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Philip Roth

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 462 p. , Brossura

3 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788806218034


«La vita di Ivan Il'ic, scrive Tolstoj, era stata molto semplice e molto comune, e perciò terribile. Forse. Forse nella Russia del 1866 [...] La vita di Levov lo Svedese, per quanto ne sapevo io, era stata molto semplice e molto comune, e perciò bellissima, perfettamente in linea con i valori dell'America.»

Philip Roth è uno scrittore entrato ormai "nella leggenda", i cui romanzi hanno in qualche modo influenzato più di una generazione e fatto scoprire una certa mentalità americana a chi, specialmente negli anni Settanta, sognava gli Stati Uniti, mitizzando una società che poi così ideale non era e non sarebbe mai stata.
Il fatto che appartenga a quella fascia di popolazione americana di origine ebraica non è marginale, è infatti un fattore tutt'altro che secondario nelle sue opere. Anche in Pastorale americana i protagonisti sono ebrei e vivono in un quartiere popolato prevalentemente da ebrei. È l'affresco di un ambiente borghese, metropolitano. Quel mondo che abbiamo imparato a conoscere negli anni: con ironia, grazie ai film di Woody Allen, a Lenny; con drammaticità con altri come l'Uomo del banco dei pegni, e così via.
Pervade l'opera quella difficoltà che caratterizza ormai i rapporti tra le persone, se si esclude una forma di relazione formale e menzoniera in cui tutto è narrato come si vorrebbe che fosse, oppure è taciuto. Ma il romanzo è anche lo spaccato di un momento storico che toccò tutta la società americana, coinvolgendo ogni strato sociale e ogni gruppo etnico: gli anni che impegnarono lo Stato nella guerra in Vietnam. Queste le componenti che incidono maggiormente sulla vita del protagonista, Seymour Levov, di origine ebraica, ma detto lo Svedese per il suo aspetto fisico. E "ordigno dirompente" nella sua vita sarà la figlia Merry che, proprio negli anni del Vietnam, diventerà militante e terrorista, sbalzando fuori lo Svedese dalla "tanto desiderata pastorale americana" e catapultandolo "nel furore, nella violenza e nella disperazione della contropastorale: nell'innata rabbia cieca dell'America".

Tutta la storia è narrata dal tradizionale alter ego dell'autore, Nathan Zuckerman, attraverso una analisi complessa dei fatti e dei comportamenti che devia il romanzo verso una sorta di psicoanalisi della società americana contemporanea.
Roth è un uomo complicato, che afferma di scrivere con difficoltà, con fatica. "Adesso vivo completamente isolato nel Connecticut" racconta in un'intervista a Fiamma Arditi per La Stampa "Ogni tre settimane vengo qui a New York per vedere delle facce. D'altra parte il mio lavoro richiede isolamento. Non c'è dubbio che mi manca qualcosa. Ma se ti concedi alla tua vocazione, inevitabilmente devi fare delle rinunce." Rinunce che "fruttano" un capolavoro ogni due anni circa.

A cura di Wuz.it da Cafeletterario 1998

Recensioni dei clienti

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    Giuseppe Russo

    22/04/2014 10.02.19

    La famiglia perfetta non esiste, perché non esiste la perfezione. Potrebbe essere questo un sottotitolo di uno dei massimi capolavori di Ph. Roth, che gli ha fatto guadagnare il premio Pulitzer 1998. Quale che sia il background dei singoli, ogni programma di raggiungimento della perfezione è destinato a fallire. Si tratta di un obiettivo illusorio e che alimenta ulteriori illusioni nella vita di tutti: del padre ebreo ashkenazita dotato di fumettistiche virtù, della madre cattolica kennediana ex reginetta di bellezza, degli amici protestanti borghesi dediti al consolidamento del loro status sociale. Le generazioni si susseguono nel tentativo di mostrare al mondo la teologia del successo, ma ogni traguardo raggiunto è solo apparente ed è stato conseguito rinunciando alla propria autenticità di esseri umani. Così, nel lunghissimo giorno del ringraziamento del 1973 in cui le illusioni si sfidano, il mostro generato dalla famiglia perfetta fa da convitato di pietra e concretizza la profezia di zio Jerry: «Volevi appartenere come tutti gli altri agli Stati Uniti d'America? Beh, ora gli appartieni, ragazzone, grazie a tua figlia. Ce l'hai nel culo, adesso, la realtà di questo paese; sei nella merda fin dove è possibile sprofondarci: vera, fantastica merda americana» (cap. 6). Sotto la superficie della vita perfetta, scorrono inesorabili le fogne.

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    MDB

    20/01/2015 16.08.56

    Romanzo molto introspettivo. L'autore dimostra una straordinaria capacità di far emergere l'"atmosfera" di ciò che narra;tuttavia alcune situazioni ed alcuni dialoghi sono piuttosto inverosimili.Può non piacere a chi ama le trame ben strutturate.

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    maria

    05/05/2015 11.23.49

    L'arte di sconquassare certezze. Pubbliche e private

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    marcello

    03/07/2015 12.46.40

    Indubbiamente un libro difficile sulla disgregazione delle certezze della borghesia benestante della provincia ebraica americana. Una superficie calma immota che si incrina e pian piano si devasta e cola a picco senza quasi rendersene conto. Un'esteriorità tutto sommato soddisfacente e di facciata che nasconde però germi tenuti sopiti dal perbenismo e dalla convenienza sociale ma che se lasciati liberi attraverso una prima porta aperta corrodono fin nell'intimo anime per certi versi ignare di ciò che succede fino a domandarsi ????

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    mauro

    12/07/2015 14.45.19

    Un libro pirandelliano, dove il protagonista vede alla fine sgretolate tutte le sue certezze scoprendo i veri volti delle persone che lo circondano. Romanzo sulla famiglia americana, sul suo sogno e sulla futilità delle sue convinzioni. Romanzo su una società che crede di essere infallibile, che si erge ad esempio e guida e che naufraga sotto il peso delle sue contraddizioni. Consiglio di leggerlo con calma, Roth è cinico, ironico e profondo.

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    Pietro

    05/05/2016 13.20.22

    Definito da alcuni addetti ai lavori come uno dei GRA (Grande Romanzo Americano, parafrasando proprio Great American Novel di Roth) degli ultimi 20 anni, questa pastorale americana descrive a fondo, scandagliando quasi ogni abisso, lo spirito del white-male, nella sua variante jewish, che vive il grande classico della narrativa nazionale, ovvero il sogno americano, la realizzazione, il successo dato dal proprio duro lavoro. Lo Svedese, il protagonista, nel suo viaggio dovrà anche fare i conti con parecchie bordate d'artiglieria che la vita, e la storia, gli riserveranno. Ho alcune riserve sull'ultima parte (ma d'altronde, me ne farò una ragione e me le terrò), per il resto un ottimo romanzo, un grande Roth.

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    furetto60

    22/07/2016 12.06.10

    Comprensibile che gli statunitensi l'abbiano celebrato: anche se l'emblematica figura del protagonista viene gradualmente smontata sino al fallimento finale, è uno spaccato di vita americana, pregno di stelle e strisce dall'inizio alla fine, pregi e tanti difetti. La prosa è accattivante e virtuosa con improvvisi passaggi dalla terza alla prima persona, affascinante e coinvolgente anche se un pochino prolissa e sfilacciata nel finale. Il narratore iniziale scompare inspiegabilmente (almeno per me) nel prosieguo. Imperdibile nell'ambito dell'opera di Roth.

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    Loris

    30/09/2016 11.46.30

    Non sono un lettore assiduo di Roth e trovo sia impegnativo inseguire le sue digressioni e accordarsi al ritmo di periodi lunghissimi, pieni di incisi e subordinate. A dispetto di questo, la sua Pastorale è un romanzo potente, un'opera-mondo che racchiude molteplici temi. Ovviamente si parla del grande Sogno, del mito fondatore dell'America, il melting pot che dopo la Guerra ancora prometteva di portare all'integrazione e alla crescita (sociale ed economica) sulla base della libera iniziativa imprenditoriale. Lo Svedese è l'ebreo che ha l'aspetto di un wasp e si prodiga per diventarlo, eccellendo prima nello sport e poi nel capitalismo, integrando anche il mito della frontiera dentro la sua casa-fattoria. La bellezza è superficie e sostanza, desiderio di perfezione e armonia che passa attraverso la competizione e l'esibizione. Il prezzo è qualcosa di represso e oscuro, un disagio che esplode usando come detonatore il Vietnam e crea una frattura insanabile tra le generazioni. Oltre la Storia, però, l'universalità del romanzo sta nel mettere in luce la disperazione dell'uomo che scopre la natura dominante del caos, l'impossibilità di comprendere cosa si nasconda dietro la maschera 'sociale' degli altri (familiari in primis) e ancor più cosa si celi nel profondo del proprio io, sotto le rassicuranti abitudini e l'illusione di una quieta pastorale domestica. La cornice offerta da Zuckerman espande la riflessione al tempo e alla memoria, nostalgica e ingannatrice. Alcune incoerenze (penso a Rita, figura evidentemente simbolica che fatica a trovare una logica narrativa) non inficiano la ricchezza e la forza di un libro che tiene fede alla sua fama.

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    Paolo Guido Alvino

    29/11/2016 13.59.04

    Chapeau! Questo è il Grande Romanzo Americano

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    Giacomo

    02/12/2016 16.17.25

    Non riesco a capire tutte quelle recenzioni positive. Per me è stata una lettura noiosa e banale, con difficoltà sono arrivato alla fine. Da non comprare.

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