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Pastorale americana - Philip Roth - copertina

Pastorale americana

Philip Roth

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Traduttore: Vincenzo Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Edizione: 1
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
In commercio dal: 8 ottobre 2013
Pagine: 462 p., Brossura
  • EAN: 9788806218034

14° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Pastorale americana

Philip Roth

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Vincitore premio Pulitzer per la narrativa 1998

Un libro che demolisce ogni stereotipo sulla grandezza dell’America e getta una luce sinistra sui suoi valori fondanti. La guerra, la famiglia, il fanatismo, la crisi, sono raccontati da Philip Roth con profondo acume. Un libro che è stato definito da tutti “Il grande romanzo americano”. E lo è.

Seymour Levov è un ricco americano di successo: al liceo lo chiamano "lo Svedese". Ciò che pare attenderlo negli anni Cinquanta è una vita di successi professionali e gioie familiari. Finché le contraddizioni del conflitto in Vietnam non coinvolgono anche lui e l'adorata figlia Merry, decisa a portare la guerra in casa, letteralmente. Un libro sull'amore e sull'odio per l'America, sul desiderio di appartenere a un sogno di pace, prosperità e ordine, sul rifiuto dell'ipocrisia e della falsità celate in quello stesso sogno.
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    Kore91

    10/07/2019 23:19:04

    Una grande opera, scritta molto bene, ma personalmente non ne sono rimasta esageratamente colpita. Da leggere in ogni caso per scoprire lo stile di un grande scrittore.

  • User Icon

    Gianlu

    10/07/2019 13:40:51

    libro non facilissimo, bisogna tener duro per leggerlo e non abbandonarlo, ma alla fine si è certamente ricompensati

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    mil

    17/06/2019 11:12:59

    molto, molto, molto noiso

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    Fabio Stante

    07/06/2019 18:31:53

    Un libro importante,doloroso,cupo. È doveroso leggerlo,capirlo,assimilarlo per conoscere il rovescio della medaglia del sogno americano e quanto la vita si possa accanire all'improvviso su persone dalla vita vincente e lineare. Un monumento della letteratura americana.

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    Arianna Z

    27/05/2019 17:45:22

    Molto bello, a tratti doloroso. A volte i comportamenti di alcuni personaggi sono estramente irritanti e si prova empatia per il povero Svedese. Primo libro che leggo di Roth che mi spinge sicuramente a leggerne altri!

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    Irene Ventresca

    04/05/2019 09:59:02

    Libro molto bello, Roth cattura già da subito con la sua scrittura particolareggiata. Un romanzo americano che vale certamente la pena di leggere

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    Massimo

    11/03/2019 21:04:21

    Ambizioso ritratto di una generazione o di uno scontro generazionale riprodotto attraverso la vicenda della svedese raccontata all'alter ego del narratore. I conflitti tra generazioni - padre e figlia sono anche il conflitto dell'anima sotto gli occhi di una America che non riesce più a interpretare il sogno e produce e lascia alle sue spalle macerie e distruzione. Verbosamente ampio, eccessivo, trionfante nella mole di parole che rappresentano l'ipertrofia di una società che non è più in grado di bastare a se stessa e finisce distruggendo i rapporti familiari per distruggere se stessa e la certezza del futuro e del sogno americano. Una lettura essenziale e necessaria.

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    Elena

    11/03/2019 20:57:23

    Declamato da tutti come capolavoro, io non sono riuscita ad arrivare nemmeno a metà, solitamente non abbandono la lettura..aspetto sempre la svolta interessante ma stavolta ho lasciato perdere, forse in futuro ci riproverò..

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    Saverio

    11/03/2019 07:25:40

    Roth ci offre un affresco di quell'America del dopoguerra che prometteva tanto, che sembrava offrire soltanto successo, ma che nei suoi angoli nascosti celava lati oscuri che avrebbero distrutto i cuori e le menti di chiunque. Ciò che Roth descrive potremmo sentirlo lontano se consideriamo l'arco temporale che la storia raccontata comprende e per il luogo in cui si svolge, ma lo sentiamo nostro in quanto esseri umani, perché ciò che ci affligge va oltre le generazioni, il dolore ci insegue come se per lui il tempo non scorresse e ci raggiunge ugualmente; non importa quanto cambino gli scenari mondiali, il dolore si adatta. Pastorale Americana è la cronaca di un sogno americano, quello di Seymour Levov Lo Svedese, che va in mille pezzi nel fragore di una bomba, una bomba tirata dalla sua stessa figlia. Ve lo consiglio.

  • Dopo aver trascorso una vita cercando di accontentare tutti Lo Svedese si ritrova tradito e solo, tradimento scoppiato insieme alla bomba innescata dalla sua unica figlia. Lo scrittore grazie al suo stile diretto e sfacciato trasmette la forza con cui lo Svedese affronta tutte le sfide, ma tra le righe si legge la sensibilità e la debolezza umana che è spuntata fuori solo quando si è ritrovato da solo davanti alla figlia ormai persa, quando non aveva più una risposta e una soluzione proprio nel momento in cui li servivà di più. La figlia a cui aveva dedicato tutta la sua vita, alla fine aveva condannato la sua, portando la disperazione, pa depressione e la morte di più persone nella casa in cui era cresciuta.

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    paris92

    10/03/2019 09:37:00

    Seymour Levov, lo Svedese, incarna alla perfezione il concetto di sogno americano: è bello, ricco, eccelle in qualsiasi cosa, ha alle spalle una brillante carriera giovanile, conquista e sposa Miss New Jersey, scala rapidamente nell'ordine sociale, guadagna la stima di tutti, mette su famiglia e si realizza. Ma ecco il punto: qualcosa s'insinua all'interno dell'armonia perfetta, che pian piano scricchiola e infine cede, perché "tutti abbiamo una casa; è lì che va sempre tutto storto". Gli uomini passano il tempo a creare di sé un'immagine da vendere agli altri, si sacrificano, ma l'acqua è troppo alta, alla fine si beve parecchio e tutto ciò che resta possibile è galleggiare. Succede, succede a tutti. Succede anche allo Svedese, talmente abituato alla felicità e al successo da ritenerli naturali, quasi dovuti; ma si è felici solo da bambini, e il resto del tempo non è che una corsa all'indietro che non ha traguardi né premi. Indubbiamente un libro difficile sulla disgregazione delle certezze della borghesia benestante della provincia ebraica americana. Assolutamente da leggere.

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    Bice

    08/03/2019 17:46:59

    Indubbiamente un libro difficile sulla disgregazione delle certezze della borghesia benestante della provincia ebraica americana. Una superficie calma immota che si incrina e pian piano si devasta e cola a picco senza quasi rendersene conto. Un'esteriorità tutto sommato soddisfacente e di facciata che nasconde però germi tenuti sopiti dal perbenismo e dalla convenienza sociale ma che se lasciati liberi attraverso una prima porta aperta corrodono fin nell'intimo anime per certi versi ignare di ciò che succede.

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    Alessia

    07/03/2019 15:48:52

    Storia tutto sommato interessante; l'autore è decisamente prolisso nel descrivere alcuni episodi che mi hanno annoiato a morte (come la spiegazione di pagine e pagine di come realizzare al meglio un guanto di pelle da donna), in alcuni punti noioso ma mai scontato. Mi ha avvicinato ad una realtà che non conoscevo.

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    giulia

    06/03/2019 17:56:16

    semplicemente bellissimo

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    Giuseppe1940

    26/11/2018 20:27:01

    Non mi e' piaciuto per niente. Lungo , noioso e faticosissimo da leggere. Manca anche la conclusione! Mi sembrava che non finisse mai!

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    Chiara

    16/10/2018 15:25:13

    Dopo un inizio poco scorrevole, la storia decolla e diventa ammaliante. Assolutamente consigliato.

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    Tina

    12/10/2018 08:17:59

    Pensavo di non riuscire a finirlo di leggerlo data la mole, ma mi sbagliavo. Mi ha catturata fino alla fine.

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    Chiara

    23/09/2018 20:42:19

    “Pastorale Americana” è innanzitutto un romanzo indimenticabile. È una storia generazionale, è il punto d'incontro della generazione che ha fatto l'America moderna e della generazione che l'ha radicalmente rivoluzionata. Non è un romanzo con idee semplici, da inscatolare facilmente: proprio perché si mescolano coscienze così diverse, punti di vista agli antipodi, risulta essere una lettura complessa, che richiede attenzione e pazienza, ma che è infinitamente bella ed appagante. Lo Svedese viene indagato a fondo, nei suoi più profondi abissi. Viene ispezionata e messa al microscopio la famiglia americana "ibrida" tipica, questo senso di continuo mescolarsi di culture - che è inevitabilmente americano -, l'etica del lavoro e del successo, la vita più borghese. Questa vita che è stata rinnegata e linciata dalla generazione dei figli, che hanno imbracciato le armi contro di essa. Cosa c'è di sbagliato in questa vita, in questa famiglia? Cosa spinge una ragazza a un gesto di tale violenza? Domande a cui non c'è risposta, questo il senso dell'intero romanzo. Roth potrebbe dare voce alla carnefice, ma non lo fa, perché sarebbe troppo semplice, sarebbe la risposta della nostra epoca, non quella in cui si svolge il racconto. Perché quando accadde la vicenda di Merry, il mondo sembrava ancora vagamente ingenuo: come se ad un'azione corrispondesse una reazione. E quando Merry pianta la bomba, allora qualcosa si spezza, e non c'è più risposta alla domanda, non c'è più legame causa-effetto. Qui ogni cosa inspiegabile può succedere, qualsiasi atrocità può verificarsi (e si verifica). Qui si apre la faglia dentro lo Svedese, la faglia che lo porta a conoscere la sua più sincera e cruda natura, quella che ha sempre ignorato (perché, in fondo, non esisteva) in nome dell'ideale felice, spensierato della sua vita, di un'America diversa e più giovane. Un po' la metafora dell'ignoranza che ci rende più felici, soltanto che Roth riesce a dirlo con una grande capacità narrativa.

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    giorgia

    23/09/2018 12:52:24

    Mi sono avvicinata a questo romanzo con un po' di preoccupazione, e invece mi ha travolta totalmente. Forse alcune parti un po' monotone, a volte prolisso, ma la storia dello svedese mi ha emozionata molto. La fragilità che si nasconde dietro i personaggi non potrà che farvi empatizzare con loro, farvi riflettere sulla società e su come la vita può decidere di fare scoppiare tutte le vostre sicurezze.

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    Mariaelena

    22/09/2018 22:00:21

    Un libro potentissimo, secondo me non facile, una scrittura magnifica che mi ha lasciata senza parole. Il mio primo Roth e di sicuro non sarà l'ultimo. Questo signore qui sa scrivere, eccome se sa scrivere. Dopo le difficoltà iniziali dovute ad uno stile molto ricercato, fatto di periodi spesso lunghissimi e infarciti di digressioni e parentesi, mi sono completamente persa nella sua scrittura e, lasciatemelo dire, mi sono goduta ogni parola. In questo libro c'è tanto. C'è l'America insanguinata dalla terribile guerra del Vietnam, c'è l'America delle contestazioni e delle contraddizioni, c'è l'America che permette ad una umile famiglia di guantai ebrei di vivere il vero "sogno americano" che ancora oggi alimenta speranze e desideri di milioni di persone, c'è l'America che mastica quel sogno, lo frantuma e lo sputa fuori ormai infranto per sempre. I personaggi sono affascinanti ed indagati perfettamente dalla magistrale penna di Roth, in particolare lo Svedese, protagonista assoluto della storia e sua figlia, l'enigmatica Merry. Una lettura che mi ha fatto capire quanto profonda e straordinaria può essere la letteratura.

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"La vita di Ivan Il'ic, scrive Tolstoj, era stata molto semplice e molto comune, e perciò terribile. Forse. Forse nella Russia del 1866 [...] La vita di Levov lo Svedese, per quanto ne sapevo io, era stata molto semplice e molto comune, e perciò bellissima, perfettamente in linea con i valori dell'America."

Philip Roth è uno scrittore entrato ormai "nella leggenda", i cui romanzi hanno in qualche modo influenzato più di una generazione e fatto scoprire una certa mentalità americana a chi, specialmente negli anni Settanta, sognava gli Stati Uniti, mitizzando una società che poi così ideale non era e non sarebbe mai stata. Il fatto che appartenga a quella fascia di popolazione americana di origine ebraica non è marginale, è infatti un fattore tutt'altro che secondario nelle sue opere. Anche in Pastorale americana i protagonisti sono ebrei e vivono in un quartiere popolato prevalentemente da ebrei. È l'affresco di un ambiente borghese, metropolitano. Quel mondo che abbiamo imparato a conoscere negli anni: con ironia, grazie ai film di Woody Allen, a Lenny; con drammaticità con altri come l'Uomo del banco dei pegni, e così via.

Pervade l'opera quella difficoltà che caratterizza ormai i rapporti tra le persone, se si esclude una forma di relazione formale e menzoniera in cui tutto è narrato come si vorrebbe che fosse, oppure è taciuto. Ma il romanzo è anche lo spaccato di un momento storico che toccò tutta la società americana, coinvolgendo ogni strato sociale e ogni gruppo etnico: gli anni che impegnarono lo Stato nella guerra in Vietnam. Queste le componenti che incidono maggiormente sulla vita del protagonista, Seymour Levov, di origine ebraica, ma detto lo Svedese per il suo aspetto fisico. E "ordigno dirompente" nella sua vita sarà la figlia Merry che, proprio negli anni del Vietnam, diventerà militante e terrorista, sbalzando fuori lo Svedese dalla "tanto desiderata pastorale americana" e catapultandolo "nel furore, nella violenza e nella disperazione della contropastorale: nell'innata rabbia cieca dell'America". Tutta la storia è narrata dal tradizionale alter ego dell'autore, Nathan Zuckerman, attraverso una analisi complessa dei fatti e dei comportamenti che devia il romanzo verso una sorta di psicoanalisi della società americana contemporanea.

Roth è un uomo complicato, che afferma di scrivere con difficoltà, con fatica. "Adesso vivo completamente isolato nel Connecticut" racconta in un'intervista a Fiamma Arditi per La Stampa "Ogni tre settimane vengo qui a New York per vedere delle facce. D'altra parte il mio lavoro richiede isolamento. Non c'è dubbio che mi manca qualcosa. Ma se ti concedi alla tua vocazione, inevitabilmente devi fare delle rinunce." Rinunce che "fruttano" un capolavoro ogni due anni circa.

  • Philip Roth Cover

    Philip Roth (Newark 1933 - Manhattan 2018) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di ebrei piccolo-borghesi rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce. Dopo un primo, felice romanzo breve, Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi Lasciarsi andare (1962) e Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con Lamento di Portnoy (1969).Dopo Il grande romanzo americano (1973, riedito in Italia da Einaudi nel... Approfondisci
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