Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida

Umberto Eco

Editore: La nave di Teseo
Collana: I fari
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 24 febbraio 2016
Pagine: 469 p., Brossura
  • EAN: 9788893440226
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    giorgio g

    26/04/2016 09:35:13

    L' "Instant book" che la neonata editrice " La nave di Teseo" ha fatto uscire come raccolta delle "Bustine di Minerva" pubblicate periodicamente da un settimanale di informazione poco tempo dopo la dipartita del mai troppo rimpianto Autore (che fu tra i propugnatori della creazione della nuova società), si presta ad alcune riflessioni su questo grande protagonista del nostro tempo. A mio avviso, la sua produzione letteraria è stata marcata da una certa discontinuità. Dopo l' esordio con "Diario minimo" ed un capolavoro assoluto come "Il nome della rosa" si sono alternati libri più o meno di piacevole o agevole lettura ("Il pendolo di Foucault","Baudolino","La misteriosa fiamma della regina Loana"), con altri - sempre a mio parere - piuttosto criticabili come "Il cimitero di Praga" ed altri che sono dei piccoli capolavori di umorismo come "Numero zero". Di Pape Satàn Aleppe vorrei citare tre brevi periodi: "Lo sviluppo massimo raggiunto dall'umanità (e in questo campo l'accelerazione supera quella di ogni altra impresa) è l'allungamento dell'età media." (dalla bustina "Vita media"). "Il mondo è diventato una faccenda troppo complicata per lasciarlo governare a chi lo governava prima." (dalla bustina "Spari con ricevuta di ritorno"). "Ogni testo chiede di essere letto idealmente due volte, una per sapere che cosa dice, l'altra per apprezzare come lo dice."(dalla bustina "La missione del giallo"). Considerazioni e consigli che fanno desiderare di leggere il libro.

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    gianni

    06/04/2016 15:10:46

    Intelligenza, garbo, ironia, sagacia, intuizione, misura, eleganza, smisurata cultura. Eco è stato uno dei motivi per cui ci si potrà ancora sentire orgogliosi di essere italiani. Ancora a lungo.

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    S.

    04/04/2016 08:53:10

    Ammetto che conoscevo Eco solo di fama e non mi erano note nemmeno le sue "bustine". Affascinato dalla sua figura intellettuale, ho deciso di affrontare questa raccolta postuma. Dopo averla letta, mi defilo in parte da questo clima da "santo subito", tipico dell'onda emotiva che segue la dipartita di qualche personaggio illustre. Questa raccolta mostra evidentemente sia i pregi che i difetti del genere articolo-breve. Molto spesso lo sguardo sull'attualità è lucido ed equilibrato, a volte ironico, e - oltre ad evidenziare la vastissima cultura dell'autore - più che soluzioni facili offre interessanti spunti di riflessione per ulteriori approfondimenti personali. La lettura è in genere molto fluida, anche se non tutte le "bustine" mi sono parse ugualmente riuscite, efficaci ed interessanti. Alcune di esse per esempio accennano ad un argomento per poi divagare, dando quasi l'impressione di perdere di vista il filo logico del ragionamento, per chiudersi infine con un sapore di incompiutezza. In tante altre ho apprezzato invece la saggezza, la competenza e la padronanza dell'autore nei più diversi ma sempre delicati ambiti della nostra complessa società. Mi è sembrato comunque un autore che non rinuncia ad ostentare in modo sottile la propria grandezza intellettuale, senza gonfiarla ma anche senza volerla celare per dare il massimo risalto alla grandezza dei concetti e delle riflessioni che espone. In ogni caso una lettura piacevole ed arricchente.

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    Ladymariane

    29/03/2016 20:55:03

    Grande, grandissimo Eco, a mio parere saggista superiore al romanziere ( con la luminosa eccezione de " Il nome della rosa": quello, si, un capolavoro). Arguzia, cultura sterminata, scioltezza di linguaggio. Eccellente!

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    Pasquale

    26/03/2016 12:16:18

    Libro stupendo, linguaggio scorrevole che si è fatto leggere in pochissimo tempo. Riprende numerose "bustine," che devo confessare non sapevo scrivesse per l'Espresso, ma che ora mi sono procurato insieme agli altri volumi scritti dal professore che contengono le sue riflessioni sulla nostra vita quotidiana. E' senza dubbio un libro che arricchisce la nostra cultura, così come quelli in cui usa un linguaggio più erudito ma di cui non si può fare a meno di leggere. Ne consiglio vivamente la lettura.

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    French

    14/03/2016 13:13:41

    Che dire a proposito di 'Pape Satàn Aleppe' ? Che va comprato e letto, senza pensarci due volte ! Un libro in cui è possibile rivivere ed esplorare il punto di vista del (quasi certamente) più grande 'pilastro morale e culturale' dei nostri tempi. Ogni articolo presente nel libro permette di farsi un'idea in merito ad un argomento preciso, e ovviamente permette anche di capire come il grande Professore la pensava al riguardo. Insomma, credo che le riflessioni di Eco possano arricchire la cultura di tutti noi; dedicategli il vostro tempo, ne vale la pena. Concordo con Claudio sul fatto che il libro sia di ottima fattura.

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    Claudio

    10/03/2016 13:21:23

    L'enciclopedico in azione sia nella sua statura culturale che come uomo. Ogni bustina affronta una riflessione, un ricordo storico e un pizzico di Bauman. Ma sopratutto racconta in prima persona una esperienza della sua vita ( di Umberto Eco intendo) . Ogni Bustina va letta con l'attenzione che merita nel pieno rispetto della punteggiatura oltre che ricco di termini che arricchiscono ulteriormente il nostro dizionario. Un opera ultima dedicata assolutamente per Noi. Grazie Professore. Grazie anche alla Casa Editrice per i caratteri di stampa e la rilegatura .

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    Pietro

    05/03/2016 13:02:59

    Un'acuta e appassionata analisi dei nostri tempi dal punto di vista d'un grande Intellettuale (spec.te lo studioso/saggista Eco) che dopo aver esplorato le luci, le mentalità i gusti e gli umori del Medioevo e del Rinascimento posa lo sguardo ilare e penetrante sugli ultimi decenni che appaiono forse miseri e frammentari ma poggiano sulle spalle dei Giganti del Passato. Un divertente, meraviglioso, saggio di cronaca di questi nostri giorni che a volte appaiono privi di Memoria!Grazie Professore Eco. Buona lettura a tutti/e.

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"In un’epoca di pazzia credersi immuni alla pazzia è una forma di pazzia. Quindi non prendete per oro colato che le cose che avete appena letto".

Pape Satàn Aleppe. Titolo geniale, un epitaffio sornione, formidabile provocazione per l’opera postuma di uno dei più importanti intellettuali italiani del ventesimo secolo. Non è solo una scelta dotta e citazionista, ma è soprattutto un breve manifesto della vita di Eco, sintetizzata in tre enigmatici vocaboli, capaci di evocare il Medioevo, le cui maestose vestigia poteva osservare dalla finestra di casa sua affacciata sul Castello Sforzesco, e il gusto dei rapporti simbolici tra le parole, lo studio dei segni, cioè la linfa vitale della disciplina che più di tutti ha saputo arricchire: la semiotica.
E cosa significa Pape Satàn Aleppe? Apparentemente nulla. Compare nel canto VII dell’Inferno ed è un’invocazione a mo’ di motto, bofonchiata minacciosamente da Pluto come se fosse un veggente cieco impazzito, una frase che solo Virgilio pare comprendere e di cui da secoli gli studiosi di Dante provano a decifrarne invano il (non)senso. Ma come si ricollega a questa opera? Attraverso una relazione simbolica meravigliosa. La proposizione è tanto oscura e indecifrabile nel testo dantesco, quanto lo sono i nostri tempi a detta degli sventurati che provano a interpretarli attraverso astruse categorie, come per esempio Il postmoderno - una campana epistemologica che sembra fagocitare tutto e nulla - un calderone che racchiude arte, letteratura, scienze sociali, cinema, tv e qualunque altra manifestazione dello scibile umano che abbia l’ardire di lasciarsi scrutare dagli occhi del confuso post-uomo. E il postmodernismo va a braccetto con la società liquida - altra immancabile categoria interpretativa dell’oggi - coniata da Bauman a descrivere le dinamiche sociali contemporanee, corrotte dall’effimero, dal non senso, dall’ipertiroidea schizofrenia verso l’inafferrabile e dal crollo delle grande narrazioni, la fine delle ideologie e della storia e la grottesca parata apocalittica che ne consegue, in attesa di chissà quale parusia a salvarci tutti quanti. Eco da magnifico interprete della contemporaneità ben conosceva la portata di questi cambiamenti epocali - ma aveva il raro dono di demistificarli e renderli pop - catturandone la sconnessa comicità.
In questa prima uscita della Nave di Teseo - casa editrice fondata da Elisabetta Sgarbi ed Eco stesso - pensata per accogliere dei transfughi della Bompiani e il cui nome è un altro rimando paradossale che ben cattura lo spirito del semiologo alessandrino, viene raccolta una selezione degli ultimi quindici anni di Bustine di Minerva, pubblicate sull’Espresso a cadenza bisettimanale. Pagine in cui l’intellettuale osservava disincantato il procedere inesorabile verso l’idolatria del pensiero unico - di cui gli italiani sono ferventi discepoli - le manie dell’uomo tecnologico e offrendoci talvolta alcune piacevoli aperture a quello che fu un suo noto divertissement: le fascinazioni complottiste - in cui persino compare Alan Kadmon - accusato di essere semplicemente derivativo e poco creativo in confronto a chi in passato era arrivato a negare l’esistenza di Napoleone.
Il volume suddivide gli articoli per aree tematiche e in ordine cronologico, una scelta brillante soprattutto per quanto riguarda la porzione del testo dedicata alle ossessioni sulla visibilità e le follie dei mass media - il web in primis - con divertenti incursioni sui fastidi procuratigli da Twitter e Facebook, una carrellata di immagini impietose che raffigurano l’abbrutimento culturale e morale dell’uomo contemporaneo de-pensante - nella sua compulsiva ossessione di avere sempre qualcosa di importante da riferire - un’urgenza quasi fisiologica che lo porta inevitabilmente all’autodenuncia inconsapevole della propria stupidità.
Imperdibile a mio avviso la prima bustina in cui si Eco si scaglia contro i preti del laicismo, i sacerdoti della tecnocrazia, fondamentalisti e miopi nel predicare un’obsoleta identificazione dell’Assoluto nel progresso, e li paragona ai papaboys, i coloriti esponenti del mondo giovanile cattolico, aperti, ai tempi di Woytyla, alle unioni prematrimoniali e al ripensamento dei dogmi più inattuali, più allergici quindi ai massimi sistemi rispetto a chi avrebbe il dovrebbe morale di scardinarli.
Eco ci lascia con un’opera eccezionale, ovviamente non paragonabile ai suoi capolavori di narrativa, ma che tuttavia, grazie alla natura antologica, offre una scansione lucida e irripetibile della liquefazione morale degli ultimi folli quindici anni di un’Italia che già rimpiange uno dei suoi più grandi cantori.


Un brano dell'intervista di Wuz

WUZ: Sembra che la situazione in Italia sia in movimento e la cosa è incoraggiante. Suonano diverse campane a morto per quanto riguarda la lettura, però l’editoria, almeno in fatto di numeri, sembra molto vitale.

ECO: Innanzitutto, le campane a morto sulla lettura a me fanno sempre un po’ sorridere. È vero che l’Italia si trova, nelle classifiche fatte tra i paesi economicamente sviluppati, in una posizione molto bassa per quanto riguarda il numero di libri letti annualmente da un singolo lettore, anche perché gli italiani sono sempre stati grandi consumatori di settimanali più che di libri, però, se si entra in una di queste cattedrali librarie, nelle Feltrinelli, nelle Mondadori, nelle FNAC, c'è una gran quantità di giovani che gira per la libreria e qualcosa pur farà. Siamo a un livello molto basso rispetto alla totalità dei cittadini, ma c’è un nucleo duro di lettori che permette alle case editrici di vivere: anzi avevamo calcolato che le case editrici hanno in media un assorbimento di mille, millecinquecento persone all’anno. In questa cifra è compresa naturalmente anche la segretaria che batte i testi al computer e molti sono assorbimenti per circolazione (uno che esce di qua e va di là), ma questo vuol dire che gli editori non licenziano, ma assorbono.

WUZ: La locuzione “Editoria Cartacea e Multimediale” fotografa una situazione in via di integrazione oppure due ambiti che sono ancora in cerca di una composizione, di un equilibrio?

ECO: Io credo che sia in via di integrazione perché anche chi continua a fare solo editoria cartacea usa tecniche multimediali per l’impaginazione ecc. Ecco perché, quando si forma un giovane per lavorare nell’editoria, deve avere la doppia competenza, anche se non va a lavorare in una casa editrice prettamente multimediale. Bisogna poi ricordare che ormai non c’è casa editrice che non abbia il suo sito internet, perciò qualcuno che se ne occupi ci dovrà pur essere; inoltre le ricerche avvengono sempre via Internet per cui i due mondi si toccano continuamente anche laddove non ci sia una specifica produzione multimediale.

WUZ: Un’ultima domanda: se potessimo riassumere in una parola l’imperativo per gli editori che verranno, quale sarebbe?

Fare libri. Perché malgrado tutte le visioni apocalittiche, il libro è come il cucchiaio, il coltello, il martello, cioè una cosa che una volta che è stata inventata non c’è barba di designer danese che riesca a modificarla per farla diventare più efficace.