editrici investono su un autore è perchè credono che i frutti si avranno in futuro!! Ho letto questo libro circa due mesi fa in un solo giorno di mare,...è stato come fare una doccia gelata o bere una bicchiere d'acqua fresca in una giornata caldissima. Dal mio umile punto di vista credo sia scritto veramente bene,crudo e passionale allo stesso tempo. Letta la premessa ci si trova dritti al cuore del libro quasi fosse il lettore stesso a scriverlo e giunti all'ultima pagina si ha la sensazione di vedere la fine un film pieno di suspense.... vorresti averne ancora di quell'adrenalina ma tutto si conclude con quel ruvido sarcasmo;tono protagonista e accompagnatore in tutta la lettura. Personalmente ho trovato che anche i ringraziamenti dell'autore siano sentitissimi e schietti.Sicuramente "GLI ALTRI", come lui stesso li definisce,avranno gradito!!.. Rinnovo i miei complimenti a Stefano Sgambati sperando di leggerne altri.

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    Elena

    10/07/2010 11:32:30

    Leggere questo libro mi ha fatto: ridere, provare angoscia, sentire l'esigenza di cambiare strada ogni mattina, desiderare di mangiare una coscia di pollo e bere uno spritz, venir voglia di leggere DF Wallace... Bello davvero!

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    Andrea

    03/06/2010 12:56:11

    Un libro scritto in maniera egregia, che con sapienti pennellate d'autore (nel senso che in esse ci si ritrova l'autore in tutta la sua personalità) riesce a coinvolgere e a far immedesimare noi lettori, sia quando dà luce a piccoli dettagli apparentemente insignificanti, ma che ci proiettano proprio lì, nella scena descritta, fungendo da punti di riferimento per noi che quelle stesse scene, in un modo o nell'altro, le calchiamo quotidianamente, sia quando tocca corde esistenziali che non possono non vibrarci nell'anima, perchè in fondo la cosa che tutti noi accomuna è proprio il vivere questi tempi in chiaroscuro. Un libro a tratti cinico e spietato con il nostro paese bello in degrado, ma che tra le righe comunica una rabbiosa voglia di rinascita e la speranza che prima o poi divampi una vera e propria rivoluzione delle coscienze. Un ottimo esordio che promette molto. Personalmente sarei curioso di leggere l'autore alle prese con un romanzo.

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    Fiammetta

    30/05/2010 19:43:52

    Il libro porta chiaramente la firma del suo autore. Fin dalle prime righe appare chiaro che è un ragazzo razionale e irrazionale allo stesso tempo. Il tutto unito e mitigato da una freschezza che difficilmente si trova negli autori di oggi. Una lucida follia per raccontare il nostro "Paese Bello" in un modo che diviene quasi reale. Un autore fantastico che ho avuto il piacere di leggere grazie al passaparola. Un autore che va valorizzato.

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    Danila

    30/05/2010 19:17:25

    Cattivo, ironico, dissacrante il tutto in modo adorabile. Impossibile non farsi prendere dal desiderio di leggere tutto d'un fiato, pagina dopo pagina, questo libro che attraverso sette racconti dipinge l'Italia (e non solo) in modo arguto e pungente. Il linguaggio è chiaro ed essenziale ma nonostante tutto ricercato. Da leggere se non si ha paura dell'amaro che rimane in bocca nella riflessione che segue a ogni racconto.

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    barzo

    30/04/2010 15:54:53

    prescindendo dal capitolo eponimo, vero capolavoro di satira fantapolitica, cos'ha di bello il paese bello? il talento, o presunto tale, dell'autore è ancora una volta prestato al servizio, o meglio sacrificato, alla descrizione delle miserie dell'umanità italiana. Non c'è nulla di bello, a parte lo sguardo "panottico" di Sgambati, che viviseziona, lobotomizza, squarcia, paptesta l'utero canceroso dell'italianità. Il bello è aggettivo dirompente, una trasfigurazione di se stesso se accostato a Questo paese. E' ironico, è la cosciente presa per il culo della mentalità corrotta, morbosa, obesa, inetta, viziata oscenamente che è l'italietta post-pasoliniana (aha-ah-). Non c'è speranza in questa abiezione dell'umanità scandita dalla feroce coscienza dell'autore, che divora ogni brandello dell'italiano perso nella sua falsa coscienza. Eppure, eppure, la speranza è l'ultima a morire, è facile descrivere l'orrore e riderci sopra, ma attendiamo la possibilità di un riscatto: ci sarà anche un'altra faccia della medaglia da descrive in un seguito? Autore, dacci "il paese brutto".

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    Ombretta Ter

    28/04/2010 23:02:52

    Un libro come pochi. Rare volte ho incontrato, leggendo, l'insieme completo di ciò che rende una personalità importante, spessa: l'autore. Lo si scopre e riscopre in tutto il testo, dall'apparente, ironico, cinismo dei vari racconti, al romanticismo autoreferenziale degli 'intermezzi': il doppio volto di chi agisce la realtà, attraverso la propria, estrema, sensibilità. Un modo di affrontare i temi quotidiani, attuali, attraverso una prospettiva nuova, coinvolgente, ma destabilizzante per chi non ha strumenti tali da poter cogliere, al di là dell'apparente irriverenza descrittiva dei racconti, la nobiltà semantica che conferisce all'autore dignità d'intenti e 'nudità' introspettiva nel raccontare. La genialità, anche, di svelare l'importanza dei fatti attuali, attraverso la stessa chiave con cui comunemente vengono affrontati nel quotidiano: pornografia del dolore, cinismo delirante, come marchio identificativo, firma griffata sui glutei della nostra società, abitutata a mostrare il sedere piuttosto che l'anima e il coraggio, per un'appartenenza cieca alla 'cultura dei burattini'. Trasparenza e genialità dell'autore, che, secondo il mio modesto parere, 'perdonano', nel racconto "Eternity", l'utilizzo di uno scenario forte e dissacrante, perchè servono indirettamente lo scopo, attraverso l'indignazione del lettore, di ridonare al 'Sacro' la magnificenza ed il rispetto che riceverebbe, qualora non venisse affrontato ed impartito comunemente, con la superficialità con cui si affronta il più insignificante profano. Insomma, l'effetto, durante la lettura, è quello di subire, con mano decisa, un distacco dei 'tubi lobotomizzanti', che la società occidentale, nella veste di un 'Matrix educativo', ci ficca in testa fin dalla tenera età.

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    Laura

    27/04/2010 20:49:58

    "Il Paese bello" ha tutto quello che posso chiedere ad un libro: l'ironia sottile e mai banale che mi ha fatto sorridere; la vita di cui sono pieni i suoi racconti, e che mi ha quasi commosso; la profondità, che mi ha fatto riflettere, su di me, sugli altri, su questo nostro Paese; e la poesia della parola giusta al momento giusto. Come Sgambati riesca a parlare di temi così "spessi" e universali, come la vita, la morte, l'amore, il sesso, la religione, pur restando così "leggero" da sembrare in punta di piedi, non lo so. Ma ci riesce, e ci riesce anche bene. Il tutto con uno stile, secodno me, sorprendente. Consigliatissimo.

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    Roberta Petricola

    27/04/2010 11:02:33

    Un libro intenso, vero, da leggere tutto d'un fiato,tra sorrisi, sospiri e riflessioni. Un libro scritto con una forte, travolgente e inebriante esigenza di raccontare quella che è oggi la nostra società. Consigliatissimo.

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    pask

    27/04/2010 00:45:23

    Ti alzi allo stesso modo tutte le mattine. Sei un giovane che sta diventando vecchio. Scendi a patti con Dio e lui con te. Sarai il figlio di un orecchino. Trattieni una storia finita. Sei schiava e padrona del tuo peso. E se andasse così? Sette storie e sei 'intermezzi di vita', un racconto riuscito. Forte. Diretto. Dissacrante. Vivo. Il Paese Bello non ti lascia indifferente, forse è bello proprio per questo. Da leggere.

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    valentina

    26/04/2010 20:31:30

    Leggerlo è come mangiare una enorme fetta di Sacher con la panna, anche un paio di fette, e non sentirsi in colpa nè mentre la mangi nè subito dopo che l'hai finita. Perchè è un libro che mi ha fatto sentire libera Si m'è preso quella sensazione di libertà che ti fa sentire sollevato e mi ha fatto pensare "ah vabbè allora se ci vede così bene e tutto e niente gli sembra strano allora mi sento un po' più leggera..." E mi sono sentita parte di quelle equazioni che mi hanno fatto sentire "elementare" ed anche quella per me, è una fetta di libertà golosa. Allo stesso modo alcune frasi senza vergogna, un po' infantili, alcuni brandelli troppo amari, mi hanno reso l'immagine disperata di tanti della nostra generazione, pieni di "nonpudore" e quindi per me incapaci di provare quel piacere profondissimo, dove pudore e piacere sono proprio la stessa cosa...Mi sono sentita anche un po' spogliata, mentre mi faceva pensare a quanto mi sembra meno intimo toccare un uomo che mettere le mani sul suo competer per esempio, a quando credo di vivere consapevolmente e quando credo che il resto del mondo non lo faccia e di quanto è "libero" scoprire che invece non è così, almeno in queste pagine, non è così. Certo "non sarà il miglior libro degli ultimi 150 anni ma è sicuramente meglio di un libro di Fabio Volo (cit.)" se non altro un libro di Fabio Volo non lo comprerei...di questo ne ho comprati due, uno per me, uno da far girare.

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    Luigi Violante

    26/04/2010 00:05:42

    Sette racconti, pregevoli scorci della nostra società, intervallati da altrettanti "intermezzi", frutto di una mente geniale. Il tutto condito da uno stile diretto ed efficace.

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    Luigia

    25/04/2010 16:53:46

    Ho appena finito di leggere Il Paese Bello...e aggiungerei con una facilità incredibile, visto che le pagine scorrevano via da sole! Una volta iniziato un racconto, non si poteva non finirlo! Complimenti davvero, certo mi toccherà ascoltare il consiglio dell'autore...non farlo leggere al mio gnomo almeno fino alla maturità!!!

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    Giorgia Romano

    25/04/2010 16:31:46

    La lettura scorre veloce, facile, senza singhiozzi. I racconti sono freschi e i capitoli brevi, non stancano. Ho fatto la faccia da punto interrogativo ad ogni chiusura di racconto, impossibilitata a sapere come sarebbe finita la storia se non come avrei voluto io che finisse, perciò grossi voli d'immaginazione. Alcune frasi mi sono rimaste addosso, cucite sulla pelle; "nello sguardo che non guarda niente", "la vita è scomoda ma bisogna pur viverla", "Ma si, in fondo hanno fatto l'amore, mica la guerra. Non c'è da vergognarsi", "E se fossi tu il riflesso?", "coppie con gli occhi spenti e un mutuo acceso", "innamorati di brutto e d'istinto", "di invecchiare non ne sente il bisogno", "dietro le braci delle sigarette", "che diavolo di diritto avesse di prendere il nostro amore e ridurlo così... come se fosse una cosa esclusivamente sua...", "In qualche modo il quadro gli sembra completo, adesso: una sigaretta che non può fumare, una birra che non può bere, una donna che non può dargli Lorenzo, un fiume che non si può navigare", "un po' come succede per le persone, da sole non significano granché", "gli amici si partoriscono a vicenda tutti i giorni. Si ridanno la vita a turno, ecco cosa fanno gli amici" (assolutamente splendida), "Forse era giusto, lecito, soffiare su quella piccola goccia tremula chiamata speranza?" In tutto il libro disillusione su quella goccia di speranza. Il Paese Bello, ultimo racconto, mi ha fatto sorridere. Dell'Italia poco resta se non il senso dell'umorismo, soprattutto al Sud. Il non più giovane Holden mi ha fatto a suo modo commuovere. Gli intermezzi, tutti, li ho trovati assolutamente irresistibili, immediati, provocatori, spontanei. Sull'ultima pagina ho provato quel sottile senso di perdita che mi accompagna ogni volta che chiudo un libro che mi ha tirato dentro il suo inchiostro. Ora soltanto aspetto il secondo.

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    Daria

    24/04/2010 23:40:56

    Un libro dallo stile originale, sicuramente mai incontrato prima nelle mie innumerevoli letture, fuori dalle righe, che ti tiene incollato alla pagina senza lasciarti possibilità di smettere di leggere. Mi piace!

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